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Papageno: in nome dei padri. Gioventù violenta? È anche colpa nostra

Da: Mattino della domenica, rubrica "Papageno: in nome dei padri" del 13.2.11 (pagina Mattino in pdf)
Il fenomeno del bullismo o più genericamente quello della violenza giovanile, è un argomento che negli ultimi anni ha fatto versare fiumi d'inchiostro. Esperti di ogni tipo si sono confrontati con le loro teorie per dare spiegazione a questo tipo di comportamento che affligge in modo particolare la società occidentale. Molteplici le tesi sostenute, fra le quali spicca indubbiamente quella che tratta il disgregamento della famiglia tradizionale. Fin qui siamo più o meno tutti d'accordo, ma quello che la nostra ipocrita società non riconosce apertamente è che è venuto a mancare un importante punto di riferimento, cioè la figura paterna. A questo si aggiunge il tragico aumento di separazioni e divorzi (una coppia su due si separa) che costringe i giovani coinvolti a crescere con accanto solo la madre e ciò provoca una maggiore sensazione di disagio e abbandono proprio nel momento della vita dove maggiore è il bisogno di chiare indicazioni comportamentali.
 

I maschi non hanno più l'esempio paterno da seguire, al contrario, vedono il padre come una persona di secondaria importanza che viene frequentemente negativizzata dalla madre e bistrattata dalla società. Di conseguenza non si identificano più in lui e non vogliono condividere in futuro una situazione così infelice. Alle femmine, invece, manca quello stimolo di rispetto verso l'universo maschile, che con la presenza del padre avrebbero potuto coltivare. Insomma un danno per tutti ma in particolare per i giovani confrontati con queste pesanti situazioni. Il disagio che si genera si trasforma molto spesso in mal di vivere e sfocia quasi inevitabilmente in violenza contro gli altri, ma soprattutto contro se stessi. Da qui gli ormai numerosi atti di bullismo verso i più deboli, o i più fortunati che ancora hanno una famiglia che li sostiene, ma in particolare verso quella società della quale anche i genitori fanno parte e che non permette loro di crescere aiutati come sarebbe giusto. La nostra società offre moltissime possibilità per il futuro dei giovani ma loro non riescono a coglierle perché hanno il vuoto dentro e per sentirsi vivi cercano le esperienze più estreme, sperando di attirare l'attenzione di chi invece avrebbe dovuto insegnargli ad evitarle. Quello che per gli adulti di oggi è il traguardo più ambito, cioè la realizzazione personale, è per loro la causa di maggior frustrazione perché i genitori, in nome di questo moderno valore, li trascurano e buttano all'ortiche anche il matrimonio distruggendo così la speranza nel futuro. Purtroppo solo la presenza costante di entrambi i genitori può tracciare chiaramente la strada da seguire, ed è per questo che l'assenza del padre oltre a segnare tutta la vita si ripercuote drammaticamente sul loro comportamento. Confrontando l'attuale situazione con quella della mia generazione posso affermare di essere stato fortunato. Mio padre era il punto di riferimento, se avevo bisogno di qualsiasi cosa, lui c'era. Ho imparato molto dai suoi insegnamenti; oggi, al contrario, in nome di motivazioni egoistiche e superficiali, di un progresso che è un regresso sia sul piano morale che umano, troppi giovani vengono privati di un aiuto così prezioso. Non giustifico la violenza che manifestano, ma non inventiamoci motivazioni fasulle. La colpa è della società tutta, dei genitori che hanno poco tempo da dedicare, delle autorità sociali e tutorie spesso troppo superficiali, dei magistrati che non riconoscono pari dignità ad entrambi i genitori ed infine della politica che non vuole inimicarsi l'elettorato femminile. Se vogliamo migliorare qualcosa, i padri devono riprendersi il ruolo che loro compete, lottare per questo obbiettivo uniti anche a quelli che padri potrebbero diventarlo in futuro. Bisogna costringere la società ad ascoltarli e la politica ad attivarsi per difendere i loro diritti così come è stato fatto a suo tempo per il "sesso debole" che oggi dilaga e impera ovunque alla faccia della parità. Coraggio, padri presenti e futuri, il destino di tutti è nelle vostre mani.

PROMATUNIO, ospite della rubrica "Papageno: in nome dei padri"

www.miopapageno.ch

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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