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SURSEE/LUGANO. Caso Kamkar: "Quest'uomo non merita di dovere lasciare la Svizzera"

Da: www.tio.ch 21.10.10
SURSEE/LUGANO "Quest'uomo non merita di dovere lasciare la Svizzera". Sono già quattro i mesi di carcere 'volontario' per Maziyar Kamkar. Gli amici del 41enne iraniano lanciano un nuovo appello alle autorità. E intanto scatta la raccolta firme.
SURSEE/LUGANO – “Maziyar ha sempre lavorato. Si è sempre rimboccato le maniche ed è sempre stato vicino, in un modo o nell’altro, alla sua famiglia. Non è giusto quello che gli sta accadendo”. A sostenerlo sono alcuni amici di Maziyar Kamkar, il 41enne iraniano in carcere dallo scorso giugno a Sursee perché si rifiuta di essere espulso dalla Svizzera. Come retroscena la volontà di stare vicino alle sue figlie, nonostante la separazione dalla compagna. Ora per convincere le autorità a cambiare idea  Papageno, il movimento per la tutela dei figli, contro il monoparentalismo e per la bigenitorialità, ha indetto una raccolta firme su scala nazionale.    Decisione sofferta - La vicenda si sviluppa tra Lugano e Sursee. Maziyar è in prigione da oltre quattro mesi. Una decisione presa per non dovere abbandonare la Confederazione. Non può ricevere telefonate. Solo lettere o visite di persona. Lui aveva messo piede su suolo elvetico per la prima volta nel settembre del 2001. “Nella piena legalità”, sostengono gli amici. Mazymar ha tre figlie avute dall’ex compagna che ancora oggi vive a Lugano. L’aveva conosciuta in India. È lì che scocca la scintilla. L’innamoramento e poi il volo verso la Svizzera. Tre anni di convivenza. Poi la rottura. Maziyar, che lavora per diversi anni a Lugano, si separa dalla compagna nel 2004. In più non riesce a trovare un impiego fisso. La sua situazione personale precipita di giorno in giorno. Anche perché di lì a qualche mese le autorità non gli rinnovano il permesso di soggiorno. A pesare è il fatto che Mazyar non sia in grado di avere un lavoro sufficientemente retribuito per contribuire al mantenimento delle figlie. “Ma è ingiusto – riprendono gli amici –. Lui è uno che aveva voglia di lavorare. Sicuramente avrebbe avuto una nuova occasione prima o poi”.  

Ricorsi vani - I ricorsi non ottengono gli effetti sperati. E la decisione delle autorità è inequivocabile. Mazyar deve lasciare la Svizzera entro il 31 gennaio del 2007. Allora si aggrappa alla difficile situazione in Iran vissuta 16 anni prima in seguito alla sua conversione al cristianesimo. In più lo sottolinea a gran voce: non vuole allontanarsi dalle figlie. Gli viene concesso un permesso come asilante. Per due anni. Poi arriva la nuova intimazione di espulsione. Per Mazyar stavolta sembra davvero finita. Qualche tempo dopo l’arresto.

Futuro incerto - Le autorità sostengono che Mazyar non abbia un rapporto talmente stretto con le figlie da giustificare la sua presenza in Svizzera. Il fatto è che, stando agli amici, le visite alle figlie sarebbero state ridotte per un motivo ben preciso. L’uomo, probabilmente ancora innamorato, avrebbe effettuato troppe pressioni sull’ex compagna al fine di tornare insieme. Adesso il suo futuro è in bilico. “Non vogliamo che gli sia regalato nulla – fanno sapere i suoi amici –. Semplicemente chiediamo che abbia la possibilità di fare un lavoro, anche umile, in modo da riguadagnarsi il permesso di soggiorno e potere così stare, comunque, vicino alle figlie”. 

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Foto Keystone

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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