Da: www.caffe.ch 16.12.12 pag 41
Il fenomeno Volenza fra i sessi Le denunce ufficiali sono solo la punta dell’iceberg. Ecco le femmine che “dominano” il partner
DONNE che MALTRATTANO gli UOMINI
CAROLINA CENNI
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Sesso debole o gentil sesso? Non sempre. Il lato oscuro della violenza familiare ha spesso tratti femminili. Donne che maltrattano gli uomini: aggressività fisica e psicologica, ma a volte si arriva anche ad uccidere. I casi di uomini vittime della furia delle loro compagne sono più diffusi di quanto si creda, una realtà che però resta ancora un tabù. Una conflittualità di cui, anche in Ticino, la società è poco consapevole. “Nel corso dell’ultimo anno il nostro ufficio ha ricevuto 200 segnalazioni di casi di violenza domestica – spiega Luisella De Martini, capoufficio dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa -. Di questi, sei erano casi di violenza commessa dalle donne sugli uomini”. Sei casi che rappresentano la punta dell’iceberg. Sei casi di violenza fisica accertata e denunciata. Ma c’è una parte sommersa che non emerge dalle segnalazioni ufficiali o dalle cronache quotidiane, intessuta di violenze difficili da dimostrare o denunciare, come quelle psicologiche, comportamentali o economiche (vedi intervista in basso). Un’aggressività meno visibile ma non per questo meno devastante e pericolosa. Violenze espresse con insulti, accuse infondate, diffamazione o col negare taluni diritti dei padri, quello di vedere i figli, ad esempio, nei casi di divorzi conflittuali. Il numero di uomini maltrattati all’interno della coppia è più alto di quanto si possa pensare, ma essendo una violenza esercitata soprattutto sul piano psicologico, resta per lo più sconosciuta alle forze dell’ordine, ai servizi sociali e persino a quanti, amici e parenti, sono vicini alla coppia. Anche perché, solitamente un uomo che dice di essere stata picchiato o maltrattato da una donna non è creduto, anzi si ha spesso il timore di essere messi alla berlina, di vedere andare in crisi la propria mascolinità. “Se la violenza domestica è un tabù per molte donne, figuriamoci per gli uomini – spiega Giacomo Cruciani, psichiatra e psicoterapeuta -. La paura che si sappia e la vergogna, in questi casi, giocano un ruolo fondamentale”. Gli uomini vittime di violenza si sentono spesso colpevoli e corresponsabili della violenza subita. Temono di non essere presi sul serio o non ammettono di essere vittime, non riconoscendosi in questo ruolo. Essere vittima di violenza non si concilia con la virile immagine del “vero uomo” veicolata dalla società. La casistica svizzera e degli altri Paesi sulle violenze fisiche è una vera galleria degli orrori domestici: morsi, colpi inferti al viso o all’addome, sigarette spente sul viso, candeggina o altre sostanze tossiche buttate sugli occhi, ustioni con ferro da stiro, acqua bollente sui genitali e percosse. Dopo la violenza, se c’è la denuncia si parte con la terapia di recupero, ossia la riabilitazione dell’autore o dell’autrice dell’aggressione. “La polizia trasmette i dati sul responsabile della violenza, con il suo consenso, all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa – prosegue Luisella De Martini -. Noi prendiamo un appuntamento per incontrare questa persona e da qui parte la riabilitazione”. S’inizia ascoltando il suo racconto dei fatti, per fare chiarezza su quanto successo ed è in questa che si prende consapevolezza della gravità del proprio comportamento. In Europa le violenze domestiche sul partner hanno raggiunto picchi allarmanti. In Spagna, ad esempio, ogni anno il 44% delle vittime di violenza domestica sono uomini. Secondo la polizia spagnola, rappresentano il 22% dei morti ammazzati tra le mura di casa. In Germania, il 25% dei maschi ha subito violenza fisica in casa, mentre il 15% è stato sottoposto anche a quella psicologica. In Gran Bretagna gli uomini maltrattati sono almeno 150 mila l’anno e negli ultimi dieci anni la violenza domestica sui maschi è aumentata del 167% rispetto al 40% di quella sulle donne. Ma se questi sono i numeri, perché se ne parla così poco? È una questione culturale difficile da sradicare, ma nel muro del silenzio si comincia ad intravedere qualche crepa.
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Nell’ultimo anno sei i casi ufficiali di violenza domestica in cui la vittima è il maschio
LA LEGGE
La bilancia della legge pende verso il rosa
Stando alle statistiche le donne delinquono meno degli uomini. Sarà per questo che i procuratori pubblici tendono a punire i maschi più severamente delle donne. Per esempio: se un uomo infrange i limiti di velocità, investe un ciclista, scappa e, arrestato, confessa, rischia una condanna più severa rispetto a una donna che compie lo stesso reato. Per gli uomini, la probabilità di andare incontro alla sanzione più dura, quella detentiva con la condizionale, è poco più del doppio rispetto alle donne: 17,8% contro l’8,1%. Sono questi i singolari risultati di una recente ricerca condotta da un team guidato da Revital Ludewig, psicologa forense dell’Università di San Gallo.
Lo studio sangallese, basato su un campione di 180 procuratori svizzeri, si è concentrato sui fattori che influenzano il processo decisionale dei magistrati. Sia quelli giuridicamente legittimi, come precedenti penali o gravità del delitto. Sia quelli “inconsci”: fretta, sesso e nazionalità dell’imputato.
Ma è soprattuto nei casi di violenza domestica che entra in ballo la Giustizia nei rapporti tra uomini e donne. Tant’è che Berna ha deciso di correre ai ripari. Alain Berset, capo del Dipartimento federale dell'interno, ha infatti detto di voler aumentare i mezzi a disposizione per combattere il fenomeno. Fenomeno che, stando ai dati della polizia, registra sì un calo dei casi, ma con un allarmante aumento di situazioni che sfociano in episodi di violenza grave. E sono sempre le statistiche a segnalare una svolta nella conflittualità domestica: un autore su cinque è una donna, una vittima su cinque è un uomo. Un tabù duro da infrangere quello dei maschi bersaglio della violenza femminile. Tant’è che l’Ufficio dell’eguaglianza vodese ha sviluppato una brochure proprio per gli uomini vittime di violenza tra le pareti di casa. Mentre Sylvie Durrer, direttrice dell’Ufficio federale per l’eguaglianza fra donna e uomo, in un’intervista a Le Matin ha sottolineato allarmatan che la violenza domestica, in Svizzera, ogni mese uccide due persone.
Durrer ha anche stigmatizzato l’assenza di commissioni che regolarmente valutino le situazioni a rischio, prendendo le relative misure di protezione. Un po’ come già avviene in Gran Bretagna, con ottimi risultati. Mentre nella Confederazione per il momento esistono solo alcuni progetti pilota, a Zurigo e a Lucerna. L’identikit della vittima della violenza familiare è ancora tracciato al femminile, donne di origine straniera soprattutto. Una delle ragioni è che la popolazione immigrata si sposa sovente troppo giovane, e ciò diminuisce la capacità a gestire i conflitti. Inoltre, giocano un ruolo fondamentale la precarietà economica, l’isolamento sociale e un alloggio inappropriato. Questo per quanto riguarda i casi registrati. Poi, spiega Durrer, c’è un’ampia zona grigia, difficile da definire, ma si tratta per lo più di persone che hanno le risorse per evitare l’aiuto dei centri ufficiali.
Uno studio condotto intervistando 180 magistrati, analizza i fattori che influenzano i giudizi
L’INTERVISTA
“L’aggressività psicologica può essere feroce”
Daniele Jörg, avvocato divorzista, analizza l’altra faccia dei conflitti
c.c.
L’AVVOCATO Daniele Jörg, avvocato specializzato in diritto familiare
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“Non sono tantissimi i casi di uomini che subiscono violenza fisica da parte delle donne, ma me ne sono capitati sì. Le donne che picchiano esistono. Anche se sono decisamente più numerosi i casi di maschi che subiscono violenze psicologiche”, spiega l’avvocato divorzista Daniele Jörg
Ma qual è la differenza tra la violenza femminile e quella maschile?
“La violenza domestica maschile è consumata con la forza. Quella femminile, invece, con le provocazioni, le ripicche e la vendetta. Ma sono due facce della stessa medaglia. Il rapporto vittima-carnefice è simbiotico. In molti casi, la vittima è anche il carnefice e viceversa.
Si può agire contro l’arma della violenza psicologica? E come?
“No, è difficilissimo. Lo schiaffo o lo spintone, per fare degli esempi, possono essere qualificati e puniti. La violenza psicologica può essere ferocissima ed è impossibile da sanzionare. In questo senso le donne sono molto esperte. Nella maggior parte dei casi agiscono con la scusa del fare il bene dei figli. Ci sono padri che sono dei santi e sono costretti a subire, subire e subire. Ho visto delle violenze psicologiche dalle donne terribili”.
Come sono cambiati i conflitti familiari nel corso degli anni?
“I conflitti familiari sono più o meno sempre gli stessi, nel senso che non c’è un cambiamento rispetto al passato. Quando si tratta di litigare, la gente litiga e basta. La maggior parte dei conflitti familiari sono dovuti alla noia che si instaura nel tempo, ma da diversi anni a questa parte sono le mogli che decidono di andarsene e a questo punto si scatena la violenza”.