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Da: La regione 14.11.08 pag 6

‘Troppi carcerati maltrattati'
Il Consiglio d'Europa denuncia il ‘comportamento inaccettabile' della polizia ginevrina

Berna - Anche la Svizzera, in quanto a sicurez­za e comportamenti delle forze dell'ordine, ha i suoi scheletri nell'armadio. Il Consiglio d'Europa ha infatti denunciato alcuni maltrattamenti da parte di poliziotti, in particolare a Ginevra. La maggior parte dei prigionieri nelle carceri elveti­che viene invece trattata correttamente.
In occasione di una visita, effettuata dal 24 set­tembre al 5 ottobre 2007, la delegazione del Comita­to per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consi­glio d'Europa aveva comunicato alle autorità sviz­zere di non aver «riscontrato alcun tipo di tortura o maltrattamento grave» nei penitenziari dei canto­ni di Argovia, Berna, Soletta, Vallese e Zurigo.
La situazione è invece più preoccupante a Gine­vra, indica un rapporto pubblicato ieri dal Cpt. I maltrattamenti imputati ai gendarmi ginevrini vanno da «uno schiaffo isolato» a fatti più gravi come «pedate, pugni, manganellate o il ricorso abu­sivo ai gas lacrimogeni» . Il rapporto denuncia inol­tre
«tecniche di strangolamento»
, vale a dire prese al collo con l'avambraccio, per far rigurgitare stu­pefacenti ingeriti e l'impiego non conforme di cani poliziotto.
Secondo il comitato, comportamenti del genere da parte dei poliziotti sono «inaccettabili» e do­vrebbero essere «condannati dalle autorità svizze­re ». «Siamo sorpresi e preoccupati da queste scoper­te. Finora non avevamo mai registrato fatti del ge­nere in Svizzera» , ha affermato il capo della dele­gazione, il belga Marc Nève. «Il numero di denunce per maltrattamenti è cresciuto. Rispetto alla visita condotta nel 2005 la situazione è peggiorata» , ag­giunge l'avvocato belga, citato nel documento.
Il Cpt è anche preoccupato per le condizioni del­la prigione ginevrina di Champ-Dollon. «C'è un problema di sovraffollamento, a cui si aggiunge un sistema antincendio inadeguato e una mancanza di igiene nelle cucine, che influisce sulla qualità del cibo dato ai detenuti» , afferma Nève. Il Comitato ha pure espresso preoccupazione per il trattamen­to dei detenuti con problemi mentali. «Attualmen­te vengono messi nei bracci di massima sicurezza perché non vi sono altre soluzioni. Ma questo non è un luogo adatto per chi ha problemi mentali» , se­condo Nève.
Nel rapporto, gli esperti del Consiglio d'Europa propongono una lista di misure per migliorare la protezione dei detenuti. In particolare invitano la polizia a limitare l'uso della forza al minimo indi­spensabile e ricordano che qualsiasi tipo di violen­za è ingiustificato dal momento che la persona è sotto controllo.
Nella sua risposta al rapporto, il Consiglio fede­rale sottolinea che in seguito all'ultima visita del­la delegazione del comitato, le autorità svizzere hanno attuato diverse raccomandazioni per rafforzare ulteriormente la protezione di chi si trova in carcere preventivo, centri di allontana­mento, penitenziari e istituti di educazione.
Berna ricorda inoltre che le autorità compe­tenti hanno trasmesso alla polizia cantonale gi­nevrina due lettere che condannano qualsiasi forma di maltrattamento dei detenuti, già prima della visita della delegazione. Inoltre, la presa al collo con l'avambraccio è vietata già da tre anni sia nelle accademie di polizia sia durante i corsi di aggiornamento professionale, si legge in una nota diffusa ieri dal Dipartimento federale di giustizia e polizia.
In generale, il Consiglio federale ha constatato «con soddisfazione» , che la maggior parte delle persone intervistate dalla delegazione ha afferma­to di essere stata trattata correttamente durante l'arresto, gli interrogatori e la carcerazione.
Gli esperti del "Comitato europeo per la preven­zione della tortura e delle pene o trattamenti inu­mani o degradanti" controllano regolarmente le condizioni detentive nei 47 Stati membri del Con­siglio d'Europa. L'anno scorso hanno visitato la Svizzera per la quinta volta dal 1991.




‘La polizia deve limitare l'uso della forza'

 

Da: La regione, 14.11.2008 pag 3

Anche la delegazione Ticino dei Cemea (Centri di esercitazione ai metodi dell'educazione attiva) ha aderito al "Gruppo 20 novem­bre" costituitosi per sottolineare l'anniversario della firma della convenzione Onu sui diritti dei bambini e sensibilizzare l'opinione pubblica al tema. Sino a fine mese si svolgeranno nella Svizzera ita­liana diverse azioni promosse da enti che, direttamente o indiretta­mente, si occupano di politica dell'infanzia, della fanciullezza, del­l'adolescenza e della gioventù. « Tutti i partner di questa iniziativa si prefiggono ovviamente un unico scopo, ma lo fanno ciascuno secondo le proprie possibilità e le proprie competenze », spiegano i Cemea che si occupano fra l'altro dell'organizzazione di stage per la formazio­ne di animatori di colonie e di operatori della prima infanzia. Per saperne di più sugli appuntamenti e sulla convenzione: www.ce­mea.ch. quest'anno viene inoltre offerto un segnalibro che ricorda i principali diritti sanciti dalla convenzione delle Nazioni Unite: può essere richiesto al segretariato Cemea (This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. tel. 091/ 630 28 78). Sabato mattina 22 novembre intanto all'Auditorium di Banca Stato a Bellinzona si terrà un incontro-dibattito sul tema "I diritti del bambino e l'evoluzione del concetto di infanzia". Rela­tore sarà Aurelio Crivelli, docente Asp. Inizio alle 9.15.

 

Da: CdT 27.09.08 pag 36

L' ESPERTO RISPONDE
I
GENITORI POSSONO FRUGARE NELLA CORRISPONDENZA DEI FIGLI?
 FRANCESCA
CASSINA-BARZAGHINI
I
Ieri sera ho litigato con mia mamma perché da un po' di tempo si prende la libertà di frugare tra le mie cose e anche di aprir­mi la posta. Ho solo di­ciassette anni ma penso di aver di­ritto alla mia pri­v a c y . Forse le parran­no pro­b l e m i poco ri­levanti ma per me sono impor­tanti. Cosa ne pensa?
 (Riccardo di L) n siffatti casi i limiti del rispetto della sfera priva­ta dei figli sono molto difficili da tracciare e pos­sono variare sensibilmente da situazione a situa­zione. In generale va detto che sino alla maggiore età, i figli sono soggetti all'autorità parentale dei genitori, i quali ne dirigono le cure e l'educazione e, riservata la loro capacità, prendono le decisioni necessarie. Se­condo l'articolo 301 cpv 2 del Codice Civile il figlio de­ve obbedienza ai genitori, i quali devono tuttavia con­sentire al figlio, corrispondentemente alla sua matu­rità, di organizzare liberamente la sua vita e, in affa­ri importanti, tenere in debita considerazione la sua opinione. Anche le relazioni personali e, quindi, gli eventuali scambi epistolari intrattenuti con terzi dal minorenne, rientrano di principio nel potere di dispo­sizione attribuito ai genitori dall'autorità parentale; un'autorità che tuttavia il genitore deve gestire per il bene del figlio e nel rispetto del suo grado di maturi­tà. Nel caso concreto, considerato come il nostro letto­re sia ormai vicino alla maggiore età, e sia quindi an­che capace di discernimento, va­le a dire capace di agire ragio­nevolmente e di comprendere le conseguenze del proprio agire, a nostro avviso egli deve aver di­ritto ad una propria sfera perso­nale. Al giovane - che pur rima­ne soggetto all'autorità parenta­le dei genitori cui egli deve co­munque obbedienza - deve quin­di essere riconosciuta la libertà d i gestire le proprie faccende più personali e in particolare la posta che riceve (indipen­dentemente che si tratti di corrispondenza di amici o di altro) in maniera praticamene autonoma. Solo ec­cezionalmente un genitore dovrebbe potere (anche con­tro la sua volontà) aprire la posta di un figlio mino­renne ma capace di discernimento: quando in parti­colare ciò si rende necessario a tutela del suo bene, per esempio perché ha problemi scolastici, ha una condot­ta che crea preoccupazioni legittime ai genitori, ha problemi di dipendenze o altro. In questi, o altri casi, l'obbligo di assistenza e di cura di ogni genitore può quindi esigere che una madre apra la corrispondenza del figlio. Nel caso particolare, non conosciamo i det­tagli della situazione. In linea di principio ci sembra tuttavia di poter consigliare alla mamma del giovane lettore di aver maggior rispetto verso il minore, evi­tando inutili ingerenze nelle sue cose più private e per­sonali. Solo un rapporto famigliare improntato sulla reciproca fiducia e sul rispetto può in effetti garantire in casa la necessaria serenità. Raccomandiamo d'al­tra parte al giovane lettore di evitare, ove possibile, inutili conflitti con la madre prediligendo piuttosto il dialogo.
  Per porre domande, rivolgersi a: Corriere del Ticino, «L'esperto risponde», c.p. 160, 6903 Lugano (fax 968.29.77, e-mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.)




 

 

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