Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Da: La regione 19.2.09 pag 22

Abusa della figlia
 Confine, arrestato un 57enne


  Un uomo di 57 anni è stato arrestato dalla Polizia di Varese con l'accusa di violenza sessuale sulla propria figlia adottiva di 4 anni. A sporgere denuncia, collaborando con gli agenti nelle in­dagini, sono stati gli zii della piccola, che avevano notato compor­tamenti strani e alcune ecchimosi sul corpo della bambina, circo­stanza della quale la madre non si sarebbe invece mai accorta. A poco a poco la giovanissima vittima degli abusi è stata persuasa a parlare e i racconti registrati da un telefono cellulare hanno convinto la Procura a emettere l'ordine d'arresto. Di fronte alle contestazioni l'uomo non ha fatto alcuna ammissione ma si è li­mitato a dire: « Sono malato, devo essere curato ». Intanto un sup­plemento di indagine è stato disposto per comprendere come sia stata possibile l'adozione, nonostante l'età dei genitori sia supe­riore al limite massimo previsto dalla legge italiana.
M.S.

Con i minori di 16 anni è sempre reato.

Da: La regione 4.3.09 pag 21

È doppio ricorso per gli abusi
 Violenze sessuali ai danni di una quattordicenne

  Doppio ricorso per i due processi per violenza carnale e atti sessuali con fanciulli tenutisi gli scor­si mesi alle Assise criminali di Lugano, annuncia­no i difensori. La vittima è nei due casi la stessa, una quattordicenne dalla triste infanzia abusata dapprima dal patrigno e poi da un diciannovenne. Altri due distinti atti d'accusa sono in fase d'allesti­mento per gli stessi presunti crimini, sempre ai danni della ragazzina, perpetuati dal suo amico cinquantenne e da un conoscente occasionale.
  Il primo procedimento penale si è concluso il 28 gennaio 2009 con la condanna a tre anni e dieci mesi del giovane iraniano che al parco Tassino ha condiviso con la ragazzina uno spinello, per poi abusare di lei. Il difensore Beni dalle Fusine an­nuncia che nel ricorso chiederà che si tenga conto almeno della scemata responsabilità del ragazzo, anch'egli ‘stono' al momento dei fatti. L'accusa, lo ricordiamo, era promossa dal procuratore pubbli­co Antonio Perugini.
  Più grave la pena inflitta il 25 febbraio 2009 al pa­trigno della ragazza, accusato dal Pp Mario Branda e difeso da Olivier Corda: sei anni. Particolarmen­te dolorosa per la vittima è risultata in questo caso la posizione della madre, che non crede alla figlia e ritene innocente il marito.
  Nei due processi la Corte era presieduta dal giu­dice Claudio Zali.

 

 

Da: La regione 25.2.09 pag 13

Sei anni di carcere al patrigno
 La Corte: ‘La vittima delle ripetute violenze sessuali non aveva motivo per raccontare il falso'

  Colpevole di violenza car­nale, coazione e atti sessuali con fanciulli e condannato a sei anni da espiare: questa la sentenza emessa ieri dalla Corte delle Assise Criminali di Lugano nei confronti del patrigno della vittima, che oggi ha quattordici anni. « La ragazza non aveva motivi per raccontare il falso » ha conclu­so la Corte, presieduta da
 Claudio Zali,
dopo un atten­to e critico esame delle sue au­dizioni.
  I giurati hanno raggiunto il loro verdetto soprattutto raf­frontando le due credibilità. Da un lato quella del 40enne, costante nel dichiararsi inno­cente, plausibile quindi, ma la cui attendibilità è stata scon­fessata dai riscontri oggettivi della perizia scientifica, che sul lenzuolo esaminato ha ri­levato tracce inequivocabili. Dall'altro la credibilità della ragazza che, se non ha sempre dichiarato il vero, non ha mentito sulle questioni essen­rose ziali. Malgrado le incon­gruenze rilevate lunedì dal di­fensore Oliver Corda, la vit­tima - così si legge nelle mo­tivazioni della sentenza - « ha narrato avvenimenti realmen­te accaduti » nel quadro della « triste vicenda di degrado fa­miliare » . La Corte ha quindi confer­mato i principali capi dell'ac­cusa promossa dal procurato­re pubblico Mario Branda che, ricordiamo, aveva chie­sto 6 anni e mezzo. È caduto tuttavia il reato di violazione dei doveri educativi. È stato ritenuto che egli, per le nume- e prolungate assenze, non ha svolto il ruolo di pa­dre.
  I fatti per i quali l'uomo, d'origine kosovara, è stato condannato risalgono al 2006 e al 2007. Il primo rapporto, « accaduto così come lo ha rac­contato la vittima » , configura il reato di coazione; dopo cir­ca un anno, gli altri tre episo­di, due dei quali sono stati atti di violenza carnale ( e il terzo, di nuovo, coazione); tutti e quattro, ovviamente, violano la legge che protegge l'infan­zia.
  Negli ultimi due episodi la Corte ha tuttavia ravvisato nel comportamento della ra­gazza, che ha favorito la vici­nanza al patrigno, come una « zona d'ombra » : l'uomo, sog­gettivamente, poteva dappri­ma ipotizzare un certo con­senso, ma poi è stato proprio in quell'ultima volta che lei l'ha chiaramente respinto, e quindi violenza è stata.
  Alla vittima, rappresentata da Renata Loss Campana, la Corte ha riconosciuto 20 mila franchi di danni per il torto morale subito. Il difensore del 40enne ha annunciato il suo probabile ricorso. Ai sei anni di pena vanno aggiunti i quin­dici mesi di una precedente condanna per reati contro il patrimonio, la cui sospensio­ne condizionale è caduta con questo crimine.
  Quattro processi, una sola vittima Già in un precedente pro­cesso, con la stessa la vittima e lo stesso giudice, quest'ulti­mo ha esordito rincarando la dose ( cfr. giovedì 19 febbraio). I due atti d'accusa, per il pre­sidente delle Assise Crimina­li, andavano corretti verso l'alto e nei due casi egli ha de­ciso di rinforzare l'ipotesi ac­cusatoria.
  Ambedue erano processi es­senzialmente indiziari, basati soprattutto sul raffronto di credibilità; ambedue si sono conclusi con una pena pesan­te; ambedue i condannati era­no ( o erano stati) richiedenti l'asilo.
  Se questo processo fosse ter­minato con il proscioglimento o con una condanna mite do­vuta a una minore credibilità della vittima, ciò potrebbe in­fluire, retroattivamente, sul processo già avvenuto o alme­no sull'ancora possibile ricor­so? E ancora: in che misura questa condanna può influire anche sui prossimi due proce­dimenti penali? Va aggiunto infatti che saranno prossima­mente processati per gli stessi reati anche un cinquantenne, di cui la vittima si è innamo­rata, e un giovane che avrebbe abusato di lei poco dopo aver­la incontrata.
  La pertinenza delle doman­de risiede nel numero relati­vamente alto di accuse ( quat­tro sull'arco di tre anni) per uguali reati ai danni della me­desima vittima. SPEL


Da: La regione 24.2.09 pag 13

Pedofilia, chiesti sei anni e mezzo
 Per la difesa la presunta vittima non è credibile e il patrigno quarantenne va assolto. Oggi la sentenza

  O è una colpa grave, gravissi­ma, o di colpe l'imputato non ne ha: non sembrano possibili vie di mezzo nel processo iniziato mercoledì scorso e ripreso ieri alla Assise criminali di Lugano presiedute dal giudice Claudio Zali. Alla sbarra il patrigno di una 14enne, accusato di averla violentata nel 2006 (quando ave­va 12 anni) e nel 2007. Violenza carnale, coazione sessuale e ri­petuti atti con fanciulli sono le imputazioni principali. Sei anni e sei mesi da espiare è la pena chiesta dal procuratore pubblico Mario Branda. Il di­fensore,
  Oliver Corda,
ha chie­sto invece l'assoluzione. Ricor­diamo che il processo è indizia­rio, l'accusato nega, esistono prove fattuali ma determinante per il giudizio risulta essere il confronto tra le due credibilità. La mattinata è stata dedicata alla requisitoria. L'accusa ha ricordato come la situazione sia resa più difficile per i «partico­lari rapporti affettivi» tra ma­dre e figlia, anche antecedenti
 ai fatti. Oggi si aggiunge «la re­sponsabilità di una mamma che sceglie di non vedere e che ricor­da altre situazioni di abusi» ha detto Branda, che ha evidenzia­to come la fragilità della ragaz­za abbia origine nell'infanzia, caratterizzata da abbandoni e maltrattamenti. «Perché menti­rebbe? » è stato l'interrogativo dell'accusa. In buonafede no, dato che sul piano psichico la ragazza è a posto. «Se mente di proposito, lo potrebbe fare per gelosia (del fratello), per avere maggiore libertà, per rovinare i rapporti tra madre e patrigno o per coprire un'altra persona » (un cinquantenne con cui pure ha avuto rapporti): ma Branda ha smontato poi, punto per punto, i diversi possibili motivi dell'ipotesi ‘menzognera'. Mol­ti, invece, gli «indicatori di at­tendibilità » attribuiti dal Pp alla 14enne, il cui comporta­mento durante l'indagine, ha sostenuto, «la rende credibile».
 
Per l'accusa, anche le tracce biologiche rilevate sul lenzuolo confermano la colpa dell'impu­tato, che Branda ha definito un «vigliacco abbietto» : sei anni e mezzo da espiare, più la revoca di una precedente condanna so­spesa (15 mesi), la richiesta di pena.
  Renata Loss Campana, rap­presentante di parte civile, ha evidenziato il pesante percorso della sua patrocinata: sofferen­ze, denigrazione, accuse e pres­sioni familiari, poi isolamento e cambiamenti d'istituto. Ha chiesto un congruo risarcimen­to per danni morali subiti.
  D'accordo che la ragazza sia una vittima lo è stato pure la di­fesa, ma vittima della vita e non del suo patrocinato. Corda ha sostenuto che la ragazzina si è inventata tutto per allontanare il patrigno. Innamorata del cin­quantenne, nei confronti del quale sarà pure promossa un'accusa, la ragazza temeva che il rientro del patrigno (dopo un periodo di carcere all'estero) avrebbe compromesso il delica­to equilibrio della sua (fino ad allora) «relazione segreta». Poi, una volta partita la denuncia, si sarebbe ritrovata «prigioniera delle sue bugie». Il difensore ha sottolineato «incongruenze e bu­gie conclamate» nella versione della figliastra sui fatti: «Una persona che non si fa scrupoli a mentire», «un'attrice dalle gran­di capacità narrative» che «fa del depistaggio e ricostruisce a posteriori i fatti per cementare le sue dichiarazioni», «cambia ver­sione a seconda della persona con cui è arrabbiata», insomma
 «un'irresponsabile».
Il suo pa­trocinato, malgrado «la sua vita certo non sia esemplare» (nume­rosi i precedenti penali per altri reati), «non è però uno stuprato­re di bambini». Ne ha quindi chiesto il proscioglimento.
  Oggi la sentenza. Intanto ieri un'interrogazione del leghista Lorenzo Quadri solleva quesiti di ordine politico, chiedendo per quale motivo l'imputato, di origine kosovara (invero sposa­to con una cittadina svizzera, ndr) non sia stato espulso. SPEL

 

 

Da: La regione 21.2.09 pag 20

Ping pong tra accusa e difesa
 Tesi opposte al processo alle Criminali per violenza carnale


  Ping pong fra pubblica accu­sa e difesa ieri, in Tribunale, al quarto giorno del processo per violenza carnale e ripetuti atti sessuali su fanciulli che da mercoledì vede sul banco degli imputati davanti alle Assise criminali di Lugano un 40enne kosovaro, sposato con la madre della presunta vittima, una ra­gazzina che al momento dei presunti ripetuti abusi aveva tra i dodici e i tredici anni.
  Ieri la Corte, presieduta dal giudice Claudio Zali, ha prati­camente chiuso l'istruttoria pre- dibattimentale. Requisito­ria e arringa difensiva sono state rimandate a lunedì pros­simo e se termineranno entro fine mattinata, seguirà la Ca­mera di Consiglio e, in serata, la sentenza.
  Se la discussione tra le parti dovesse invece inoltrarsi anche nel pomeriggio, il verdetto slit­terà a martedì.
  Ieri il procuratore pubblico Mario Branda, che sostiene la pubblica accusa e l'avvocato di difesa Olivier Corda hanno let­to a turno passaggi salienti dei numerosi verbali per sostan­ziare le differenti tesi in questo difficile processo indiziario, che vede l'imputato respingere le gravi imputazioni. Fra le parti c'è grande discordanza anche su una perizia eseguita dalla polizia scientifica sulle tracce riscontrate sul lenzuolo del letto matrimoniale in cui sarebbero avvenuti i reati.
  Ma a rendere ancora più complicata la vicenda giudizia­ria sono due relazioni consen­suali avute dalla ragazza, dap­prima con un cinquantenne e poi con un ventisettenne, i qua­li - vista la minore età della gio­vane - sono pure indagati per il reato di atti sessuali con fan­ciulli. Secondo la difesa non è provato che lo sperma trovato sul lenzuolo appartenga all'im­putato. Per l'accusa, invece, i diversi indizi raccolti durante l'inchiesta a carico del quaran­tenne kosovaro non lasciano spazio a dubbi sulla sua colpe­volezza.
  Insomma, due tesi diametral­mente opposte che saranno po­ste a confronto lunedì prossi­mo in occasione di requisitoria e arringa e quindi al centro dei quesiti che dovrà sciogliere la Corte nel formulare il verdetto.

Da: Cdt 20.2.09 pag 15

«Non ci credo, non è stato mio marito»
 Parla la madre della presunta vittima di abusi - La giovane in aula: «Mi ha violentata»


 Seconda giornata di processo alle Assise Criminali - La donna è convinta dell'innocenza del patrigno della 14.en­ne, accusato di violenza carnale, che nega ogni addebito

  Lo sguardo della presunta vit­tima degli abusi e quello della madre, ieri in aula penale, non si sono mai incrociati, ma il contra­sto fra le loro tesi ha segnato la se­conda giornata del processo per violenza carnale iniziato merco­ledì davanti alla Corte delle Assi­se Criminali, presieduta dal giu­dice Claudio Zali. La giovane, una 14.enne, ha ribadito in aula di es­ser stata violentata dal patrigno, un 40.enne kosovaro. La madre, invece, ha sostenuto l'innocenza del marito ipotizzando, tra le altre cose, che la ragazza, accusando­lo, avrebbe voluto coprire un 50.enne amico di famiglia, con cui all'epoca dei fatti la minoren­ne avrebbe avuto una relazione e nei confronti del quale è in corso un procedimento penale distinto (atto d'accusa in arrivo). 

La storia

 L'imputato, secondo la tesi for­mulata dal procuratore pubblico Mario Branda, ha avuto più di un rapporto carnale completo con la figliastra, incurante della sua opposizione. Il 40.enne aveva sposato la madre della ragazza nel 2005 e si era inserito bene nel­la famiglia della 14.enne, al tem­po dei fatti collocata in un istitu­to sociale, che lo vedeva come un padre (con quello biologico i con­tatti sono tutt'oggi rari). I rappor­ti tra patrigno e figliastra, iniziati bene nonostante le difficoltà, ad un certo punto, stando alla ver­sione della minorenne, si sareb­bero deteriorati proprio a causa dei presunti abusi: carezze affet­tuose a cui, secondo la ragazza, sarebbero seguite attenzioni ben più pesanti fino, come detto, ai presunti rapporti completi. Alla madre, la 14.enne non aveva det­to nulla per non rovinare il rap­porto con il consorte, ma, nel di­cembre del 2007, aveva denun­ciato il suo caso e la Magistratura, dopo averla sentita, aveva dispo­sto l'arresto del 40.enne. «Ci ten­go alla mia famiglia - ha spiegato ieri la giovane - ma l'ho detto per­chè non ce la facevo più».

 «Non è successo niente»

 L'imputato, difeso dall'avvocato Olivier Corda, ha confermato la sua estraneità ai quattro episodi citati nell'atto d'accusa. « È capi­tato che restassimo da soli a ca­sa- hadetto- manonèmai suc­cesso niente, sono tutte fantasie e non so perchè la mia figliastra ha detto queste cose». Incredulità, la sua, condivisa dalla moglie e madre della ragazza:«Quando ho visto la prima audizione - ha det­to - ho scosso la testa, non pote­va essere mio marito perchè an­davamo sempre d'accordo e lei non si è mai lamentata di lui». La giovane, patrocinata dall'avvoca­tessa Renata Loss Campana, ha però confermato la sua versione dei fatti. Versione che la madre, aveva detto la giovane nella sua ultima audizione, avrebbe tenta­to di farle cambiare («mi sta un po' torturando, mi sta facendo star male»). «Le ho solo chiesto di dire la verità» ha replicato la donna.

 La perizia

 In aula si è parlato anche di una perizia effettuata sul lenzuolo del letto sui cui sarebbe avvenuto l'ul­timo degli abusi. Gli esperti, ol­tre al DNA di madre, patrigno e anche della figlia, hanno rileva­to tracce biologiche attribuibili all'imputato, ma la difesa ha già annunciato battaglia su questo frangente affermando che quel­le tracce potrebbero appartene­re ad un'altra persona. Il dibatti­mento prosegue oggi con la chiu­sura della fase istruttoria. La sen­tenza è attesa per martedì. giu

 

Da: La regione 19.2.09 pag 19

Violenza carnale, patrigno in aula
 Alle Criminali le tristissime vicende di una ragazzina per presunti abusi sessuali. L'accusato nega


  Sono tre, tutte gravissime, le imputa­zioni a carico del patrigno di una ra­gazza oggi quindicenne comparso ieri davanti alle Assise Criminali di Luga­no, presiedute dal giudice Claudio Zali: violenza carnale, ripetuti atti ses­suali con fanciulli e violazione del do­vere di assistenza o educazione. L'accu­sato, in carcere dal dicembre del 2008, nega ogni addebito. Si tratta quindi di un processo indiziario. Gravissime, di­cevamo, le accuse, eppure il presidente della Corte ha rincarato la dose.
  I fatti sono accaduti nel Sottoceneri tra il 2006 e il 2007; il primo rapporto sessuale sarebbe avvenuto quando la bambina aveva solo 12 anni. Il giudice ha prospettato, in aggiunta all'imputa­zione di atti sessuali con fanciulli, l'ac­cusa di coazione sessuale per due epi­sodi e per altri due quella di violenza carnale. Va spiegato che atti sessuali con fanciulli è un reato che non dipen­de dal consenso o meno del minore. In altre parole, l'imputazione rimane co­munque, anche nel caso che sia stata la vittima ad offrirsi. Il procuratore pub­blico Mario Branda ha precisato che mancano le prove per sostenere la nuo­va, più pesante accusa: solo nell'ultimo caso, infatti, la ragazza ha espresso chiaramente la propria opposizione. Tant'è, le parti hanno accettato quanto deciso dal giudice e alle precedenti ac­cuse si è aggiunta quella di coazione sessuale.
  La vicenda risulta tanto più triste per la difficile situazione familiare del­la ragazza. Durante l'infanzia ha subi­to un primo allontanamento dalla ma­dre e quando ha iniziato la prima me­dia è stata collocata in un istituto. Con il vero padre i rapporti sono stati insuf­ficienti e la bambina era contenta di averne trovato un secondo, ciò che ag­graverebbe il comportamento di colui in cui aveva riposto fiducia e che inve­ce avrebbe risposto violando il proprio dovere di assistenza ed educazione. La famiglia, inoltre, ha subito un trauma quando al fratello della ragazza è oc­corso un grave, invalidante incidente. Attualmente la ragazza non ha più con­tatti con i familiari, che non credono alla sua versione dei fatti.
  Dopo questi, la ragazza avrebbe avu­to altri rapporti sessuali, con tre uomi­ni. Un ventenne è già stato condannato dallo stesso giudice Zali alla fine dello scorso mese (3 anni e 10 mesi di pena), gli altri due capi d'accusa sono in fase d'allestimento: si tratta di un 50enne, amico della madre, e di un giovane co­nosciuto occasionalmente.
  L'imputato è un cittadino kosovaro 40enne, disoccupato e con precedenti penali in Olanda e in Italia. Dopo aver soggiornato in diversi stati europei dove ha richiesto asilo politico, è entra­to in Svizzera nel 2005 grazie al matri­monio con la madre della ragazza. La donna è pure finita in prigione a causa sua per aver ospitato illegalmente in casa dei conoscenti.
  La giornata di ieri è stata dedicata alla fase istruttoria, non ancora con­clusa. Sono stati ascoltati tre testi (la direttrice della scuola, l'educatrice del­l'istituto e la psicoterapeuta che ha avuto in cura la ragazza) e visionate le deposizioni videoregistrate rilasciate dalla presunta vittima. Oggi dovrebbe concludersi l'istruttoria. Venerdì il processo sarà sospeso e le parti - la di­fesa è assunta da Olivier Corda - pren­deranno la parola lunedì 23 febbraio.
La sentenza è attesa per martedì. SPEL

Da: CdT 3.2.09 pag 6

Aumentano a Zurigo i maltrattamenti su minori


 Rispetto al 2007 c'è stato un incremento del 13% e quasi un terzo dei casi ri­guarda abusi sessuali

  Il gruppo per la tutela dei bam­bini attivo all'interno dell'ospe­dale pediatrico di Zurigo ha ri­scontrato lo scorso anno 455 ca­si di maltrattamenti di minori. Ri­spetto al 2007 c'è stato un incre­mento del 13%. Per gli espetrti l'aumento ha probabilmente a che fare con l'accresciuta sensi­bilizzazione dell'opinione pub­blica sull'argomento.
  Due terzi dei casi recensiti (302) riguardano bambine. I casi di abusi sessuali sono stati 165 e nel 43% di essi gli autori erano mino­renni: un dato quest'ultimo inva­riato ripetto al 2007.
  Gli episodi di maltrattamenti fi­sici sono stati 141, quelli psichi­ci 72, mentre 50 casi riguardano fanciulli trascurati dai genitori, una categoria quest'ultima che ha registrato un sensibile aumen­to rispetto al 2007 e interessa in particolare genitori con proble­mi psichici. Circa la metà dei bambini maltrattati avevano me­no di 7 anni.

 

Da: CdT 3.12.08 pag 4


 Il Consiglio nazionale ha respinto un'iniziativa PS che voleva proibire ogni forma di percossa

  Il Nazionale non vuole una disposizione legale esplicita che vieti ai genitori di sculacciare e schiaffeggiare i propri figli. Per 102 voti a 71, la camera ha respinto ieri un'iniziativa in tal senso dell'ex consigliera nazionale Ruth-Gaby Vermot-Mangold
 (PS), che si prefiggeva di proteggere i minori. Il progetto era gistato respinto dagli Stati.La legge, e in particolare la Costituzione federale, ha detto a nome della commissione Christa Markwalder Br (PLR), contempla giprovvedimenti contro le punizioni corporali.
  Una minoranza ha tentato invano di convincere l'emiciclo della necessitdi dar seguito all'iniziativa, il cui obiettivo­una migliore protezione dei fanciulli dai trattamenti in grado di influenzare negativamente il loro sviluppo psico-fisico.
 Le punizioni corporali sono già vietate espressamente in quindici paesi europei, ha spiegato Anita Thanei (PS)a nome di una minoranza. Ogni schiaffo o azione corporale - prendere il bambino per i capelli o scuoterlo -una violazione dell'integritdel fanciullo.
  In un primo momento favorevole al progetto, la competente commissione del Nazionale ha cambiato idea dopo il no irremovibile degli Stati. In base a uno studio dell' Universit di Friburgo pubblicato nel 2005 dopo un sondaggio realizzato su 1303 donne e 699 uomini nella Svizzera tedesca e romanda, le punizioni corporali per educare i figli sono diventate più rare in Svizzera negli ultimi 15 anni. Tuttavia i ricercatori hanno calcolato che al momento della ricerca 35.000 bambini di meno di due anni e mezzo venivano sculacciati­"ogni tanto" o "molto spesso".
  Rispetto al 1990, data del primo studio rappresentativo sulla violenza famigliare in Svizzera, la sensibilità riguardo alle punizioni fisiche è ­tuttavia cambiata.
  Le ragione principale che spinge a infliggere punizioni, di qualsiasi tipo esse siano,­ è la disubbidienza. Circa la metà dei genitori si arrabbiano anche per le urla, le cattive maniere a tavola e la scortesia dei loro pargoli.
  I genitori percossi durante la loro infanzia sono tendenzialmente pipropensi alle punizioni corporali.

Da: CdT 1.12.2008 pag 4

L'imprescrittibilitpassa per un soffio
 Gli autori di reati di pedofilia non potranno più sperare di essere dimenticati


 L' Iniziativa di Marche Blanche approvata in 20 cantoni e dal popolo per solo un paio di punti percentuali - Fossato confessionale tra cattolici e protestanti in Romandia e nei due Appenzello: i primi a favore, i secondi contrari

 va oltre l'approvazione dell'iniziativa ­, che si esprime in modo
  All'ultimo respiro e col fiatone, ma alla fine Marche Blanche ce l'ha fatta edgiunta al traguardo: la sua iniziativa per l'imprescrittibilit die reati di pedofilia e pornografia commessi contro i fanciulli impuberi­stata alla fine accettata. Nettamente da cantoni (20 contro 6), decisamente meno dal popolo, che alla fin fine ha detto scon il 51,9% dei voti.
  Un'inezia. Basti dire che fino al risultato dell'ultimo cantone, Zurigo, tutto poteva ancora succedere. Sarebbe stato infatti sufficiente che il pipopoloso cantone svzzero avesse votato esattamente a percentuali invertite per il no, per far pendere la bilancia dall'altra parte.
  Parecchi inoltre i cantoni, a testimonianza di uno score molte tirato, in cui lo scarto­davvero stato minimo (3 i voti di differenza ad Obwaldo in favore del s!). Non in Ticino, dove l'iniziativa­ stata accetta con ben il 57,2%, uno dei risultati pinetti - siamo superati solo da Sciaffusa e Svitto col 57,8% e da San Gallo col 57,5% - nnei Grigioni, dove i ssoo stati comunque meno numerosi (53,5%).
  Da notare un piccolo fossato confessionale in Romandia, dove il sha prevalso nei cantoni cattolici (Friburgo, Vallese e Giura), i no in quelli protestanti (Ginevra, Vaud e Neuchtel. Stessa differenza tra i due Appenzello. Evidentemente i casi dei preti recentemente colti in fallo ha lasciato dei segni.
  CosMarche Blanche, come ampiamente previsto, pucantare vittoria. Certo, tutti i principali partiti, ad eccezione dell' UDC e di quelli dell'estrema destra, erano contrari a un'iniziativa che, a loro avviso, oltre ad infliggere una ferita non di poco conto al nostro stato di diritto­, de facto, inapplicabile - della stessa opinione sono del resto le autoritinquirenti - stante l'impossibilitdi condurre un'inchiesta seria ad anni, se non addirittura a decenni, di distanza; tuttavia l'esperienza insegna che su questi temi il popolo si lascia condizionare molto dall'emotivit, dimenticando tutto il resto.
  Il ricordo corre all'iniziativa per l'internamento a vita dei criminali pericolosi. Anche allora, tra l'altro, si era puntato molto sui reati a sfondo sessuale su minori, come se fossero gli unici ad essere pericolosi; anche allora il popolo si era distanziato dalla maggioranza dei partiti:rimasta praticamente inapplicata. Si spera che anche questa non faccia la stessa fine.
  Cosper lo meno ha garantito la consigliera federale Eveline Widmer- Schlumpf, alla sua prima sconfitta popolare, che ha garantito che l'iniziativa entrerin vigore dall'anno prossimo, e si applicheratutti i casi chesarannodenunciati da quel momento. Non dunque ai procedimenti in corso, per i quali varrancora l'attuale legge. La ministra di giustizia e polizia intende mettersi al lavoro subito affinchil Codice penale venga modificato nel senso voluto dall'iniziativa. ­Il lavoro che ci attende non sarfacile - ha precisato - e in ogni caso la lotta contro la pedofilia molto generico.
  La consigliera federale ha comunque preso atto della volontpopolare. Il governo e il parlamento, non­un mistero, desideravano una legge molto pi­pratica ­, ossia che permettesse alle autoritinquirenti di svolgere una vera indagine. Col proprio voto invece la popolazione ha sdetto che i pedofili non devono potersi sentire sicuri sino alla fine dei loro giorni, godendo appunto della prescrizione, ma anche reso pidifficile, addirittura al limite dell'impossibile, il lavoro degli investigatori.
  Nei prossimi mesi bisognerin ogni caso definire con precisione il campo di applicazione dell'iniziativa. Occorrerin particolare capire chi sono i bambini in etnon puberale, di cui si accenna nel nuovo articolo costituzionale, e il tipo di delitti ad esso soggetti, che sono espressi, per ammissione della stessa Marche Blanche, in maniera molto generica. Tanto che ha giudicato ieri il suo proprio testo­incompleto. E ce l'ha lo stesso sottoposto a al nostro giudizio?
 Rocco Bianchi




APPLICAZIONE
 L'iniziativa verrapplicata a tutti i reati denunciati d'ora in poi, non ai procedimenti in corso.
 
 

 

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