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Suicidi e drammi famigliari anche in Ticino? Non è ora di reagire?

Dicembre 2008.
Riceviamo e pubblichiamo la seguente e-mail inviataci da un visitatore del sito.
*** 
Buongiorno ai lettori di Papageno. Grazie di pubblicare questa mia e-mail.  
Anche in Ticino c'è stato recentemente un suicidio di un padre in fase di divorzio, che conoscevo personalmente, ma nessuno ne ha parlato.
Ecco come il sistema delle separazioni svizzero, in presenza di una legge iniqua come quella attuale,  può portare a delle tragedie famigliari. E mi domando anche quello sfortunato giudice che ha dovuto applicare questa miserevole legge  (ed aveva le mani legate purtroppo) come si sarà sentito dopo questo triste avvenimento ?

Il rispetto della bigenitorialità attraverso l'applicazione d'ufficio dell'autorità parentale congiunta e dell'affido condiviso, da parte delle

autorità e dei magistrati , sicuramente servirebbe a prevenire certe situazioni famigliari critiche, che sappiamo esistono anche in Ticino.

Nei giornali si é parlato marginalmente del caso dello scorso anno nel canton Friborgo: quello del padre che si é suicidato con la figlia (buttandosi da un ponte) quando ha saputo che volevano togliergli il diritto di visita.

E se succedesse in Ticino ? 
Le autorità sono disposte ad assumersi questo rischio ?
E poi non vengano a dire : "Non l'avevamo detto !"
Il diritto di visita viene tolto troppo facilmente! Come ? Non sulla carta, li c'è :
nelle decisioni é presente. Quindi "lo Stato che lo ha conferito, può dire di
avere la coscienza tranquilla". 

Purtroppo, in presenza di un genitore che si oppone, lo Stato é carente, e per esso tutti quei funzionari (dagli assistenti sociali, agli psicologi, ai poliziotti) e pure i curatori che non vogliono "fare fatica" o  "avere problemi con certi genitori" e quindi si tirano indietro dai loro doveri e dalle loro responsabilità.

Scrivono nei loro rapporti :  "non ci sono le premesse per fare il diritto di visita ed é finita lì " , così un genitore viene escluso dall'altro : hanno tutti paura di certe madri o padri isterici e degli avvocati mercenari, che li sostengono.

Casi disperati ce ne sono e molti, ma il vostro movimento nessuno lo ascolta abbastanza seriamente.

Purtroppo anche la prassi nelle commissioni tutorie, nelle autorità di vigilanza  ed in certe Preture non cambia, nonostante le segnalazioni da parte di diverse associazioni, come il movimento Papageno, che stanno da tempo lanciando un grido di allarme.

Speriamo  che prima o poi  vengano ascoltati , ma non troppo tardi ( a tragedia avvenuta).

Troppi sono i padri ( e a volte anche le madri) che non riescono più a vedere i loro figli e troppi sono i figli che non riescono più a vedere un loro genitore, ossia quello alienato, spesso dalle madri (ma a volte anche dai padri), con la complicità dello Stato, che, ribadisco, non agisce o agisce troppo lentamente  o non agisce senza abbastanza fermezza.

 " Otto luglio 2003, Genova, ore 21.30. L'ispettore Saverio Galoppo, 47 anni, in servizio alla Questura del capoluogo ligure, si è da poco suicidato con la pistola d'ordinanza dopo aver sterminato la famiglia: la moglie Assunta Russo, 43 anni, impiegata alle Poste, da cui era separato dal dicembre 2002, e i figli Sara e Davide, di otto anni e quattro anni.
L'ultima citazione è da una delle lettere lasciate dall'ispettore Saverio Galoppo prima di uccidere e uccidersi: «La giustizia che non c'è mi spinge a questo gesto. Fino a questo momento io ho servito lo Stato» (da Libero).
Effettivamente lo Stato italiano non ha trovato ancora un equilibrio normativo per contribuire a superare l'equivalenza padri separati-padri assenti, contro la propria volontà (commento)."

Tutto ciò, sottolineo, è avvenuto nel 2003, prima che venisse approvata in Italia la normativa sull'affido condiviso.

Ecco un esempio di ciò che non dovrebbe mai succedere.

Ma il Cantone Ticino é preparato ad affrontare casi difficili come questo ?

Invito tutti a leggere e a riflettere su cosa è stato scritto su questo caso "Galloppo" nel link allegato

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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