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Mariti e padri: presunti colpevoli, fino a prova contraria! Assolto dopo 11 mesi di carcere preventivo

entrata carcere stampa

Da: Mattino, 19.10.2014 pag 28, Rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Mariti e padri: presunti colpevoli, fino a prova contraria! 

 

Assolto dopo 11 mesi di carcere preventivo

È della settimana scorsa la sen­tenza della Corte d'appello e di re­visione penale che ha assolto dai reati di ripetuta coazione sessuale e di ripetuta minaccia nei con­fronti della moglie un cittadino straniero di 34 anni residente nel Bellinzonese che lo scorso feb­braio in primo grado era stato condannato alla pena di 4 anni e 6 mesi di carcere. Fondamentali le contraddizioni date dalla donna nelle varie versioni in relazione ai rapporti sessuali che il marito l'avrebbe costretta a subire.

L’uomo, che si è purgato ben 11 mesi di carcere preventivo (in cella da novembre del 2013), alla fine è stato condannato ad una multa di 300 fr (e 20 aliquote di 30 fr l’una sospese condizional­mente per un periodo di 2 anni) per vie di fatto (due o tre sberle date alla ex moglie il giorno del­l’arresto) e ingiurie. La procura­trice pubblica pretendeva che all’uomo fosse inflitta una con­danna a 8 anni di carcere. Invece è stato assolto in secondo grado, dopo ben 11 mesi di galera. Lo Stato lo deve risarcire con 67'000 fr per torto morale per l’ingiusta carcerazione subita.

Presunte vittime

Le mogli e madri sono considerate a priori presunte vittime. La crimi­nologa C. Camerani afferma che 

“Quando l’aggressore è uomo ci si preoccupa della vittima femminile; quando è la donna ad essere vio­lenta se ne cercano le cause'. Que­sto atteggiamento prevenuto nell’approccio delle valutazioni dei casi penali porta a evidenti di­sparità di trattamento degli inqui­siti. Un uomo viene allontanato da casa senza troppi indugi in caso di presunta violenza domestica (basta spesso una semplice accusa non dimostrata mossa dalla donna) e, a volte, addirittura messo in carcere. Tante le strutture e le associazioni di protezione delle donne sul terri­torio sovvenzionate dallo Stato. Per gli uomini invece nulla. Anzi, un uomo che si reca in polizia per denunciare un maltrattamento su­bito dalla sua compagna o moglie viene spesso deriso.

Presunti colpevoli

I mariti e padri vengono trattati come presunti colpevoli, a prescin­dere. Allontanati se non addirittura messi in carcere, sperando che alla fine confessino e ammettano le gravi accuse avanzate dalle donne. Sul sito http://violenza-donne.blogspot.ch/ invece troviamo tan­tissimi casi in cui la violenza è al femminile: violenza sugli uomini e sui figli. È necessario che tutti gli operatori che sono coinvolti con le problematiche di violenze domestiche siano informati e agi­scano in modo obiettivo, senza preconcetti. Anche nel nostro sito si possono leggere tanti articoli su storie di false accuse di abusi ses­suali di donne contro padri, finite in assoluzioni di questi ultimi. In­vitiamo i lettori a leggere il libro “Presunto colpevole” del Crimi­nologo italiano Luca Steffenoni. Egli parla di presunzione di «col­pevolezza », anziché di «inno­cenza » intendendo che «I processi di abusi su minori non seguono la procedura processuale classica: non è più il pubblico ministero che, attraverso le prove, dimostra la colpevolezza dell’imputato, ma è il genitore che deve dimostrare di essere innocente. E tra mille difficoltà». (http://www.falsiabusi.it/schede_libri/steffenoni.htm).

Denunce mendaci aperte d’ufficio

Il comune cittadino si aspetta ora che il ministero pubblico apra un procedimento penale d’ufficio nei confronti di questa donna che ha fatto mettere in galera per quasi un anno il proprio marito con accuse risultate alla fine infondate. La Giustizia non deve solo rimettere in libertà e risarcire l’uomo ma deve pure punire in modo esem­plare la donna che ha cagionato questo ingiusto procedimento, cau­sando importanti costi alla collet­tività. Certo che se i magistrati inquirenti e i giudici di primo grado partecipassero anch’essi, e non solo lo Stato, ai costi dei risar­cimenti alle vittime della malagiu­stizia, potrebbe essere un valido incentivo affinché la Giustizia fosse meglio amministrata, a van­taggio di tanti cittadini innocenti.

Contatto: 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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