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Uccisione dei bimbi di Flaach e il fantasma di Medea

Da: Mattino della domenica, 18.1.2015, pag 28, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

 

Due bimbi, di cinque e due anni, sta­vano trascorrendo le vacanze natali­zie con la madre, svizzera, ini­zialmente arrestata assieme al marito per truffa ma rilasciata qualche giorno più tardi, mentre il padre si trova tuttora in carcere. Le era stata tolta la custodia dei figli e poteva ve­derli solo due volte a settimana nel centro d'accoglienza di Zurigo in cui erano ospitati. Le era stato concesso di tenerli durante le festività natali­zie. La 27enne aveva inoltre inviato nelle settimane precedenti il dramma una mail a diversi media in cui accu­sava l'autorità di protezione di averle portato via i figli. Non ha però sop­portato la decisione della tutoria (l'autorità di protezione dei minori e degli adulti, detta APMA o ARP dato che l’acronimo fa meno male) di al­lontanare i figli dai genitori e cac­ciarli in un istituto, e li ha purtroppo uccisi. Secondo un portavoce della polizia, la donna non era nota alle forze dell'ordine per aver commesso atti violenti o avuto problemi psi­chici. Si risveglia il fantasma di Medea, solo che nella fattispecie non è il “maschio cattivo” (Giasone) a tradire la donna, bensì l’amministra­zione pubblica.

Lo sconcerto e la rabbia di tanti cittadini

Per l’opinione pubblica i conti non tornano, poiché il nostro Stato agisce per proteggere i suoi cittadini, per “garantire il bene dei minori”. E guai dubitare della buona fede dei funzio­nari. Ma le emozioni non si control­lano così facilmente. Dai cuori sale la rabbia. Si risvegliano i crimini contro le migliaia di bambini allon­tanati dalle proprie famiglie con la complicità della Pro Juventute, storia terminata alla fine degli anni ’70. Di recente il Consiglio Federale ha chie­sto formale scusa alle vittime e risar­cisce con franchi… Si risvegliano i fantasmi dei padri separati e divor­ziati, a cui vengono tolti, per prassi, i figli. E che dire di quella bella crea­zione, la “famiglia monoparentale”, o quella bella invenzione retorica chiamata “diritto di visita” che mette a tacere i sentimenti dei padri!

I parenti? No, priorità al business!

Oggi non è più così semplice na­scondere l’evidenza: avvocati (tutti presidenti delle tutorie), tribunali, funzionari non lavorano con i senti­menti ma con le leggi o piuttosto con la loro personale applicazione delle leggi! E’ come mettere un macellaio in sala operatoria. Attorno all’opera­zione di “protezione” è cresciuta un’organizzazione, un’industria che ignora i legami famigliari a beneficio del business. I nonni del caso di Fla­ach avrebbero potuto ospitare i nipoti a casa loro. Invece dopo che sareb­bero tornati dalla genitrice per le Feste, avrebbero dovuto finire nuo­vamente in un istituto dal 4 gennaio. Che orrore questi legami famigliari! Roba da romantici.

Riuscita iniziativa per un fondo a favore delle vittime di misure coercitive

In questo clima di polemiche e con­testazioni contro le APMA, giunge dalla Cancelleria federale la notizia che l'iniziativa 'Riparazione a favore dei bambini che hanno subito collo­camenti coatti e delle vittime di mi­sure coercitive a scopo assistenziale' è formalmente riuscita. La modifica costituzionale proposta, che do­manda alla Confederazione di isti­tuire un fondo di 500 milioni di franchi per risarcire le vittime, i co­siddetti 'Verdingkinder' (bambini scartati), ha raccolto oltre 100mila firme con quasi un anno di anticipo sulla scadenza del termine di conse­gna. In Svizzera, fino al 1981, decine di migliaia di persone sono state in­ternate sulla base di una decisione amministrativa, senza decisione di un tribunale. Molte donne sono state sottoposte a sterilizzazione o co­strette all'aborto, migliaia di bambini sono stati dati in adozione contro la volontà delle loro madri o collocati in istituti e costretti a lavorare senza remunerazione. Molte di queste per­sone vivono attualmente in condi­zioni di difficoltà finanziarie o psicologiche a causa degli abusi, delle umiliazioni e della stigmatizza­zione di cui sono state oggetto per decenni.

Stupore per la veemenza dei biasimi

Passano gli anni ma la storia, pur­troppo, si ripete. Nonostante tutto ciò, sulla stampa si mette in marcia la macchina propagandistica statale. Piuttosto che recitare il mea culpa, ecco che invece si denigrano i geni­tori: pazzi e criminali. Si denigrano gli indignati. Ci si prende gioco delle voci del pubblico che “dice la sua”. Infine NZZ e BLICK danno l’ultima parola al presidente della Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti Guido Marbet, che così si esprimeva domenica scorsa, citiamo: “E’ vero, ci sono margini di miglio­ramento, ma non bisogna avere paura delle autorità tutorie. Questo è solo un caso particolare. Sono stato molto scosso dal commento dell’UDC che ci ha etichettato di “funzionari della Stasi”. Questa è diffamazione e non riconosce l’im­menso lavoro dei miei collabora­tori.” Come dire: lasciateci in pace che tutto va bene così. E invece no: bisogna avere paura delle autorità tu­torie! Bisogna starne alla larga, per quanto possibile. Noi, al contrario, diamo l’ultima parola al filosofo Guy Debord che definiva la stampa come segue: dapprima produce indigna­zione, poi impotenza.


 




 






 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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