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L'esperienza della rottura vista nell'ottica del bambino che
la subisce suo malgrado - Stasera incontro informativo ad Agno sul
progetto di sostegno «Attorno al fuoco»
Un momento di rottura per tutti, inclusi i figli. In Ticino sono mezzo
migliaio i bambini e gli adolescenti che ogni anno si trovano ad
affrontare, loro malgrado, l'esperienza del divorzio. Per l'esattezza,
secondo i dati dell' Ufficio cantonale di statistica sono stati 554
(374 divorzi in famiglie con figli) nel 2007, 533 (356) nel 2006 e 563
(368)nel 2005. Ma come vivono la rottura? Come aiutarli a superarla?
Sulla scorta di quanto avviene da tempo in altri Cantoni, anche in
Ticino da tre anni si è approntato un progetto, denominato «Attorno
al fuoco» (supportato dall' Associazione AGAPE Ticino) che si propone
di «accompagnare » bambini e adolescenti di coppie divorziate o
separate attraverso l'esperienza della rottura, aiutandoli a farvi
fronte con maggiore consapevolezza. Una serata informativa è prevista
oggi, mercoledì 19 novembre, alle 18.30 alle scuole comunali di Agno,
dove l' Associazione ticinese delle famiglie monoparentali e
ricostituite (ATFMR) e AGAPE organizzano un incontro - intitolato
«Mamma e papà si separano... chi ci ascolta? » - con
Norma Bargetzi,
assistente sociale e psicoanalista, fra le responsabili del progetto.
Ma cosa muove iniziative come questa? «Si tratta di prendere in
considerazione temi legati alla separazione e al divorzio
sottolineando il punto di vista del bambino », spiega. «Perché prima,
durante e immediatamente dopo la separazione i genitori sono molto
occupati con se stessi. Pur essendo sensibili ai bisogni dei figli, in
quei momenti tendono ad avere poca disponibilità nei loro confronti.
E i bambini restano soli».
Panni in famiglia oppure no?
Eppure,
se paragonato alla Svizzera interna, questo tipo di sostegno in
Ticino è relativamente giovane. «A Zurigo - rimarca Bargetzi - nel
2007 è stata accettata la proposta di includere l'offerta di questo
tipo di gruppi nei servizi statali». Situazione che è ancora lungi
dall'essere in Ticino, dove tuttavia, qualcosa si sta muovendo
sul fronte del coordinamento dei servizi presenti (vedi articolo in
basso). Resta il fatto che fra i cittadini c'è ancora esitazione di
fronte ad aiuti simili: «La concezione che i panni sporchi li si deve
lavare in famiglia è in parte ancora radicata. C'è ancora una
percezione sbagliata, come se solo per problemi veramente grossi ci si
rivolge a terzi». Come spiegare le resistenze? Per
Sandra Killer,
del Comitato ATFMR, «Dal profilo del sostegno emotivo, psicologico o
educativo la separazione è ritenuta ancora un fatto privato e da non
"pubblicizzare". Il ricorsoasostegni entra in causa tendenzialmente
quando si riscontrano difficoltà comportamentali o sofferenze
rilevanti». In passato, rileva, il supporto di ordine psicologico
induceva resistenze per l'immagine di malattia che ne derivava. Le
nuove prospettive di sostegno, volte a valorizzare e incoraggiare
l'individuo, invece, trovano più consenso. «Tuttavia - conclude -
l'iniziativa personale nella ricerca di tali sostegni non è ancora
diffusa nella mentalità collettiva».
Il boom delle separazioni
Bargetzi
ammette comunque che un cambiamento negli anni c'è stato. «Il tema
delle conseguenze del divorzio è più presente rispetto a 40-50 anni fa
quando quest'ultimo era molto stigmatizzato. D'altro canto oggi più
del 50% delle coppie si separano, tanto che si è giunti all'estremo
opposto, banalizzando cioè la situazione del divorzio. Invece
bisognerebbe prenderlo sul serio: resta sempre un momento di rottura,
anche per i figli». Il tutto, precisa, senza patologizzarlo: «È una
situazione di crisi, ma, come tutte le crisi, si può superare». Ed è
questo, conclude, che si vuole trasmettere ai bambini, con cui si
lavora molto affinché sappiano discriminare maggiormente le emozioni.
Attraverso un percorso ludico di nove tappe che ha un inizio ma anche
una fine: «La separazione ritorna; fa parte della realtà. Ma può
anche essere vissuta in modo non drammatico ».
Romina Lara
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