Svizzera This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Da: CdT, 18.1.13 pag 7

Giustizia

Italiana nominata procuratrice federale


Un'italiana è stata nominata pro­curatrice federale. Si tratta della pri­ma e ultima eccezione del genere, perché in futuro per assumere tale carica occorrerà possedere un pas­saporto rossocrociato. Un regola­mento in questo senso, emanato dal procuratore generale della Confede­razione Michael Lauber, dovrebbe infatti entrare in vigore il 1. febbraio.
La notizia, anticipata dal Bund e dal «Tages-Anzeiger», è stata conferma­ta da una portavoce del Ministero pubblico della Confederazione (MPC). La persona interessata, pro­mossa al grado di procuratrice ordi­naria, è una «dipendente meritevole e di lunga data», che ha inoltre depo­sitato una domanda di naturalizza­zione. È stata nominata con effetto dal primo gennaio, dopo aver lavora­to diversi anni in qualità di sostituta procuratrice federale presso la sede distaccata di Lugano.

Da: Mattino domenica, 21.10.12 pag 4

Magistratura: l’”aquila” Bergomi colpisce ancora!

Contro il Mattino decreti d’accusa politicizzati!

Ma è evidente che i decreti-foffa, per il gravissimo reato di ingiuria (uella!!) all’indirizzo del lic iur Ber­nasconi verranno impugnati, dal momento che non stanno né in cielo né in terra e contraddicono appieno i principi contenuti nella decisione della Corte dei reclami penali di appena qualche giorno fa!!

Ma guarda un po’!! Le sentenze poli­ticizzate contro il Mattino proseguono e questo malgrado la recentissima sen­tenza della Corte dei reclami penali che ammonisce contro l’abuso della giustizia a scopo partitico (vedi arti­colo sotto)! In effetti, la sentenza della Corte dei reclami penali nel caso del reclamo del kompagno $tojanovic dal passaporto rosso ancora fresco di stampa, con­tiene principi che vengono ora disat­tesi dalla PP Fiorenza “Aquila” Bergomi, la quale ha emanato un de­creto d’accusa (uhhh! Che pagüüüü­raaa!) nei confronti di Boris e Giuliano Bignasca per il gravissimo reato di – udite udite - ingiuria nei confronti del lic iur Paolo Bernasconi! Uella!!

Ma guarda un po’!! Se il Mattino e il 10 Minuti si esprimono pubblicamente sul lic iur (notare l’assenza di ulteriori qualifiche) Paolo Bernasconi l’aquila Bergomi emana un decreto d’accusa per direttissima! Invece il lic iur Ber­nasconi può permettersi di chiamare “pagliacci” i membri del governicchio e “teppisti” la maggioranza dei depu­tati alle Camere federali che hanno giustamente lasciato a casa l’ex procu­ratore federale Erwin Be­yeler, un’emerita nullità che faceva solo danni! E nessuno dice niente! Chiaro: visto che il lic iur Bernasconi è antileghi­sta, allora può permet­tersi di tutto e di più!! Se invece un leghista fa la stessa cosa, viene con­dannato per direttissima da una magistratura (il minuscolo è voluto) al soldo del partitume $to­rico!!

Inoltre, mentre l’”aquila” Bergomi emana decreti d’accusa a tambur bat­tente in funzione partitica contro la Lega, aspet­tiamo ancora la sentenza contro il volantino 5 Mi­nuti, distribuito proprio dal lic iur Bernasconi! Ricordiamo infatti che la pubblicazione in que­stione conteneva calun­nie sulla vita privata dei consiglieri nazionali le­ghisti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, i quali hanno presentato rego­lare denuncia ad inizio anno! Ma naturalmente di sentenze nemmeno l’ombra! Questo perché il lic iur Bernasconi, per evitare il processo, ha contestato pure gli atti istruttori del Procuratore pubblico, andando a piagnucolare presso la Corte dei reclami pe­nali! Uella, due pesi e due misure, come al solito!! Oltretutto, il decreto d’accusa del­l’“aquila” Bergomi contraddice in modo plateale i principi con­tenuti nella recentis­sima sentenza della Corte dei reclami pe­nali sul reclamo del ri­gommato $tojanovic, ossia: - Che non si abusa della magistratura a scopi di guerriglia par­titica come stanno in­vece facendo il lic iur Bernasconi e il grup­puscolo di moralisti a senso unico Brut-Ti­cino che rappresentano solo sé medesimi; - Che, nel caso di af­fermazioni fatte nel­l’ambito di una con­trapposizione politica, l’esistenza di reati con­tro l’onore va valutata in modo restrittivo!!

E’ evidente che l’“a­quila” Bergomi ha fat­to proprio il contrario! Ma non solo: nem­meno si è accorta che l’art. 177 del Codice penale svizzero (ingiu­ria) ha un capoverso 2 che recita:

Se l’ingiuria è stata provocata diret­tamente dall’ingiuriato con un con­tegno sconveniente, il giudice può mandar esente da pena il colpevole.

E’ palese che il comportamento del lic iur Bernasconi, che continua a spalare palta sulla Lega, che ha collaborato a pubblicazioni calunniose contro rap­presentanti leghisti, che non perde oc­casione per insultare il nostro Movimento, è assai più che “sconve­niente”!! I presupposti dell’articolo 177 capoverso 2 sono dunque piena­mente adempiuti, per cui le possibilità sono solo due: o l’“aquila” Bergomi non è nemmeno in grado di leggere un articolo del Codice penale che ha solo tre capoversi, e per giunta brevi, e non 50, oppure la punta di diamante del ministero pubblico ha emesso una decisione PARTITICA!

Nel frattempo il caso Sogevalor, che comporta una voragine di 100-120 mi­lioni di franchetti, giace imboscato da un decennio!!

Ma naturalmente la priorità è condan­nare per direttissima il Mattino ed il suo editore per presunti reati d’opi­nione!! Chissenfrega dei buchi da 100-120 milioni!!

E’ quindi certo che Giuliano e Boris Bignasca presenteranno opposizione contro i demenziali decreti d’accusa dell’“aquila” Bergomi, e quest’ultima si prenderà così l’ennesima sifonata dall’autorità superiore, con smentita su tutta la linea dei suoi decreti d’accusa!! Uella!!

MDD




L’“aquila” Bergomi: o non sa leggere il codice penale, o emette sentenze politicizzate

Da: CdT 13.12.12 pag 13

Giustizia. Il Tribunale penale marcia da solo
Licenziato il messaggio che punta al divorzio da quello d'Appello - Gobbi: «Si tratta di una riforma necessaria» Il Governo conferma intanto la volontà di trasferire la sede da Lugano a Bellinzona, ma sarà musica del futuro


«Si tratta di una riforma ne­cessaria per procedere ad un ri­assetto generale di tutta l'orga­nizzazione giudiziaria che rical­ca quanto sta avvenendo a livel­lo nazionale. Abbiamo poi colto l'occasione dell'insediamento del Tribunale penale federale (TPF) a Bellinzona anche come punto di partenza per rivedere la struttura di tutto l'apparato giudicante». Con queste parole il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi spiega il progetto di separazione del Tribunale penale cantonale (TPC) dal Tribunale di appello.
L'ipotesi era già stata annuncia­ta in giugno in occasione dell'a­pertura dell'anno giudiziario e non erano mancate le reazioni negative. I giudici del Tribunale penale cantonale - per voce del loro presidente, Claudio Zali - avevano infatti espresso sulle colonne del nostro giornale forti riserve contro gli scenari che si stavano prospettando per il loro ufficio (scorporo dal Tribunale d'appello, appunto, e trasferi­mento da Lugano entro uno o due anni). Qualcuno aveva per­fino avanzato l'ipotesi di lascia­re la sua funzione qualora i cambiamenti si fossero concre­tizzati nella forma annunciata.
Le tensioni sono rientrate? «Credo che tutti abbiano capito che non era nostra intenzione mettere in atto una di rivoluzio­ne in tempi stretti. Tra l'altro - aggiunge Gobbi - vengono ga­rantiti fino allo scadere del mandato i diritti acquisiti per i giudici eletti. Senza dimenticare che lo scorporo logistico non avverrà prima dei prossimi cin­que anni».

Rivoluzione istituzionale

Quanto deciso ieri dal Governo rappresenta ad ogni modo una vera e propria rivoluzione dal profilo istituzionale: in Ticino infatti i giudici del Tribunale pe­nale cantonale (TPC) hanno lo statuto di giudici del Tribunale di appello da almeno 100 anni. Quali dunque le ragioni alla ba­se di questa scelta? A spingere il Consiglio di Stato ad intrapren­dere la strada della separazione è stata in primo luogo la coesi­stenza nel medesimo tribunale dell'autorità di prima istanza, il TPC, e quella di seconda istan­za, la Corte di appello e revisio­ne penale. Ebbene, viene osser­vato in una nota, la possibilità contemplata (dal 2011) nel co­dice di procedura penale di im­pugnare di fronte alla Corte
d'appello le sentenze del Tribu­nale penale cantonale fa sì che oggi all'interno di un unico or­gano, siano collocate due auto­rità giudiziarie (una superiore ed una inferiore) con la medesi­ma latitudine di giudizio, sia per quanto riguarda i fatti sia per il diritto. Una situazione giudicata «inopportuna» che ha reso ne­cessaria una riorganizzazione strutturale. E ciò anche alla luce del fatto che «i principi di indi­pendenza e imparzialità dei tri­bunali vengono interpretati dal­la giurisprudenza e dalla dottri­na in maniera sempre più re­strittiva».
Non tutti sono d'accordo

La scelta di procedere alla sepa­razione - osserva ancora il Go­verno - è giunta al termine di un processo di consultazione e di­scussione durato anni. L'impo­stazione è stata condivisa dall'Ordine degli avvocati e dal­le autorità giudiziarie penali con la sola eccezione - viene osser­vato - dello stesso Tribunale pe­nale cantonale. Come detto, i membri di quest'autorità non avevano mancato di manifesta­re il proprio disappunto a fronte di uno scenario in cui la priva­zione dello statuto di giudici del Tribunale di appello (carica alla quale erano stati eletti dal Parla­mento sino al 31 maggio 2018) veniva vista come una sorta di declassamento. Argomentazio­ni che verranno ora rivalutate in sede di esame del messaggio in vista della discussione in Gran Consiglio.

I tempi saranno lunghi

A generare perplessità era stata poi la prospettiva di un trasferi­mento del TPC dall'attuale sede luganese di via Pretorio a Bellin­zona. Ipotesi che viene confer­mata dal Consiglio di Stato: l'o­biettivo è in pratica quello di «concentrare nella capitale un unico comparto dedicato al di­ritto penale», sfruttando anche la presenza del Tribunale pena­le federale.
Contrariamente a quanto an­nunciato in un primo momento (e temuto da alcuni) non sarà musica dei prossimi mesi. Il Tri­bunale penale cantonale - con­clude infatti la nota - dovrebbe essere trasferito a Bellinzona nei locali del Pretorio (in fase di ri­strutturazione). «Sino all'ulti­mazione definitiva degli spazi, esso continuerà tuttavia ad ope­rare all'interno di Palazzo di giu­stizia a Lugano».
GI.RI.-GI.M




RIFORMA In Ticino, i giudici del Tribunale penale cantonale (TPC) hanno lo statuto di giudici del Tribunale di appello da almeno 100 anni.
(FOTOGONNELLA)

Da: www.tio.ch 7.1.13

BERNA

Il forsennato di Bienne "vittima della violenza di Stato"

Peter Hans Kneubühl ha parlato di una sorta di accanimento della polizia nei suoi confronti, ben precedente l'episodio del 2010

Foto Keystone Sandro Campardo

BIENNE - Il 69enne Peter Hans Kneubühl, che l'8 settembre 2010 aveva gravemente ferito un agente a Bienne (BE) e aveva poi tenuto sul chi vive per nove giorni la polizia bernese, è da oggi sotto processo nella cittadina dello Seeland. I giudici dovranno decidere se l'uomo debba o no essere ritenuto responsabile dei suoi atti. Lui si è detto vittima della violenza dello Stato e della polizia.

I dibattimenti sono previsti su un periodo di sette giorni. Kneubühl, che la stampa ha soprannominato "il forsennato di Bienne", assicura in parte la propria difesa, accanto ad un legale attribuitogli d'ufficio. Il pubblico ministero ha rinunciato a rinviarlo a giudizio per tentato omicidio intenzionale e lesioni gravi ritenendo che il pensionato soffrisse di gravi turbe psichiche al momento dei fatti. L'accusa chiede dunque al tribunale di decidere "misure terapeutiche stazionarie" in un istituto chiuso, in modo che l'uomo non possa commettere altre azioni inconsulte.

Davanti al Tribunale regionale del Giura bernese-Seeland, in modo un po' confuso l'ex insegnante oggi pomeriggio ha parlato di costanti aggressioni da parte della polizia già da anni, di presunte accuse e presunti arresti quand'era attivista ecologista di sinistra. A suo dire è stato perseguitato anche dai servizi di sicurezza dello Stato e il suo nome figurava in una lista nera.

Kneubühl si è detto anche vittima della sorella. È lui che in famiglia aveva il compito di assicurarsi che tutto andasse per il verso giusto. Una disputa sull'eredità con la sorella ha in definitiva portato alla vendita all'asta, su decisione della giustizia civile, della casa in cui era cresciuto e dove viveva. E proprio il conseguente sfratto aveva condotto allo scontro a fuoco con la polizia nel settembre 2010.

Il curriculum vitae presentato oggi era già noto: apprendistato a Bienne seguito da studi universitari di fisica, matematica e psicologia; diversi soggiorni all'estero e infine insegnamento in varie scuole d'ingegneria.

Ad esprimersi per primi stamani sono stati due agenti, presenti in qualità di parte civile: il poliziotto gravemente ferito e un suo collega dell'unità speciale "Genziana" che, secondo l'accusa, sarebbe stato a sua volta preso di mira da Kneubühl.

Gli agenti sapevano che si trattava di sfrattarlo. In un primo tempo non erano pesantemente equipaggiati. Si sono limitati ad osservare l'edificio nella speranza di avvicinare l'uomo qualora fosse uscito di casa. Dato che ciò non è successo, la polizia ha tentato di entrare in contatto con Kneubühl. Tutto invano, hanno raccontato i due. Le forze dell'ordine hanno quindi deciso di entrare nell'edificio. A questo punto si è udito un botto. È per questo che gli agenti si sono equipaggiati pesantemente. Sul posto è pure intervenuta un'unità specializzata nella negoziazione. Quando un agente ha scassinato una finestra si è udito un secondo botto. Dopo aver liberato l'ingresso della casa, ostruito tra l'altro da sacchi di sabbia, e fatto saltare la porta dell'appartamento, i poliziotti sono riusciti a far penetrare nell'alloggio di Kneubühl dei robot e un cane.

Durante questa fase dell'operazione Kneubühl ha esploso alcuni colpi. Il pensionato è riuscito ad uscire armato di casa attraverso una finestra. I poliziotti lo hanno seguito. È in questo momento che un agente è stato ferito da un proiettile che lo ha colpito al capo. Oggi gode di buona salute ed è tornato a lavorare all'80%, non più per "Genziana", ha riferito la vittima al tribunale. Tuttavia, dopo gli avvenimenti del 2010, non è più in grado di sopportare lo stesso carico di stress e spesso soffre di mal di testa.

Kneubühl ha assistito con grande attenzione alla testimonianza dei gendarmi, ha posto numerose domande e preso appunti. Il processo suscita vasto interesse: all'apertura dell'udienza in una sala affollata di pubblico hanno assistito anche una trentina di media provenienti da tutta la Svizzera.

Ats

******************************************

CdT, 19.1.13 pag 6

Bienne Kneubühl non responsabile
Secondo il Tribunale il pensionato non si rende conto degli atti che ha commesso Ordinato un trattamento terapeutico in un istituto chiuso - La difesa ricorrerà


Peter Hans Kneubühl, il pensiona­to che ha sfidato la polizia nel 2010 a Bienne, non è responsabile dei suoi atti: lo ha stabilito ieri il Tribunale regionale del Giura bernese-See­land. L'uomo dovrà sottoporsi a un trattamento terapeutico stazionario in un istituto chiuso. Kneubühl, per voce del legale attribuitogli d'ufficio Philipp Kunz, ha già annunciato che ricorrerà presso il Tribunale canto­nale contro la sentenza.
La Corte ha sostanzialmente seguito le raccomandazioni del procuratore Andreas Jenzer, che nella sua requi­sitoria ha chiesto l'adozione di tale provvedimento a causa del rischio di recidiva. La conclusione del pubbli­co ministero poggia su una perizia psichiatrica, secondo la quale Kneubühl soffriva di gravi turbe deli­ranti al momento dei fatti e non po­teva dunque rendersi conto del ca­rattere illecito del suo agire.
Kneubühl è rimasto impassibile du­rante la lettura del verdetto, limitan­dosi a prendere appunti. Il suo legale ha precisato che il 70.enne ha reagito in maniera calma ma abbattuta alla decisione della Corte: «Non siamo soddisfatti della sentenza».
La difesa, costituita anche dallo stes­so Kneubühl, aveva chiesto che l'im­putato venisse ritenuto responsabile dei suoi atti. Egli sostiene infatti di essere un prigioniero politico, vitti­ma di uno Stato poliziesco che lo perseguita da anni. L'avvocato ha tentato di dimostrare che il suo clien­te ha agito per motivi politici e non in preda a disturbi psichici.
Il presidente del tribunale Markus
Gross ha letto lunghi stralci del dia­rio dell'imputato, che testimoniano dello stato mentale e delle turbe deli­ranti, iniziate già nei primi anni 90. Nei suoi scritti Kneubühl parla con regolarità di uno Stato fascista e di polizia che non cessa di spiarlo.
Riferendosi alla polizia, l'uomo scri­ve «questi porci non sono venuti og­gi, infatti sono ancora vivo»: una fra­se che ricorre oltre 400 volte nel cor­so degli ultimi anni. «Tutti non vo­gliono altro che la mia morte». Dai taccuini emerge l'immagine di un uomo che vive ai margini della socie­tà sicuro di essere perseguitato.
Convinto dell'effettivo rischio di reci­diva evocato dalla perizia psichiatri­ca, il tribunale ha ordinato un tratta­mento terapeutico stazionario. Le cure verranno prestate in un istituto chiuso. A questo proposito Gross ha ricordato che nel corso dell'intero processo Kneubühl non ha mai espresso rimorso per l'accaduto, completamente convinto della fon­datezza della propria lotta solitaria contro il sistema.
I fatti risalgono all'8 settembre 2010: Kneubühl, un uomo solitario di acu­ta intelligenza (aveva studiato mate­matica), si era barricato nella sua abitazione dopo che alcuni poliziotti si erano presentati per prelevarlo poiché la casa, nella quale era cre­sciuto e viveva, era stata messa all'a­sta su decisione della giustizia civile.
Durante la fuga aveva sparato e ferito gravemente un agente alla testa. Per giorni centinaia di poliziotti gli die­dero la caccia invano. Kneubühl fu infine arrestato il 17 settembre.

Newspaper

Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

We provide documentation and analysis to support informed decisions and balanced public discussion in Ticino and Switzerland.

Subscribe to receive updates.

A warned man is half saved

Best interests of minors

Harm to minors

Latest Posts