Tra il pubblico c’è anche lui, Mario Branda. Ancora un paio di
settimane da pp, dopodiché, lasciato Palazzo di giustizia, si dedicherà
esclusivamente alla propria campagna elettorale (è uno dei cinque
candidati socialisti al Consiglio di Stato). Certo, emoziona un po’
vedere riuniti in un momento speciale così tanti colleghi magistrati, ex
dal prossimo 1° gennaio, con i quali si sono condivisi diversi anni di
lavoro. « Dieci anni, molto intensi... ma si guarda avanti », dice Branda.
Martedì 14 dicembre: a Bellinzona nell’aula del Gran Consiglio
poco più di quaranta toghe – procuratori pubblici, giudici dei
provvedimenti coercitivi e giudici d’Appello, magistrato dei minorenni
nonché pretori aggiunti – si apprestano a dichiarare fedeltà alla
Costituzione e alle leggi. Parenti e amici sopra, in tribuna. Giù in
sala i magistrati che il parlamento ha eletto in questi mesi in vista
dell’entrata in vigore, il 1° gennaio, delle procedure penale e civile
unificate a livello federale. Volti noti (diversi gli uscenti
riconfermati) e visi nuovi. Il loro mandato durerà dieci anni.
Per l’occasione sono presenti il presidente del Consiglio di
Stato Luigi Pedrazzini, la vice Laura Sadis e il direttore del
Dipartimento del territorio Marco Borradori. Accanto ai ministri siedono
il cancelliere Giampiero Gianella e il responsabile della Divisione
giustizia Giorgio Battaglioni. C’è anche il procuratore generale John
Noseda. A condurre la cerimonia è il presidente del Gran Consiglio,
autorità di nomina di pp e giudici. « Una cerimonia che ha un significato notevole
», premette il primo cittadino del Cantone Dario Ghisletta, che la sera
prima ha rispolverato pagine scritte da due illustri giuristi italiani
(« alcune delle mie letture estive »). Pagine dei libri “Sulle
regole” dell’ex pm del pool milanese Mani pulite Gherardo Colombo e “La
vita e le regole, tra diritto e non diritto” del già garante della
privacy Stefano Rodotà (entrambi i testi pubblicati da Feltrinelli). Il
presidente del parlamento ticinese cita Colombo e Rodotà (le riflessioni
dei quali « sono particolarmente opportune »), poi si rivolge direttamente ai magistrati che si accingono a dichiarare fedeltà alle leggi. « Il vostro è un compito di fondamentale importanza per garantire la convivenza pacifica anche nel nostro piccolo cantone », ricorda Ghisletta. « Siete al servizio dei cittadini e dello Stato e il mio – chiosa – è un giudizio molto positivo sul lavoro sin qui svolto dai magistrati ticinesi ».
Si guarda intanto al 1° gennaio, quando scatterà la nuova
procedura penale. Che ha richiesto degli adattamenti delle strutture
giudiziarie cantonali. Ci sarà per esempio l’appello penale, che
comporterà in pratica il rifacimento del processo di primo grado. Altra
novità: i giudici dei provvedimenti coercitivi si pronunceranno,
confermandole o no, sulle misure (carcerazione preventiva, controlli
telefonici ecc.) disposte non solo dagli inquirenti ticinesi, ma pure
dal Ministero pubblico della Confederazione, nel nostro caso dalla sede
distaccata di Lugano della Procura federale.