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Da: www.tio.ch 1.1.13

REGNO UNITO

Donna si arrabbia e attacca un uomo con il carrello della spesa

Uomo ferito da rabbia da shopping

LONDRA - Un attacco di rabbia durante il frenetico shopping natalizio e anche il carrello della spesa può diventare un'arma. Ne fa le spese una trentenne che è stata arrestata dopo aver attaccato un uomo di 60 anni con un carrello della spesa in uno dei grandi magazzini Marks&Spencer nel sud-est di Londra. L'uomo è in ospedale con fratture all'anca e al polso, ma soprattutto è sotto osservazione a causa delle complicazioni provocate dall'incidente.

L'episodio risale al 22 dicembre, nel pieno della corsa alle spese natalizie, ma la stampa britannica ne parla soltanto oggi. La polizia era stata chiamata nel primo pomeriggio con la segnalazione di un uomo rimasto ferito dopo un'accesa discussione nel centro commerciale di Bromley.

Dalla ricostruzione dei fatti risulta che la donna si è scagliata contro di lui con il carrello e con questo ha continuato a spingere l'uomo lungo i corridoi del grande magazzino, che è poi caduto a terra, mentre la furia della donna non si placava. Non è chiaro cosa abbia scatenato la discussione sfociata nell'attacco violento, ma la donna dovrà rispondere dell'accusa di lesioni corporali gravi.

ATS

Da: CdT 13.12.12 pag 9

Horgen «Ho soffocato i miei gemelli»
Confessione choc della madre al processo per la morte dei due figli di sette anni

La donna di 39 anni ha rivelato di averne ammazzato un altro nella culla anni fa


Colpo di scena al processo per l'ucci­sione dei due gemelli di 7 anni soffocati nel sonno la notte dell'antivigilia di Nata­le del 2007 a Horgen (ZH). In apertura del nuovo processo la madre di 39 anni ha confessato di averli uccisi entrambi. Stes­sa sorte era toccata anni fa all'allora sua primogenita.
Scoppiando in lacrime la donna ha affer­mato che per anni non ha voluto ammet­tere nemmeno a sé stessa di averli uccisi. «Ma non posso più vivere con questa col­pa. Lo devo ai miei figli». Ha quindi rac­contato di aver ucciso nell'estate del 1999 anche il suo primo bebè: una bambina che aveva sette settimane e che piangeva in continuazione. «Volevo che si calmasse e le ho chiuso la bocca». All'epoca si pensò a un caso di «morte bianca» in culla.
In seguito a questa rivelazione il Tribuna­le distrettuale ha ascoltato il medico lega­le che si occupò del caso. Secondo lui la neonata piangeva perché aveva una pol­monite. Sul corpicino non furono trovati segni di soffocamento e, senza una con­fessione della madre, non si poteva pen­sare all'intervento di una terza persona.
Nello stesso anno la donna rimase incinta dei gemelli (un bambino e una bambina) morti la notte dell'antivigilia di Natale di cinque anni fa. La 39.enne ha ripercorso nei dettagli gli eventi di quella notte: si svegliò e dopo aver ordinato i regali che già si trovavano sotto l'albero di Natale andò nella cameretta del figlio. Si sedette sul bordo del suo lettino e «presa da un impulso improvviso» prese il cuscino e lo schiacciò contro la sua bocca, «fino a quando non si muoveva più». Poco più tardi fece lo stesso nella camera della ge­mellina. «Non volevo ucciderli», ha più volte affermato scoppiando in lacrime. «Non è stato un atto pianificato. I bambini erano il centro della mia vita».
La confessione rappresenta un'inversione di marcia nella linea difensiva della don­na, che a questo processo è assistita da un nuovo difensore. Nel 2010 l'accusata era infatti già stata condannata all'ergastolo per duplice assassinio. La Corte di cassa­zione aveva però ordinato di rifare il pro­cesso perché l'avvocatessa della difesa aveva fatto male il suo lavoro.
Al primo processo la donna aveva cercato di far ricadere la responsabilità sull'ex marito. Il 43.enne, che ha divorziato in seguito al delitto, ha passato a sua volta tre mesi in detenzione preventiva, prima di essere scagionato da ogni accusa.
Il dibattimento proseguirà martedì e mer­coledì della prossima settimana. La data della sentenza non è ancora nota.




LA VICENDA La donna (nella foto Keystone il furgone che la sta riportando in carcere) era già stata condannata in prima istanza, ma la Cassazione ha ordinato di rifare il processo. Finora aveva sempre negato tutto.

Da: CdT online, 5 nov 2012 18:15

Eroina nel biberon, madre assolta

Insufficienza di prove nell'accusa di omicidio a carico della donna

SAN GALLO - Il tribunale distrettuale di San Gallo ha assolto oggi una giovane madre accusata di aver ucciso la figlia di sette mesi mettendo droga nel biberon. La donna negava ogni addebito e i giudici hanno ritenuto le prove insufficienti.
L'accusa sosteneva che la droga (un mix di eroina e cocaina) fosse stata messa di proposito nel biberon, in modo che la storia d'amore fra la 25enne e il suo ragazzo di allora potesse continuare indisturbata. Il pubblico ministero ha descritto la relazione come unilateralmente ossessiva. L'imputata avrebbe sofferto per i contatti del suo amato con la ex partner, con cui ha un figlio.
Il procuratore non escludeva nemmeno che l'intenzione della mamma fosse quella di calmare la piccola drogandola, e ha quindi proposto tre differenti capi d'accusa: assassinio, omicidio o omicidio colposo.

Da: www.tio.ch 7.1.13

REGNO UNITO

Ergastolo alla donna che uccise il figlio perché non imparava Corano

La donna sconterà un minimo di 17 anni di carcere

Foto d'archivio (Keystone)
LONDRA - La madre del Galles che ha picchiato fino alla morte il figlio perchè non imparava a memoria il Corano è stata condannata all'ergastolo e sconterà un minimo di 17 anni di carcere. Lo ha stabilito un tribunale di Cardiff.

Sara Ege, 33 anni, aveva sottoposto il figlio, Yaseen Ege, 7, a ripetute e prolungate violenze, fino ad ucciderlo in un ultimo raptus. Aveva anche dato fuoco al suo corpo per simulare un incidente: per questo dovrà scontare quattro anni per intralcio alla giustizia. La donna ha tentato di giustificare la sua ferocia col fatto che il bambino non riusciva a memorizzare i passi del libro sacro per i musulmani. Il padre del piccolo, Yousuf Ege, è stato invece assolto dall'accusa di non essere intervenuto per salvare Yaseen dalla violenza della madre.

Il giudice Wyn Williams, rivolto a Sara Ege, ha detto: "Nell'uccidere suo figlio ha abusato della preziosa relazione che dovrebbe esistere tra un genitore e un figlio". Williams ha aggiunto che "le violenze non sono durate un solo giorno ma sono andate avanti per un periodo prolungato".

La donna era stata già ritenuta colpevole lo scorso dicembre ma doveva essere ancora fissata la pena detentiva. Come ha raccontato il Guardian, Ege trattava il figlio "come un cane". Per difendersi dall'accusa di omicidio, la donna ha perfino affermato che il bastone con cui picchiava Yaseen fosse "posseduto dal demonio".

ats

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