Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: CdT 13.1.11 pag 6

ARGOVIA. Detenuto in preventiva si toglie la vita
Un uomo di 57 anni che si trovava in detenzione preventiva ad Aarau è stato ritrovato impiccato nella sua cella. Si tratta di un italiano che era in prigione da circa un mese perché sospettato di gravi atti di violenza contro la moglie. Il detenuto ha con­tattato ieri a più riprese il personale della prigione, ma nulla lasciava pen­sare che avesse l'intenzione di suici­darsi, ha comunicato l'ufficio canto­nale per l'esecuzione delle pene. 

Da: CdT 12.1.11 pag 10

RICICLAGGIO
Prima indagata, poi prosciolta e ora risarcita


Tra il luglio e l'agosto del 2002, a segui­to anche dell'arresto del marito, aveva tra­scorso 29 giorni dietro le sbarre poiché coinvolta, marginalmente, in una maxi in­chiesta internazionale che aveva permes­so di stroncare un vasto tentativo di rici­claggio da parte della ‘ndrangheta calabre­se. Nei suoi confronti erano stati ipotizza­ti addebiti pesanti: appropriazione sem­plice, appropriazione indebita, falsità in documenti, riciclaggio e favoreggiamen­to; ma tutto si era concluso con un decre­to di abbandono per insufficienza di pro­ve. Ora, a poco più di otto anni dai fatti, la Camera dei ricorsi penali ha riconosciuto alla donna un'indennità per ingiusto pro­cedimento di quasi 53 mila franchi, di cui 44 mila, più interessi, per spese legali, 5.800 per torto morale e 1.500 per ripetibili.
L'inchiesta «Roscoba»

È dunque giunto definitivamente al capo­linea il filone ticinese del caso denomina­to «Roscoba» che tra Lugano e Reggio Ca­labria aveva visto finire in detenzione sva­riate persone. Una vicenda di cui si era tor­nati a parlare a fine 2009 quando davanti alla Corte delle Assise Correzionali di Lu­gano comparve il consorte della donna in­dennizzata. L'uomo, 46 anni di Lugano, ex consulente patrimoniale di una fiduciaria cittadina, era stato riconosciuto colpevo­le di ripetuta amministrazione infedele ag­gravata e ripetuta falsità in documenti, e condannato a 16 mesi di detenzione: si era trattato in quel caso di una pena aggiunti­va ai 6 anni (poi ridotti a 3,5 in appello) ir­rogati in precedenza per riciclaggio dal Tri­bunale penale di Reggio Calabria.
La consorte, poi scagionata, era finita nel mirino della giustizia a seguito dell'arresto del 46.enne e le indagini riguardavano una sua eventuale correità o complicità nell'at­tività di riciclaggio. Ipotesi per cui alla fine non si era trovata alcuna prova.

Procedimento complesso

Tutto era partito nel 2002 da una denun­cia in relazione a perdite per oltre 700 mi­la franchi nella fiduciaria cittadina. L'in­chiesta avviata dal Ministero pubblico nei confronti di più persone (con ruoli e re­sponsabilità diverse) aveva accertato l'esi­stenza una cattiva gestione del denaro af­fidato alla società, ma anche operazioni per risanare le perdite provocate dai tra­colli della borsa, con denaro di provenien­za illecita. Nel corso degli accertamenti, subito allargati all'Italia e agli Stati Uniti, era emerso che 46 milioni di franchi, pari a 6 miliardi di vecchie lire - che in seguito si scoprì appartenere alla ‘ndrangheta ca­labrese, provento dal traffico di cocaina - erano stati «lavati» in Ticino tra il 2000 al 2001 per poi essere trasferiti all'estero. Le indagini si erano divise in due tronconi: quella più ampia sul riciclaggio affidata al­la magistratura italiana, terminata come detto con una condanna 3 anni e mezzo nei confronti del marito della donna risar­cita, e quella sui reati patrimoniali chiusa alle Correzionali di Lugano nel 2009.
RED.

 

Da: CdT 12.1.11 pag 6

Zurigo

Segreto d'ufficio: condannate due donne


Dopo essere state assolte in primo gra­do, due ex collaboratrici dei servizi socia­li della città di Zurigo sono state ricono­sciute colpevoli di violazione del segreto d'ufficio al processo d'appello. Agli inizi del 2007 le due donne avevano trasmesso al settimanale «Weltwoche» documenti confidenziali su casi di abusi nell'assisten­za sociale.
Il Tribunale cantonale di Zurigo ha con­dannato ieri le due donne ad una pena pe­cuniaria di 20 aliquote giornaliere da 80 franchi con la condizionale per un perio­do di due anni. Le condannate dovranno inoltre sobbarcarsi spese processuali per 6000 franchi e un risarcimento di 5.000 fran­chi alla città. La corte ha seguito l'argomen­tazione della pubblica accusa, la quale ha sostenuto che le due donne avevano la pos­sibilità di denunciare le irregolarità ai su­periori o ad altri uffici competenti, prima di rivolgersi alla stampa. Il Tribunale can­tonale ha ribaltato la sentenza emessa nel settembre 2009 dal Tribunale distrettuale:
la giudice unica della prima istanza era ar­rivata alla conclusione che le due donne hanno effettivamente violato il segreto d'uf­ficio, ma non potevano essere condanna­te perché non avevano altra possibilità di rendere note le irregolarità. La vicenda ave­va lanciato un ampio dibattito sugli abusi di beneficiari dell'assistenza. Le due ex col­laboratrici del dicastero opere sociali furo­no sospese dall'incarico nell'autunno 2007 e licenziate in tronco nel marzo 2008 per gravi violazioni dei propri obblighi.
Sulla scia delle loro rivelazioni sono state ordinate a Zurigo due perizie che hanno portato all'introduzione di un nuovo siste­ma di controllo per i beneficiari dell'assi­stenza. La municipale dei Verdi, Monika Stocker, che ha diretto il dicastero opere sociali per 14 anni, ha da parte sua lascia­to l'incarico nel luglio 2008 invocando pro­blemi di salute. L'anno scorso le due «tal­pe» hanno inoltre ricevuto il «Prix Coura­ge» assegnato ogni anno dal periodico del­la Svizzera tedesca «Beobachter».

 

Da: CdT 4.1.11 pag 11

Sentenza
Caso Zali, amica consigliata verrà risarcita 

La donna era stata prosciolta in Pretura. La CRP le riconosce oltre 15 mila franchi
 

Poco più di 15 mila franchi di indenni­tà, di cui 13 mila per spese legali e il resto per torto morale. Si è chiusa definitivamen­te con il parziale accoglimento di un'istan­za di risarcimento presentata dall'amica che chiese un consiglio legale al magistra­to, la vicenda riguardante un caso penale minore che aveva comunque suscitato qualche clamore a Palazzo di giustizia poi­ché nell'occhio del ciclone era finito il giu­dice Claudio Zali. Quest'ultimo era stato indagato dall'allora procuratore generale Bruno Balestra prima e poi dal procurato­re pubblico Antonio Perugini (che aveva abbandonato il procedimento nel settem­bre 2008), per appropriazione semplice per aver in pratica dato consigli ad una co­noscente, coinvolta in una vicenda pena­le dalla quale alla fine era uscita prosciol­ta. Difesa dall'avvocato Patrizia Gianelli, la donna aveva inoltrato opposizione a un decreto di accusa per appropriazione in­debita che proponeva alcune decine di ali­quote giornaliere da 30 franchi sospese condizionalmente. Tutto, come si ricorde­rà, ruotava attorno all'inventario di un bar del Luganese che la conoscente del magi­strato aveva preso in gerenza cedendolo successivamente insieme all'esercizio pub­blico. Sull'inventario, tra la donna e la pre­cedente gerente era nato un contenzioso sfociato in una denuncia.
Di fronte alla Pretura penale, la donna era
stata scagionata da ogni accusa presentan­do quindi nello scorso marzo un'indenni­tà per ingiusto procedimento che è stata parzialmente accolta dalla Camera dei ri­corsi penali (CRP).

Sotto torchio per 23 ore
Gli interrogatori davanti al Ministero pub­blico del gennaio e febbraio 2008 - si legge tra le altre cose nella sentenza, pubblicata in questi giorni - «hanno avuto una dura­ta di circa 23 ore, ciò che ha senz'altro col­pito in misura importante i di lei interessi, con notevoli ripercussioni sulla sua situa­zione personale». «Tali audizioni - nella lo­ro sostanza e nei loro effetti - sono state molto incisive ed hanno gravemente leso l'istante nei suoi diritti della personalità, ol­trepassando gli inevitabili inconvenienti derivanti da un procedimento penale». « In queste circostanze - osservano ancora i giudici della CRP - si giustifica senz'altro riconoscere un importo a titolo di torto mo­rale». Il tutto tenendo anche conto delle sofferenze psicologiche patite e del fatto che «il caso ha avuto un importante impat­to mediatico dovuto non già alla persona dell'istante, ma alla persona di un coaccu­sato (il magistrato che aveva fornito alcuni consigli ndr.)». Alla donna è stato quindi ri­conosciuto un importo di 15.218 franchi, oltre interessi, di cui 13.718 per spese lega­li e 1.500 per torto morale.
RED.

Da: Mattino della Domenica, 23.1.11, pag 15

Il Cantone sbaglia, provoca danni e non paga nulla, mentre il cittadino, che ha ragione, deve pagare! Al proposito, la sentenza della seconda camera civile del Tribunale d’appello, presieduta dalla giudice Epiney-Colombo (uella!), è semplicemente vergognosa. Vi si legge infatti: «Certo, la non esecuzione del sopralluogo può apparire discutibile – e a posteriori si è rivelata anche errata – perché l’ispezione diretta avrebbe evidenziato incongruenze tra la documentazione in atti e la reale situazione dei luoghi e dei lavori in discussione, poi rilevate dal Tribunale amministrativo. Non è tuttavia possibile rimproverare al Servizio dei ricorsi una grave violazione dei suoi doveri d’ufficio nel non avervi dato seguito».

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts