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Da: Il caffé della domenica, 16.12.2007 

Oltre 20 mila famiglie esposte in banca e in dieci mesi 217 fallimenti privati Un naufragio domestico che comincia a colpire anche il ceto medio. Intanto in tutta Europa scatta l’allarme per gli aumenti dei prezzi

Vite in bancarotta schiacciate dai debiti

di Libero D'Agostino


Guadagnava 4.500 franchi netti al mese, poi il signor C. ha perso il posto per una brutta malattia. Dalla disoccupazione all’assistenza, e sulle spalle la rata di 718 franchi al mese per un prestito concesso da una banca, e una figlia che studiava all’estero da mantenere. In poco tempo il signor G. ha accumulato debiti per 39 mila franchi. La sua è solo una delle mille storie di una bancarotta sociale che resta sempre in ombra nelle statistiche ufficiali. 217 fallimenti privati da gennaio allo scorso ottobre, secondo gli ultimi dati di Creditreform; oltre 20 mila le famiglie ticinesi sovraindebitate, stando alla stima dell’Acif, l’Associazione contro l’indebitamento delle famiglie. Il diario di bordo del naufragio domestico è registrato in decine e decine di fatture inevase, dai premi delle casse malati non pagati alle tasse arretrate, dalle rate del leasing scoperte a quelle della carta di credito in rosso.
“Rispetto agli anni precedenti si è registrata una forte impennata dei fallimenti privati” dicono nella sede luganese di Creditreform, l’agenzia d’informazioni commerciali. Erano stati 194 nel 2005 e 188 l’anno dopo, ma i 217 fallimenti in questi dieci mesi sono solo la punta di un iceberg, poiché non tengono conto delle procedure abbandonate, perché non ci sono attivi e dunque non c’è niente da prendere. Ma a preoccupare oggi è soprattutto la crescita notevole del numero delle famiglie sovraindebitate, quelle, cioè, con un carico di debiti che non possono essere rimborsati entro tre anni. “È aumentato il loro numero ed é cambiato anche il tipo di famiglie esposte” afferma Eliana Orelli- Barella, responsabile dell’Acif, che in dodici anni di attività, attraverso concordati extragiudiziali, procedure bonali, autofallimenti, curatele amministrative e consulenze sulla gestione dei budget mensili, è riuscita ad appianare qualcosa come dieci milioni di franchi di debiti contratti da nuclei familiari.
“Se fino a pochi anni fa la casistica delle persone in difficoltà era riconducibile a situazioni tipo, quali disoccupati, lavoratori poveri e malattie – spiega Orelli-Barella – , oggi ci sono anche casi di famiglie con stipendi da 6’000 franchi netti al mese finite in rosso per il gioco d’azzardo oppure per un uso smodato della carta di credito”. Carte di credito e piccolo credito sono diventate le bombe ad orologeria che fanno saltare i bilanci di migliaia di persone. Il pagamento differito è spesso una tentazione irresistibile, così come il credito al consumo per affrontare spese consistenti anche se non si hanno soldi a sufficienza. Redditi traballanti e falcidiati del tutto dalla raffica di forti aumenti registratasi in tutta in tutta Europa anche per i generi di prima necessità.
Se sono soprattutto disoccupati e lavoratori poveri quelli che si rivolgono all’Acif e che hanno accumulato debiti mediamente attorno ai 47 mila franchi, il ventaglio degli importi scoperti è assai ampio. “Si va da poche migliaia di franchi a cifre più ragguardevoli, a volte sino a 200 mila franchi” precisa Dante Balbo del servizio sociale di Caritas Ticino, che da anni offre pure la consulenza sulla gestione del bilancio familiare. A voler stilare una classifica delle cause che mandano in tilt il budget, l’Acif elenca almeno otto fattori in ordine d’importanza: il pagamento degli alimenti in caso di divorzio; i premi delle casse malati; gli affitti; il piccolo credito; i bassi salari; la cattiva gestione del bilancio domestico; le disavventure professionali o commerciali; le tasse, che magari si lasciano da parte per fare qualche altra spesa. Voce quest’ultima che, assieme ai premi delle casse malati, nei momenti di ristrettezze finanziarie si è anche soliti accantonare, sennonché il conto arriverà comunque dopo e con gli interessi. Sono proprio i premi delle casse malati, e non solo l’abuso dei telefonini come comunemente si crede, uno dei principali motivi d’indebitamento dei giovani ticinesi. Finché si vive in famiglia al pagamento dei premi ci pensano i genitori, sempre che ne abbiano i mezzi, ma appena si mette casa in proprio, quella scadenza diventa un peso che non è facile onorare.
Se i bilanci domestici sono oggi messi a dura prova dai rincari continui, a devastarli di tutto è spesso il ricorso al leasing e al piccolo credito. “Ci è capitato di vedere contratti di leasing pari al 30% dello stipendio, una percentuale che una volta veniva riservata all’affitto - dice Orelli-Barella-. Oppure crediti di 40 mila franchi concessi a persone con 4’200 franchi netti di stipendio e da restituire in tre anni. Ma come si fa?” Peggio ancora è il ricorso al piccolo credito per pagare debiti precedenti, perché si entra in una spirale senza fine, con interessi sempre più esosi. La nuova legge sul credito al consumo è abbastanza rigorosa sulla carta, ma la si può aggirare facilmente: “Per rientrare nei parametri alcuni consulenti bancari poco scrupolosi e finanziarie spregiudicate minimizzano le voci di spesa, per cui il reddito è sufficiente a coprire le rate del prestito- precisa un esperto del settore che vuol restare anonimo. È un mercato assai fiorente, basta vedere le paginate di annunci pubblicitari”.

20'000
sono le famiglie ticinesi con troppi debiti (dell’Associazione contro l’indebitamento)

Consigli per risparmiare
1
Le stufette elettriche offrono un calore costoso, la lavastoviglie usatela solo a pieno carico, fare la doccia consuma meno acqua rispetto a un bagno

2
Gli acquisti a rate sono sempre meno convenienti di quelli in contanti (non dimenticate gli interessi delle carte di credito che pendono verso il 15%

3
Do it yourself: ci sono molti materiali facili da lavorare. Un martello in casa fa risparmiare la spesa di un operaio

4
Acquisti sulla porta di casa: non lasciatevi trascinare dalla fretta di chi vuole vendere. Non firmate niente. State attenti a non restare vittime

5
Di fronte ad abiti che vorreste comprare, chiedetevi: non posso farne a meno? Fate passare qualche giorno, magari li dimenticate

6
Non tutte le auto d’occasione, comprate da privati, sono convenienti. Non lasciatevi guidare dalla fretta di rottamare la vostra fedele utilitaria

7
Diffidate di chi vi fa un leasing anche se avete esecuzioni, siete disoccupati o vicini ai 70 anni: è senz’altro un truffatore

8
Due bambini non devono costare il doppio di uno:
I vestiti di buona qualità sono ancora belli quando vengono portati dai fratellini

9
Il prestigio si paga carissimo, meglio lasciarlo ai ricchi. L’apparenza di status costa molto e non è per tutti

10
Risparmiate due franchi al giorno, alla fine del mese vi ritroverete con 60 franchi da investire magari per pagare una partecipa­zione alla Cassa malati

 

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Estratto dal Comunicato stampa del Municipio di Lugano

Data
02-04-2008

"Sostegno ad alcune attività promosse contro l'indebitamento delle famiglie

Al fine di combattere l'indebitamento delle economie domestiche private e offrire una consulenza metodologica e giuridica nel tentativo di eliminare stati di indebitamento, il Municipio di Lugano ha deciso di dare il suo sostegno alle attività promosse dall'ACIF - Associazione contro l'indebitamento delle famiglie. Per garantire una consulenza presente in città saranno prossimamente messi a disposizione degli spazi. L'Associazione collaborerà direttamente con il Dicastero Integrazione Informazione Sociale, il Servizio di accompagnamento Sociale e l'Ufficio Intervento Sociale nell'esame dei casi residenti a Lugano. Questa nuova iniziativa permetterà ai Servizi dell'amministrazione comunale e all'ACIF di valutare consulenze specifiche anche per le persone insolventi con le casse malati.
Per informazioni si prega di contattare l'On. Nicoletta Mariolini, Dicastero Integrazione e Informazione sociale o il Signor Paolo Pezzoli, Direttore Istituti Sociali Comunali."

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Associazione contro l'indebitamento delle famiglie (A.C.I.F.)

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http://web.ticino.com/sosdebiti/

A.C.I.F., casella postale 16, 6830 Chiasso 3

079 771 52 51 (da mercoledì a venerdì la sera) / 079 228 09 39

 

 

Da: Il Caffé della domenica, 21.01.2007

Francesco / "Sono un papà ridotto sul lastrico"

di Libero D'Agostino

MENDRISIO - Separazioni conflittuali, procedure di divorzio che durano anni, famiglie che si sfasciano, figli spesso usati contro l’uno o l’altro dei genitori, e assegni alimentari che lasciano tanti padri in mutande. La storia di Francesco, nome di fantasia, trentenne impiegato di Mendrisio, due figli, 9 e 5 anni, è solo una delle tante tormentate storie di un cantone dove ormai un matrimonio su due finisce con un divorzio che, oltre agli affetti, disastra anche il bilancio familiare. Quello di Francesco è finito dopo sei anni di un’unione che sino allora era sembrata felice. “Mi sono sentito un fallito - racconta -. Sono andato in depressione e ho perso venti chili. L’unico legame che restava con la mia famiglia era l’assegno per i figli. Guadagno 4’600 franchi lordi al mese e 1’800 li verso a mia moglie. Mi ero ridotto ad un barbone. Ho pensato che non valeva più la pena di lavorare, che era meglio andare in disoccupazione. E mi ero anche licenziato”.
È la scelta fatta da tanti altri padri divorziati che non hanno retto con quel poco che restava del loro stipendio e hanno mollato tutto, scivolando dalla disoccupazione all’assistenza, con i precetti esecutivi e le fatture arretrate che si accumulano. “Ne conosco a decine di padri finiti così - dice Francesco -, perché pensano che non vale più la pena lavorare per poi ritrovarsi in tasca alla fine del mese con meno di 2’000 franchi, senza nemmeno poter vedere i figli ogni giorno. Sono in tanti a pensare che arrivati a questo punto é meglio farsi mantenere dallo Stato”.
Lui, invece, ha reagito. È riuscito a tirarsi su.
“Avevo una grande rabbia dentro - continua - e mi ero licenziato dalla ditta dove ero responsabile di reparto. Sono stato senza lavoro per due settimane, ma per fortuna ho subito capito che non era la strada giusta. Che avrei solo privato i miei di figli di un sostegno e che alla fine mi sarei auto distrutto”. Francesco, perciò, si fa riassumere dalla sua vecchia ditta, e la sera va a fare il cameriere in un ristorante, perché i soldi non bastano. Via i 1’800 franchi per gli alimenti, i 900 dell’ affitto, i 300 per la cassa malati, i 500 per mangiare, i 200-300 franchi per l’auto e il telefono, della sua busta paga non resta niente, solo gli spiccioli per le sigarette. “Il mio padrone di casa, per fortuna, è tanto generoso da pagarmi anche le spese per il riscaldamento. Ma dura è stata soprattutto quando mia figlia è venuta a casa da me e ha visto solo una cassapanca, un divano e un sacco a pelo. E la televisione dov’è? Mi ha chiesto. Non sapevo che dirle. Mi vergognavo a confessarle che non avevo soldi per comprare una Tv”.
Francesco oggi fa parte dell’Agna, l’associazione Genitori non affidatari che si batte per il riconoscimento dei diritti di paternità. Perchè, sostiene, in questa legge sul divorzio c’è qualcosa che non va: “I padri sono messi ai margini, tenuti in considerazione solo per l’aspetto economico. L’affettività, il rapporto coi figli, il loro bisogno di avere entrambi i genitori passa in secondo piano. Come assai spesso anche quello dei nonni paterni di vedere i nipotini. Ci viene attribuito un diritto “di visita”, come quello riconosciuto ai carcerati. Conosco padri che non vedono i figli da anni”.
Oggi, i suoi bambini Francesco ha il diritto di vederli due giorni alla settimana, e qualche week-end: “Mi reputo fortunato rispetto ad altri” dice. Ma nelle procedure tra separazione e divorzio ne ha passate di cotte e di crude: “Mi sono pure dovuto sottoporre a delle sedute con lo psicologo. Non che ne avessi bisogno, ma solo per dimostrare che ero a posto con la testa e che potevo vedere i miei bambini senza creare problemi”.

Da: Il caffé della domenica, 18.11.2007

Il “medio” e il “mediano”

di Ezio Rocchi Balbi


Per salario medio s’intende, appunto, la media dei salari di un determinato settore o regione: la somma del monte salari si divide per due e, poi, per il numero dei salariati. La cifra emergente sarà il salario medio. Il salario mediano è, invece, un concetto prettamente statistico. Esso equivale al valore che separa in due gruppi della stessa grandezza l’insieme considerato dei salari, distribuiti in ordine crescente: per metà dei posti di lavoro (50%) il salario standardizzato è superiore al valore centrale, mentre per l’altra metà il salario è inferiore. Quindi: se la media aritmetica (salario medio) è più adatta per calcolare la massa salariale e la quota media di salario in una regione, o settore industriale, o categoria di lavoratori, il valore centrale rappresenta invece una stima che permette di attenuare l’effetto dei valori estremi.

Da: Il caffé della domenica, 17.11.2007

Le detrazioni, la cassa malati, l’affitto, le spese alimentari... ecco come uno stipendio “mediano” riduce alla povertà

Vivere con 4'899 franchi

di Ezio Rocchi Balbi


Il sospetto è che la famiglia media, in Ticino, sia una famiglia povera. Un sospetto avvalorato dai conti che una coppia di cinquantenni, con un figlio e con un solo salario. L’Ufficio federale di statistica, infatti, questa settimana non s’è limitato a registrare che il cantone è quello coi salari più bassi, ma ha quantificato esattamente lo stipendio mensile ‘mediano’ in Ticino di un cittadino standard: 4’899 franchi (quello nazionale è di 5’674 franchi). Dedotte tutte le spese correnti, secondo l’analisi del Caffè, restano in tasca a disposizione... 24 franchi al giorno.
Nel bilancio familiare della nostra famiglia tipo - magari residente nell’ideale e futuro comune “strategico geograficamente”, Monte Ceneri - la voce entrate è già compilata. Calcolatrice alla mano dalla busta paga sottraiamo subito i contributi previste per ogni dipendente: Avs, Ai, Ipg, cassa disoccupazione, cassa pensioni e infortuni professionali. Detratto circa il 15% complessivo ecco che la busta paga netta recita un dato di partenza, 4’150 franchi. Da qui in avanti sarà solo uno stillicidio di uscite.
Con la franchigia più conveniente, e confidando nell’assenza di patologie familiari, 700 franchi se ne vanno per la cassa malati. L’appartamento, quei tre locali e mezzo che consentono un’abitabilità dignitosa, ne assorbe almeno 1’360 (però con riscaldamenzo incluso, salvo conguaglio) ed ecco già il nostro fabbisogno quasi dimezzato. La nuova cifra di partenza diventa 2’090 franchi, e ancora non abbiamo visto niente.
In una situazione del genere, anche se non ci sarà nessun bilancio annuale da certificare, il budget di spesa è meglio imporselo, più limitato possibile almeno per quanto riguarda le spese correnti, di prima necessità. Le “pezze giustificative” sono rappresentate dagli scontrini del supermercato e riguardano le spese alimentari, prodotti per la casa, cosmetici e detersivi. Naturalmente stando bene attenti a scegliere le offerte speciali, i prodotti in azione e sfruttando anche i punti Cumulus. Quattro scontrini settimanali di 300 franchi l’uno sottraggono altri 1’200 franchi, riducendo il nostro sub-totale a 890 franchi. Sì, lo sappiamo che c’è chi se li spende in una serata di bagordi, ma la nostra famigliola non ha di queste pretese; si accontenta di guardare la tv nel salotto di casa. Non che sia gratis... Tra canone Billag (115,50 franchi a trimestre) e abbonamento via cavo col il bouquet più risparmioso si dissolvono altri 50 franchi mensili. Tra luce elettrica e telefono – collocando la nostra famigliola tra quelle più retrograde, che ignorano tanto l’uso dei cellulari quanto la navigazione in internet con la linea Adsl – se ne vanno altri 50. Alla voce “trasporti”, almeno perchè il capofamiglia possa recarsi sul posto di lavoro, abbiamo due opzioni l’abbonamento Arcobaleno o un’utilitaria da mantenere. Senza gite al lago o in montagna al fine settimana, visite a parenti e amici, e dimenticandoci il week-end, almeno 120 franchi dobbiamo sacrificarli.
Nel borsellino sono rimasti 670 franchi e per fortuna il figlio, ancora adolescente, ha un costo zero per quanto riguarda l’istruzione scolastica. Il discorso cambia se ha velleità universitarie, ma ne riparleremo allora...
Non c’è che l’imbarazzo della scelta per decidere come spendere, alla settimana, questi 167,5 franchi che ci restano. Per comodità di calcolo possiamo dire che abbiamo a disposizione 24 franchi al giorno, poco più di otto franchi a testa. Praticamente ogni santo giorno ogni componente della nostra famigliola può decidere come dilapidare il suo patrimonio. Un pacchetto di sigarette o una pizza, un capo in tintoria o una serata al cinema, un regalino, una mazzo di fiori…

Da: Il caffé della domenica, 17.02.2008

Senza busta paga il credito
lo fanno gli usurai


Mauro Giacometti e Marco La Morgia


Sono 380.000 i poveri in Svizzera, dicono gli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica. Gente che vive con meno di 2’200 franchi al mese e senza molte possibilità di rialzarsi da questa soglia di indigenza. Per loro, per i poveri senza un reddito stabile e documentato, sembra infatti impossibile ottenere un prestito sulla fiducia. Niente busta paga in garanzia e niente denaro in contanti. Lo dimostra un videoreportage del Caffè alla spasmodica ricerca di un finanziamento tra agenzie di credito e prestasoldi del Cantone.


“Volete un prestito-lampo senza presentare la busta paga come garanzia? Andate dagli usurai davanti al Casinò di Campione, lì avrete subito i soldi, ma se non li restituite vi spezzano le gambe”. Questo il consiglio ‘amichevole’ per ricevere un finanziamento che ci viene dato dal titolare di un’agenzia di prestiti del luganese. Ma gli usurai, i ‘cambisti’ che fino a qualche anno fa affollavano i bar intorno al casinò dell’Enclave, sembrano essersi dissolti, sostituiti con agenzie di cambio collegate ‘on line’ ad una banca dati che verifica la solvibilità dei clienti. “Noi non prestiamo soldi e nemmeno cambiamo più assegni”, ci conferma uno dei titolari di un’agenzia di cambio di Campione.


Torniamo alle agenzie di credito. Una telefonata preliminare, quindi l’appuntamento, nella stessa giornata. Non c’è ressa nei diversi uffici, ma i raccoglitori che s’intravvedono oltre le scrivanie degli ‘angeli-demoni’ del cosiddetto piccolo credito fanno pensare ad un via-vai continuo di persone a corto di contanti. Per la casa, per l’auto, per le vacanze, per mandare i figli in un’università a Zurigo o all’estero. Dai 5’000 franchi in su, fino a 100’000, da restituire al massimo in cinque anni e a interessi dal 7 al 14% annui, a seconda della capacità di rientrare dei debitori.


La busta paga è un passpartout. ‘Sono suo cognato, ho un lavoro fisso, posso garantire per lui?’, chiediamo. “Garantire no, non si accettano più garanzie conto terzi. Però può chiedere il credito al suo posto. Certo, si deve fidare di suo cognato, perché le banche verranno a prendere lei se non paga le rate mensili”, spiega il titolare dell’agenzia di crediti del Luganese che ci aveva indirizzato ai cambisti di Campione.


Tra il consiglio di rivolgersi agli usurai e il parente ‘prestanome’ c’è qualcuno che dà un po’ di fiducia in più ai lavoratori indipendenti. “Mi bastano le sue fatture dell’ultimo anno, anche se da ottobre non lavora - ci spiega una solerte ed esperta consulente di un’altra agenzia del Mendrisiotto -. Poi, però, ci vorrà comunque una settimana per ricevere i soldi. Le banche, alle quali passiamo la sua richiesta, devono per legge aspettare almeno una settimana prima di effettuare il versamento. Nel frattempo, però, lei ha diritto di disdire il contratto e senza sborsare nulla”, ci viene spiegato.


Con l’impiego fisso, anche part-time, le porte di una richiesta di finanziamento si spalancano velocemente. “In due ore vi posso fare avere il contratto. Con questo documento potete andare dal rivenditore d’auto e consegnarlo come garanzia”, dice un funzionario di un’altra agenzia di prestiti del Bellinzonese. E per gli interessi, possiamo metterci d’accordo. “Se accetta il 10% facciamo un contratto diretto, altrimenti per avere un tasso più agevolato deve aspettare il riscontro della banca”, sottolinea il funzionario tra una telefonata e l’altra che interrompe la nostra trattativa.


Il conto è presto fatto. 20’000 franchi da restituire in cinque anni (60 rate) versando 428 franchi al mese se si accetta il tasso più alto, oppure 406 franchi al mese fornendo più garanzie. Come la busta paga della moglie, ad esempio. “Ma è solo un proforma, sua moglie non deve temere nulla, è una documentazione che la banca chiede in più”, dice con tono pacato l’agente bellinzonese. Perché le sue parole non ci rassicurano per niente?

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