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Da: La Regione, 19.02.2008, pagina 8

Condannati due genitori per aver ucciso la figlia


La piccola era morta a 4 mesi per i maltrattamenti subiti dalla nascita

Zurigo – Dodici anni di pri­gione al padre e sei anni alla madre: queste le condanne in­flitte ieri dalla Corte delle assise di Zurigo a una coppia che nel­l’autunno del 2003 aveva mal­trattato la loro bambina fino a provocarne la morte, avvenuta all’età di quattro mesi.
I genitori sono stati ricono­sciuti colpevoli di omicidio in­tenzionale con dolo eventuale. Ciò significa che la coppia, pur non avendo avuto l’intenzione diretta di uccidere la neonata, non ha fatto nulla per evitare un simile esito. I condannati sono un uomo di 32 anni e la sua part­ner di 28 anni.
Nell’ottobre del 2003 la madre aveva portato la bimba al pron­to soccorso di un ospedale zuri­ghese, ma i medici non avevano potuto fare altro che constatar­ne il decesso. Come causa della morte fu diagnosticato un cosid­detto ‘trauma del bambino scos­so’, causato dal padre, ma l’in­chiesta ha portato alla luce tutta una serie di gravi maltratta­menti precedenti il decesso.
L’accusa ha contestato al pa­dre, che è nato in Uganda e cre­sciuto in Svizzera, di avere ripe­tutamente colpito la neonata alla testa, di averla afferrata per il collo e di averle a più ripreso tappato la bocca con una calza.
La madre avrebbe a sua volta negato una corretta alimenta­zione al bebé, che al momento del decesso pesava 2,7 kg, mezzo chilo in meno che alla nascita. Le condanne sono inferiori alle richieste di pena della pub­blica accusa, che aveva chiesto 17 anni di carcere per il padre e 11 per la madre. La Corte ha ri­conosciuto all’uomo una legge­ra riduzione della capacità d’in­tendere e di volere al momento dei fatti: dovrà così seguire una terapia in carcere. Alla donna è stata riconosciuta una riduzio­ne della responsabilità di media entità. Secondo la Corte per lei non c’è un rischio di recidiva.

Dei padri destituiti e delle madri affidatarie
La prassi. La prassi nel divorzio è quella di dare affidamento e autorità parentale dei figli alla madre: per default. Il primo prov­vedimento che ogni pretore intraprende in caso di separazione, è di privare il padre dell’autorità parentale, affidare la custodia dei figli alla madre e sbattere il malcapitato ex marito fuori di casa, senza averlo manco visto. Se un padre si ostinasse a voler mante­ner l’autorità parentale sui propri figli ( crescerli, educarli, istruirli, amarli) urta contro un gigantesco muro di gomma: la legge, la prassi. E ci si fa male, tanto male. E così che, senza aver assistito al processo del 38enne condannato a 5 anni di reclusio­ne per abusi sessuali sulla figliastra minorenne (11 anni) mi sor­gono domande inquietanti:

LETTERE AL CORRIERE


Una mamma che chiede un rispettoso silenzio

«Mamma infischiatene di ciò che dicono i giornali, tu ed io sappiamo qual è la verità, tu mi sei sempre stata vicina e questo è quel che conta».
Sono stata tentata di seguire il consiglio di mia figlia quattordicenne,

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