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Da: La regione 1.10.08 pag 6

Chi impara deve risparmiare

Berna - Le spese di forma­zione e perfezionamento volte al miglioramento della posi­zione professionale o all'orien­tamento, dovrebbero essere in parte deducibili fiscalmente. Ne è convinto il Consiglio de­gli Stati che ieri ha approvato una mozione in tal senso. Qua­lora il progetto venisse concre­tizzato, si stimano minori en­trate per 50 milioni di franchi. Attualmente possono essere detratti dalla dichiarazione delle imposte i costi di perfe­zionamento e formazione che permettono di mantenersi al passo con la propria professio­ne. I senatori hanno tuttavia deciso - 25 voti a 12 - di estende­re le deduzioni come chiedeva la sua commissione dell'eco­nomia.
Il Consiglio federale e una minoranza si sono opposti alla mozione. A loro parere, le de­duzioni fiscali sono un mezzo inadatto per sostenere la for­mazione continua. Questo pro­blema andrebbe trattato in un contesto più ampio e con altri strumenti.
Il dossier va al Nazionale.
ATS

 

Da: Caffé della domenica, 23.03.2008

I single e le imposte

"Siamo cittadini
di serie B!"




Clemente Mazzetta



I single per il fisco sono cittadini di serie B. Letteralmente. Nel senso che la tabella B delle imposte (quella per le persone sole) è decisamente più pesante Ovvero, a parità di reddito un single paga più tasse. In passato per favorire in Ticino una reale equità fiscale fra le diverse categorie di contribuenti, rivedendo i prelievi applicati ai singoli, era scesa in campo Iris Canonica. Nel 2001, l’allora deputata socialista, aveva presentato un’iniziativa parlamentare… rimasta a tutt’oggi lettera morta. “Il Ticino – spiega Iris Canonica - ha una tabella delle aliquote di tassazione progressiva molto sociale e che favorisce le famiglie con figli; questo è un bene: purtroppo  trascura i singoli, che non sono, come si potrebbe pensare celibi con grandi risorse economiche. Non tutti sono benestanti: ci sono giovani di fasce sociali modeste, ci sono molti divorziati, molte vedove. Insomma sono moltissimi e compongono un categoria che non ha beneficiato negli ultimi anni di alcuna attenzione da parte dello Stato”.
Canonica ricorda del resto che da un punto sociologico si va sempre verso famiglie mononucleare, divorziati che non hanno più a carico figli, persone sole che se perdono poi il lavoro non hanno la rete famigliare  che li può proteggere. “Non solo, oltre ad avere aliquote più alte, questa categoria non ha praticamente diritto a deduzioni, e, di contro, ha maggiori spese per l’affitto, per l’auto, per i trasporti…”.
Paradossalmente è una fascia di cittadini, trasversale ai vari ceti, che utilizza in minor misura i servizi  statali, pur contribuendo finanziariamente e fiscalmente in maniera importante. Eppure, più in Ticino che in altri cantoni dove le aliquote pur differenziate non sono così severe, deve sopportare un fisco decisamente più pesante. c.m.

Da: La regione, 4.3.08, pag 34

 

Quando lo Stato ti dà una mano
L’altra faccia della legge sul­la riforma dell’imposizione delle imprese Classe media la mia. 5’ 950 franchi netti nella busta paga. Non posso lamen­tarmi. Divorziato. Due figli maggiorenni in formazione. Per la tassazione 2005 dovevo al fisco cantonale 770 franchi. Per il 2006 i franchi si moltipli­cano
diventando 2’ 550. I figli però ci sono ancora e sono in­teramente a mio carico. L’ipo­teca per la casa è aumentata. Il gas per il riscaldamento pure, ... Cos’è cambiato? Sono cam­biati i paletti, mi dicono gli ispettori del fisco. Gente com­prensiva che non fa che ubbi­dire a quanto deciso dai politi­ci. A sentirli non hanno alcun margine decisionale. Potrei ri­correre. Perderei e dovrei pa­gare le spese. Mi fanno capire che sarebbe meglio farmi pas­sare per povero e chiedere la carità all’erario. Ma lei ha una casa signor Mossi, i poveri in­vece no. Non ho ancora ricevu­to risposta in merito al ricorso sul sussidio per l’assicurazio­ne malattia di mio figlio. Pri­ma il diritto si maturava sul­l’imponibile, adesso si matura sul guadagno netto. Sono fuori di 3’ 000 franchi. E sono altri 1’800 franchi che se ne vanno. Che concorre a farmi slittare al di là del paletto è il fantasio­so valore locativo della casa in cui abito e che quindi non pos­so affittare: più di 10’000 fran­chi aggiunti d’ufficio alle mie entrate. A questo punto mi do­mando se non sia lo Stato l’ar­tefice della mia situazione bor­derline, quello Stato che pen­savo dovesse in un qualche modo proteggermi. Prima si proteggono gli azionisti, poi forse ci sarà spazio anche per i cittadini ( si veda la votazione di settimana scorsa). Ci sareb­bero delle soluzioni: chiedere una diminuzione di stipendio, sperando di scivolare nella po­vertà. Chiedere un aumento di stipendio, con la speranza che i paletti non mi rincorrano. Cedere 4 o 5 m2 del terreno di mia proprietà allo Stato, come controvalore fiscale. Non pa­gare.
Attaccare il computer della centrale dei paletti, spe­rando che i dati si volatilizzi­no. Telefonare a Robin Hood e chiedergli consiglio su come fanno nella foresta di Sherwood. Chiedere aiuto al signor Ospel. Non voglio che il mio potere d’acquisto aumen­ti. Vorrei solo farcela con quel­lo che ho.
THEO MOSSI, GIUBIASCO

 

Da: Il Caffé della domenica, 11.11.2007

L’inchiesta penale su una villa pagata con 2,5 milioni di franchi sottobanco

di Libero D'Agostino

La vicenda La disavventura giudiziaria di una luganese per una vendita taroccata

Quel 13 maggio del 2005, firmato il rogito del notaio, l’intraprendente signora Carole (il nome è di fantasia) pensava di aver fatto un ottimo affare. Ufficialmente aveva venduto la sua bella villa luganese per sei milioni e mezzo, altri due e mezzo li aveva intascati a parte, ovviamente ed esentasse. Giusto due anni dopo, su quell’atto di vendita il ministero pubblico ha aperto un procedimento penale per truffa, amministrazione infedele e conseguimento fraudolento di falsa attestazione. Una vicenda che la dice lunga sul ballo in nero di terreni e mattoni.
Si lavora, si compra, si vende, e spesso il colore dei soldi è nero. Alla regola tacita dell’economia occulta, non sfuggono di certo le compravendite d’immobili che in questi ultimi anni in Ticino hanno toccato cifre record.
Che non si tratti di poche centinaia di migliaia di franchi incassati sotto banco, lo dimostra la storia della signora Carol che, oltre al fisco, voleva anche fregare il marito da cui stava divorziando. Dall’inchiesta condotta dal procuratore pubblico Arturo Garzoni è risultato che il prezzo realmente pattuito della villa a Castagnola, era di almeno di nove milioni e non di sei e mezzo come registrato nel rogito. Per questo il procuratore Garzoni ha ordinato immediatamente la confisca dei beni della signora che si è ritrovata con i soldi in banca bloccati e sulle spalle accuse non da poco.
Nella disavventura giudiziaria dell’intraprendente Carol c’è anche un significativo scorcio del volto nascosto del reddito cantonale, quello esentasse di grandi e piccole cessioni di case, appartamenti, ville e terreni, che si concludono con una firma ufficiale davanti al notaio e una strizzata d’occhio tra le parti. Se si pensa che solo nel biennio 2003-2004, il volume delle transazioni d’immobili ha toccato i 2,5 miliardi di franchi, uno dei massimi storici dal 1990, si vede subito quanto grasso possa essere il giro in nero e quanto denaro sia stato, magari, sottratto anche all’erario pubblico.
Carol è però scivolata su un matrimonio andato a male, di quelli che finiscono con un divorzio in cui calcolatrice alla mano si stima tutto al millesimo dai mobili agli immobili. Quei due milioni e mezzo voleva soffiarli al marito in barba alla convenzione del divorzio firmata nel marzo del 2004, ma anche al fisco ticinese eludendo, come ha sottolineato il ministero pubblico, la tassa sull’utile immobiliare, quella d’iscrizione al registro fondiario e la tassa di bollo. Bei soldini. Un caso isolato? Poco probabile. Non esistono, purtroppo, stime precise di questa possibile elusione fiscale, né tantomeno del nero che circola nelle compravendite. Ci sono, però, delle possibili piste per intravedere quanto meno le dimensioni del fenomeno.
Grazie ai bassi tassi d’interesse dal 2003 l’edilizia privata ha costruito appartamenti per oltre 1,4 miliardi di franchi all’anno. Quanto nell’acquisto dei terrreni e nelle vendite delle case è stato regolarmente dichiarato al fisco? Che molti dei soldi dovuti all’erario prendano altre vie, lo dimostrano i sbalorditivi incassi dell’amministia fiscale per gli eredi decisa dal cantone nel lontano 1987. Allora il condono in soli tre anni portò alla luce un miliardo di capitali sottratti all’erario dalle persone morte tra l’87 e il 2000. Gruzzoli frutto anche di beni immobili abilmente mobilizzati in nero.


Da: Il caffé della domenica, 17.02.2008

Nuovi sgravi fiscali sì,
ma solo per le prostitute


Alberto Cotti


BELLINZONA - È il primo pacchetto di sgravi fiscali per le prostitute. Il reddito imponibile per le cosiddette ‘artiste del sesso’, è appena stato ridotto da 70’000 franchi l’anno, a 50 mila. E questo significa che ognuna delle circa 380 ‘lucciole’ in attività in Ticino, verserà più o meno settemila franchi nelle casse pubbliche, tra imposte federali, cantonali e comunali: oltre 2,6 milioni complessivamente.


“Il nuovo limite di reddito - conferma Roberto Baroni, vicedirettore della divisione delle contribuzioni -, dovrebbe rispecchiare un po’ meglio la reale situazione”. Fermo restando che, in ogni caso, le verifiche sono difficili: fatture e ricevute, non sono certo frequenti in quell’ambiente. E proprio perché i controlli sono difficili, c’è da chiedersi se gli sforzi amministrativi siano giustificati. “D’altra parte - replica Baroni -, non vogliamo neppure creare delle disparità con gli altri contribuenti”. Fermo restando che, proprio in considerazione della particolarità del’attività, ci sarà anche chi sfuggirà alle contribuzioni. E questo nonostante il fatto che il fisco, è importante per chi intende esercitare la professione iscrivendosi nel registro di polizia. “C’è chi paga regolarmente gli acconti, ma c’è anche chi non fa interamente fronte ai propri obblighi”. Anche perché, in generale, le prostitute cambiano con una certa regolarità il luogo dove esercitano, spostandosi da un comune all’altro, ma anche da cantone a cantone. Mentre alcune lasciano pure la Svizzera. “Proprio per queste ragioni - ammette Baroni - a volte è persino difficile anche solo rintracciarle”.


D’altra parte circa 380 prostitute iscritte nel registro di polizia - alle quali vanno poi aggiunte tutte quelle irregolari e non sono certo poche -, sembra già un primo passo... “La riduzione del reddito imponibile - spiega il vicedirettore delle contribuzioni -  è stata dettata anche dal fatto che, in questo momento, sembra esserci molta concorrenza fra le prostitute. Il limite di 50 mila franchi, ci sembra più aderente alla situazione attuale”. Ed in prospettiva il primo pacchetto di sgravi per le ‘artiste del sesso’, potrebbe invogliare alcune altre ragazze ad uscire dalla zona grigia della prostituzione illegale.

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