In
realtà, la donna non è nuova ad atti clamorosi. Già nell'aprile 2009,
per raccogliere i soldi necessari a pagare un ricorso al Tribunale
amministrativo, s'era messa in piazza Dante a Lugano a chiedere
l'elemosina.
Da allora la situazione s'è vieppiù ingarbugliata. "Nel
frattempo ho avuto tre infarti miocardici e altri problemi di salute -
aggiunge -. Ma io sono la madre e sono io la responsabile legale.
Guardi, scriva pure che attendo sino a fine mese per vedere se la
tutoria organizza un incontro. Altrimenti, sentirete presto parlare di
me. Preferisco morire dandomi fuoco. Tanto che ho da perdere? Niente. Mi
stanno togliendo tutto. Anzi, me l'hanno già tolto...". Ne approfitta
per lanciare un appello: "Mi piacerebbe trovare un avvocato che davvero
faccia i miei interessi".
In realtà, la vicenda di Antonella è
comune a quella di molte mamme. In difficoltà, con figli a carico,
chiedono aiuto ad un assistente sociale e subentra una tutoria per dare
sostegno. "Ho fatto un grande errore a darla in affidamento - commenta
laconica -. Non c'è mai stata comunicazione con la famiglia".
Quest'ultima, contattata dal Caffè, non ha voluto rilasciare alcuna
dichiarazione.
Ma torniamo indietro di qualche passo. I primi tre
anni di vita della bimba trascorrono sereni. Grazie agli assegni
integrativi e di prima infanzia la mamma resta a casa. In seguito cerca
un lavoro. Ma gli orari sono difficili da conciliare con una famiglia.
"Secondo l'assistente sociale per mia figlia ho solo due strade:
l'istituto o l'affidamento". Antonella sceglie l'affidamento. Anche se
la bimba finisce a 100 chilometri da casa. Col tempo, le telefonate e
gli incontri tra madre e figlia si fanno sempre meno frequenti.
"Inascoltate le mie richieste di maggiori contatti. Ma tutto ha un
limite. E io non ho più pazienza". p.g.


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