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Da: www.tio.ch , 13/10/2017 - 13:51

Tentò di assassinare il marito dell'amante, condannato a 13 anni di prigione

Tribunale federale ha confermato oggi un verdetto della giustizia zurighese

LOSANNA - Tredici anni di prigione: il Tribunale federale (TF) ha confermato oggi un verdetto della giustizia zurighese emesso nei confronti di un uomo che nel gennaio 2013 a Pfäffikon (ZH) aveva tentato di assassinare il marito dell'amante.

L'imputato contestava la condanna e chiedeva di essere riconosciuto colpevole di tentato omicidio intenzionale. Il suo legale si è battuto per una pena detentiva di sei anni.

Il TF dà però ragione al tribunale zurighese, ritenendo che vi sono abbastanza elementi per condannarlo per tentato assassinio. L'uomo, accompagnato da suo fratello, aveva attaccato la vittima mentre camminava al buio su un sentiero. Il malcapitato era stato trascinato prima di essere ferito ripetutamente con un coltello per tappeti.

Dopo l'aggressione, la vittima è riuscita però a raggiungere il suo domicilio e a chiamare i soccorsi. È sopravvissuto solo grazie alle cure immediate ricevute.

Altre ipotesi, come quelle di un'aggressione a scopo di furto, sono state scartate dagli inquirenti, che ritengono la moglie e l'amante artefici del tentato assassinio. Il fratello dell'amante è stato riconosciuto colpevole di lesioni gravi, mentre la moglie della vittima è già stata condannata a una pena di 16 anni di prigione.

Da: CdT, 7.5.13 pag 44

 

ZIMBABWE
Soldato rapito e violentato da femmine


Rapito e sequestrato per cinque giorni durante i quali è stato ripetuta­mente violentato da quattro donne: è accaduto a un giovane militare dell'E­sercito dello Zimbabwe, secondo quan­to riferisce il quotidiano arabofono «Al Quds al Arabi», edito a Londra.
Per impedire al soldato, di stanza in una guarnigione della regione di Sa­kopfa, di fuggire, le quattro donne gli hanno fratturato le gambe.
L'uomo è stato poi abbandonato in una zona di montagna ma è riuscito a tra­scinarsi fino ad una caserma di polizia e a denunciare l'accaduto. Le ricerche delle violentatrici non hanno dato al­cun risultato.

Da: CdT 13.3.13 pag 8

Argovia. Madre di 6 figli graziata. Provò a uccidere l'ex marito


Il Gran Consiglio argoviese ha concesso con 79 voti contro 43 la grazia ad una madre di sei figli che dodici anni fa cercò di elimi­nare l'ex marito con l'aiuto del suo nuovo compagno. La donna, condannata nel 2005 a 7 anni e mezzo, non dovrà scontare i quasi 6 anni che ancora le rimangono.
La commissione preparatoria aveva a sua volta raccomandato di concedere lo «scon­to di pena» per permettere alla donna di continuare a occuparsi dei quattro figli avu­ti dal nuovo compagno, che è stato condan­nato a 9 anni.
La grazia è stata concessa a condizione che la donna non commetta altri reati nei pros­simi cinque anni. Se la donna dovesse per­dere la custodia parentale sui quattro figli, il Parlamento cantonale sarebbe pure chia­mato a riesaminare il caso.
La donna, che oggi ha 38 anni, ha iniziato a scontare la pena all'inizio del 2009 nel peni­tenziario di Hindelbank (BE), dove ha por­tato con sé un figlio avuto del nuovo com­pagno. Nel settembre dello stesso anno ha
partorito un'altra bambina e a distanza di qualche mese ha lasciato la prigione per motivi di salute.
Diventata in seguito madre di altri due figli, la donna ha presentato nel maggio del 2012 la richiesta di grazia. Dei quattro figli avuti dal suo nuovo compagno, uno è portatore di handicap e un altro necessita di continue cure mediche.
La corte d'appello argoviese aveva confer­mato nel 2005 la condanna a 7 anni e mez­zo, riconoscendo la donna colpevole di complicità in due tentativi di assassinare l'ex marito. Il primo risale agli inizi del 2001: l'amante allentò i bulloni delle ruote della vettura del marito, ma l'uomo riuscì a fer­mare il veicolo in autostrada evitando un incidente.
Sei mesi più tardi il nuovo compagno fissò un appuntamento con l'indesiderato rivale in un bosco nei pressi di Baden, ma invece di portargli i due figli, come pattuito, lo colpì alla schiena con un pugnale. La vittima riu­scì a fuggire e sopravvisse.

Da: CdT online 14.3.13

Bimbo sopravvive a volo dall'8. piano

La madre che lo teneva in braccio è morta, il piccolo è in condizioni stabili

NEW YORK - Si è lanciata dall'ottavo piano di un palazzo di Manhattan, a New York, stringendo a sè il suo bambino di dieci mesi: è finita così la vita di Cynthia Wachenheim, 45 anni, mentre il piccolo è miracolosamente sopravvissuto e si trova ora ricoverato in ospedale in condizioni critiche, ma stabili. Secondo quanto riportato dalla polizia, sotto il letto dell'appartamento di West Harlem, che la donna condivideva con marito e figlio, è stata trovata una lettera di sette pagine, nella quale Wachenheim ha spiegato le ragioni del suo gesto. Nello scritto ha riconosciuto che stava per fare qualcosa di male, ma che era preoccupata per lo sviluppo del bambino, e così ha deciso di farla finita, trascinando il piccolo con sè. Non è ancora chiaro se il figlio soffra di problemi mentali o fisici.
Ad assistere al volo nel vuoto sono stati alcuni vicini: «Ho sentito un urlo, e quando mi sono avvicinato ho visto il bambino a faccia in giù che piangeva - ha detto Steven Dominguez, 18 anni - Ero scioccato». «Sembravano una famiglia felice», ha aggiunto un'altra vicina. Wachenheim ha frequentato la scuola di diritto alla Columbia University, e lavorava come ricercatrice presso la Corte Suprema di Manhattan.

Da: CdT 7.2.13 pag 5

 

STATI UNITI
Mamma armata uccide due figli e poi si spara


WASHINGTON Nuovo dramma delle armi in America. Non si conoscono le ra­gioni che hanno spinto una madre di Denver a sparare ai suoi tre figli per poi darsi la morte, di prima mattina in una casa alla periferia nord di Denver, Colora­do. Gli agenti, chiamati dai vicini terroriz­zati dal rumore di spari, hanno trovato il corpo senza vita della donna e i cadaveri di due dei suoi figli. Ambedue le vittime avevano meno di dieci anni. Un terzo bambino è stato trovato ancora in vita. Ricoverato d'urgenza, si trova in condi­zioni gravissime. La polizia ha isolato per ore l'intera zona, un'area industriale della città. Ma dopo una breve indagine, ha chiarito che non c'era nessun killer da fermare, come capita spesso in questi ca­si. La scena del delitto era chiara: si tratta­va di un caso di omicidio-suicidio, una madre che dopo aver finito i suoi figli ha deciso di farla finita. Il capo della polizia, Robert White, ha parlato di una «orribile tragedia». Insomma, un nuovo dramma, un'altra sparatoria negli States, come ca­pita ormai quotidianamente in questo Paese, tanto che le grandi reti Tv non gli danno più neanche grande spazio nei notiziari, come se si trattasse di un inci­dente stradale.


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