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Da: CdT 10.09.08 pag 3

Una voce amica per lottare contro la solitudine e le dipendenze
 Il Telefono 143 propone una riflessione sul suici­dio, in concomitanza con la giornata internazionale

  «Il suicidio è una pagina dolo­rosa e nascosta della nostra socie­tà, un dramma estremo che in Svizzera coinvolge ogni anno mol­te persone». È quanto rileva Ce­sare Chiericati, presidente del Te­lefono amico 143 Ticino e Grigio­ni italiano, in occasione della gior­nata internazionale della preven­zione al suicidio che ricorre oggi. Nel corso del 2006 a livello nazio­nale sono state 1308 le persone che si sono tolte la vita, e sono pur­troppo in crescita i tentativi. Per questa ragione il Telefono amico lancia un giorno di riflessione e sensibilizzazione sul problema. Le ragioni che possono portare una persona al gesto estremo, sot­tolinea Chiericati, sono molte e difficilmente identificabili. In ogni caso la depressione fa quasi sem­pre da detonatore a questa scelta. Il Telefono amico, attivo nella Sviz­zera italiana da 37 anni, ha lo sco­po di aiutare chi chiama a vincere la solitudine, a spezzare il cerchio delle dipendenze, a superare i di­sagi, che possono sembrare insor­montabili, della vita quotidiana e delle relazioni interpersonali. Ac­canto a questo servizio, si occupa anche della messa in sicurezza dei luoghi più frequentemente usati dai suicidi con l'installazione di reti di protezione, la posa di cabi­ne telefoniche o semplicemente di cartelli con il richiamo del nu­mero 143. Tutti metodi che han­no un valore deterrente importan­te. I collaboratori del Telefono amico, tutti volontari, hanno un compito difficile, essendo in con­tatto con persone in una situazio­ne delicata. Per questo motivo non è sufficiente solo la buona volon­tà ma è necessaria anche una for­mazione adeguata. Il corso 2008 è cominciato da qualche giorno e riunisce 17 persone. In una prima fase si terranno dei seminari di gruppo per apprendere le basi teo­riche. La seconda parte è pratica e vede ogni futuro volontario ri­spondere al telefono accompa­gnato da un formatore. Anche una volta finito il periodo di istruzio­ne, che dura circa otto mesi, i col­laboratori devono seguire un in­contro mensile di formazione con­tinua. Per ulteriori informazioni sulle possibilità di collaborazione è disponibile il sito www.telefo­noamico.143.ch

Da: La regione, 09.09.08 pag 7

Vittime e autori di violenza spesso legati da rapporti familiari

Neuchâtel - In oltre la metà dei casi vittime e autori di atti di vio­lenza sono legati da rapporti familiari. Lo affermano gli ultimi ri­levamenti condotti presso i consultori d'aiuto alle vittime di reati. Lo scorso anno, indica l'Ufficio federale di statistica (Ust), le con­sulenze presso i centri specializzati sono state complessivamente 29.300, in aumento del 3% rispetto al 2006 e dell'89% rispetto al 2000, quando si è cominciato a raccogliere i dati. La maggioranza delle vittime erano donne (73%), di nazionalità svizzera (59%) e do­miciliate in Svizzera (96%). Due i reati più frequentemente denun­ciati: le lesioni personali (42%) e la violazione dell'integrità ses­suale dei minori ( 15%). Il presunto autore era, nella misura dell'85%, di sesso maschile.
L'Ust afferma che in quasi i tre quarti dei casi, tra vittima e pre­sunto autore esisteva un rapporto di conoscenza, e in oltre la metà un legame di tipo familiare. Nonostante si tratti di atti penalmen­te perseguibili, meno della metà dei casi esaminati (46%) ha dato luogo a un procedimento giudiziario. I centri hanno fornito soprat­tutto assistenza di tipo psicologico e giuridico (nel 60% dei casi), ma hanno anche prestato aiuti finanziari (12%) per spese legali.

 

 

Da: CdT, 4.8.08, pag 28

BARI Si erano sposati due me­si fa, il 24 maggio: da pochi gior­ni, il 30 luglio, erano tornati dal viaggio di nozze. Lei, due sere fa, forse dopo una lite, era andata a dormire dai genitori. Il mattino dopo è tornata a casa, accompa­gnata dalla mamma. Voleva chia­rire tutto col marito ma ne è nata una violenta discussione duran­te la quale l'uomo ha ucciso la moglie e la suocera ed è fuggito. Dopo qualche ora è stato arresta­to dai carabinieri. La tragedia è avvenuta in un appartamento al­la periferia di Canosa di Puglia, nel barese. L'uomo, da molti rite­nuto un bravo ragazzo, sembra che avesse problemi soprattutto con i parenti della moglie.

 

Da: Cdt, 29.7.08, pag 6

Dramma famigliare a Basi­lea: accorsa dopo che erano stati uditi degli spari, la polizia ha trovato in un appartamento un uomo di 36 anni morto. La moglie, di 30 anni, che come il marito mostrava gravi ferite da arma da fuoco, è stata ricovera­ta all'ospedale, dove è decedu­ta poco dopo. La coppia era se­parata. Sul posto è stata trova­ta una pistola, verosimilmente l'arma del delitto. Gli inquirenti ritengono probabile che si tratti di un dramma famigliare: il 36.enne avrebbe sparato alla donna e poi si sarebbe ucciso. 

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