Da: La regione 3.9.10 pag 21
Stalking o vita d’inferno tra divorziandi. Nega ogni accusa il 50enne a processo alle Correzionali: ‘Mia moglie ha inventato un sacco di bugie’
G.G.Stalker or not stalker? È o meno un persecutore e autore di minacciose incursioni al domicilio, inseguimenti e controlli assillanti nei confronti della moglie dalla quale è ormai prossimo al divorzio e dei due figli minorenni? Il dilemma è al vaglio della Corte delle Assise correzionali di Lugano (riunite a Mendrisio) che da ieri vede sul banco degli imputati un cinquantenne senegalese, in detenzione preventiva da oltre sette mesi, per rispondere di un raro capo d’ imputazione: coazione ripetuta mediante stalking, il comportamento proprio di chi limita la libertà della propria vittima; oltre a minaccia, lesioni semplici, vie di fatto, ripetuta sottrazione di minorenne e disobbedienza a decisioni dell’autorità.
L’uomo, giunto in Svizzera nel 1991, anno del matrimonio, figlio di un padre che ha messo al mondo, con lui, ben 36 figli (con quattro differenti mogli) nega ogni episodio (una sessantina) contenuto nell’atto d’accusa: sedici pagine fitte con evocate le malefatte delle quali il 50enne, nell’arco di due anni, tra il gennaio 2008 e lo stesso mese del 2010, si sarebbe reso protagonista, incutendo tanto spavento e inquietudine nella moglie e nei figli tanto da indurli ad installare un grosso catenaccio alla porta del loro appartamento, a cambiare abitudini e percorsi per recarsi al domicilio e a scuola, costringendoli persino a rinunciare ai propri hobby pur di non dover uscire di casa. Secondo l’accusa, sostenuta dalla sost. pp. Marisa Alfier, l’imputato in sei occasioni avrebbe pure alzato le mani.
«Mia moglie ha inventato un sacco di bugie» – ha ripetuto ieri l’imputato, rispondendo alle domande del giudice Claudio Zali. Resta il fatto che per sedare gli innumerevoli diverbi la polizia, nell’arco di due anni, è intervenuta ben trenta volte. Sull’imputato è stata eseguita una perizia psichiatrica. Il perito Carlo Calanchini, ascoltato ieri dalla Corte, ha spiegato che al cinquantenne può essere riconosciuta una lieve scemata imputabilità. All’uomo è infatti stato diagnosticato un disturbo della personalità: si sente perseguitato e, pur capendo le norme imposte dalla società, non riesce a conformarsi ad esse. Con un grave rischio di recidiva perché è refrattario ad ogni cura, che vive come un arbitrio. Si sente cioè vittima dell’accanimento delle autorità.
E proprio le decisioni adottate dal pretore che a più riprese, in seguito al comportamento dell’uomo, ha decretato la sua uscita dalla casa coniugale e limitato i diritti di visita dei figli, sarebbero all’origine dei diversi episodi di stalking compiuti dall’imputato. Il cinquantenne, con un eloquio travolgente e spesso divagatorio, ha però negato ogni reato contemplato nell’atto d’accusa. E ha giustificato i propri comportamenti facendo valere i comuni diritti di un padre. Stamane il processo riprenderà con l’istruttoria dibattimentale. Il giudice Zali dovrà stabilire se si sia di fronte a un caso di coazione, compiuta anche mediante lo stalking, o se la vicenda sia propria di una comune e interminabile, quanto dolorosa, lite fra ex coniugi dapprima separati e prossimi al divorzio. Conclusa l’istruttoria, la parola passerà alla sostituta procuratrice pubblica Marisa Alfier, all’avvocatessa di parte civile, Patrizia Casoni Delcò e quindi all’avvocato di difesa, Costantino Delogu. La sentenza è attesa in giornata.
Lo stalking – che a differenza di ordinamenti giuridici di altri Stati, in Svizzera non costituisce reato ma si accompagna ad altre imputazioni, quale in questo caso la coazione – è approdato finora in aula in Ticino soltanto due volte. Tre, con quella di ieri, sempre che la rara fattispecie penale venga confermata dalla Corte.


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