devi sapere che ho finalmente compreso, e per mio conto, che se desiderassi un giorno mettere al mondo un figlio, non avrò riconosciuto alcun diritto di crescerlo!
Se credevo che il matrimonio o la convivenza fossero strumenti adeguati per tutelare la famiglia, oggi ho ben compreso che con le attuali procedure di divorzio la sola persona che potrà garantirmi diritti alla paternità è la madre di mio figlio. Per lo Stato il diritto alla paternità, mi pare incredibile a doverlo solo dire, è una concessione privata che la madre ti fa e rimane soggetta al suo unico arbitrio. Tutto quello che posso leggere nella legge ha poi applicazione molto ristretta, con la prassi corrente che prevale: il figlio è gestito dalla mamma. Come padre avrò solamente responsabilità economiche ma non possiederò alcun potere decisionale sulla vita dei figli.
In pratica, in ogni momento e perfino proprio senza alcun motivo, la madre dei miei figli potrà mettermi alla porta e allontanarmi da casa mia e dai figli.
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Nel marzo 2010 il deputato leghista Silvano Bergonzoli ed altri 12 cofirmatari, avevano presentato al Consiglio di Stato un’interrogazione parlamentare sullo scarso impegno (eufemismo) del pretore Marco Peverelli, responsabile della Pretura di Lugano 2. Un’iniziativa voluta perché richiesta da decine e decine di cittadini fra cui diversi avvocati “stanchi di dover aspettare anni per avere delle decisioni sui loro casi” da parte del pretore citato, il quale è decisamente poco a rischio di burn-out.
La risposta del CdS? Una vergogna. Il governicchio non risponde a nessuno delle precise domande formulate (quante cause sono pendenti presso la Pretura di Lugano 2, da quante sono “dormienti” e da quanto tempo, quanti incarti sono stati evasi negli ultimi 5 anni, e così via).
Da: CdT 11.1.11 pag 5
Italia
Neonato muore di freddo in pieno centro a Bologna
■ BOLOGNA
Ha vissuto 23 giorni, ma neanche
una settimana fuori dall'ospedale,
dove è rimasto dopo la nascita e dove è tornato per morire. Nato il 13
dicembre insieme ad un gemellino, Devid Berghi, figlio di due genitori
che si adattavano a dormire in strada e in ripari di fortuna, è morto di
freddo e stenti al Sant'Orsola di Bologna nella notte tra il 4 e il 5
gennaio.
Era stato raccolto e soccorso in quel gelido pomeriggio,
quando ormai non respirava più, nella piazza centrale di Bologna,
davanti a Palazzo D'Accursio e alla Basilica di San Petronio. «Potevamo
fare di più, se avessimo avuto una migliore conoscenza della
situazione», ha spiegato Anna Maria Cancellieri, che regge il Comune
commissariato, dopo le dimissioni di Delbono. «La madre del bimbo ha
fatto di tutto per non farsi aiutare. È una povera donna, che ha sempre
rifiutato alloggi e assistenza». Gli altri due figli, il gemello di
Devid e una sorellina di un anno e mezzo, anche loro ricoverati
all'ospedale per precauzione, «ora sono in
una struttura protetta, ma neppure in questo caso la mamma li ha voluti
seguire». Questo «è l'epilogo di una triste vicenda»,
ha concluso il
commissario. Ciò non toglie che i servizi sociali del Comune, che
conoscevano la donna, bolognese, 37 anni, dal 2001, siano sotto accusa.
Per far luce sulla vicenda, a titolo conoscitivo, la Procura bolognese
ha aperto un fascicolo, per ora senza ipotesi di reato.
«Ora
indagherà la magistratura», ha tagliato corto Cancellieri, incalzata
dai cronisti. «Se ci sono delle responsabilità, salteranno fuori». La
donna, a quanto è stato ricostruito, in dieci anni, ha avuto cinque
figli con tre diversi uomini, e ne ha sposato un altro, un
extracomunitario. Insieme al quale, ufficialmente, risiede ancora in un
appartamento
in affitto in centro, via Tovaglie. Questo, almeno, era
quello che raccontava
agli operatori dei servizi, quando le
chiedevano dove passasse le notti. Cancellieri ha detto che non risulta
essere tossicodipendente.
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