Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: CdT 16.3.11 pag 9

Sì di stretta misura del Nazionale a due iniziative cantonali di Argovia e San Gallo che ne chiedono la deducibilità dal reddito imponibile per le imposte cantonali

 Gli assegni familiari dovrebbero es sere esonerati dalle imposte canto nali. Con 87 voti contro 84 e un'asten sione, il Consiglio nazionale ha ap provato ieri due iniziative cantonali in tal senso di Argovia e San Gallo. I testi chiedono che gli assegni per i fi gli e per la formazione siano deduci bili dal reddito imponibile per le im poste cantonali.
Durante il dibattito, la consigliera na zionale
 Lucrezia Meier- Schatz (PPD) ha rilevato che negli ultimi anni le fa miglie del ceto medio hanno dovuto sopportare una perdita importante del potere d'acquisto. Gli assegni per i figli e per la formazione consentono di compensare le sempre più deboli capacità finanziarie delle famiglie.
Tale effetto verrebbe annullato dal l'imposizione fiscale. Meier-Schatz ha argomentato che a nessuno verrebbe l'idea di tassare il ribasso dei premi delle casse malati.
Dal canto suo, a nome della commis sione,
 Charles Favre (PLR) si è detto sensibile alla difficile situazione fi nanziaria di molte famiglie del ceto medio. Tuttavia, dando seguito alle due iniziative, si creerebbe una dispa rità di trattamento tra l'imposta fede rale diretta e le imposte cantonali e comunali.
Alla fine, con un voto risicato, la Ca mera si è espressa per una defiscaliz zazione degli assegni familiari. Han no votato a favore PPD, socialisti, Ver di, Verdi liberali e evangelici.
Nel settembre scorso il Consiglio de gli Stati le aveva invece bocciate, ri marcando che il Parlamento aveva scelto un'altra via per sostenere le fa miglie. Inoltre le perdite fiscali sarebbero state troppo importanti.

LA MOTIVAZIONE Per il centrosinistra gli assegni per figli e formazione consentono di compensare le sempre più deboli capacità finanziarie delle famiglie. Un effetto che il fisco tende ad attenuare.

 

Da: www.giornaledelticino.ch 13.12.10

Buon segno per le famiglie meno abbienti dall’odierna decisione in sede granconsiliare. Elevate le soglie di reddito, coinvolte anche le persone singole. Stimato un aggravio di costi nell’ordine di 3'300'000 franchi.

Almeno per due anni, cioè sia quello che sta per concludersi sia il prossimo, i cittadini ticinesi meno abbienti potranno beneficiare di un aiutino in materia di sussidi per onorare le odiate fatture in puntuale arrivo dalle Casse malati. Aiutino, s’intenda; nulla di clamoroso, nulla che possa compensare gli effetti della mazzata sui premi (incremento medio, più 6.4 per cento); ma sempre meglio di quel nulla con cui si rischiava di seppellire il 2010 senza il conforto dei sacramenti. A volerla stimare “grosso modo”, un paio di biglietti da 100 pro quota cranica; che tuttavia, all’interno di molte economie domestiche, possono anche fare la differenza. Metodo adottato, l’innalzamento dei limiti di reddito per l’accesso al sussidio minimo, come segue: per le persone singole, da 22'000 a 28'000 franchi; per le famiglie, da 34'000 a 40'000 franchi; per le famiglie “vincolate” al reddito di riferimento, da 55'000 a 60'000 franchi; per il terzo figlio, da 65'000 a 70'000 franchi.

Non tutto è filato propriamente liscio, in aula, perché c’è sempre chi voglia agganciare una critica di sapore partitico (non politico) anche quando vi sia stato il consenso in sede commissionale ed anche quando la natura del provvedimento sia sacrosanta. Due righe basteranno tuttavia per rilevare e per valutare l’impennata di Giovanni Merlini, intervenuto a nome del Plr per dire che dalle sue sponde non sarebbe stata espressa una posizione organica ossia di gruppo. Per parte sua, il già presidente ha tentato di porre e di imporre qualche “distinguo” riassumibile alle seguenti voci: a) tratterebbesi di “concessioni bislacche”; b) tratterebbesi di forme di “assistenza a pioggia”. Si spezzi una lancia a favore di Fabio Regazzi e dei suoi colleghi commissari coloro che hanno operato per mettere sul piatto la proposta di iniziativa parlamentare elaborata: dopo mesi e mesi di traccheggiamenti e di mezzi “sì” diventati improvvisamente “no” (pare proprio che i consiglieri di Stato uscenti vogliano evitare di lasciare residui sui successori; ma a questa stregua diventa inutile l’intero ultimo anno di una legislatura…), il testo è stato redatto e messo in pagina nel volgere di pochi giorni, e non doveva essere proprio il peggio della cavagna dal momento che esso ha incontrato il favore di una consistente maggioranza. Persino ovvia la dichiarazione di principio da parte di Manuele Bertoli, futuro ex-segretario del Partito socialista, ad avviso del quale tale provvedimento sarebbe stato da rendersi definitivo anziché transitorio. La consueta e plateale logica del “tutto e sùbito”; del resto, non è nemmeno detto che dopo le Cantonali di aprile 2011 quel particolare Dipartimento rimanga nelle mani dell’epigono di Patrizia Pesenti in Governo. Giusto che si sta parlando dell’odierna titolare del “dossier”: operazione “né provvisoria né dispersiva”, è stata la replica, e chi voglia capire capisca.

I socialisti sono infine stati al gioco; idem dicasi per la rappresentanza pipidina, ben articolata dietro alle tesi esposte da Gianni Guidicelli. Convinta l’adesione dei deputati leghisti, per quanto Attilio Bignasca abbia espresso un dubbio sulla percezione di tale provvedimento (“Se va bene, per le cifre in gioco si muoverà uno su due tra gli aventi diritto”). Un avallo anche da Pierre Rusconi per l’Udc - con critica non velata al metodo seguito in seno all’Esecutivo - e da Greta Gysin per i Verdi. Quanto all’impatto sulle finanze cantonali, la stima si situa su un massimo di 3'300'000 franchi; ma, come detto, Palazzo delle Orsoline potrebbe cavarsela anche con meno.

Da: La regione 17.12.10 pag 5

Invalidi, reinserimento obbligatorio

La sesta revisione Ai cancella le rendite a 17 mila beneficiari. Ma nessuna quota verrà imposta alle aziende

ATS
KEYSTONE Sesta revisione dell’Ai, sin qui la maggioranza borghese l’ha avuta vinta su tutta la linea

Berna – La sesta revisione dell’assicurazione invalidità (Ai), che si ripropone di ridurre del 5% il numero delle rendite entro il 2018, ha superato anche l’esame del Consiglio nazionale. Il progetto torna agli Stati per divergenze minori, ma la maggioranza borghese è riuscita a far approvare le disposizioni più contestate. Circa 17 mila persone perderanno quindi il diritto a una rendita e dovranno reinserirsi nel mondo del lavoro. Le imprese però non saranno obbligate ad assumere una quota di handicappati.

La sinistra ha tentato in tutti i modi di opporsi a questa riforma che a suo avviso penalizza una volta ancora le persone con handicap, non esige nessuno sforzo da parte dei datori di lavoro e discrimina intere categorie di malati. Al voto finale il progetto è però stato approvato con 115 voti contro 63.

La sesta revisione prevede che tutte le rendite vengano sistematicamente riesaminate e che venga valutato il potenziale di reinserimento di ogni beneficiario. Le persone che soffrono di dolori cronici non dovuti a cause organiche, come la fibromialgia o patologie simili, a cui è stata concessa una rendita prima del 2008, potrebbero non avere più diritto all’Ai.

Per socialisti e Verdi questo provvedimento, che colpirebbe circa 4’500 persone, è iniquo. Non è colpa loro se l’Ai è finita nelle cifre rosse, è inaccettabile che siano loro a pagare per gli sbagli dei politici, ha detto Silvia Schenker (Ps/Basilea Città). Molti oratori temono inoltre che questa misura crei un pericoloso precedente che permetterà in futuro di escludere dall’Ai anche alcuni disturbi psichici. La depressione, la schizofrenia, le psicosi, i disturbi della personalità e altri disturbi non sono inclusi in questa disposizione, ha assicurato il consigliere federale Didier Burkhalter. La misura è stata accolta con 116 voti contro 63.

In totale si stima che da 16 a 18 mila persone perderanno il diritto all’Ai e dovranno tornare nel mondo del lavoro. Per favorire il loro reinserimento la commissione del Nazionale aveva proposto di obbligare le grandi imprese con oltre 250 dipendenti ad assumere almeno l’1% di handicappati la cui rendita sarà ridotta o soppressa a causa della riforma. Solo introducendo una quota sarà possibile raggiungere l’obiettivo ambizioso di sopprimere 12’500 rendite ponderate, ha spiegato Ignazio Cassis (Plr), relatore della commissione. «Se i datori di lavoro non fanno nessuno sforzo, i programmi di reinserimento dell’Ai, per i quali è previsto un grosso investimento, non serviranno a nulla» , ha aggiunto Christine Goll (Ps/Zurigo).

La maggioranza dei deputati borghesi però si è opposta all’introduzione di quote. L’idea della commissione è così stata bocciata con 114 voti contro 74, nonostante il fatto che all’ultimo momento sia stata ritirata una proposta di minoranza più esigente che prevedeva di riservare agli invalidi almeno il 2% del totale dei posti di lavoro delle imprese con almeno 100 dipendenti.

La destra è riuscita ad imporsi anche in merito all’articolo che prevede la possibilità di un periodo di prova di 180 giorni per verificare se l’invalido possiede effettivamente le capacità di svolgere un lavoro. In questo lasso di tempo continuerebbe a ricevere la rendita Ai e le indennità giornaliere. I dipendenti hanno tutti i doveri, compreso quello di effettuare ore supplementari, mentre i datori di lavoro hanno tutti i diritti e non sono tenuti neppure a versare un salario minimo, hanno sottolineato i deputati Verdi e socialisti.

Lo schieramento rosso-verde non è riuscito nemmeno nell’intento di ampliare i criteri di attribuzione del “contributo di assistenza”. Questa nuova prestazione permette agli invalidi di assumere un aiuto a domicilio ed evitare così il ricovero in istituto, ma il Consiglio nazionale ha deciso che non potrà essere utilizzata per indennizzare un familiare che si prende cura di un handicappato. A nulla sono valsi gli sforzi per ottenere un riconoscimento per il lavoro fornito gratuitamente dalle famiglie. Bisogna risanare le casse dell’Ai, non incrementare i costi, hanno risposto i deputati borghesi. Per compensare i 50 milioni di spese in più dovuti all’introduzione del contributo di assistenza, saranno ridotti della metà gli assegni per grandi invalidi che vivono in istituto.

L’intervista

Danilo Forini (Pro Infirmis): i desideri politici e la realtà non sono la stessa cosa

SG

Facile dire reinserimento professionale. Ma la realtà parla un’altra lingua: è fatta di persone con handicap più o meno gravi, e di un mercato del lavoro che – orientato a flessibilità ed efficienza, oltre che praticamente saturato da “misure attive” per reinserire disoccupati, assistiti e invalidi – tende a espellere, o perlomeno a respingere, piuttosto che ad accogliere chi vive una condizione di disagio.

Con questa realtà fanno i conti ogni giorno gli assistenti sociali della Pro Infirmis, organizzazione di aiuto ai disabili che peraltro ha sempre sostenuto sin qui le successive revisioni dell’assicurazione invalidità (Ai), il principio dell’equilibrio finanziario e le diverse misure adottate in quest’ambito per favorire l’inserimento professionale dei beneficiari di una rendita Ai. Ora però la misura pare davvero colma.

«La revisione votata ieri dal Consiglio nazionale fissa degli obiettivi quantitativi che non hanno nessun rapporto con la realtà del mercato del lavoro e il vissuto delle persone invalide» , dice alla ‘ Regione’ Danilo Forini , che a fine anno subentrerà ad Enrico Matasci alla testa di Pro Infirmis Ticino e Moesano. «Le nuove misure – prosegue Forini – sono semplicemente il frutto di desideri politicobudgetari completamente slegati dalle reali possibilità delle persone con handicap, molte delle quali non chiedono altro che di “sentirsi utili”, di sentirsi “veri cittadini”, di trovare un vero posto di lavoro» . Un posto di lavoro che, come ha dimostrato un recente sondaggio della stessa organizzazione, buona parte delle grandi aziende in Svizzera non sono disposte ad offrire.

Per il neo-direttore di Pro Infirmis Ticino e Moesano, la revisione avrebbe dovuto contemplare «un equilibrato sistema di bonus-malus nei confronti dei datori di lavoro, soprattutto nelle grandi aziende, e un sistema di quote, capace tuttavia di evitare alcuni effetti perversi come l’assunzione di “pseudo-lavoratori” con handicap solo per rispettare una percentuale» . «Alcune persone con handicap – rileva Forini – si potrebbero così trovare comunque senza un lavoro e senza le prestazioni finanziarie dell’Ai necessarie per vivere dignitosamente. Disabili e poveri, persone il cui inserimento professionale risulterà ancora più difficoltoso. Ci sarà inoltre un impatto finanziario su Cantoni e Comuni, che finanziano l’assistenza» .

Per di più, a due anni dall’entrata in vigore della quinta revisione dell’Ai, non è ancora chiaro qual è l’effetto delle misure di reinserimento professionale varate all’epoca. «L’unica cosa che sappiamo è che l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) aveva annunciato la creazione di tremila impieghi grazie al progetto “Job-Passerelle”, mentre secondo i dati delle organizzazioni del settore, i posti di lavoro creati ad oggi grazie a questo strumento – nonostante l’impegno degli enti coinvolti – sono solo una trentina» , osserva Danilo Forini, aggiungendo: «L’impressione di chi opera quotidianamente sul terreno è che sia davvero difficile per le persone con un handicap trovare un posto di lavoro» .

La Pro Infirmis saluta per contro l’approvazione del cosiddetto “contributo di assistenza” grazie al quale gli invalidi possono assumere un aiuto a domicilio, evitando così in alcuni casi il ricovero in istituto. Ma la soddisfazione è mitigata dal fatto che non sarà possibile utilizzare tale contributo per indennizzare i familiari, una limitazione che avrà un’incidenza reale «sulla scelta di persone con importanti handicap di vivere al proprio domicilio» , scelta «spesso possibile proprio grazie all’abnegazione di famigliari che in molti casi rinunciano ad un lavoro» , spiega un Danilo Forini preoccupato pure per «i 3 milioni all’anno di costi supplementari a carico del canton Ticino provocati dal dimezzamento degli assegni per grandi invalidi che vivono in istituto» e ancor più per il prossimo passo della revisione dell’Ai, la 6b, che prevede «una riduzione massiccia delle rendite, soprattutto di quelle corrisposte a persone con handicap gravi» .

Enti preoccupati

ATS

Berna – Associazioni ed enti attivi nell’aiuto a disabili, invalidi e portatori di handicap, sono molto preoccupati per l’approvazione da parte del Nazionale del primo pacchetto di misure della sesta revisione dell’Ai. «È un colpo inferto alla solidarietà» , «una spada di Damocle come regalo di Natale» , «una notizia disastrosa per gli assicurati e le loro famiglie» , dicono Pro Mente Sana e Agile (Aiuto reciproco svizzero Andicap), cui sono affiliate 40 organizzazioni.

 

Da: La regione 2.12.10 pag 4

‘Dedurre le spese di volontariato’

Lo chiede Quadri con un’iniziativa parlamentare

RED.

Il volontariato, specie nel sociale, diventa un supporto sempre più importante all’attività dell’ente pubblico, di fondazioni o di organizzazioni private. Da qui la proposta di rendere deducibili fiscalmente le spese legate all’esercizio del volontariato contenuta nell’iniziativa parlamentare generica presentata dal deputato leghista Lorenzo Quadri.

Il granconsigliere e municipale luganese cita uno studio realizzato dall’Associazione ticinese terza età, basato sui dati 2008, in cui si ipotizza che a livello svizzero il valore del volontariato organizzato – stimando che ogni ora ‘valga’ 25 franchi – superasse i 6,7 miliardi annui.

« L’importante attività del volontariato, a complemento e contributo dell’attività pubblica – scrive Quadri – , merita pur un qualche riconoscimento. Ciò senza voler entrare nella logica di una remunerazione monetaria della prestazione fornita, che contraddirebbe lo spirito del volontariato. A tal proposito tuttavia si osserva che, mentre le cosiddette ‘liberalità’ sono fiscalmente deducibili, lo stesso non vale per le spese affrontate dai volontari nell’esercizio delle loro attività di utilità pubblica ».

L’esempio portato dal deputato è quello dei volontari attivi nelle case per anziani; figure che « stante la frammentazione delle famiglie caratteristica della nostra società, spesso diventano una compagnia e un sostegno di grande valore per molti anziani soli ».

L’invito fatto al governo è dunque quello di elaborare e inserire nel diritto tributario cantonale una base legale affinché le spese causate dall’esercizio del volontariato possano essere dedotte al momento della presentazione della dichiarazione fiscale.

 

Da: La regione, 11.9.09, pag 3

Assegni, premi e deduzioni fiscali Il caso del signor XY

Una prassi da rivedere perché, fatti i conti, penalizza chi viene considerato bisognoso di sostegno finanziario. Non ritiene il Consiglio di Stato che «la soppressione della deduzione per figli agli studi in caso di versamento di un assegno, vada modulata in base agli effetti complessivi per il contribuente?». È quanto chiede un’interrogazione presentata ieri dal Gruppo Ps, primo firmatario Raoul Ghisletta. E giusto per chiarire la questione, i deputati socialisti firmatari dell’atto parlamentare citano un esempio reale. Il signor XY ha ricevuto, per la figlia agli studi, un assegno di 3.000 franchi dallo Stato. A seguito di questo assegno – si precisa – la deduzione per la figlia agli studi nella tassazione imposta cantonale 2008 passa da 13.000 franchi a zero. Il che significa, per il signor XY, un aggravio d’imposta cantonale e comunale di circa 1.500 franchi dato che il suo reddito netto sale a 45.009 franchi mentre con la concessione della deduzione sarebbe stato di 31.809 franchi. Ma non finisce qui – si legge ancora nell’interrogazione del Ps – perché la beffa per il signor XY si completerà nel 2010. Stante l’attuale sistema, con un reddito netto di 45.009 franchi perderà il sussidio per la cassa malati (che si baserà sull’imposta cantonale 2008). Tradotto in soldoni, per una famiglia con due figli sono 4.000 franchi in meno. A conti fatti, a fronte di un assegno di 3.000 franchi ricevuto (quello per lo studio della figlia) nel 2008, il signor XY registrerà un maggior esborso di 5.500 franchi per imposte e maggiori premi casse malati: il saldo negativo sarà dunque di 2.500 franchi. Il calcolo qui descritto tiene conto dell’attuale sistema che permette l’accesso ai sussidi per le casse malati, vale a dire l’imponibile fiscale. Cosa capiterà, chiedono infine i deputati del Ps, quando si passerà al calcolo sul reddito disponibile previsto per il 2011?

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts