Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: La regione, 13.3.08, pag 8

 

Lotta ai matrimoni forzati
Berna – Il Consiglio federale deve affrontare il problema dei matrimoni forzati. Come gli Stati, anche il Nazionale esige misure per lottare contro questo fenomeno e offrire un sostegno alle vitti­me. La Camera del popolo ha trasmesso ieri taci­tamente una mozione in tal senso. I matrimoni forzati costituiscono una violazione dei diritti del­l’uomo che occorre eliminare. I responsabili can­tonali ritengono che siano varie migliaia le vitti­me in Svizzera. La mozione chiede al governo di prendere provvedimenti per assistere efficace­mente le vittime e proteggere i loro diritti fonda­mentali.
Lo scorso novembre il Consiglio federale si era detto scettico circa l’utilità di una norma pe­nale intesa a reprimere espressamente i matrimo­ni forzati. Proponeva invece altre misure mirate come il non più riconoscere i matrimoni delle per­sone di meno di 18 anni o la possibilità di giunge­re in Svizzera dovrebbe poi essere limitata ai co­niugi di almeno 21 anni. Altro scenario citato: l’uf­ficiale dello stato civile deve sincerarsi che i fidan­zati convolino liberamente a nozze. L’assenza del libero consenso dovrebbe comportare l’annulla­mento d’ufficio del matrimonio. Attualmente, lo scioglimento è possibile solo entro un certo perio­do, su richiesta del coniuge costretto a sposarsi. 

Da: Corriere del Ticino, 13.3.08, pag 53

 

Gli asili nido e i diritti dei bambini


Leggo sul «Corriere del Ticino» di martedì 4 marzo della petizione che chiede al Gran Consiglio «di migliorare i sussidi cantonali e comunali per gli asili nido previsti dalla legge per le famiglie e di accrescerne il volume per rispondere ai bisogni della popolazione». Come popolazione sono intesi sicuramente: genitori. Ma possibile che nel 2008 non si sia ancora capito che i bambini sono esseri con pieni diritti? Il loro bisogno è quello di stare con la mamma il più a lungo possibile, sentire il suo calore, il suo odore, la sua voce, il suo cuore. Non dimentichiamolo, altrimenti soffochiamo la natura.
Nell’articolo si legge che in Svizzera mancano 50mila posti negli asili nido: spero che per la cifra si tratti di un errore di battitura. Altrimenti sarebbe una tristezza infinita.

Giovanna Lombardi,
Breganzona

 

Da: La regione, 5.3.08, pag7

 

Approvato un credito di 240 milioni per la promozione della pace e dei diritti umani


Berna – La Svizzera potrà proseguire la sua azione di promozione civile della pace e dei diritti dell’uomo. Dopo gli Stati anche il Nazio­nale ha accettato ieri, con 123 voti contro 50, un credito quadro di 240 milioni di franchi per il periodo 2008-2012.
La Camera del popolo – allineandosi alla posizione del Consiglio federale e degli Stati – non ne ha invece voluto sapere di 20 milioni di franchi supplementari, idea questa sostenuta dalla maggioranza del­la sua commissione. L’aumento a 260 milioni avrebbe portato il con­tributo all’aiuto umanitario allo 0,4% del prodotto interno lordo (Pil), contro lo 0,37% attuale. Obiettivo: raggiungere lo 0,7% entro il 2015, come promesso dalla Svizzera nel 2005 davanti all’Onu, ha ri­cordato la neocastellana Francine John-Calame (Verdi). Un investi­mento annuo supplementare di 1-2 milioni avrebbe permesso alla Confederazione di rafforzare la sua partecipazione allo sminamento, ha sottolineato la bernese Christa Markwalder (Plr). «
Avremmo an­che potuto impegnarci in nuovi progetti », ha aggiunto.
Il parlamento si è comunque mostrato meno severo che nel 2003. Allora, sotto la pressione dell’Udc, le Camere avevano ridotto di 20 milioni il credito sollecitato dal governo. Stavolta il plenum non ha seguito Christoph Mörgeli (Udc), il cui gruppo voleva rinviare il dos­sier al Consiglio federale, affinché elaborasse una «
vera linea », che scartasse tutti gli impegni militari e rispettasse rigorosamente la neutralità elvetica. La ministra Micheline Calmy-Rey ha ricordato che la promozione civile della pace e dei diritti dell’uomo sono al cen­tro della politica estera della Svizzera, che ha fornito contributi deci­sivi in vari campi, « nonostante i mezzi limitati di cui dispone ».

 

 

Da: La regione, 6.3.08, pag 18

 

I diritti dei bambini al centro di un concorso Pro Juventute


La convenzione Onu sui diritti dei bambini, e la sua relativa ap­plicazione, rappresenta uno dei principali punti di forza delle at­tività della fondazione Pro Juventute, presente anche nella Sviz­zera italiana con un proprio segretariato regionale. Nel quadro delle proprie attività, Pro Juventute ha promosso negli scorsi mesi un concorso di disegno per i bambini delle scuole elementa­ri, consistente nella realizzazione di uno stemma araldico. In questo modo ogni partecipante ha avuto l’opportunità di rico­struire parte della propria storia personale, prendendo spunto dalla discussione e dal confronto con i membri della propria fa­miglia. Al termine di questo percorso e sulla scorta dei dati rac­colti, ogni bambino è stato invitato a realizzare uno stemma aral­dico, che riassume il tratto di storia e di biografia ricostruiti, consentendogli così di riscoprire le proprie origini anche attra­verso il gioco. Tra tutti i disegni pervenuti, la sorte ha voluto pre­miare la bambina Corinne Stecher di Muralto, alla quale ieri è stato consegnato il premio che consiste in un buono gentilmente offerto dalla Società di navigazione del lago di Lugano che per­metterà a Corinne di trascorrere una giornata sul lago insieme
alla sua famiglia. Nella foto: Bruno Buzzini, co-presidente Pro Juventute Locarno e Vallemaggia, Cinzia Valletta, Pro Juventute Svizzera italiana, Corinne Stecher con la madre e Ilario Lodi, re­sponsabile Pro Juventute Svizzera italiana

 

 Da: Il Corriere del Ticino, 3.3.08, pagina 37

 L’ ESPERTO RISPONDE
COSA
SUCCEDE QUANDO I CONIUGI SI SEPARANO DI FATTO

FRANCESCA
CASSINA-BARZAGHINI
L
Mio marito ed io ci siano separati di fatto da qualche settimana (lui è tor­nato ad abitare con i genitori). Per il momento non intendiamo iniziare una procedura di divorzio o separa­zione
legale. Vor­remmo però che un giudice decida su alcune questio­ni importanti tipo mantenimento e affidamento di nostra figlia. Mi preme inoltre molto sapere se, a suo avviso, mio marito può pretendere (come preten­de) che io ora aumenti la mia attività lavorativa dall’attuale pensum del 40% al 60%. Dice che devo imparare a mantenermi.
(Marina di C.)
a nostra lettrice può tranquillamente rivolger­si (personalmente o facendosi assistere da un avvocato)al pretore del proprio domicilio postu­lando l’adozione di cosiddette «misure di protezione dell’unione coniugale» previste dagli art. 172segg del Codice Civile svizzero. Tali misure, intese a stabilizza­re la situazione (e se possibile salvare il matrimonio), vengono emanate dal Pretore con procedura somma­ria e, quindi, in tempi piuttosto brevi. In particolare, giusta l’art. 176 CC quando è giustificata la sospensio­ne della comunione domestica tra i coniugi, il giudi­ce può, se richiesto, stabilire i contributi pecuniari dell’uno in favore dell’altro, prendere le misure ri­guardanti l’abitazione e le suppellettili domestiche e ordinare, ove necessario, la separazione dei beni e, infine, adottare le misure necessarie per il bene dei fi­gli. Con riferimento alla fissazione dei contributi pe­cuniari dovuti da un coniuge all’altro, secondo la leg­ge ogni coniuge deve provvedere in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia (art. 163 CC). Nella pratica, in linea di massima la prassi deduce dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo poi l’eccedenza a metà. Quanto poi al problema che sta (com­prensibilmente) a cuore della nostra lettrice riguardo al prete­so aumento del suo grado di oc­cupazione lavorativa – che il marito vorrebbe vedere passare dal40%al60%–,sitrattadiuna problematica che spesso si pone in situazioni simili. Per la giurisprudenza, nell’am­bito delle misure a protezione dell’unione coniugale (in sede di divorzio la questione va naturalmente af­frontata diversamente), si può pretendere che un co­niuge liberato da compiti legati alla cura dell’econo­mia domestica a seguito della separazione di fatto (e quindi in genere la moglie) riprenda o estenda un’at­tività lucrativa solo a tre condizioni cumulative. Bi­sogna prima di tutto che non sia possibile attingere all’eccedenza mensile o, almeno provvisoriamente, a sostanza accumulata durante la vita in comune. Oc­corre inoltre che i mezzi a disposizione della coppia non bastino a finanziare due economie domestiche separate nonostante le restrizioni imposte dalle cir­costanze e, da ultimo, che la ripresa o l’estensione di un’attività lucrativa da parte del coniuge interessa­to sia compatibile con la sua situazione personale (età, salute, formazione professionale, ecc.)e con quel­la del mercato del lavoro (cfr. DTF 130 III 541). Nel caso concreto, per valutare se la nostra lettrice può essere tenuta, dopo la separazione di fatto, ad esten­dere l’attività lavorativa finora svolta nella misura del 40%, andrà quindi attentamente esaminato l’adempimento dei citati tre presupposti giurispru­denziali. Esame che il giudice effettuerà tenendo an­che conto del modo in cui era organizzata la vita in co­mune tra i coniugi prima della separazione di fatto con particolare riferimento al riparto dei compiti e alle prestazioni in denaro.
Per porre domande, rivolgersi a: Corriere del Ticino, «L’esperto risponde», c.p. 160, 6903 Lugano (fax 968.29.77, e-mail )



 

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts