Da: CdT 29.03.11 pag 1 e 11
In Cassazione: annullata la condanna allo stalker. Da rifare il processo al 50.enne africano accusato di coazione.
■ Tutto da rifare: sentenza annullata e processo da celebrare nuovamente. Ha avuto sviluppi a dir poco inattesi la vicenda del 50.enne senegalese che nel settembre del 2010 era stato condannato a due anni con la condizionale poiché riconosciuto colpevole di stalking (molestie assillanti e persecutorie) ai danni della moglie e dei figli. La Corte di appello e di revisione penale (un tempo si chiamava Cassazione) ha infatti accolto un ricorso della difesa, rappresentata dall'avvocato Costantino Delogu di Lugano, in cui si lamentava la mancata audizione di alcuni testimoni. Gli atti sono pertanto stati rinviati a una Corte delle Correzionali affinché si pronunci nuovamente.
Da rifare il processo al 50.enne africano accusato di coazione ■ Nel settembre del 2010 era stato condannato a due anni di carcere con la condizionale poiché riconosciuto colpevole di stalking (molestie assillanti e persecutorie) ai danni della moglie e dei figli. Qualche settimana più tardi ci era ricascato finendo di nuovo in manette poiché sospettato di nuovi atti di coazione, per poi venire infine scarcerato a fine anno. Ora sarà tutto da rifare e il 50.enne senegalese dovrà nuovamente essere processato. La Corte di appello e di revisione penale (un tempo si chiamava Cassazione) ha infatti accolto un ricorso della difesa, rappresentata dall'avvocato Costantino Delogu di Lugano, annullando la sentenza e rinviando nuovamente gli atti a una Corte delle Assise Correzionali affinché si pronunci nuovamente. Alla base di tutto vi era una serie di questioni tecniche sollevate dall'avvocato Delogu che aveva in particolare chiesto l'assunzione di alcune prove e in particolare che potessero venir chiamate a testimoniare in aula la moglie dell'imputato e due altre donne. Il tutto al fine di poter fare piena chiarezza sulla delicata vicenda. Argomentazioni che sono state accolte dalla Cassazione che ha ravvisato un errore formale, per cui ora il processo dovrà essere nuovamente celebrato. Come noto, il 3 settembre dello scorso anno, la Corte delle Correzionali di Lugano, aveva confermato in buona sostanza l'atto d'accusa della procuratrice pubblica Marisa Alfier, ritenendo dati 57 episodi di coazione tra il luglio 2008 e il gennaio 2010. «I comportamenti messi in atto dall'imputato - aveva osservato il presidente, giudice Claudio Zali - sono stati ossessivi e oppressivi creando gravi danni nelle vittime». Il 50.enne, che aveva sempre respinto gli addebiti nel corso di un non semplice dibattimento durato due giorni, giustificando il suo agire con il desiderio di dare ai figli un'educazione rigorosa, era stato ritenuto colpevole anche dei reati di sottrazione di minore (3 occasioni), minaccia, lesioni semplici, vie di fatto reiterate e disobbedienza a decisioni dell'autorità (38 episodi dal gennaio 2009). Parallelamente la Corte, che in sede di commisurazione della pena aveva tenuto conto anche di una scemata imputabilità di grado lieve, aveva ordinato per il 50.enne africano un trattamento ambulatoriale psichiatrico e una misura di assistenza riabilitativa, vietandogli inoltre di avvicinarsi a meno di 300 metri dall'abitazione dei congiunti o di entrare in contatto con loro al di fuori dei permessi concessi dall'autorità. Una caso dai risvolti complessi che dovrà ora essere riesaminato da una nuova Corte. GI.M
Commenti