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Tribunale di Appello: calcolo del contributo di mantenimento del figlio maggiorenne che convive con un genitore

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Da: Mattino della domenica, 28.5.17, pag 15, rubrica "Papageno: in nome dei figli e dei futuri padri"

Tribunale di Appello: calcolo del contributo di mantenimento del figlio maggiorenne che convive con un genitore

Menzioniamo di seguito alcuni articoli del Codice Civile Svizzero che si riferiscono ai figli maggiorenni. L’articolo 133 cpv 3 prevede che il giudice “Può stabilire il contributo di mantenimento anche per un periodo che va oltre la maggiore età del figlio.”; l’articolo 276 che “Il mantenimento consiste nella cura, nell'educazione e in prestazioni pecuniarie. I genitori provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento del figlio e assumono in particolare le spese di cura, di educazione, di formazione e delle misure prese a sua tutela. I genitori sono liberati dall'obbligo di mantenimento nella misura in cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi.”; il 277B che “L'obbligo di mantenimento dura fino alla maggiore età del figlio. Se, raggiunta la maggiore età, il figlio non ha ancora una formazione appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze, devono continuare a provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui una simile formazione possa normalmente concludersi.”; e il 279D che “Il figlio può proporre azione contro il padre o la madre o contro ambedue per chiedere il mantenimento futuro e quello per l'anno precedente l'azione.”

Casi concreti accertati

In questi anni abbiamo potuto constatare - e con noi tutti coloro che sono rimasti impigliati nelle maglie della giustizia ticinese - come i giudici applichino in modo differente le precitate disposizioni. Gli avvocati delle madri cercano in tutti i modi di imporre ai padri delle convenzioni di divorzio che prevedano che questi ultimi paghino ai figli dei contributi di mantenimento fino al termine di una loro adeguata formazione professionale, anche se oltre la maggiore età. Pure tanti pretori o arp non contestano tali convenzioni accettate da tanti padri, sostenendo che tutelano il diritto al sostentamento economico del figlio anche se maggiorenne. Quando invece i figli sono affidati ai padri, stranamente le convenzioni risp. le decisioni dei giudici cambiano, e gli alimenti vengono conteggiati solo fino ai 18 anni dei figli. Due pesi e due misure nell’applicazione del diritto?

Recente sentenza del Tribunale di appello di Lugano

Come viene considerato il fatto che un figlio maggiorenne continua a vivere presso un genitore per il calcolo del contributo di mantenimento a suo favore? In una sentenza dell’11 gennaio 2017 il Tribunale d’appello di Lugano ha stabilito che le prestazioni in natura come vitto, abiti da lavoro ecc. vanno dedotti dal minimo d'esistenza in proporzione al loro valore: le spese di alimentazione incidono almeno nella misura del 42% sul minimo esistenziale del diritto esecutivo (ammontante a fr 1200 mensili). Il fabbisogno minimo di un figlio maggiorenne si determina, nel Cantone Ticino, in base alle indicazioni diramate dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza. Tali direttive dispongono che . prestazioni in natura come vitto, abiti da lavoro ecc. vanno dedotti dal minimo d'esistenza in proporzione al loro valore: per il vitto nella misura del 50% dell'importo base mensile”. La giurisprudenza ha già avuto modo di rilevare del resto che le spese di alimentazione incidono almeno nella misura del 42% sul minimo esistenziale del diritto esecutivo (RtiD I-2008 pag. 1084 n. 64c).

Il caso concreto

Divenuto nel frattempo maggiorenne, il figlio ha cominciato un apprendistato triennale come operatore sociosanitario. Sollecitata invano una partecipazione finanziaria del padre, egli ha chiesto al pretore che il padre fosse obbligato a versargli un contributo alimentare di CHF 2’065.00 mensili. Il padre si è opposto. Nell’appello il padre dichiara di non contestare che l'apprendistato triennale seguito dal figlio sia una “formazione adeguata”, ma secondo l'appellante il fabbisogno minimo del figlio calcolato dal primo Giudice risulterebbe eccessivo, poiché il figlio vive con la madre, non ha alcun onere di alloggio e fruisce di vitto gratuito. Quindi la madre risulta farsi carico delle cene senza riscuotere alcun corrispettivo. Di ciò occorreva tenere conto ai fini del giudizio, ciò che il primo Giudice non ha fatto. L'ammanco registrato dal figlio appare dunque ampiamente compensato dalle cene che la madre offre gratuitamente e pertanto l’appello del padre è stato accolto e l’istanza del figlio di conseguenza respinta, e il padre non deve versare alcun contributo al figlio. (Maggiori dettagli li trovate al link http://divorzio.ch/node/1136 )

Fatto importante da ritenere

I padri devono limitarsi ad accettare di pagare contributi solo fino alla maggiore età del figlio. Non deve essere infatti unicamente il padre a pagare, ma sia il figlio stesso che la madre devono prendersi carico dei costi di sostentamento.

Contatto: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. ; Movimento Papageno, cp 1827, 6830 Chiasso, ccp 65-103037-1

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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