Prima l’ha stordita, somministrandole del sonnifero. Poi l’ha
soffocata, a mani nude, fino all’ultimo respiro. È morta così Beatrice
Sulmoni, la 36enne di Castel San Pietro. A ricostruire quegli attimi,
terribili, è lo stesso Marco Siciliano, il marito 32enne in carcere
dall’aprile scorso con l’accusa, principale, di assassinio.
Lo ha ammesso lui stesso. E ieri quelle ammissioni sono state
rese pubbliche in una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Marco
Frigerio. A quella confessione Siciliano ci è arrivato, del resto,
interrogatorio dopo interrogatorio. Di fronte a lui la procuratrice
generale aggiunta Rosa Item. Ora la difesa di Siciliano ha deciso di
rompere il silenzio, ma con un solo intento: « Evitare speculazioni e correggere alcune errate informazioni
». Lo fa, si annota ancora, ormai alla chiusura dell’istruttoria: il
deposito atti, come ci precisano dalla Procura, è in corso. Le ultime
battute, i documenti finali prima di firmare l’atto d’accusa e dare modo
così al Tribunale penale di fissare la data del processo. E sarà lì in
aula che si potrà, alfine, conoscere la verità a tutto tondo.
Ripercorrere quei momenti costati la vita a Beatrice Sulmoni. E per
quella vita (anzi due) spezzata – la giovane donna, già mamma, era in
attesa di un bimbo – oggi Siciliano « chiede perdono » e si dice « sinceramente pentito e pronto a subire quella giusta pena che la gravità dei fatti impone ».
Quei fatti che, l’aprile scorso, erano irrotti all’improvviso
nella Pasqua della comunità di Obino (e non solo). Prima, il 25 marzo,
la scomparsa, inspiegabile di Beatrice Sulmoni da Castel San Pietro. Poi
il drammatico ritrovamento: il suo corpo viene restituito dalle acque
del lago di Como davanti a Laglio. Quelle stesse acque dove il marito,
passato subito da teste a indagato, l’aveva gettata, dopo aver occultato
il cadavere, sfregiato alla gola da una lama – che sarà ritrovata tempo
dopo nella zona del Malcantone –, nel bagagliaio dell’auto.
Cosa sia realmente successo nei momenti immediatamente precedenti
alla somministrazione del sonnifero e al soffocamento e quanto tempo
sia trascorso fra il primo e il secondo atto, a questo punto sarà il
dibattimento a chiarirlo completamente. Di certo, attraverso le stesse
parole del 32enne, adesso si sa che non c’è stata alcuna caduta
all’origine della morte della donna. Modalità ipotizzata nei giorni
successivi il delitto. E da indagare ci saranno pure i motivi che hanno
portato alla tragedia. Appare comunque evidente che la vita della
coppia, sposata dal 2002, fosse turbata da problemi coniugali. Sulle
prime si era pensato infatti a un omicidio passionale: sullo sfondo
un’amante (di lui) e la voglia (di lei) di andarsene via da casa. Da
spiegare infine ci saranno anche quegli ‘Sms’, i messaggini inviati
dallo stesso Siciliano dal cellulare della moglie ai familiari con
l’obiettivo di tranquillizzare tutti.
Ad attendere giustizia oggi ci sono in effetti soprattutto i
familiari, i cui rappresentanti legali – lo studio Respini, Rossi e
Beretta Piccoli – per ora preferiscono mantenere il riserbo. E un
richiamo alla tutela della sfera privata, destinatari i media, è
arrivato ieri anche da Marco Siciliano che, per bocca del suo difensore,
« auspica che i responsabili dell’informazione rispettino il più
possibile la privacy di chi è già stato duramente colpito dalla tragica
vicenda ».