Da: La regione 27.9.12, pag 4
Tutorie, i presidenti diventeranno ‘professionisti’
Da luglio, per aumentare reperibilità e celerità, dovranno essere occupati all’80 per cento o più
di Luca BertiChe lo status quo non andasse bene praticamente a nessuno martedì in aula lo avevano detto in tanti. Che però la revisione del diritto tutorio ticinese risultasse qualcosa in più di un adattamento minimo per riuscire ad adeguarsi, entro il 1° gennaio 2013, alla legge federale in materia non era scontato. Tanto più che la “soluzione ponte”, in attesa di una revisione più incisiva prevista dopo il 2014, era sostenuta dalla maggioranza della Commissione della legislazione e dal governo.
Invece ieri il parlamento, un po’ a sorpresa anche se il risultato era nell’aria già martedì, ha deciso di andare oltre e con una larga maggioranza (56 sì, 13 no, e 5 astenuti) ha imposto di professionalizzare la figura del presidente degli enti che da gennaio sostituiranno le attuali commissioni tutorie.
Passato dunque per l’emendamento proposto da Amanda Rückert (Lega), Pelin Kandemir Bordoli (Ps), Greta Gysin (Verdi) e Giovanna Viscardi(Plr) e di conseguenza passate le richieste delle associazioni dei genitori non affidatari (Agna) e delle famiglie monoparentali (Aftmr): dal 1° luglio 2013 i responsabili delle ‘tutorie’ dovranno avere un grado di occupazione minimo dell’80% e potranno assumere la conduzione di più di una delle 18 “Autorità regionale di protezione” (Arp). I candidati nominati dai comuni sede, in base a un meccanismo che deve essere ancora stabilito, dovranno inoltre essere ritenuti idonei dal Consiglio di Stato e avranno il divieto formale di assumere il patrocinio nell’ambito del diritto di protezione.
Una modifica che, secondo Franco Celio (Plr), potrà avere anche effetti negativi, soprattutto perché i comuni hanno appena rinnovato le cariche presidenziali. « Ne licenziamo 13 o 14 che operano al 30 o 50%? » si è chiesto, evocando poi i maggiori costi che un presidente all’80% provocherebbe. Vi è poi la questione della coerenza ha aggiunto Maurizio Agustoni (Ppd): « Il rapporto di maggioranza della Legislazione punta a mantenere l’organizzazione attuale in attesa di una revisione più incisiva. Gli emendamenti stravolgono questa impostazione ». Stessa lunghezza d’onda per Fabio Bacchetta-Cattori (Ppd), che si è poi chiesto chi dei presidenti attuali sarà davvero disposto a passare del 30% all’80%. Ma il grado d’occupazione maggiore permetterà, secondo Rückert, di « rispondere meglio alle esigenze degli utenti, che si lamentano del sistema attuale »: problemi di reperibilità e di celerità in un settore delicato. Problemi « già evidenziati nel rapporto dell’esperto Kurt Affolter », ha aggiunto Kandemir Bordoli. Perché quindi attendere sei anni « se si può portare qualche correttivo già oggi », ha incalzato la verde Michela Delcò Petralli . « Prima di soldi e presidenti vengono gli utenti », ha dichiarato Francesca Bordoni Brooks (Ppd).
La legge ponte, ha fatto notare dal canto suo il presidente della Legislazione Luca Beretta Piccoli (Ppd) sarà in vigore solo per due o tre anni. Poi arriverà la riforma: « Diamo tempo al governo di elaborare una soluzione ». E proprio il governo, per voce del direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , si è detto scettico sull’aumento del grado di occupazione dei presidenti delle Arp. Intanto perché « i tempi sono troppo stretti ». Poi perché « così si rafforzerebbero le Arp, rendendo più difficile il passaggio alla via giudiziaria in un secondo tempo ». Alla fine il Consiglio di Stato ha comunque dato l’adesione alla decisione parlamentare, chiedendo, e ottenendo, tempo sino al 1° luglio per implementare i cambiamenti.
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Da: La regione, 26.9.12, pag 3
Le Tutorie e la riforma che non piace
A naso turato il plenum entra in materia sull’adattamento dello statu quo. In attesa del modello giudiziario
di Luca BertiI cambiamenti in vista
● Una sola istanza cantonale di ricorso e vigilanza: La vigilanza e i reclami contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione saranno di competenza della nuova Camera del Tribunale d’appello. Nel nuovo ordinamento si “scavalca” così il giudizio, oggi di prima istanza, dall’Ufficio di vigilanza sulle tutele.
● Aumento di personale: L’Ufficio del tutore ufficiale sarà potenziato con l’innesto di sette nuovi tutori, un contabile e una segretaria. L’Ufficio delle famiglie e dei minorenni impiegherà 6,5 nuovi assistenti sociali (5 unità ricollocando personale già impiegato)
Passaggio al modello giudiziario: Il Consiglio di Stato sarà tenuto a presentare al Gran Consiglio un rapporto che analizzi l’efficacia delle modifiche di legge introdotte entro il 31 dicembre 2014. Al contempo il governo dovrà presentare le proprie intenzioni per adeguare il quadro normativo in modo da convertire l’attuale sistema amministrativo in sistema giudiziario.
Turarsi il naso per avallare una revisione del settore delle tutele e delle curatele che non va bene a nessuno, nemmeno al Consiglio di Stato. Ieri il parlamento lo ha fatto, votando in extremis prima della fine della seduta l’entrata in materia sul rapporto di maggioranza della Commissione della legislazione: 53 sì, 12 no (Udc e parte del Plr) e 5 astenuti. Le modifiche proposte incidono sul quadro normativo cantonale giusto il necessario per adattarlo a quello federale che entrerà in vigore a partire dall’anno prossimo. Non si tocca per ora l’impalcatura di base, a mente del Gran Consiglio il vero punto scricchiolante dell’intera impostazione del settore.
Un atto di cosmesi – una « minimini-mini » riforma, tanto per citare una delle molte definizioni date ieri in aula – proposta dal governo e in cui si mantengono in sostanza le Commissioni tutorie regionali (Ctr), trasformandole in “Autorità regionali di protezione” (Arp). Su queste vigilerà la nuova Camera di protezione che sarà creata presso il Tribunale d’appello (prevista l’assunzione di un giudice in più) e che fungerà pure da autorità di vigilanza sulle Arp. Previsto pure l’aumento complessivo di quattordici unità per gli Uffici del tutore e per quello delle famiglie. Entro il 31 dicembre 2013, poi, il governo dovrà presentare una soluzione per passare dal modello amministrativo attuale a quello giudiziario. Un’impostazione che l’ha spuntata su quella proposta dal rapporto di minoranza, più orientata allo statu quo e che dovrà essere confermata oggi con il voto finale. Prima però il parlamento dovrà entrare nel merito dei vari articoli e già ci si attendono nuove discussioni sugli emendamenti proposti da Amanda Rückert (Lega), Pelin Kandemir Bordoli (Ps), Greta Gysin (Verdi) e Giovanna Viscardi (Plr). Emendamenti volti a professionalizzare la figura del presidente delle Commissioni tutorie, a richiederne l’esame d’idoneità prima dell’assunzione e a evitare che si creino conflitti d’interesse.
A tener banco ieri è stato però il sistema tutorio cantonale: inefficiente, inefficace e garantisce scarsa uniformità nelle decisioni tra regioni diverse. Motivo per cui tutti in aula si aspettavano che l’Esecutivo presentasse una revisione più incisiva. « Si è invece arrivati in zona Cesarini con ritocchi linguistici e adattamenti cosmetici » ha chiosato per il Plr Franco Celio , aggiungendo che la « maggior parte del suo gruppo » si sarebbe schierata con la minoranza della Legislazione. Perché bisogna mantenere le competenze locali, ad esempio dando alle preture il primo grado di giudizio sui ricorsi.
Idea che non piace alla leghista Amanda Rückert , sostenitrice del rapporto di maggioranza: « Le preture? Sono già oberate di lavoro. La proposta è fantasiosa e rischia di ritardare i giudizi » in un campo dove è importante dare risposte il più in fretta possibile. La « mini » riforma fa storcere il naso al Ppd: « È una scelta transitoria, forzata dalla necessità di adattarsi in fretta alla legge federale prima che entri in vigore » fra tre mesi, ha fatto notare Luca Beretta Piccoli . Il potenziamento dei funzionari è invece « un’esigenza reale: lo hanno richiesto tutti ». Un’esigenza tutta da provare « come chiede il rapporto di minoranza », ha incalzato l’Udc Eros Mellini . « Si può risparmiare altrove », ha ribattuto Sergio Morisoli (AreaLiberale). Far finta che l’attuale sistema funzioni bene, ha aggiunto la socialista Pelin Kandemir Bordoli « sarebbe un atto di irresponsabilità » dal momento che le decisioni delle Tutorie « possono avere un forte impatto sulla vita delle persone ». Una soluzione, quella del governo, « sub-ottimale » che in definitiva va incontro agli interessi dei comuni sede delle Ctr e contro i due pareri fatti allestire dal Cantone, ha osservato la verde Greta Gysin .
A ben guardare la soluzione proposta dal governo non soddisfa nemmeno lo stesso Esecutivo: « Abbiamo dovuto licenziarla in tempi stretti e con un dossier tutt’altro che maturo », ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , anticipando comunque che si sta già lavorando su una proposta di riorganizzazione basata sul modello giudiziario. Il potenziamento del personale? « È necessario e lo avremmo chiesto comunque », ha aggiunto il direttore del Dss Paolo Beltraminelli . « Va bene potenziare, ma qui si parla di un aumento del 100% senza pianificazione », ha commentato il relatore di minoranza Giorgio Galusero (Plr). Ma la mini riforma è necessaria, benché « non soddisfacente – ha rilevato il relatore di maggioranza Nenad Stojanovic (Ps) –. Il governo precedente ha perso troppo tempo ». Sì dunque alla transizione ma con obiettivo, entro il 2014, di discutere di un nuovo assetto per tutele e curatele.
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