Da: La regione, 25.06.08, pag 9
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![]() Risparmi sempre più fragili |
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Da: La regione, 25.06.08, pag 9
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![]() Risparmi sempre più fragili |
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Da: La regione, 17.06.08, pag 11
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Berna - Chi riceve un salario modesto non è necessariamente un «working poor», non appartiene cioè per forza a quella fascia sociale di persone che vivono in condizioni di gravi ristrettezze pur disponendo di un lavoro regolare. Secondo uno studio dell'Ufficio federale di statistica, un occupato su otto si deve accontentare di retribuzioni basse, ma solo uno su 22 vive effetti-vamente in condizioni di povertà. |
Da: Il caffé della domenica, 4.5.08
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Di Clemente Mazzetta |
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Sei ticinesi su 10, negli ultimi cinque anni, non sono riusciti a
risparmiare. Secondo il sondaggio Caffè -DemoScope, di cui è stato
pubblicato una prima parte settimana scorsa, il 55% dei ticinesi non è
riuscito a mettere un franco da parte. I quattro che risparmiano sono
in prevalenza giovani e con una busta paga superiore ai 6 mila
franchi. E i soldi li investono in banca: solo uno su tre ha scelto
investimenti alternativi. È una tendenza già segnalata dagli economisti. Proprio sei mesi fa, sulle pagine del Caffè, Mauro Baranzini aveva avvertito che le famiglie, soprattutto quelle a reddito basso, avrebbero dovuto bruciare i propri risparmi per far fronte al carovita: "Saranno in particolare quelle dei ceti medio-bassi, nuclei di quattro persone con un reddito di 4 mila franchi lordi - aveva sostenuto l'economista -, ad essere costretti a dar fondo ai propri risparmi e ad indebitarsi". Petrolio ed euro alle stelle, crisi finanziarie e bancarie, salari inadeguati - mediamente più bassi che nel resto della Svizzera - avrebbero messo in ginocchio le famiglie ticinesi. Così è stato. Perché esaminando in profondità il sondaggio, emerge che il 62% delle famiglie al di sotto dei 6 mila franchi di reddito lordo mensile, dichiara di non essere in grado di risparmiare. Si dilata la fascia del woorking poor, dei lavoratori poveri. Presto fatto l'identikit di che non ha un soldo da parte. È anziano, ha una scarsa formazione scolastica, vive solo. Sette persone su dieci in queste condizioni faticano ad arrivare a fine mese. Una forbice che si divarica, perché - sondaggio alla mano - è chi guadagna di più ad avere una maggior capacità di risparmio. È risaputo: i ricchi, o le famiglie benestanti, risparmiano più dei poveri. Cosa facilmente spiegabile: la famiglia del povero "Signor Rossi" con un reddito di 4 mila franchi se acquista un televisore di 1000 franchi brucia il 25% del proprio reddito. Quella del "Signor Bianchi" che dispone di 10 mila franchi mensili, per lo stesso acquisto può spendere il doppio, e ha ancora una disponibilità di reddito due volte superiore a quella del povero "Rossi". Inevitabile: risparmi lievitano con la crescita del salario. Secondo la rivista economica Bilanz, quelli accumulati da tutta la popolazione svizzera ammontano a circa mille miliardi di franchi, ma la metà è in mano a poco più di 300 famiglie. E mentre il patrimonio dei miliardari è salito del 14% in un anno, il tasso di crescita dei risparmi della quasi totalità della popolazione non supera generalmente il 2, 3%. Che chi guadagna molto risparmia di più rispetto a chi percepisce un salario modesto, lo rileva chiaramente il sondaggio: nella fattispecie è il 64% delle famiglie con un reddito superiore ai 6 mila franchi che riesce a risparmiare. Sotto questo livello di reddito, la percentuale quasi si dimezza (34%). E per capire lo stato sociale del cantone, basta aver presente che, secondo l'Ufficio federale di statistica, in Ticino la metà degli occupati guadagna meno di 6 mila franchi. Non solo: un quarto delle buste paghe più basse non arriva a 4'500 franchi. In compenso il 20% dei meglio retribuiti percepisce uno stipendio mensile superiore a 8'000 franchi. Tutti però dichiarano di aver sentito la crisi bancaria, ovviamente con una percentuale che è inversamente proporzionale al reddito.Permane comunque alta la fiducia nel sistema bancario (con una preferenza accentuata per i piccoli istituti), nonostante la crisi dei mutui, gli investimenti sbagliati, le perdite miliardarie del Credito Svizzero e ancor più dell'Ubs. Sette ticinesi su dieci ribadiscono infatti di aver affidato i propri risparmi ad una banca. Una fiducia che altissima nei giovani, ma uniforme rispetto alla cultura e alla formazione. Solo tre su dieci, degli intervistati, hanno deciso di investire in altro modo, probabilmente in immobili. |
Da: Il mattino della domenica
Aumenta la precarietà in Svizzera. Salario minimo garantito?
| Scritto da Lorenzo Quadri - MDD | |
| domenica 27 aprile 2008 | |
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L'USS rilancia un cavallo di battaglia sindacale: il salario minimo
garantito, da fissarsi a 3500 Fr mensili. Di fatto, secondo l'USS,
nessuno che lavori a tempo pieno dovrebbe guadagnare meno di così. La
proposta, evidentemente, suona bene: bisogna però chiedersi se non
potrebbe, malgrado le buone intenzioni, portare a ricadute negative
come la chiusura di attività imprenditoriali che non riuscirebbero a
pagare il salario minimo (col risultato dell'aumento della
disoccupazione) oppure l'appiattimento dei salari verso il livello
minimo. Intanto da una recente indagine dell'Ufficio federale di
statistica risulta che in Svizzera ci sono 200mila Working poor
(lavoratori poveri). Abbiamo chiesto ad alcuni interlocutori se condividono oppure no il principio del salario minimo garantito. Morena Carelle Sindacato Transfair Sul salario minimo ho delle perplessità perché il rischio che il salario minimo si trasformi anche nel salario d'uso, ossia che porti ad un abbassamento verso il minimo degli altri salari, a mio giudizio esiste. Quanto alla cifra dei 200mila Working poor, è certamente molto elevata; ma in regime di liberalizzazioni imperanti, di certo non sorprende. Rinaldo Gobbi Segretario CCIA-Ti Sono contrario. Il salario deve essere stabilito tramite contrattazione tra partner sociali, rispettivamente tra sindacati e padronato. L'introduzione di un salario minimo per tutti e per ogni settore farebbe aumentare ancora di più la precarietà: le imprese che non possono permettersi di pagarlo chiuderebbero i battenti o traslocherebbero altrove, creando disoccupazione e povertà. Non so come sia stata calcolata la cifra di 200mila Working poor; ma per sostenere queste persone esistono degli aiuti sociali mirati. Paolo Poretti Presidente Federcommercio TI E' senz'altro eticamente corretto fissare dei salari che permettano un tenore di vita decente, ma stabilire un minimo uguale per tutti, e per ogni settore economico, non è la soluzione. I termini e i parametri vanno stabiliti in base alla contrattazione. Quanto alla statistica federale secondo la quale in Svizzera ci sarebbero 200mila Working Poor, mi è difficile commentarla, bisognerebbe sapere come è stata allestita; le statistiche possono nascondere situazioni molto diverse una dall'altra. Saverio Lurati Sindacato UNIA-Ti La campagna a favore di un salario minimo di 3000 Fr ha dato dei buoni frutti, nel senso che credo che oggi non ci sia più nessuno che ritiene sostenibile un salario inferiore a questa cifra. Quanto al rischio che il salario minimo garantito porti ad un abbassamento di tutti gli altri salari verso questo minimo, l'esperienza insegna che ciò non accade; infatti, nei settori regolati da contratti collettivi di lavoro, che prevedono dei minimi, tale fenomeno non si è verificato. La cifra di 200mila Working Poor in Svizzera non mi sorprende, basti pensare che in Ticino ci sono 100mila persone che beneficiano di sussidi di cassa malati... queste cifre non fanno che dimostrare che anche in Svizzera un'enorme massa di persone non riceve uno stipendio sufficiente per vivere. Ma purtroppo nel Paese c'è molta voglia di chiudere gli occhi davanti a questo tipo di problemi. Fabio Regazzi Membro comitato AITI Il salario minimo è un autogoal clamoroso e l'iniziativa del MPS che in Ticino vorrebbe fissarlo a 4000 Fr un'assurdità completa. I salari vanno stabiliti in base alla contrattazione tra partner sociali, e in questo senso sarei d'accordo con un'estensione dei contratti collettivi di lavoro. Ma stabilire per legge che ogni ditta e per ogni attività debba corrispondere almeno 3500 o 4000 Fr al mese, è del tutto controproducente. In Svizzera ci sono numerose aziende che offrono posti di lavoro non qualificati e a scarso valore aggiunto, ma pur sempre posti di lavoro che danno da mangiare a molte famiglie. Il salario minimo a 3500, o addirittura 4000 Fr mensili costringerebbe queste imprese o a chiudere o a stabilirsi in altri paesi. E allora i loro dipendenti si troverebbero disoccupati, o in assistenza, o a lavorare in nero. Si passerebbe così dai lavoratori poveri ai disoccupati ancora più poveri: proprio un bel progresso! Per i Working poor esiste in Svizzera una rete sociale, finanziata dai contribuenti ed in prima linea dalle aziende, che permette anche a chi ha degli stipendi bassi di raggiungere comunque il minimo vitale. Con i salari minimi, molta gente che adesso uno stipendio, per quanto basso, ce l'ha, non l'avrebbe più del tutto. Stefano Modenini Economiesuisse Ticino Economiesuisse non condivide l'inserimento nella contrattazione di elementi fissi stabiliti per legge che eludano l'accordo tra le parti. Occorre mantenere la flessibilità, accompagnata da una rete sociale efficace per chi ne ha bisogno. Inoltre, l'eventuale salario minimo fisso introdurrebbe in Svizzera un elemento inesistente in altre realtà: e questo non costituirebbe un bel segnale. In determinati settori un salario oltre un certo livello non è possibile; gli stipendi bassi vengono comunque integrati con gli aiuti sociali, di modo che il minimo vitale è garantito a tutti. Finora in Svizzera le parti hanno sempre trovato degli accordi sull'ammontare dei salari, non vedo perché non si potrebbe continuare così. Quanto al numero di Working poor, al di là del fatto che ad una statistica si può far dire tutto ed il contrario di tutto, bisogna chiedersi se questi fenomeni di povertà sono dovuti ai salari bassi o piuttosto a costi fissi eccessivi (ad esempio casse malati, ecc) che vanno ad incidere sul bilancio familiare in misura sempre maggiore. Simon Terrier Imprenditore, municipale di Vacallo Il salario è la contropartita che il datore di lavoro dà ad un dipendente per l'attività svolta, ma ci sono dei processi produttivi che comportano uno scarso valore aggiunto e quindi non permettono di pagare la manodopera sopra un certo limite. Se poi in un'impresa ci sono top manager che guadagnano 30 milioni all'anno e dipendenti che ricevono 3000 Fr al mese, questa è un'ingiustizia interna che va risolta per l'appunto all'interno dell'impresa. Ma salari minimi per tutti ed in ogni settore, non farebbero che costringere molte imprese alla chiusura o all'emigrazione - lasciando così in strada i loro dipendenti. Sergio Bernasconi Promotore Associazione disoccupati Ticino Quale persona vicina ai lavoratori non posso che accettare positivamente ogni proposta formulata a favore di adeguamenti salariali: quella recente dell'USS e l'iniziativa del MPS. Entrambi i progetti presentati sono da analizzare attentamente e la riflessione deve essere pure estesa alle indennità percepite dai disoccupati, dalle persone in assistenza e da quelle in AVS (diritto di cittadinanza). Molti cittadini sono infatti costretti, per esempio, ad usare le carte di credito per coprire le spese correnti (affitti e premi di cassa malati in particolare) ed arrivare a fine mese: non hanno alternativa all'indebitamento, e di questa situazione risente poi tutta la società. Nomerosi studi recenti a livello federale sulle problematiche dello Stato sociale giungono alla medesima conclusione: "la Svizzera, isola di prosperità in mezzo all'Europa, non è risparmiata dalla povertà e dal fenomeno dei working poor, ossia di quelle persone che, pur lavorando a tempo pieno, non ottengono un reddito sufficiente per permettere alla propria famiglia di sfuggire alla precarietà". Stop, quindi, a chi continua a fare utili milionari, ad incassare lauti stipendi a scapito dei più deboli con la scusa del libero mercato. Occorre attuare politiche del lavoro e politiche sociali che abbiano quale riflesso l'equa ripartizione del capitale a vantaggio di tutti i cittadini. L'insicurezza sociale è il perggiore dei mali che affligge la nostra società europea, ed è quindi necessario intervenire con soluzioni per frenare il fenomeno; questo a vantaggio di tutti. |
Da: Il caffé, 27.4.08
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"Devo adattarmi |
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Egregio direttore, ho 59 anni, moglie e figlio di 10 anni e sono nella stessa situazione del signor Meli. Ricevo dall'assistenza 3'150 franchi mensili, però con una deduzione di 150 franchi per il rimborso di una cauzione anticipata. So bene cosa vuol dire vivere quasi sotto il minimo vitale. Per esempio oggi, 21 aprile, sono già in grave ristrettezza economica e devo anche ricorrere a prestiti da mio fratello che rimborso non appena ricevo la prestazione assistenziale. A proposito, la prestazione assistenziale viene sempre versata il primo giorno lavorativo del mese successivo, quindi arriva 2 o 3 giorni dopo l'inizio del mese. lettera firmata |
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Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.
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