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Da: La Regione, 8.11.08, pag. 12

«O chiudete o vi facciamo la multa»
Ascona, stupore fra i commercianti: a Ognissanti interviene la Polizia nonostante i permessi del Governo

di Serse Forni

Sabato primo novembre, festa di Ognissanti, la Polizia è intervenuta ad Ascona per far chiudere i negozi. Gli agenti sono entrati in alcune boutique, chiedendo a titolari e commessi di abbassare la saracinesca. La voce è girata in fretta tra i commercianti: «O chiudiamo, o ci danno la multa». E ciò nonostante il Governo, a suo tempo, abbia concesso nel Borgo turistico il permesso di tenere aperto durante tale festività. Di più: c’era pure l’autorizzazione del Consiglio di Stato per domenica 2 novembre, ma il timore di una nuova incursione dei poliziotti ha frenato i più.

Da: la regione, 20.2.14 pag 16

Amministratrice assolta

L’amministratrice unica di un ristorante-pizzeria di Lugano, 52 anni, ticinese, è stata prosciolta ieri davanti alla Pretura penale di Bellinzona. La donna era stata condannata con una pena pecuniaria dal procuratore generale, John Noseda, per i reati di falsità in documenti e conseguimento fraudolento di una falsa attestazione. In estrema sintesi la vicenda, risalente al luglio 2010, riguarda un contratto di lavoro: l’amministratrice unica aveva ‘stipulato’ un accordo con la gerente dell’esercizio pubblico, pattuendo uno stipendio di 4’000 franchi, poi in concreto ridotto a 1’250 franchi ma in virtù del fatto che la dipendente prestava solo poche ore di lavoro al giorno.

Ebbene, il giudice della Pretura penale, Flavio Biaggi, al termine dell’istruttoria non ha ravvisato irregolarità e in in particolare non ha ritenuto che il caso fosse un escamotage per una ‘gerenza fittizia’. Difesa dall’avvocato Marco Garbani, la 52enne, in virtù anche della vecchia legge sull’Ordinanza degli esercizi pubblici, è stata dunque assolta.

Da: La regione, 6.3.13 pag 17

Pelloni, caso chiuso

Dall’assicurazione 600mila franchi Lo Stato risarcito per i due terzi

SPEL
TI-PRESS Sandro Pelloni

Caso Sandro Pelloni, ultimo atto: il Governo ha ratificato ieri l’accordo tra lo Stato e la compagnia di assicurazione secondo il quale quest’ultima riconosce al Cantone 600mila franchi a titolo di liquidazione della vertenza. Ricordiamo che il dottor Sandro Pelloni nell’aprile del 2010 aveva ricevuto un milione a titolo di risarcimento per ingiusto procedimento penale subito. Il Cantone, nell’ambito della stessa procedura e grazie a un accordo stipulato in precedenza, nel giugno del 2010, ha già ricevuto da un’altra compagnia assicurativa 100mila franchi. In totale quindi lo Stato ha potuto coprire i due terzi dell’importo versato al gastroenterologo.

A 17 anni dall’avvio dell’inchiesta penale e a quasi un decennio dalla sentenza con cui il medico luganese venne prosciolto da ogni accusa di aver abusato sessualmente di due pazienti, ecco scritto l’ultimo atto della vicenda. La richiesta di risarcimento avanzata dallo specialista era di 7,1 milioni di franchi; ha ottenuto un settimo di quanto preteso e il conto per le casse pubbliche si è intanto molto ridimensionato. Ricordiamo pure che sia Pelloni sia lo Stato hanno rinunciato a ricorrere al Tribunale federale.

Da: CdT 3.2.13 pag 1 e 4

CANTONE
LA GIUSTIZIA CON LA VALIGIA IN MANO


di

EMANUELE GAGLIARDI


Diversi anni fa, accadde un giorno che, per motivi di spazio, di occupazione contemporanea dell'aula maggiore e delle altre, cosiddette minori, al Palazzo di giustizia di Lugano, un processo in program­ma in questa sede venne spostato altrove, leggi Pretorio di Mendri­sio. Accadde ancora che, per ragio­ni questa volta di praticità, più di un dibattimento fissato in un tri­bunale del Sopraceneri, fu aggior­nato a Lugano. Era iniziata l'era dei processi con la valigia, che non su­scitò molti consensi tra gli addetti ai lavori: in precedenza, solo in ra­re occasioni, per esempio, di dibat­timenti particolarmente impor­tanti, la scelta era caduta su una struttura fuori dal Pretorio, indivi­duata sempre, però, nella regione interessata ai fatti. I processi con la valigia non erano particolarmente graditi. Anzi, c'era chi sosteneva che la giustizia dovrebbe sempre poter essere amministrata nel luo­go in cui la legge è stata infranta, altrimenti lo scopo didattico dell'operazione ne uscirebbe al­quanto ridimensionato.
Le discussioni durarono poco: le Corti e le parti, con gli imputati al seguito, cominciarono ad effettua­re trasferte a volte non indifferenti. Era il tempo in cui le Pretoriali, ve­tuste e inadeguate celle, ricavate nei vari posti di polizia del canto­ne, vivevano il loro periodo d'oro in Ticino: sempre occupate da in­dagati che trascorrevano in quegli spazi buona parte del periodo dell'inchiesta svolta a loro carico. Mesi a volte. Il trasferimento alla Stampa, a indagini concluse, veni­va vissuto come una liberazione: coincideva, tra l'altro, spesso con la possibilità di fare finalmente una doccia, di poter usufruire ve­ramente dell'ora d'aria.
Le proteste, a vari livelli, contro le Pretoriali si trascinarono per anni, sino a quando, nei pressi del peni­tenziario della Stampa, sulle cene­ri del Vecchio Stampino, fu realiz­zato il nuovo carcere giudiziario, conosciuto come la Farera. Da al­lora anche gli interrogatori dei de­tenuti sotto inchiesta avvengono in questa struttura. Nuove trasferte per procuratori, polizia e avvocati, obbligati a recarsi in occasione dei vari interrogatori al Giudiziario. Spostamenti, questi, che hanno
 dato fiato a velati, a volte neanche più di tanto, reclami.
Adesso è arrivato il documento elaborato dal Dipartimento delle istituzioni, denominato «Giustizia 2018» che concerne una revisione dell'organizzazione giudiziaria. Raggruppamenti, spostamenti e altre misure per arrivare ad un nuovo assetto dell'attuale sistema. Un cambiamento pure della geografia della giustizia nel cantone. Il documento è attualmente in consultazione ma i suoi contenuti sono già oggetto di un animato dibattito. Prevede, tra l'altro, che la valigia, questa volta con destinazione Bellinzona, non la faccia una singola Corte ma il Tribunale penale cantonale. La discussione, vivace, è aperta. Da non dimenticare, poi, che dietro l'angolo vi è un'altra questione, forse altrettanto urgente: quella riguardante la realizzazione di un nuovo penitenziario. La Stampa ha fatto il suo tempo. È una co struzione datata. Il direttore generale delle strutture carcerarie ticinesi, Fabrizio Comandini, con i suoi collaboratori da tempo sta lanciando chiari segnali al proposito: urge pure un comparto per coloro che, affetti da problemi psichiatrici, hanno commesso reati. Il Consiglio di Stato dovrà ora chinarsi sul problema e sui contenuti di un rapporto commissionato a suo tempo sulle esigenze future della nuova Stampa e già terminato.
Al crimine non importa granché della giustizia. Anzi, il crimine fa di tutto per evitarla nel suo quotidiano cammino. Il procuratore generale John Noseda, nel presentare il bilancio 2012 del Ministero pubblico ticinese, ha segnalato un'impennata di nuovi incarti ed ha detto a chiare lettere: «Ci servono più mezzi». Serve anche un nuovo penitenziario. Poi la Giustizia potrà riprendere il suo peregrinare con la valigia in mano.

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