Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: CdT, 4.6.11 pag 32

Crisi 

Ogni giorno divorziano in Cina circa 5 mila coppie

 In Cina circa 5 mila coppie hanno divorziato in media ogni giorno nel primo trimestre dell'anno. È quanto emerge dai dati pubblicati sul proprio sito dal Ministero degli affari civili di Pechino. Nei primi tre mesi dell'anno, ci sono stati più di 465 mila casi di di vorzi in Cina che, secondo le statisti che, significano un aumento del 17,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Secondo Chen Yijun, esperto di sociologia all'accademia cinese di scienze sociali, «il matrimonio in Ci na è entrato in una fase di incertezza». Complici anche lo stress, la corsa al guadagno, l'aumento dei costi della vita, la situazione nelle famiglie si sta facendo sempre più difficile. E i valo ri tradizionali dell'unità familiare si vanno perdendo. Per l'esperto uno dei problemi maggiori è che, con il benes sere, i coniugi stanno diventando in dipendenti sia finanziariamente che a livello mentale. 

Da: www.tio.ch 2.3.11

SVIZZERA
Una tassa sul matrimonio in Svizzera?

Disparità d'imposizione fiscale tra sposati e concubini nella Confederazione. In Ticino, la situazione è migliore

LUGANO - Le coppie sposate, in Svizzera, spesso subiscono un’imposizione fiscale superiore rispetto a quella che devono pagare le coppie di conviventi, a parità di reddito complessivo. Va subito detto che nel Canton Ticino, le cui disparità di trattamento tra coniugi e concubini sono state aggiustate a seguito della decisione del 1984 del Tribunale federale, si rileva una situazione accettabile nel suo complesso.

Lo studio della Supsi - Tuttavia, rileva uno studio pubblicato sull’ultimo numero del periodico "Novità fiscali" della Supsi, in Svizzera esistono tuttora grandi disparità. Infatti, i redditi e la sostanza dei coniugi sposati (non separati legalmente o di fatto) sono cumulati, qualunque sia il regime dei beni e anche i redditi dei figli minorenni, non da attività lucrativa, sono cumulati con il reddito dei genitori. La famiglia viene dunque considerata una comunità economica sotto il profilo fiscale. I concubini, invece, sono sempre tassati individualmente e i loro redditi non sono addizionati. Per questo, possono risultare notevoli differenze di carico fiscale fra le coppie coniugate e i concubini in conseguenza della progressività della tariffa fiscale. Questa situazione è evidentemente discriminatoria e, per questo, il legislatore federale ha prescritto ai Cantoni che “per le persone coniugate che vivono legalmente e di fatto in comunione domestica l’imposta deve essere ridotta in modo adeguato rispetto a quella dovuta dalle persone sole”.

Compito arduo - Il legislatore cantonale deve quindi ridurre tali disparità, ma il compito è arduo, poiché il sistema del cumulo dei redditi della famiglia gli impone di garantire un’imposizione equa delle diverse forme di famiglia oggi diffuse, come coniugi con e senza figli, concubini con e senza figli, famiglie monoparentali. Dopo la storica sentenza Hegetschweiler del 1984 che aveva affermato alcuni fondamentali principi cui deve attenersi il legislatore cantonale nel definire le modalità d’imposizione dei coniugi, dei concubini e delle persone sole, il Tribunale federale ha mostrato una sempre minor propensione a sindacare le scelte del legislatore. D’altra parte, dopo l’entrata in vigore della LAID, il Tribunale federale ha le mani ancor più legate di prima, per il fatto che gli è precluso il sindacato di costituzionalità delle leggi federali. Di conseguenza, non può mettere in discussione il fondamento del cumulo dei redditi dei coniugi. E così rimangono ancora notevoli differenze ai fini dell’imposta federale diretta, nonostante i diversi “cerotti” inseriti dalle Camere federali, come la deduzione sociale per i coniugi o la terza tariffa per i genitori. ) che tuttavia non hanno aggiustato l’incostituzionalità dell’imposizione dei coniugi nei confronti dei concubini senza figli che abbiano redditi uguali.

Una tassa matrimoniale? - A livello cantonale, invece, il problema è stato risolto, sebbene permangano ancora talune disparità, nel garantire la parità di trattamento tra le diverse categorie di contribuenti (coniugi, famiglie monoparentali, concubini, single). Il sistema della Flat Rate Tax sembrerebbe la panacea ai mali che affliggono l’imposizione della famiglia, ma tale sistema presenta altri problemi, come  la socialità delle aliquote. Questi aspetti e molti altri relativi alla fiscalità svizzera saranno anche materia Master in Tax Law della Supsi orientato ai professionisti che intendono specializzarsi nel settore della fiscalità e che avrà inizio il 9 settembre consentendo di conseguire il prestigioso titolo universitario di Master of Advanced Studies SUPSI in Tax Law, titolo riconosciuto dal Dipartimento federale dell’economia.

Red

Foto Keystone

 

Da: www.tio.ch del 15.02.2011  Blog Itio

Il monito del noto divorzista Daniele Jörg. Meglio prevenire ma i contratti prematrimoniali non sono accettati per scaramanzia

LUGANO - "Non commettete matrimonio, perché è sempre un disastro".  A pronunciare la frase che richiama al peccato, e ripresa dal Movimento Papageno, è l'avvocato divorzista Daniele Jörg. "Io mi occupo di divorzi e faccio prevenzione come fanno i dentisti, ma la gente non crede alla prevenzione e continua a sposarsi. Abbiamo il 60% dei divorzi sul totale dei matrimoni.  Il restante 40% ha l'amante, oppure non ha molti soldi per divorziare o i figli sono troppo piccoli. Quelli che stanno bene, sono pochissimi."

Da: CdT 29.10.10 pag 13

Lugano Svuotò il conto del marito

Un anno sospeso per la moglie 50.enne di un noto imprenditore di Reggio Emilia

In fase di divorzio, la donna fece scomparire poco meno di un milione di franchi


«Il reato è oggettivamente grave: si par­la di illeciti per poco meno di un milio­ne di franchi che vanno tuttavia inseriti nel contesto famigliare in cui si sono svi­luppati». Così il giudice Claudio Zali, nel fotografare la vicenda giudiziaria che ha tenuto banco ieri alle Correzionali di Lu­gano concludendosi con una condan­na a 12 mesi sospesi. A comparire alla sbarra, una 50.enne cittadina italiana, moglie di un noto imprenditore della provincia di Reggio Emilia chiamata a rispondere dei reati di truffa e falsità in documenti per aver sottratto nel settem­bre di due anni or sono 657 mila euro (al cambio di allora poco meno di un milio­ne di franchi) da una relazione bancaria in un istituto di credito di Lugano di cui il consorte era avente diritto economi­co e su cui lei disponeva di procura con firma individuale.
In fase di divorzio

Gli ingredienti sono quelli di tutte le re­lazioni sentimentali travagliate e burra­scose, fatte di passione e odio, litigi e ri­congiungimenti, in un crescendo desti­nato a sconfinare sui terreni banditi dal codice penale fino ad approdare in au­la penale. I due si incrociano nel 1995 quando l'imputata viene assunta nella ditta del futuro consorte - specializzata nella progettazione e fabbricazione di macchinari - con l'incarico di occupar­si dello sviluppo dell'azienda e dei rap­porti con l'estero. Tra i due scocca la scin­tilla e comincia una convivenza desti­
nata a tramutarsi in matrimonio nel 2006. Nonostante le importanti mansioni in azienda, l'imputata percepisce uno sti­pendio mensile di 1.500 euro che ritie­ne inadeguato alle proprie competenze pur se il consorte - ha sostenuto - le ave­va assicurato che ogni cosa appartene­va ad entrambi. Quest'ultima circostan­za non si realizza però dal profilo giuri­dico: i due vivono infatti in regime di co­munione dei beni e, quando le cose co­minciano ad andare male, la 50.enne non avrebbe potuto avanzare pretese sul patrimonio preesistente del marito.
Il naufragio nel 2008

I rapporti finiscono per deteriorarsi, i litigi, anche accessi, si susseguono, fi­no a giungere a una richiesta di separa­zione nel settembre 2008. Richiesta di poco preceduta da una querela penale sporta dalla donna nei confronti del 62.enne per lesioni, ingiurie, minacce e maltrattamenti. A complicare il tutto giungono la grave malattia che viene dia­gnosticata alla 50.enne e la successiva scoperta di una relazione extraconiuga­le del marito. «Volevo solo tutelarmi»: così ieri l'imputata nel giustificare quan­to commesso. Resasi conto che dalle pra­tiche di separazione non sarebbero giun­ti particolari benefici economici, la 50.en­ne si recò a Lugano per incontrare il con­sulente di un istituto bancario dove il marito aveva la relazione, riferendogli (contrariamente al vero) che quest'ulti­mo, impossibilitato a presenziare, ave­
va deciso di donarle gli averi deposita­ti. In tal modo avrebbe indotto il funzio­nario ad allestire una lettera di estinzio­ne degli stessi. Lettera che avrebbe infi­ne sottoposto al marito (costituitosi par­te civile tramite l'avvocato Giuseppe Pe­droli) carpendone la firma poiché lo stes­so era solito sottoscrivere quanto gli ve­niva sottoposto sulla fiducia.
Accusa e difesa

«Riteneva di non aver avuto il giusto ri­conoscimento economico e pertanto ha deciso di farsi giustizia da sé, agendo con determinazione e freddezza e metten­do in atto un vero e proprio piano di ven­detta»: così la procuratrice pubblica Ma­nuela Minotti Perucchi nel delineare gli illeciti e nel chiedere una condanna a 16 mesi. Sul fronte opposto, il rappresen­tante della difesa, avvocato Adriano Sa­la, che nel battersi per una riduzione di pena, da porre al beneficio della condi­zionale, ha posto l'accento sul difficile contesto in cui la donna si venne a tro­vare: «Dedicò anima e corpo all'azien­da e al marito, trovandosi travolta dal senso di abbandono, dalla malattia, dal­la consapevolezza di una relazione ex­traconiugale del consorte». Circostan­ze di cui la Corte ha comunque voluto tener conto in sede di commisurazio­ne della pena, rilevando come pur a fron­te di reati gravi l'imputata non abbia agi­to per arricchirsi, lasciando il denaro nel­la stessa banca e nelle stesse condizio­ni, seppure su un suo conto.
GI.M

 

Da: CdT 25.10.10 pag 11

Processo

In fase di divorzio svuotò il conto del marito
Moglie di un imprenditore accusata d'illeciti per 657 mila euro


Lei sostiene di aver agito per tutelarsi e non per appropriarsi dei fondi del marito, con cui era in corso una pratica di separazione, ma per l'accusa deve rispondere dei reati di truffa e falsità in documenti. Trae origine da una travagliata e burrascosa relazione sentimentale, poi naufragata sui terreni banditi dal codice penale, il procedimento che giovedì prossimo vedrà comparire davanti alla Corte delle Assise Correzionali di Lugano, presieduta dal giudice Claudio Zali, una 50.enne cittadina italiana, moglie di un noto imprenditore della provincia di Reggio Emilia. La donna è accusata di aver sottratto nel settembre di due anni or sono 657 mila euro (al cambio di allora poco meno di un milione di franchi) da una relazione bancaria in un istituto di credito di Lugano di cui il consorte era avente diritto economico e su cui lei disponeva di procura con firma individuale.

Naufragio sentimentale
Il canovaccio, in base alle ricostruzioni, non si distanzia da tante relazioni finite male, se non nella parte conclusiva. Tutto nasce infatti intorno alla metà degli anni Novanta, quando la donna viene assunta nella ditta del futuro consorte - specializzata nella progettazione e fabbricazione di macchinari - con l'incarico di occuparsi dello sviluppo dell'azienda e dei rapporti con l'estero. Tra i due nasce un rapporto sentimentale che sfocia nella convivenza e, nel dicembre 2006, nel matri
monio. Se da un lato in base alle dichiarazioni dell'imputata vi era un buon affiatamento lavorativo, in privato nascono tuttavia sin dall'inizio dei problemi.
A complicare il tutto giungono poi la grave malattia che viene diagnosticata alla 50.enne nel febbraio del 2007 e la successiva scoperta (secondo le dichiarazioni della donna) di una relazione extraconiugale del marito. I rapporti finiscono così per deteriorarsi, i litigi, anche accessi, si susseguono, fino a giungere a una richiesta di separazione formalizzata nel settembre 2008. Richiesta di poco preceduta da una querela penale sporta dalla donna nei confronti del 62.enne per i titoli di lesioni, ingiurie, minacce e maltrattamenti in famiglia.

L'atto d'accusa
Come detto, la donna, difesa dall'avvocato Adriano Sala, deve rispondere di illeciti per 657 mila euro. Recatasi a Lugano, si sarebbe incontrata con il consulente di riferimento di un istituto bancario riferendogli (contrariamente al vero) che il consorte, impossibilitato a presenziare, aveva deciso di donarle gli averi depositati. In tal modo avrebbe indotto il funzionario ad allestire una lettera di estinzione degli stessi. Lettera che - in base all'atto d'accusa stilato dalla procuratrice pubblica Manuela Minotti Perucchi - avrebbe sottoposto al marito in un secondo momento per la necessaria firma unitamente ad altra corrispondenza.
Il tutto, si legge, sapendo che l'uomo «era solito firmare quanto gli ve
niva sottoposto da lei e dagli altri collaboratori dell'azienda sulla fiducia e senza previa lettura».

Testimonianze a confronto
La donna ha nella sostanza ammesso quanto le viene rimproverato, sostenendo tuttavia di aver agito, come riferito, per tutelarsi economicamente. A suo dire, il marito le aveva sempre assicurato che quel conto rappresentava una sicurezza comune per il futuro, la loro pensione, anche se formalmente intestato a lui. La donna ha inoltre dichiarato agli inquirenti di aver agito in un momento per lei difficile (date anche le sue condizioni di salute), in cui si vedeva compromessa dal profilo economico e non lasciando intravedere le pratiche di separazione particolari benefici in tal senso. D'altro canto, il 62.enne, costituitosi parte civile tramite l'avvocato Giuseppe Pedroli, non ha nascosto in sede di interrogatorio, come nel settembre del 2008 i contanti che custodiva in casa fossero scomparsi come pure il contenuto di alcune cassette di sicurezza in Italia: dopo aver chiesto spiegazioni alla moglie negli uffici della ditta, questa avrebbe però a detta del 62.enne negato di essersi impossessata di quei soldi. L'uomo ha inoltre dichiarato di essersi recato a Lugano per verificare lo stato della relazione bancaria a margine della pratica di separazione e delle relative richieste della moglie.
Elementi che terranno banco giovedì in aula penale. Nel corso del dibattimento dovrebbero venir sentiti sia l'imprenditore 62.enne sia il consulente dell'istituto di credito.
GI.M

 

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