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Il grido di dolore di una madre. Se non vedo mia figlia preferisco morire.

Da: Caffé della Domenica, 23.1.11 (link all'articolo)
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Se non vedo mia figlia preferisco morire
 
PATRIZIA GUENZI
 
Minaccia uno sciopero della fame, ma anche di cospargersi  di benzina e darsi fuoco. È una mamma disperata quella che arriva a ipotizzare gesti così estremi. È Antonella Pace di Lugano, 38 anni, dal 29 agosto 2009, dice, non ha più riabbracciato sua figlia, in affidamento da sei anni. "Forse con un gesto eclatante riuscirò ad attirare l'attenzione delle autorità che mi hanno abbandonata, fregandosene dei diritti di un minore", spiega. E aggiunge: "Non è possibile che la Commissione tutoria ad ogni mio tentativo di vedere la bimba risponda che la richiesta è fuori luogo".
 

In realtà, la donna non è nuova ad atti clamorosi. Già nell'aprile 2009, per raccogliere i soldi necessari a pagare un ricorso al Tribunale amministrativo, s'era messa in piazza Dante a Lugano a chiedere l'elemosina.
Da allora la situazione s'è vieppiù ingarbugliata. "Nel frattempo ho avuto tre infarti miocardici e altri problemi di salute - aggiunge -. Ma io sono la madre e sono io la responsabile legale. Guardi, scriva pure che attendo sino a fine mese per vedere se la tutoria organizza un incontro. Altrimenti, sentirete presto parlare di me. Preferisco morire dandomi fuoco. Tanto che ho da perdere? Niente. Mi stanno togliendo tutto. Anzi, me l'hanno già tolto...". Ne approfitta per lanciare un appello: "Mi piacerebbe trovare un avvocato che davvero faccia i miei interessi".
In realtà, la vicenda di Antonella è comune a quella di molte mamme. In difficoltà, con figli a carico, chiedono aiuto ad un assistente sociale e  subentra una tutoria per dare sostegno. "Ho fatto un grande errore a darla in affidamento - commenta laconica -. Non c'è mai stata comunicazione con la famiglia". Quest'ultima, contattata dal Caffè, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.
Ma torniamo indietro di qualche passo. I primi tre anni di vita della bimba trascorrono sereni. Grazie agli assegni integrativi e di prima infanzia la mamma resta a casa. In seguito cerca un lavoro. Ma gli orari sono difficili da conciliare con una famiglia. "Secondo l'assistente sociale per mia figlia ho solo due strade: l'istituto o l'affidamento". Antonella sceglie l'affidamento. Anche se la bimba finisce a 100 chilometri da casa. Col tempo, le telefonate e gli incontri tra madre e figlia si fanno sempre meno frequenti. "Inascoltate le mie richieste di maggiori contatti. Ma tutto ha un limite. E io non ho più pazienza".   p.g.

23-01-2011 01:00

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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