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Da: La regione 16.09.08 pag 36

Madre vietata
Washington - Fa discutere negli Usa la decisione di un giu­dice del Texas di scarcerare una giovane madre condannata a dieci anni di reclusione a pat­to che non faccia più figli.
Il giudice Charlie Baird ha condannato a dieci anni di car­cere la ventenne Felicia Sala­zar, accusata di avere riempito di botte, insieme al marito, la fi­glia di appena 19 mesi, man­dandola in ospedale con diver­se ossa rotte. Il giudice ha con­dannato il marito a 15 anni di carcere (che farà) e tolto la bim­ba alla coppia (è stata affidata a genitori adottivi) ma alla ma­dre snaturata, che non aveva precedenti criminali, ha affetto una offerta insolita: dieci anni di libertà vigilata ( anziché in carcere) in cambio della pro­messa di non avere più figli in futuro. 

Da: La regione, 09.09.08 pag 7

Vittime e autori di violenza spesso legati da rapporti familiari

Neuchâtel - In oltre la metà dei casi vittime e autori di atti di vio­lenza sono legati da rapporti familiari. Lo affermano gli ultimi ri­levamenti condotti presso i consultori d'aiuto alle vittime di reati. Lo scorso anno, indica l'Ufficio federale di statistica (Ust), le con­sulenze presso i centri specializzati sono state complessivamente 29.300, in aumento del 3% rispetto al 2006 e dell'89% rispetto al 2000, quando si è cominciato a raccogliere i dati. La maggioranza delle vittime erano donne (73%), di nazionalità svizzera (59%) e do­miciliate in Svizzera (96%). Due i reati più frequentemente denun­ciati: le lesioni personali (42%) e la violazione dell'integrità ses­suale dei minori ( 15%). Il presunto autore era, nella misura dell'85%, di sesso maschile.
L'Ust afferma che in quasi i tre quarti dei casi, tra vittima e pre­sunto autore esisteva un rapporto di conoscenza, e in oltre la metà un legame di tipo familiare. Nonostante si tratti di atti penalmen­te perseguibili, meno della metà dei casi esaminati (46%) ha dato luogo a un procedimento giudiziario. I centri hanno fornito soprat­tutto assistenza di tipo psicologico e giuridico (nel 60% dei casi), ma hanno anche prestato aiuti finanziari (12%) per spese legali.

 

 

Da: La regione, 6.9.08 pag 7

Strangolò il figlio, condannata a otto anni
Basilea - Il tribunale penale di Basilea Città ha condannato ieri a otto anni di reclusione una donna che aveva strangolato il figlio do­dicenne, nel dicembre del 2005 a Riehen. La donna, che dopo l'omi­cidio aveva tentato di suicidarsi, soffriva di problemi psichici e cre­deva di essere in una situazione senza via di uscita. Viveva separa­ta dal padre del bambino, temeva di perdere il lavoro e di dover se­guire una terapia. Per il tribunale questi problemi non rappresen­tano una scusa accettabile. Il ragazzino non si sarebbe ritrovato da solo se la donna fosse stata ricoverata visto che il padre poteva oc­cuparsene. Per fissare la pena, il tribunale ha tenuto conto della pe­rizia psichiatrica che attribuisce alla donna una personalità insta­bile e riconosciuto una parziale scemata responsabilità. 

Da: La regione, 17.06.08, pag 22

<>Pedofilo e pornografo
Anziano del Luganese nuovamente condannato per abusi

La tattica è sempre quella. Cono­scere la famiglia, rendersi generosi e disponibili. Conquistare la fiducia. E poi approfittarne. Un classico della pedofilia, che regolarmente sorpren­de le vittime. Per il cittadino italiano processato ieri di fronte alla Pretura penale di Bellinzona, è arrivata la se­conda condanna nel giro di una deci­na d'anni. Un decreto d'accusa con­fermato ( e leggermente appesantito) dal giudice Marco Kraushaar, dun­que una pena di 90 aliquote per com­plessivi 2.700 franchi, sospese condi­zionalmente per cinque anni, più una multa di 1.500 franchi, le spese di giustizia e risarcimenti di mille fran­chi alle due giovani vittime.
L'uomo, un ultrasettantenne resi­dente nel Luganese, aveva in più oc­casioni palpeggiato seni e zona geni­tale di due sorelline, tentando pure di farsi masturbare. L'imputato era diventato " amico di famiglia". Con la madre c'era un rapporto di fiducia, fatto di piccoli favori e regalini per le piccole, cui dava anche delle " paghet­te". A volte le sorelline gli venivano affidate, e si trovava solo in casa cone esse, potendone abusare. I fatti si sono svolti nella prima metà del 2006 e sono venuti alla luce un po' alla vol­ta, tra l'iniziale incredulità della ma­dre, ed anche questo è un classico.
Un processo insolito Nell'aula della Pretura penale ieri non c'erano né l'imputato, né il suo avvocato difensore, né il procuratore pubblico che ha emesso l'atto d'accu­sa, Antonio Perugini. Quest'ultimo ha semplicemente ribadito per iscrit­to la validità del suo decreto. L'impu­tato invece, dopo aver chiesto il rin­vio per non documentati problemi di salute, sabato scorso ha tolto il man­dato al suo avvocato difensore Stefa­no Camponovo, sperando evidente­mente in un rinvio del dibattimento.
« Un modo di procedere non corretto, una revoca intempestiva e pretestuo­sa » secondo il giudice Kraushaar, che ha disposto il regolare svolgi­mento del processo. Sono stati quin­di sentiti la madre, un'amica della stessa, con cui in bambini ad un cer­to punto si sono confidati, e l'avvoca­to di parte civile Silvia Torricelli. La legale ha ricordato la precedente condanna inflitta all'uomo nel 1996, per reati analoghi: « Un recidivo speci­fico » ha detto, « che anche all'epoca aveva negato i fatti » . In sede di sen­tenza il giudice ha ritenuto del tutto credibili le testimonianze rese in vi­deocassetta dalle giovani vittime, al contrario delle dichiarazioni fornite dall'imputato, frasi infamanti nei confronti della famiglia. In occasio­ne della perquisizione, a casa del­l'imputato sono anche stati trovati filmati e foto di atti sessuali con ani­mali e con escrementi. Così alla con­danna per atti sessuali con fanciulli si è aggiunta quella per pornografia. E non è tutto.
Il medico diffamato L'anziano pedofilo è stato condan­nato anche per diffamazione. Due anni fa accusò pubblicamente, con tanto di campagna mediatica, il me­dico Vincenzo Liguori di mancata as­sistenza durante un picchetto. La vi­cenda ebbe un certo risalto, su stam­pa ed alcuni siti internet.
Il medico venne poi scagionato dal Ministero pubblico e dalla Commis­sione di vigilanza sanitaria, ma la cosa non si è venuta a sapere. « Profondamente offeso » da quella pubblica denuncia, Liguori chiede giustizia, anche nei confronti della categoria. Il medico ha chiesto un ri­sarcimento di 100 mila franchi, da devolvere in beneficenza. L'entità della somma verrà però decisa dalla giustizia civile. L. TER.

Da: La regione, 19.05.08, pag 17


Prima una lite in pieno centro, in mattinata, poi un'altra, tra le mura di casa, infine l'esplosione di follia. È accaduto ieri po­meriggio sulle rive del Verbano, a Laveno quando una donna ha tentato di uccidere a colpi d'ascia il marito davanti ai tre figli terrorizzati da tanta vio­lenza.
Sono stati i vicini di casa ad avvertire i carabinieri che, giunti nell'abitazione, si sono trovati di fronte una scena agghiacciante. L'uomo giaceva su un divano in una pozza di sangue. La moglie, incapace di pronunciare una parola, era seduta in un an­golo e si è consegnata ai mili­tari senza opporre resisten­za. Interrogata per tutto il pomeriggio, pare aver am­messo senza difficoltà le pro­prie colpe. Ora si trova in carcere a Varese con l'accusa di tentato omicidio. La cop­pia, immigrati regolari dal Marocco, 42 anni lui, 39 lei da tempo vive nella cittadina ri­vierasca. Ieri fra i due, nuovi litigi, nuove tensioni.
Difficile ancora stabilire con esattezza i motivi del di­verbio. Forse la donna, acce­cata dal sospetto di una rela­zione extraconiugale del con­sorte, è stata sopraffatta da una crisi d'ira. Ma all'origi­ne potrebbero esserci anche presunte violenze all'interno della coppia, con un marito padre- padrone. Resta il fatto che, dopo pranzo, non appena l'uomo si è appisolato sul di­vano, è stato colpito ripetuta­mente al viso e in testa con un'ascia: ora si trova ricove­rato in gravissime condizio­ni all'Ospedale di Cittiglio. I medici si sono riservata la prognosi.

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