Da: La Regione, 19.02.2008, pagina 13
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Da: Il Corriere del Ticino, 19.02.2008, pagina 18
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Da: La Regione, 19.02.2008, pagina 13
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Da: Il Corriere del Ticino, 19.02.2008, pagina 18
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Da: Corriere del Ticino, 19.02.2008, pagina 8
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Da: Il Mattino della Domenica, 10.02.2008, pagina 7
| La dura accusa di una madre verso il lassismo istituzionale. «Questa giustizia è una farsa» |
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 10 febbraio 2008 | |
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La donna disperata: «Chiedo aiuto: mio figlio sta diventando un delinquente, ma la Magistratura non fa nulla per fermarlo» Come combatte, la nostra giustizia, contro la delinquenza giovanile? Mica tanto bene, a giudicare da quello che succede. I bei discorsi sulla pena rieducativa che fanno tanto sessantottino, e piacciono alla sinistra e agli internazionalisti che ci hanno riempiti di persone dal coltello facile provenienti dai 4 angoli del globo perché bisogna essere “multiculturali” e “aperti”, hanno dimostrato di non portare a niente. Inutile fingere che la criminalità giovanile in Ticino non sia un problema, quando è un problema in tutta Europa: illudersi che il nostro Cantone possa fare eccezione, significa vivere nel mondo delle favole. Risposte forti Contro la criminalità giovanile ci vogliono risposte forti. Abbiamo visto che in Assia un delinquente 16enne è stato mandato, come scuola di vita, in Siberia a calmarsi i bollori a 30 gradi sottozero. Sono misure che vanno valutate anche alle nostre latitudini. Dove pare che molto sia lasciato all’interpretazione del Magistrato dei minorenni, per questo ci piacerebbe sapere quanti arresti ha ordinato finora il Magistrato in questione. Perché non è facendo una ramanzina a persone cui le parole da un orecchio entrano e dall’altro escono che si ottiene qualcosa. Un ex deputato confrontato direttamente con problemi di questo tipo nella sua famiglia, soleva dire che la persona minorenne non si è raddrizzata fino a quando non è stata “ospite” delle pretoriali di Bellinzona per qualche tempo. Effetto punitivo? Al proposito, un esempio molto concreto di lacune della giustizia le cui conseguenze rischiano di essere tragiche. Perché il giovane delinquentello in erba che, pur finendo nelle maglie della Magistratura, la passa sempre liscia, sprofonderà sempre più nel giro della criminalità, accorgendosi che può fare quello che vuole: tanto di conseguenze penali degne di questo nome non ne arrivano comunque. La storia, emblematica, è la seguente, ed è assolutamente vera. C’è un ragazzo di 19 anni, che chiameremo Paolo, che da tempo è persona nota alla giustizia per reati di vario genere. La sua prima condanna, per una rissa, risale ad alcuni anni fa. Condannato dalla magistratura dei minorenni a svolgere un certo numero di giorni di lavoro in una casa per anziani, vi si è recato per un giorno, poi non c’è più andato. Senza che ci sia stata alcuna conseguenza. In un’altra occasione, Paolo ha minacciato con un coltello l’allora compagno della madre, che ha chiamato la polizia, e come risultato è stato allontanato per alcuni giorni dal domicilio: ossia, è stato spedito in vacanza da parenti, dove faceva quello che voleva. Effetto punitivo e quindi dissuasivo: zero. Va da sé che il giovane né studia né lavora, ma passa il giorno a gironzolare con i “soci”. In seguito, appena diventato maggiorenne, il “nostro” ha pensato bene di impossessarsi dei gioielli della madre, con cui vive, per un valore di circa 30mila Fr, di venderli (tra l’altro sottocosto) a delle gioiellerie e di usare il ricavato per le proprie spese: vestiti, regali a ragazze, cene e bevute offerte, e avanti di questo passo. Si può facilmente immaginare lo sgomento della madre, che, davanti ad un’azione del genere, ha preso la decisione, difficilissima per un genitore, di denunciare il proprio figlio al ministero pubblico. «Con questo gesto, che emotivamente mi è costato moltissimo – spiega la donna – speravo che la giustizia si sarebbe finalmente svegliata, proponendo una pena severa che potesse davvero dare una svolta alla vita di mio figlio. Perché adesso ruba i gioielli a me (gioielli di cui tra l’altro, avendo perso il lavoro, avevo bisogno per evitare di dover chiedere l’ assistenza) ma, se continua a restare impunito, ho paura che tra qualche anno andrà a rapinare le banche. Mi aspettavo almeno che gli venisse accollato un periodo di lavoro obbligatorio di pubblica utilità, ma un lavoro duro, magari come netturbino o a pulire i boschi, oppure un periodo di detenzione; insomma, qualcosa che davvero lo facesse riflettere e lo distogliesse dalla strada criminosa su cui si è avviato e dalla quale mi accorgo di non essere, da sola, in grado di levarlo. Io mi illudevo che la magistratura, davanti ad una denuncia penale persentata da una madre contro il proprio figlio, capisse». La passa sempre liscia Invece la magistratura non ha capito: infatti, per il furto dei gioielli della madre (che tra parentesi, oltre al danno la beffa, non è riuscita a riottenere), e per alcuni ulteriori reati “minori” , lo ha condannato, udite udite, ad una pena pecuniaria di 2700 Fr, sospesi condizionalmente per due anni. Quindi il massimo che questo ragazzo rischia, e solo se nei prossimi 2 anni verrà nuovamente denunciato e condannato (il che non equivale a non commettere reati), è di pagare 2700 Fr. Che magari racimolerà rubacchiando di nuovo qualcosa ai parenti. Effetto dissuasivo, ancora una volta, zero. «Quanto ho sono venuta a conoscenza della sentenza – racconta la madre – sono rimasta allibita. Mi sono sentita tradita. E sono spaventata. Se nessuno ferma mio figlio adesso che ha 19 anni e potrebbe essere ancora raddrizzabile, tra qualche anno rischia di diventare un delinquente incallito ed irrecuperabile». Intervenire subito Il punto è proprio questo. Se la Magistratura non interviene subito con mezzi dissuasivi che facciano davvero passare la voglia di continuare a delinquere a chi, già da giovanissimo, si è incamminato su una cattiva strada, questa persona scivolerà sempre più in basso nella spirale della criminalità. Per questo ben vengano i campi di lavoro, gli arresti e anche i soggiorni in Siberia, come fatto in Assia. Assia che è nella civilissima Germania, e non in una dittatura sudamericana. E’ forse il caso che i buonisti nostrani comincino a riflettere. |
Da: Il Corriere del Ticino, 9.02.2008, pagina 36.
USA: folle armato entra in municipio e uccide sei persone
KIRKWOOD (STATI UNITI) Un uomo armato ha compiuto un folle blitz in una seduta del consiglio comunale di Kirkwood, nel Midwest americano, uccidendo sei persone e ferendo gravemente alla testa il sindaco prima di essere a sua volta abbattuto dalla polizia. Il tutto è durato pochi minuti. La polizia ha perquisito la casa dell’uomo, alla ricerca di un movente, mentre una tv locale, Kmov-Tv, ha intervistato il fratello del folle, Gerald Thornton: «Mio fratello stasera è entrato in guerra con la gente e l’autorità che gli sta rendendo difficile la vita, alla quale ha messo fine. L’accetto », ha aggiunto il fratello.
Da: Il Caffé della domenica, 29.04.2007.
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“0ra dovete ridarmi
i miei bambini!”
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Balerna - Marco ha 10 anni e Luca 8, e da sei vivono separati e con la possibilità di vedere la mamma solo due ore ogni 15 giorni. I nomi dei bimbi sono di fantasia, mentre è vero il dramma della 32enne Guya Lovesi, di Balerna, che lancia un appello: “Non cerco soldi nè lavoro, posso fare la mamma e sono in grado di mantenere i miei figli, però per favore ridatemeli!”. Dal 2001, infatti, i due bimbi sono stati affidati dal servizio sociale a due famiglie ticinesi distanti tra loro, e da allora non si sono mai abbracciati, nè hanno potuto vedere insieme la mamma. “Se la commissione tutoria ha adottato queste misure, non è contro la madre ma a protezione e tutela dei piccoli – assicura Stefano Del Bo, segretario della commissione di Chiasso -. Il caso, cimunque, è costantemente seguito dagli operatori”. È la stessa mamma, del resto, a raccontare gli eventi che l’hanno travolta, da quel 1999 quando, “sposata da tre anni e con due bambini, il mio ex marito si è rilevato un poco di buono - racconta al Caffè -. Arrestato ed espulso dalla Svizzera, è in carcere in Italia. Mi sono ritrovata sola e con una mare di debiti”. Guya giura che nemmeno conosceva le ditte che riempiono di fatture inevase la sua bucalettere. Non riece nemmeno a capacitarsi di come l’ex marito abbia potuto farle intestare a lei, fatto sta che si ritrova con un “buco” che supera i centomila franchi. Guya, a quel punto, si trasferisce a casa della madre, che già ospita una zia in carrozzella e un cane che sporca ovunque. “Sapevo che era un errore, che l’ambiente non era adatto ad ospitare i due piccoli, ma non potevo fare altro - si giustifica, ammettendo che igienicamente la situazione era invivibile, al punto che l’assistente sociale destina i bambini a luogo e nuclei famigliari più consono alle loro esigenze -. Ma mi avevano detto che era una sistemazione temporanea, per permettermi di riconquistare una ‘normalità’. Invece sono passati sei anni e non è cambiato nulla”. Guya, grazie all’aiuto del comune di Balerna, trova infatti un lavoro al 60% in una casa anziani e anche un appartamento, piccolo ma decoroso. “Sono stata debole, ingenua, senza grinta, troppo fiduciosa... Debole, e una mamma non deve essere debole - riconosce Guya -. Ma come posso ora dimostrare che so essere una mamma se non mi ridanno i figli?” |
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edizione 29.04.2007 |
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Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.
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