Da: www.mattino.ch
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 21 dicembre 2008 | |
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La risposte "ecumeniche" del Consiglio di Stato non soddisfano Che al Ministero pubblico ci siano problemi e di non secondaria importanza, appare ormai chiaro a tutti. Non stiamo per carità di patria ad elencare per l'ennesima volta la lunga serie di cantonate in cui è incappata negli ultimi tempi la giustizia inquirente ticinese, dal caso Zali al caso Ravi, passando per il Corvo e Asfaltopoli. Non stiamo neppure ad elencare le richieste di risarcimento, attualmente oltre la trentina, da parte di cittadini ingiustamente finiti sotto inchiesta e che andranno onorate con danaro pubblico. A questo punto il Dipartimento delle istituzioni non può più nascondersi dietro un dito: se il Ministero pubblico è privo di una guida ed è abbandonato a se stesso, e se al suo interno ci sono persone che non sono, o non sono più al loro posto, bisogna avere il coraggio di fare pulizia. A questo proposito, la Lega dei Ticinesi ha presentato un'interpellanza urgenze al Consiglio di Stato. La risposta ecumenica, per non dire uregiatta, fornita dal direttore del DI è la seguente: il Consiglio della Magistratura provvederà alle verifiche del caso. Una buona notizia? Mica tanto. In effetti il Consiglio della Magistratura è composto (in parte) dagli stessi magistrati di cui dovrebbe verificare l'operato. Come dire: contro chi ha fatto i casotti, verranno presi dei provvedimenti. Da chi verranno presi? Ma da chi ha fatto i casotti, ovvio! Magistrale poi la risposta fornita al quesito sull'unificazione del Ministero pubblico a Lugano, che da anni giace nel limbo. E che suonava più o meno: «L'unificazione è cosa fatta, solo che non è ancora attuata logisticamente». Ovvero: l'unificazione c'è, solo che non c'è. Si capirà dunque senza soverchia fatica che la risposta fornita da Gigio Pedrazzini all'interrogazione leghista non costituisce che l'ennesima foglia di fico dietro cui si vogliono nascondere le magagne del Ministero pubblico ticinese. Si fa finta di fare qualcosa, sapendo perfettamente e dall'inizio che tutta l'operazione finirà in niente. |


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