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Da: La regione 8.1.09 pag 4

Un segretario per i pazienti ticinesi
 Coordinerà la neocostituita associazione. Sulla recente iniziativa l'opinione dell'Ordine dei medici e di Santésuisse

  La neocostituita Associazione pazienti (Ap) ticinese ha reso noto ieri di avere designato un segretario. Il suo nome è Dario Lanfranconi. Luganese, classe 1984, laureato in filosofia. Que­sto l'identikit della nuova figura di riferimento per i pazienti del nostro cantone.
  Il 31 dicembre scorso, dopo ol­tre vent'anni di attività, l'Asso­ciazione pazienti della Svizzera italiana, presieduta da Gabriele Chiesi, ha terminato il proprio servizio alla comunità, passan­do il testimone alla nuova Asso­ciazione pazienti, nata grazie al­l'appello di Matteo Cheda, gior­nalista e fondatore di Spendere meglio. Voluta e creata per non lasciare i ticinesi senza un indi­rizzo cui richiedere pareri e con­sulenze in campo medico-sanita­rio, l'associazione con sede a Bellinzona si è presto data un'or­ganizzazione e un segretario­coordinatore per proseguire da subito l'opera di difesa degli in­teressi dei pazienti.
  « La precedente organizzazione ha fatto senza dubbio un buon la­voro e ci è sembrato giusto offrire ancora un supporto simile - dice alla "Regione Ticino" Lanfran­coni -. Nel budget delle famiglie, dopo l'affitto, la maggiore spesa è quella per la salute. Come per gli inquilini c'è un'associazione che ne tutela i diritti e offre consulen­ze, anche per la salute è necessa­rio un riferimento. Vista soprat­tutto la difficoltà di molti nel de­streggiarsi con la burocrazia, vuoi per i termini sempre più complessi, vuoi per la varietà di possibilità offerte dal mercato as­sicurativo, ci è sembrato doveroso e utile colmare la lacuna venuta­si a creare dopo la cessazione del­l'attività della precedente Asso­ciazione dei pazienti della Svizze­ra italiana ».
  I servizi Dagli iter da seguire nel caso di denunce di errori medici ai problemi con le casse malati, dall'aiuto nella stesura di lettere e documenti da indirizzare alle assicurazioni alla gestione dei rapporti con le istituzioni come il Dipartimento sanità e socia­lità: è ampio, nelle parole di Lan­franconi, il campo d'azione che l'associazione si è prefissata di coprire e sono molte le questioni mediche, assicurative o legali che potranno presentarsi.
  « Come coordinatore ricevo le richieste di pazienti e malati e va­luto come fornire la risposta più adatta ed esaustiva - spiega il segretario -. Nei casi più sempli­ci o di routine rispondiamo diret­tamente noi come associazione, per quanto concerne invece situa­zioni più complicate o delicate ci appoggiamo a degli esperti. Av­vocati, medici, consulenti che hanno una conoscenza approfon­dita della materia e che possono quindi rispondere con maggior accuratezza e cognizione di cau­sa ».
  Per contattare il servizio di consulenza dell'associazione, fa sapere la stessa Ap, basta andare sul sito www.associazione.pa­zienti.ch. Un indirizzo semplice e immediato che permette agli interessati sia di iscriversi al­l'Ap, sia di richiedere una con­sultazione. Ma cosa pensano del­la neonata associazione assicu­ratori malattia e medici?
  ‘Un'interlocutrice' « I pazienti hanno bisogno di qualcuno che li consigli su aspetti che in ambito sanitario sono sem­pre più complessi ed è per questo che mi è dispiaciuto quando Ga­briele Chiesi ha annunciato la cessazione dell'attività dell'asso­ciazione di cui era presidente: ora però c'è una nuova associazione e ciò è senz'altro positivo - afferma
 Olivio Lama,
segretario di Santésuisse Ticino, la federazio­ne che riunisce gran parte delle casse malati. I pazienti ticinesi, aggiunge Lama, « continueranno così ad avere un punto di riferi­mento: l'importante è che possa­no contare su persone competenti in grado di fornire loro una con­sulenza valida e non viziata da pregiudizi. Come Santésuisse consideriamo la neonata associa­zione un'interlocutrice confidan­do in un dialogo costruttivo ».
  ‘Troppa fretta'
  Per il presidente dell'Ordine ticinese dei medici Franco Den­ti, l'istituzione della nuova asso­ciazione « è stata decisa in manie­ra affrettata: i suoi promotori, se­condo me, avrebbero dovuto dap­prima sondare il terreno senten­do fra gli altri i professionisti del­la salute, coloro che operano sul terreno come i medici di famiglia o quelli ospedalieri; noi come Or­dine non siamo stati interpellati ed è un peccato perché avremmo potuto dare delle indicazioni pen­siamo utili ». Denti ritiene « molto importante che anche in Ticino ci sia un'associazione dei pazienti - non staccata da quella delle con­sumatrici e dei consumatori della Svizzera italiana (l'Acsi, ndr) - soprattutto in un momento come quello attuale in cui il sistema sa­nitario è sotto pressione. È dun­que molto importante che ci sia un'associazione capace di dialo­gare con tutte le componenti di tale sistema. Proprio per questo la sua creazione va attentamente studiata e pianificata. Nel caso concreto credo che si sia agito troppo in fretta ».
  Consulenza ai pazienti. So­stiene il presidente dell'Acsi Mario Jäggli: « Siamo interessa­ti a fornire questo servizio ai no­stri associati, ma considerato l'i­ter da seguire all'interno della nostra associazione e visto che non c'è urgenza, decideremo in assemblea a primavera ».
 BO.P/A.MA.
 




TI- PRESS
 Ampio il campo d'azione



Dario Lanfranconi
 

 

 

 

Da: CdT 31.12.08 pag 9

 Ieri la costituzione: l'ente si occuperà di consigli e pareri in caso di problemi nelle prestazioni sanitarie
  I pazienti ticinesi non dovran­no rinunciare al servizio di consu­lenza, assicurato fino ad ora dal­l' Associazione pazienti della Sviz­zera italiana, che, come annun­ciato la settimana scorsa dal pre­sidente Gabriele Chiesi, cessa la sua attività oggi. L'iniziativa del giornalista Matteo Cheda, volta ad assicurare la continuità del servizio (cfr. CdT del 27 dicem­bre), è andata a buon fine e, ieri mattina a Bellinzona, è stato fir­mato l'atto costitutivo della nuo­va Associazione pazienti.
  All'appello pubblico lanciato da Cheda, per il momento hanno ri­sposto sette persone, di cui due disposte a far parte dei membri fondatori. «I primi passi - dice Cheda - saranno di prendere contatto con Chiesi e l' Associa­zione svizzera dei pazienti. A que­sta in particolare vogliamo chie­dere se è possibile partecipare al­la protezione giuridica che assi­curano ai loro associati». Questa copre fino a 250 mila franchi di spese giudiziarie nei casi che con­cernono la sanità. Inoltre, in pri­mavera si terrà la prima assem­blea generale, dove saranno no­minati gli organi dell'associazio­ne, la cui quota di iscrizione sarà di 60 franchi per i singoli e 90 per le famiglie. «Per il momento vo­gliamo valutare la prima risposta dei cittadini e l'interesse da par­te dell'associazione nazionale» sottolinea Cheda.
  Nell'immediato futuro sarà atti­vato un servizio di consulenza tramite e-mail. «Vogliamo conti­nuare - afferma Cheda - il pre­zioso lavoro di Chiesi ed aiutare i pazienti a difendersi da soli. La prestazione sarà gratuita per i so­ci, mentre costerà venti franchi alla risposta per le altre persone». Il servizio sarà attivo non appe­na sarà assunto un segretario. L'indirizzo di posta elettronica a cui rivolgersi verrà pubblicato sul sito dell'associazione (www.as­sociazione.pazienti.ch), dove so­no già presenti le informazioni per chi fosse interessato al posto di segretario. «In un secondo tempo, quando l'associazione sa­rà un po' più rodata, il servizio di consulenza diventerà individua­le e personalizzato, restando sem­pre gratuito per i soci» conclude Cheda. sf

 

Da: CdT 8.1.09 pag5

 Lo ha stabilito il Tribunale federale, dando ragione a un cinese che lavorava a Berna - La richiesta di ogni dipen­dente deve infatti essere valutata allo stesso modo
  Le persone cui è stato ricono­sciuto il diritto d'asilo hanno di­ritto agli assegni famigliari an­che per i figli che vivono all'este­ro. Lo ha stabilito il Tribunale fe­derale, dando ragione a un cine­se che lavorava a Berna. Secon­do i giudici le normative canto­nali che divergono da questo principio sono contrarie alla convenzione internazionale sui rifugiati.
  L'uomo era giunto in Svizzera nel 2002 e aveva chiesto asilo. Nel 2006 era stato accolto a titolo provvisorio, ma già l'anno prima aveva cominciato a lavorare in un ristorante. All'inizio del 2007 era stato raggiunto dalla moglie e dai due figli. Per il periodo an­tecedente al 2007 la cassa di compensazione Gastro Social si era rifiutata di versare gli asse­gni famigliari, una decisione confermata anche dal tribunale amministrativo di Berna, che fa­ceva valere una regola presente nel diritto cantonale.
  Secondo la prima corte di dirit­to sociale del Tribunale federa­le, con sede a Lucerna, la cassa avrebbe per contro dovuto va­lutare la richiesta del dipenden­te cinese alla stregua di quella di un cittadino svizzero: secon­do la convenzione sui rifugiati gli asilanti accolti vanno infatti parificati a livello salariale alle forze lavoro locali. Il diritto agli assegni comincia a partire dal riconoscimento dello statuto di rifugiato.

Giusta la Legge sulla polizia (del 12 dicembre 1989) (http://www.ti.ch/CAN/argomenti/legislaz/rleggi/rl/dati_rl/f/f15a.htm), la polizia comunale è tenuta a  provvedere in primo luogo all'esecuzione di decisioni amministrative e giudiziarie civili (rimanendo riservato l'intervento sussidiario della polizia cantonale).

Da: La regione 12.12.08 pag 13

‘Una facoltà di diritto'
 Mozione Ppd, Plr, Ps e Verdi chiede di crearla a Bellinzona

  Con una mozione congiunta al Municipio di Bellinzona i consiglie­ri comunali Rocco Taminelli (Ppd), Sergio Savoia (Verdi), Otto Mino­li (Ps) e Denis Rossi (Plr) lo invitano a chiedere alle autorità cantona­li e federali l'istituzione in città di una facoltà di diritto dell'Univer­sità della Svizzera italiana. A tale scopo viene chiesto di stanziare il necessario credito per commissionare uno studio di fattibilità. L'i­dea trae origine dalla presenza a Bellinzona, da ormai quattro anni, di una delle più alte istituzioni giuridiche d'importanza nazionale: il Tribunale penale federale. Inoltre « la riorganizzazione della Giusti­zia penale in Ticino, che farà seguito all'entrata in vigore per il 2011 del Codice di procedura penale unificato a livello svizzero, porterà certa­mente a Bellinzona la sede di uno dei Tribunali penali cantonali, di prima o di seconda istanza ». Non solo: « Tutte le Città svizzere che ospi­tano una sede di Tribunale federale (Losanna, Lucerna, Berna e San Gallo) hanno un'università con la facoltà di diritto ». Senza contare, poi, che « da sempre il Ticino, malgrado le barriere linguistiche, è ter­ra di ottimi giuristi e professori universitari ». A mente dei quattro consiglieri, la facoltà di diritto sarebbe meno onerosa, a livello di in­frastrutture, rispetto alla proposta ventilata relativa a una facoltà di medicina, « le cui sinergie con quanto già esiste in Città nell'ambito del­la ricerca sono di difficile concretizzazione ». Per contro una facoltà di diritto « è più facilmente sostenibile ». Comunque, non essendo le due strutture alternative, « qualora si volesse promuoverle entrambe non si ostacolerebbero vicendevolmente ».

 

Da: CdT, 19.11.2008 pag 8

Accompagnare i figli nel divorzio
 Oltre 500 quelli coinvolti ogni anno - Genitori restii a farsi aiutare


 L'esperienza della rottura vista nell'ottica del bambino che la subisce suo malgrado - Stasera incontro informa­tivo ad Agno sul progetto di sostegno «Attorno al fuoco»

  Un momento di rottura per tut­ti, inclusi i figli. In Ticino sono mezzo migliaio i bambini e gli adolescenti che ogni anno si trova­no ad affrontare, loro malgrado, l'esperienza del divorzio. Per l'esat­tezza, secondo i dati dell' Ufficio cantonale di statistica sono stati 554 (374 divorzi in famiglie con fi­gli) nel 2007, 533 (356) nel 2006 e 563 (368)nel 2005. Ma come vivo­no la rottura? Come aiutarli a su­perarla? Sulla scorta di quanto av­viene da tempo in altri Cantoni, anche in Ticino da tre anni si è ap­prontato un progetto, denomina­to «Attorno al fuoco» (supportato dall' Associazione AGAPE Ticino) che si propone di «accompagna­re » bambini e adolescenti di cop­pie divorziate o separate attraver­so l'esperienza della rottura, aiu­tandoli a farvi fronte con maggio­re consapevolezza. Una serata in­formativa è prevista oggi, merco­ledì 19 novembre, alle 18.30 alle scuole comunali di Agno, dove l' Associazione ticinese delle fami­glie monoparentali e ricostituite (ATFMR) e AGAPE organizzano un incontro - intitolato «Mamma e papà si separano... chi ci ascol­ta? » - con Norma Bargetzi, assi­stente sociale e psicoanalista, fra le responsabili del progetto.
  Ma cosa muove iniziative come questa? «Si tratta di prendere in considerazione temi legati alla se­parazione e al divorzio sottoline­ando il punto di vista del bambi­no », spiega. «Perché prima, du­rante e immediatamente dopo la separazione i genitori sono mol­to occupati con se stessi. Pur es­sendo sensibili ai bisogni dei figli, in quei momenti tendono ad ave­re poca disponibilità nei loro con­fronti. E i bambini restano soli».
 Panni in famiglia oppure no?
 Eppure, se paragonato alla Sviz­zera interna, questo tipo di soste­gno in Ticino è relativamente gio­vane. «A Zurigo - rimarca Barget­zi - nel 2007 è stata accettata la proposta di includere l'offerta di questo tipo di gruppi nei servizi statali». Situazione che è ancora lungi dall'essere in Ticino, dove tuttavia, qualcosa si sta muoven­do sul fronte del coordinamento dei servizi presenti (vedi articolo in basso). Resta il fatto che fra i cit­tadini c'è ancora esitazione di fronte ad aiuti simili: «La conce­zione che i panni sporchi li si de­ve lavare in famiglia è in parte an­cora radicata. C'è ancora una per­cezione sbagliata, come se solo per problemi veramente grossi ci si rivolge a terzi». Come spiegare le resistenze? Per Sandra Killer, del Comitato ATFMR, «Dal profilo del sostegno emotivo, psicologico o educativo la separazione è ritenu­ta ancora un fatto privato e da non "pubblicizzare". Il ricorsoasoste­gni entra in causa tendenzialmen­te quando si riscontrano difficol­tà comportamentali o sofferenze rilevanti». In passato, rileva, il sup­porto di ordine psicologico indu­ceva resistenze per l'immagine di malattia che ne derivava. Le nuo­ve prospettive di sostegno, volte a valorizzare e incoraggiare l'indi­viduo, invece, trovano più consen­so. «Tuttavia - conclude - l'inizia­tiva personale nella ricerca di tali sostegni non è ancora diffusa nel­la mentalità collettiva».
 Il boom delle separazioni
 Bargetzi ammette comunque che un cambiamento negli anni c'è stato. «Il tema delle conseguenze del divorzio è più presente rispet­to a 40-50 anni fa quando quest'ul­timo era molto stigmatizzato. D'al­tro canto oggi più del 50% delle coppie si separano, tanto che si è giunti all'estremo opposto, bana­lizzando cioè la situazione del di­vorzio. Invece bisognerebbe pren­derlo sul serio: resta sempre un momento di rottura, anche per i figli». Il tutto, precisa, senza pato­logizzarlo: «È una situazione di crisi, ma, come tutte le crisi, si può superare». Ed è questo, conclude, che si vuole trasmettere ai bam­bini, con cui si lavora molto affin­ché sappiano discriminare mag­giormente le emozioni. Attraverso un percorso ludico di nove tappe che ha un inizio ma anche una fi­ne: «La separazione ritorna; fa par­te della realtà. Ma può anche es­sere vissuta in modo non dram­matico ». Romina Lara




SOSTEGNO Nei momenti di rottura i genitori sono spesso occupati con se stessi. Ma la crisi tocca anche i figli. (foto Nicola Demaldi)

 

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