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Da: CdT, 20.4.11 pag 15

I mali del sistema nel libro dell'avvocato Franco Gianoni dedicato al processo patito a Milano

 «Io il diavolo l'ho incontrato! L'ho incontrato a Milano sotto forma di una giustizia ingiusta che mi ha posto sotto accusa, fatta di una serie di arbitri e falsità durata quattro anni fino alla sentenza assolutoria». Quando ricorda l'esperienza che lo ha visto indagato e processato in Italia per reati rivelatisi inesistenti Franco Gianoni si infervora ancora. Quell'esperienza protrattasi dal 2000 al 2004 gli ha procurato una ferita che non si rimargina. Dal giorno in cui è uscito dall'aula del Tribunale di Milano, liberato dal l'accusa di circonvenzione di incapace ai danni di un suo facoltoso cliente, sono passati sette anni. Ma l'amarezza è sempre presente. Tanto che a 82 anni l'avvocato ex sindaco di Gnosca, gran consigliere, vicepresidente del PPD e presidente di BancaStato ha deciso di condividerla facendone un libro: «Un processo a Milano: anatomia di un procedimento penale arbitrario».

Da: Mattino della domenica, 3.4.11, pag 21

Ogni qualvolta il cittadino o uno, o più legislatori ticinese (membri del Gran consiglio) interpellano e denunciano al Consiglio di Stato operati inammissibili della “giustizia” ticinese (ai PP ai magistrati del Tribonale di Appello e al Consiglio della Magistratura) i suddetti consiglieri di Stato hanno sempre la brutta abitudine di “riempirsi” la bocca con la giustificazione “SEPARAZIONE DEI POTERI” e quindi se ne lavano le mani. Frottola più grande non esiste perché:

Da: Mattino della domenica, 3.4.11, pag 13

LORENZO QUADRI

Quanti risarcimenti sono stati pagati negli ultimi 10 anni per questioni di “malagiustizia”?

L’avvocato Aldo Ferrini assolto definitivamente nell’ambito della truffa STM ha presentato una richiesta di risarcimento al Cantone per “malagiustizia”. La cifra notificata non è certo una bazzecola: 10 milioni di Fr. Anche ammettendo che, con tutta probabilità, il richiedente ne otterrà solo una parte (difficile immaginare quanto grande; ma, fosse anche un decimo…) è chiaro che la situazione si fa “spessa”. Si fa “spessa” perché le domande di risarcimento diventano sempre più frequenti e con sempre maggior frequenza vengono dichiarate fondate.

Da: CdT 29.3.11 pag 11

Roghi. Assoluzione confermata.

Fiamme appiccate negli scantinati: respinto il ricorso dell'accusa

Sentenza confermata e ricorso re­spinto. Sono trascorsi poco meno di quattro mesi dal processo alle Crimi­nali per la serie di roghi che nell'agosto del 2009 scoppiò nelle cantine di cin­que palazzine del Luganese. In primo grado, la Corte aveva prosciolto l'impu­tato 41.enne dal reato di incendio in­tenzionale aggravato, condannandolo unicamente (per una serie di malver­sazioni) a una pena di 18 mesi sospesa in favore di un trattamento psicotera­peutico stazionario. «Non ci troviamo di fronte a un piromane - aveva osser­vato il giudice Claudio Zali - ma a una persona affetta da un grave disturbo del­la personalità, con radici nell'infanzia e aggravato da una forte dipendenza da alcol e psicofarmaci». Conclusioni, que­ste ultime, che non erano però state condivise dall'accusa che si era rivolta alla Corte di appello e revisione pena­le lamentando un presunto abuso di in­terpretazione e il fatto che la Corte non avrebbe preso in considerazione un complemento di perizia. Nulla da fare: il ricorso firmato dalla procuratrice pub­blica Marisa Alfier, che aveva ereditato il caso dall'ex collega Clarissa Torricel­li è infatti stato respinto.

«Incapace d'intendere e volere»

Come si ricorderà, lo scorso primo di­cembre, giudici togati e cittadini giu­rati avevano fatto propria la tesi della difesa, rappresentata dall'avvocato Co­stantino Delogu, giungendo al convin­cimento che dal 2 al 6 agosto del 2009 l'imputato 41.enne non era in grado d'intendere e di volere. Conclusione a cui era giunto un primo referto peri­tale, ritenuto dalla Corte «chiaro e li­neare». Così non era stato invece per il complemento di perizia, stilato in un secondo momento, giudicato non con­vincente e in cui si profilava quella che sarebbe stata la tesi portata in aula dal­l'accusa. L'imputato - aveva sostenu­to in sede di requisitoria la procuratri­ce Torricelli nel chiedere una condan­na a sei anni e sei mesi - era consape­vole che bevendo e assumendo psico­farmaci, si poneva a rischio di perde­re il controllo e che, una volta varcata la soglia della trasgressione, sarebbe stato proprio l'incendio il reato che avrebbe commesso. Il tutto in virtù del­le sue esperienze pregresse, dei suoi trascorsi, del suo rapporto morboso con il fuoco. In sostanza la tesi era sta­ta quella della cosiddetta «actio libera in causa» (il fenomeno che si verifica quando una persona si pone in stato di incoscienza al fine di commettere un reato ndr.).
Di parere diametralmente opposto per contro l'avvocato Costantino Delogu, che richiamando le conclusioni del pri­mo referto peritale e la totale scemata imputabilità che ne emergeva per gli incendi, si era battuto per il prosciogli­mento del proprio assistito.
GI.M

Da: La regione 28.3.11 pag 13

Caso Stm, ‘si faccia chiarezza’

Bertoli chiede lumi sul ricorso tardivo della Procura

È un ritardo sconcertante agli occhi di Manuele Bertoli, presidente del Ps, quello del Ministero pubblico nel caso Stm (cfr. laRegioneTicino di venerdì 25 marzo). Un ritardo che ha obbligato il Tribunale federale a dichiarare inammissibile il ricorso presentato dall’autorità giudiziaria. Perciò, il deputato firma un’interrogazione parlamentare con la quale formula una serie di domande all’attenzione del Consiglio di Stato.

Bertoli, senza entrare nel merito della vicenda, ritiene tuttavia « sconcertante che importanti ricorsi, il cui esito risulta comunque ed evidentemente incerto, vengano annullati per vizi di forma banali e difficilmente ammissibili per un’autorità pubblica ». E allora, chiede il deputato, quanti sono stati i casi di ricorsi delle autorità amministrative e giudiziarie annullati e dichiarati inammissibili per decorrenza dei termini ricorsuali? E ancora: cosa si intende fare per evitare questi casi? Il ritardo avrà effetti sulla copertura assicurativa degli eventuali danni da riconoscere a terzi?

E Ferrini chiede 10 milioni

Nel frattempo chiederà un risarcimento di 10 milioni di franchi al Cantone, l’avvocato Aldo Ferrini, indagato, accusato e infine assolto nell’ambito della maxi truffa alla Stmicroelectronics. Una vicenda per la quale l’avvocato si era fatto 52 giorni di carcere in cella d’isolamento. L’esperienza ha mandato in rovina la sua attività professionale e lo ha portato per due volte in una clinica psichiatrica e dopo tre anni di sofferenze Aldo Ferrini, come riporta ieri il Caffè della domenicaha chiesto un risarcimento da dieci milioni di franchi. 

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