Da: Mattino della domenica, .04.18, pag , rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"
La tutela della paternità è il fondamento della società .
Netto calo della crescita demografica nel 2017
Dal sito dell’Ufficio federale di statistica www.bfs.admin.ch emerge che “La crescita, tornata al di sotto della soglia dell'1%, è nettamente meno consistente di quella registrata dal 2007 al 2016. È paragonabile piuttosto a quella dell'inizio degli anni Duemila. […] In tutti i Cantoni la popolazione aumenta, tranne che in quello di Neuchâtel e in Ticino, dove si registra un'eccedenza di decessi e di partenze verso altri Cantoni. […] Anche l'incremento naturale della popolazione, ovvero la differenza tra le nascite e i decessi, è caratterizzato da una diminuzione considerevole. […] In generale, la popolazione svizzera è composta da un numero maggiore di donne che di uomini. A livello nazionale, si contano 100 donne per 94 uomini. […] La struttura della popolazione misurata secondo l'età mostra che gli Svizzeri sono più anziani degli stranieri. Queste quote di persone più o meno anziane influiscono sul calcolo dell'età media, che per gli Svizzeri è di circa 44 anni e per gli stranieri di 37[…].” (link diretto www.bfs.admin.ch/bfs/it/home/attualita/novita-sul-portale.assetdetail.4782549.html)
Politica della CF Sommaruga e conseguenze sociali
A noi, questo stato di cose non desta molta meraviglia, anzi per niente. Nei fatti, la lungimirante politica disfattista della CF Simonetta Sommaruga quali altri effetti avrebbe potuto essere in grado di generare se non l’indebolimento della famiglia cosiddetta tradizionale, decretandone la sua instabilità? Se non la sua inutilità parificandola a qualsiasi altra forma di unione, anche se malferma e traballante, in grado di generare figli o di chiederne in adozione?
Per salvaguardare la specie, farla progredire e permetterle di conquistare la superficie del pianeta, le generazioni passate, hanno creato e selezionato nei secoli, basandosi su premesse biologiche, religiose e spirituali, ambientali, un insieme di dispositivi costituiti da codici culturali, divieti, norme e ruoli, atti a guidare, differenziare, distinguere, caratterizzare e limitare gli individui. Per decine di secoli, il contesto sociale ha educato le coppie che si formavano a che inscrivessero la vita del bambino all’interno della famiglia quale era formata e definita dalla coabitazione di un uomo e di una donna la cui relazione si pensava dovesse durare tutta la vita. Ancora in epoca recente, non secoli fa come alle volte potrebbe sembrare, ci si aspettava che gli individui che avevano procreato mettessero a tacere i dissensi e sacrificassero le loro aspirazioni restando uniti per i figli. Non sempre ci riuscivano, ma si sforzavano seriamente di farlo. Contesto sociale, ruoli genitoriali e prerogative nettamente differenziati creavano l’ambiente entro il quale i bambini si sarebbero formati. Tutto ciò ora, e da soltanto pochi decenni, non esiste più.
Individualità o collettività?
Siccome l’unica dimensione ammessa all’umanità è quella individuale, ciascuno è spinto a non sacrificare nulla della propria felicità immediata. Giovani e sempre meno giovani coppie si formano in fretta e furia per separarsi al primo litigio, riformarsi e nuovamente separarsi, come se la loro idea di amore non potesse contemplare il benché minimo intralcio alla felicità e libertà individuale! Bisognerebbe riportare in voga l’idea d’un dovere dei genitori, parimenti l'uno e l'altra, verso i figli che mettono al mondo, la necessità del dover riflettere giudiziosamente prima di procreare e prima di separarsi?
Amore romantico o realistico?
Sebbene l’idea possa a taluni parere folle, recentemente è stata proposta dagli operatori sociali statunitensi i quali sono giunti alla conclusione che, basandosi su indagini statistiche, il divenire dei bambini di genitori rimasti uniti nonostante i litigi, è migliore, o in ogni modo “meno peggiore”, di quello dei bambini cresciuti con genitori separati. Se le coppie in difficoltà non tentano che assai di rado di curarsi con l’aiuto delle terapie che si sono sviluppate in questo ambito, ciò lo si deve al fatto che conservano ancora l’illusione, a conti fatti letale, dell’amore romantico, dell’amore per l’amore che non accede all’alterità della persona amata, d’un amore idolatra d’emozioni effimere e sempre cangianti che si vorrebbero del tutto piacevoli, senza limiti e senza tempo. A questo proposito citiamo le parole del filosofo svizzero Denis de Rougemonttratte da L’amore e l’Occidente: “[…] il desiderio dell’uomo è vedere amato il proprio desiderio, è desiderio di un altro desiderio. Giacché l’impegno religioso è preso ‘per il tempo e per l’eternità’ e cioè non tien nessun conto delle variazioni di temperamenti, di carattere, di gusti e di condizioni esterne che non mancheranno di prodursi prima o poi nella vita di coppia. Orbene: è appunto da ciò che i moderni fan dipendere la loro ‘felicità’.” E ancora Lev Tolstoj in Guerra e pace: “Se lo scopo del matrimonio è la famiglia, chi vorrà avere molte mogli o molti mariti, ne trarrà forse molto piacere, ma in nessun caso riuscirà ad avere una famiglia.”
Castrazione della paternità e conseguenze sociali
Il maschio è spinto dalla legge in vigore a rinunciare al matrimonio e, ancor peggio, a procreare. Infatti egli, per proteggere la sua esistenza e dignità di uomo e di potenziale padre, arriva perfino a dover rinunciare alla paternità. Ciò che socialmente e economicamente comporterà una sempre maggiore diminuzione della natalità ed un saldo negativo della natalità, con conseguenze disastrose sulla copertura delle pensioni future degli anziani, i giovani di oggi, i figli della nostra generazione. L'attuale diritto di famiglia, estremamente lesivo dei diritti del maschio e dei padri, condurrà alla sterilità calcolata del maschio e al conseguente inevitabile disequilibrio demografico che porterà all'autoannientamento della nostra società? È questo che vuole veramente, sig.ra CF Sommaruga?
Roberto Flamminii, Educatore SUPSI e coordinatore di aiaco.ch
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