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Da: www.tio.ch 12.10.10

BELLINZONA - Il Consiglio di Stato, nella sua seduta odierna, ha licenziato il messaggio concernente la revisione totale della legge sull’avvocatura.

La novità più importante, comunicano da Palazzo delle Orsoline,  consiste nell’abbandono della coattività dell’Ordine degli avvocati, pur se questo manterrà comunque lo statuto di corporazione di diritto pubblico: con l’entrata in vigore della revisione, gli avvocati non saranno quindi più obbligati ad affiliarsi all’Ordine.

La decisione, assicura il Governo ticinese, non comporterà però un peggioramento del servizio o un allentamento della vigilanza sugli avvocati. Tutti gli avvocati, indipendentemente o meno dall’affiliazione all’Ordine, sottostanno alle regole professionali fissate dalla Confederazione e sono assoggettati alla vigilanza dello Stato.

L’Ordine degli avvocati continuerà a cooperare con lo Stato nell’amministrazione della giustizia. Per esempio, esso collaborerà ancora con lo Stato nella preparazione di atti legislativi, nell’organizzazione degli esami di capacità, nella formazione dei praticanti e nel garantire l’intervento di legali negli ambiti dell’assistenza giudiziaria e del picchetto penale (avvocato della prima ora).

Dal profilo organizzativo, viene istituita una Commissione per l’avvocatura che si occuperà in particolare della gestione del registro cantonale degli avvocati, dell’albo pubblico degli avvocati stranieri (UE e AELS) e dell’elenco dei praticanti legali e degli alunni giudiziari. Ad esso saranno affiancate la Commissione di disciplina che diventa un organo statale e vigila sugli avvocati, e la Commissione esaminatrice che organizza gli esami di avvocatura.

 

Federazione Nazionale per la Bigenitorialità
(sede legale: via Col di Lana, 3 - 33170 Pordenone – sede operativa: via Attilio Regolo, 19 - 00192 Roma)
SOCIETA’ ITALIANA di CRIMINOLOGIA XXIV CONGRESSO NAZIONALE
Como, 14-16 ottobre 2010

La ricerca succitata è stata presentata al 24° Congresso Nazionale SIC - Società Italiana di Criminologia Grand Hotel di Como, 14 - 16 ottobre 2010. Articolato su tre giorni di lavori, il Congresso SIC era diviso in diverse sezioni; il lavoro FeNBi è stato presentato venerdì 15 all'interno del workshop "dimensione sociale dell'omicidio". Dalle fonti istituzionali vengono resi noti i dati relativi alla voce "omicidi in famiglia", ma non esistono dati relativi al sottogruppo dei fatti di sangue maturati fra genitori separati o in via di separazione, divorziati o ex conviventi con prole.

Da: http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/10/02/393512-festa_nonni_napolitano.shtml

sabato 25 settembre 2010

I padri separati al "lavoro" per aggiornare la black list degli avvocati "contro" il vero condiviso

Le provocazioni dell´avvocatessa Costa. Spirito ipercritico, o desiderio di emulazione ?

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, l'articolo di un'avvocatessa, Elisabetta Costa, pubblicato sulla "Prealpina" di Varese lo scorso 24 Settembre (vedi allegato a margine dell'articolo). Nel suo pregiatissimo intervento, la Costa si è spinta verso affermazioni che, ai più, sono sembrate deliberatamente provocatorie. A leggere quei contenuti un pò inopportuni sembrava quasi di sentire la voce della sua più nota collega, la Bernardini De Pace la quale, com'è noto, non perde occasione di "punzecchiare" i padri separati, da lei definiti "piagnoni e vittimisti". Anzi, l'avv. Costa l'ha persino superata, arrivando a scrivere che “non si può avere la parità di ruolo come genitori”.
Roba da segnalazione al Ministero Pari Opportunità, tanto è esagerata. Anche lì, dove in quanto a (dis)parità tra donne e uomini non scherzano, storcerebbero il muso, perchè l'art. 3 della nostra Costituzione esclude espressamente le discriminazioni basate sul sesso. E se le prassi dei Tribunali spesso ci dimostrano il contrario, è curioso che un avvocato come Elisabetta Costa non se lo ricordi. Ma tant'è, e a sua difesa è bene rammentare che l'esame di Diritto Costituzionale, nel corso di laurea in Giurisprudenza, si sostiene al primo anno, per cui l'avvocatessa, dopo tutto questo tempo, avrà lì per lì dimenticato i "piccoli dettagli" della nostra Carta.
Senza dissertare sulla gravità del gesto omicidio-suicidio di Brescia, da cui l'avv. Costa trae spunto per argomentare, ci sembra che venga frainteso completamente il “movente”, che naturalmente non è da giustificare, ma sicuramente da comprendere ed analizzare.
Sembra a molti, purtroppo, che il capro espiatorio di tutto e tutti sia la legge sull’affido condiviso. Innanzitutto sembra di rilevare una visione quanto meno parziale della problematica. Quando si disserta sull’intervento delle responsabilità della legge che ha creato “enormi malintesi”, ci troviamo a concordare con l’avv. Costa ma non riusciamo a condividere la sua posizione, in quanto è proprio la mancanza dell’applicazione dell’affido condiviso che crea tali disagi e, come nel caso di Brescia, veri e propri orrori.

Da: www.caffe.ch 19.9.10

Una madre che lotta da tempo per riavere indietro il figlio "rapito"
Immagini articolo
"Mi hanno infangata per anni
ora basta ridatemi Alessandro"
SIMONETTA CARATTI

"Chiedo giustizia per mio figlio Alessandro. Siamo separati da quattro anni, perché l'Italia non rispetta la decisione delle autorità elvetiche che me l'hanno affidato. Ora Berna mantenga la sua promessa e agisca contro l'Italia". A parlare è Giovanna Guareschi, madre infangata con accuse infamanti di violenze sul figlio, poi rivelatesi infondate. Pur avendo l'affido del figlio, lo può vedere un'ora ogni due settimane, in Italia, solo sotto stretta sorveglianza: "Per loro sono una criminale. Mi hanno infangata per anni. Il consolato svizzero di Milano ha chiesto di partecipare agli incontri, ma il tribunale di Bologna si è opposto". Giovanna Guareschi, insegnante luganese, è stanca, da quattro anni lotta come una leonessa per riavere suo figlio. Un diritto che le è negato dal padre, residente in Italia. Un paese che non sta rispettando il diritto internazionale.
La storia di Alessandro non è unica - altri 216 casi sono seguiti dall'ufficio federale di giustizia - ma è emblematica: dimostra quanto sia facile, nel cuore dell'Europa civilizzata, aggirare le Convenzioni sul rapimento di minori siglate tra due Paesi. Chiediamoci quindi: Quanti padri italiani potrebbero sentirsi legittimati a "sequestrare" figli affidati dalle autorità alla madre svizzera?
Alessandro, sette anni, è vittima di un incidente diplomatico tra Svizzera e Italia, la sua storia ha fatto il giro di molti uffici federali, ne ha discusso il parlamento sollecitato dal senatore Dick Marty, mentre a marzo il governo federale ha promesso che "se l'Italia non rispetta in tempo utile gli obblighi della convenzione sul rapimento dei minori, occorrerà prendere in considerazione eventuali contromisure". Sono trascorsi altri sei mesi e non è cambiato nulla. "E io mi sento sempre più sola. Gli anni passano, mio figlio cresce senza sua madre", dice Guareschi, che tra avvocati, perizie e tribunali ha già speso oltre 200mila franchi. Senza ottenere nulla.
All'Ufficio federale di giustizia chiediamo quali contromisure in concreto la Svizzera intende prendere contro l'Italia: "Non posso essere più preciso. Ribadisco la ferma volontà di trovare una soluzione a questo caso" spiega al Caffè il portavoce Folco Galli.
Il caso Guareschi è dunque sempre nell'agenda politica di Berna, la madre non è stata abbandonata, ma gli ostacoli non mancano, come spiega il senatore Marty: "Ne abbiamo discusso in commissione esteri, c'era anche l'ambasciatore italiano a Berna, ha fatto notare che la situazione si complica perché c'è di mezzo il potere giudiziario". E per la separazione dei poteri, esecutivo e giudiziario devono rimanere indipendenti. Anche il senatore si è detto a più riprese scioccato: "La madre viene trattata come una criminale - scriveva - Alessandro è vittima della negligenza colposa di autorità amministrative e giudiziarie e l'Italia calpesta il diritto internazionale".
Mentre la Svizzera agisce per vie diplomatiche, la madre di Alessandro non trova pace, il sorriso l'ha perso da un pezzo, stritolata in un mare di udienze, perizie e battaglie legali. Il padre approfittando un diritto di visita, da quattro anni trattiene Alessandro a Parma accusandola di maltrattamenti. Accuse pesanti, archiviate dalla giustizia italiana e in precedenza vagliate e abbandonate dalla giustizia svizzera. Dopo questo lungo calvario e una vittoria su tutta la linea, Guareschi è sempre separata da suo figlio.

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Movimento Papageno examines the legal and social impact of separation and divorce, with particular attention to the well-being of minors and shared parental responsibility.

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