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Atti d'inchiesta depositati. Marco Siciliano è accusato di avere assassinato la moglie

Da: CdT 10.9.10 pag 22

Procura

Omicidio di Obino

Atti d'inchiesta depositati

Marco Siciliano è accusato di avere assassinato la moglie

Sono stati depositati negli ultimi gior­ni gli atti dell'inchiesta sull'omicidio di Beatrice Sulmoni, la casalinga di 36 an­ni di Castel San Pietro il cui cadavere era stato ripescato dal lago di Como lo scor­so 2 aprile. Del delitto è accusato il ma­rito della vittima, il 32.enne fisioterapi­sta Marco Siciliano, in carcere dalla se­ra di Pasqua. L'accusa a suo carico è di assassinio, subordinatamente omicidio intenzionale. Stando agli elementi rac­colti dalla procuratrice generale aggiun­ta Rosa Item, titolare dell'inchiesta, l'uo­mo avrebbe agito da solo. Non vi sareb­be stata partecipazione di terzi nemme­no nell'occultamento del corpo senza vita di Beatrice Sulmoni. Nel corso del processo dovrà essere accertato che co­sa Siciliano fece subito dopo l'omicidio, soprattutto per quanto concerne l'oc­cultamento del cadavere della moglie poi gettato nel Lario.
Se né la difesa, affidata all'avvocato Mar­
co Frigerio, né la parte civile, rappresen­tata dallo studio legale Respini, Rossi, Beretta Piccoli e Jelmini, inoltreranno richieste di complementi istruttori, Si­ciliano verrà rinviato a giudizio davanti a una Corte delle Assise criminali di Men­drisio entro fine ottobre, a un mese cioè dalla chiusura formale dell'inchiesta, fis­sata per il 23 settembre.
Il processo dovrebbe così celebrarsi tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2011, entro 60 giorni dall'intimazione dell'at­to di accusa.
L'uxoricidio si è probabilmente consu­mato nella villetta dove la coppia viveva col primogenito di 7 anni nella frazio­ne di Obino. La tragedia aveva avuto luo­go fra il 25 marzo, quando Beatrice Sul­moni risultava essersi allontanata da ca­sa in seguito a una lite col consorte, e il 2 aprile, quando il corpo della donna era stato ripescato dal Lario all'altezza di La­glio. Il cadavere presentava un profon­
do taglio alla gola che però, secondo l'esa­me esterno della salma eseguito dagli inquirenti italiani quello stesso giorno, sarebbe stato procurato dopo il deces­so. Non è escluso che la lama rinvenuta nel bosco di Curio a fine maggio, forse parte di un seghetto, possa essere mes­sa in relazione con lo squarcio alla gola della vittima. Beatrice, uccisa quando era incinta di quattro mesi, sarebbe mor­ta in seguito a un colpo alla nuca che po­trebbe esserle stato inferto usando un oggetto di forma piatta o che si potreb­be essere procurata cadendo violente­mente durante una lite col coniuge. La coppia era in crisi da tempo e, stando al­le indiscrezioni circolate dopo l'arresto di Siciliano, da qualche mese l'uomo ave­va una relazione con una dottoressa che aveva conosciuto alla clinica di riabili­tazione di Novaggio, dove il trentaduen­ne svolgeva parte della sua attività pro­fessionale. E.GA.- P.C.

 

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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