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Da: CdT, 23.10.12 pag 15

Una separazione resa ancor più dolo­rosa dalla presenza di un bambino che il padre vedeva sporadicamente sarebbe all'origine del fatto di sangue avvenuto mercoledì scorso all'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio, dove un 24.enne svizzero domiciliato nella regione ha accoltellato un 34.enne portoghese. Questi è il padre del piccolo che, affida­to alla madre, l'uomo può vedere a in­tervalli stabiliti dalle autorità preposte. Proprio l'impossibilità di stare col pro­prio figliolo per il tempo auspicato in­duceva lo straniero ad avvicinare con una certa insistenza l'attuale compagna del 24.enne, madre del bimbo.

Da: La regione, 11.10.12 pag 4

La mamma non è sempre la mamma

Nasce un gruppo di autoaiuto per i genitori respinti dai figli. L’obiettivo? ‘Parlarsi e aiutarsi reciprocamente’

POL
TI-PRESS Un legame che può spezzarsi

Si dice che quando una relazione si interrompe, sovente la colpa ‘sta nel mezzo’. Il dolore tocca invece entrambi i lati. E i genitori ‘rinnegati’ dai propri figli tendono ad affrontare questa sofferenza “nel silenzio e in solitudine”. Vuoi perché si sentono disorientati, vuoi perché sono intenti a cercare di comprendere dove e come si è sbagliato. Oggi però qualcuno ha deciso di condividere questa dolorosa esperienza. Tanto che lunedì (cfr. anche box a lato) nascerà in Ticino un gruppo di auto-aiuto per mamme e papà ‘respinti’. « Come centro di informazione e di contatto per i gruppi di autoaiuto – spiega la segretaria della Conferenza del volontariato sociale Marilù Zanella alla ‘RegioneTicino’ – siamo a disposizione delle persone che intendono crearne. Non conoscevo nessun genitore ‘respinto’. Poi però ci hanno contattato due persone e dopo il lancio del gruppo notiamo un certo interesse. D’altronde simili iniziative esistono già in altri cantoni ».

E in Ticino, chiediamo a Zanella, quanti sono a trovarsi in questa situazione?

«Al momento è difficile quantificare il fenomeno, ma sicuramente tocca diverse persone. Si è anche in un campo in cui vige un certo riserbo: molti preferiscono non raccontare la propria storia. Magari perché in preda ai sensi di colpa».

D’accordo. E come leggere questo fenomeno? Segno di una società che cambia o di un’apertura, di un desiderio di condividere le proprie esperienze?

«Francamente non saprei. Ripeto, io non ero a conoscenza di casi simili e sono rimasta stupita. Spero si tratti di una questione marginale. In ogni caso la novità consiste nel fatto che questi genitori respinti dicano: ‘cerchiamo di fare qualcosa, di aiutarci tra di noi’».

E per farlo si darà per l’appunto vita a un gruppo di auto-aiuto. Ma chi sono i figli che respingono mamma e papà?

«Si tratta solitamente di maggiorenni che tagliano i ponti senza fornire un motivo preciso. E il genitore vive questa situazione con molta sofferenza: non c’è più una relazione e manca qualsiasi forma di comunicazione».

Comunicazione che si cercherà invece di stabilire con gli altri membri del gruppo...

«È proprio questo il concetto dell’auto-aiuto. Alcune tematiche sono sovente vissute individualmente, ognuno cerca di gestire i problemi a modo suo o recandosi da specialisti. Invece con questo approccio si prova a unirsi, a scambiarsi le esperienze e a darsi un sostegno reciproco. Si capisce di non essere soli e si viene a conoscenza di altre modalità esistenti per affrontare un determinato problema».

E la ricetta funziona?

«Sì, funziona. Tuttavia rileviamo come il concetto fatichi a passare in Ticino: nella Svizzera tedesca esistono più gruppi di auto-aiuto. Forse le persone sono maggiormente disponibili ad aprirsi e a parlare dei propri problemi. Da noi invece esiste un aspetto culturale che ci rende più reticenti a esporsi su determinate questioni: la realtà è più piccola e si ha paura di venir giudicati. C’è poi una maggior tendenza ad affidarsi a un professionista».

E a proposito di professionisti, questi gruppi sono seguiti da qualcuno?

«Dipende. Ne esistono di diversi tipi. La nostra associazione sostiene soprattutto quelli autogestiti per cercare di promuovere l’autonomia delle persone».

Anche nel caso dei genitori respinti?

«Sì. Si tratta di persone toccate da una sofferenza. Io parteciperò alla prima seduta, ma non come esperta della tematica. Darò una mano a impostare il lavoro, nell’ottica di ritirarmi in modo che il gruppo vada avanti da sé».

Ma in tal modo non si corre il rischio di non affrontare davvero il problema, limitandosi a consolarsi a vicenda?

«Il rischio c’è. Ma l’obiettivo è uscire dall’impasse, iniziare a parlarne. Inoltre nei gruppi esistono forme di autoregolazione e noi siamo sempre pronti a dare una mano».

L’incontro

Nel segno del confronto

“Parlare liberamente e apertamente, sentendoci capiti”; “scambiarci esperienze per trovare un modo di comportamento adatto alla situazione ed evitarci inutili umiliazioni”; “cercare di trovare un modo per continuare a vivere una vita il più serena possibile”. Sono questi gli obiettivi del gruppo di auto-aiuto per genitori respinti che si riunirà per la prima volta lunedì prossimo, il 15 ottobre, a Lugano. L’iniziativa si rivolge a mamme e papà “che, dopo aver visto i propri figli tagliare ogni contatto senza dare spiegazioni, intendono condividere il proprio vissuto per trovare un modo più sereno di affrontare questa difficile esperienza”. Interessati possono scrivere a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.">This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o telefonare allo 091 970 20 11.

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