Da: www.lindro.it
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(con l'intervista al CdS Norman Gobbi, Capo Dipartimento Istituzioni) |
La Svizzera in materia di affidamento e diritti di visita, sta calpestando i diritti dell’uomo e non lascia scampo, nell’ambito di separazioni coniugali e divorzi, ai genitori non affidatari. Non rispettando non solo le normative interne ma anche quelle norme europee.
Da: CdT, 6.5.11 pag 3
■ L'INTERVISTAGIORGIO MALINVERNI
Dentro la Corte dei «guardiani» dei diritti umani
A colloquio col giudice ticinese che ci rappresenta a Strasburgo
È vero, la Svizzera non fa parte dell'Unione europea, ma questo non significa che non partecipi a organismi continentali e non contribuisca a decisioni che in un qualche modo segnano la storia, i costumi e le leggi dei Paesi di questa parte del mappamondo. Berna, per esempio, nel 1974 ha firmato la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'uomo e delle Libertà fondamentali (CEDU) e a questo titolo ha diritto ad avere un suo giudice alla Corte europea dei diritti dell'Uomo a Strasburgo. Dal 19 gennaio 2007 il rappresentante elvetico presso la Corte è un ticinese, il dottore in diritto Giorgio Malinverni che dal 1980 è stato professore di diritto costituzionale, diritto internazionale e diritto internazionale dei diritti umani all'Università di Ginevra. Su invito del Consiglio di Stato, della deputazione ticinese alle Camere e della delegazione UE in Svizzera e Lichtenstein, questa sera Giorgio Malinverni parlerà di «Europa dei Valori», assieme a Dick Marty, in una conferenza all'Università della Svizzera italiana che inizierà alle 17. Con lui cerchiamo di capire lo stato di salute dei diritti umani nel vecchio continente. PAGINA DI CARLO SILINI
Da: http://www.coe.int/t/dg3/familypolicy/Source/Italian_Rec(2006)19_Positive%20Parenting.pdf
Raccomandazione R (2006)19
del Comitato dei Ministri agli Stati Membri
relativa alle politiche di sostegno alla genitorialità (1 Traduzione non ufficiale dall’inglese)
(Adottata dal Comitato dei Ministri il 13 Dicembre 2006
alla 983a riunione dei Delegati dei Ministri)
Il Comitato dei Ministri, in virtù dell’art. 15.b dello Statuto del Consiglio d’Europa,
Considerando che l’obiettivo del Consiglio d’Europa è di promuovere l’unità tra gli Stati Membri incoraggiando anche l’adozione di regole comuni;
Riferendosi al lavoro svolto dal Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini e delle famiglie e riaffermando in generale quanto stabilito nei testi legali seguenti:
- la Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali (STE n° 5), che tutela i diritti di tutti gli individui, inclusi i bambini;
- la Carta sociale europea (STE n° 35) e la Carta sociale europea riveduta (STE n° 163), che afferma che “la famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un’adeguata tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo” (articolo 16);
- la Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei minori (STE n° 160);
- la Convenzione sulle relazioni personali riguardanti i fanciulli (STE n° 192);
- le Raccomandazioni del Comitato dei Ministri agli Stati membri: n° R (84) 4 sulle responsabilità dei genitori; n° R (85) 4 sulla violenza all’interno della famiglia; n° R (87) 6 sulle famiglie affidatarie; n° R (94) 14 sulle politiche familiari coerenti ed integrate; n° R ( 96) 5 sulla conciliazione del lavoro con la vita familiare; n° R ( 97) 4 sulla salvaguardia e la promozione della salute nelle famiglie con un solo genitore; n° R (98) 8 sulla partecipazione del bambino alla vita familiare e sociale; n° R (2005) 5 sui diritti dei minori che vivono in istituti di custodia e n° R (2006) 5 sul Piano d’Azione del Consiglio d’Europa 2006-2015 per la promozione dei diritti e della piena partecipazione nella società di persone con disabilità: migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità in Europa;
Considerando la Strategia Riveduta per la Coesione Sociale, che riconosce le famiglie come il primo luogo in cui si sperimenta e si costruisce la coesione sociale, e considerando che una strategia per la coesione sociale, nel pieno rispetto dell’autonomia della sfera privata e della società civile, deve offrire sostegno alle famiglie;
Ricordando le seguenti Raccomandazioni dell’Assemblea Parlamentare: 751 (1975) sul ruolo e la responsabilità dei genitori nella famiglia moderna e il loro sostegno da parte della società; 1074 (1988) sulle politiche familiari;
1121 (1990) sui diritti dei bambini; 1443 (2000) sulle adozioni internazionali: rispettare i diritti dei bambini; 1501 (2001) sulle responsabilità dei genitori e degli insegnanti nell’istruzione dei bambini; 1551 (2002) sulla costruzione di una società con e per i bambini nel 21° secolo: sviluppi della Strategia europea per i bambini (Raccomandazione 1286 (1996)); 1639 (2003) sulla mediazione familiare e l’uguaglianza tra i sessi; 1666 (2004) sulla proibizione delle punizioni corporali dei bambini in Europa; 1698 (2005) sui diritti dei minori che vivono in istituti: sviluppi della Raccomandazione 1601 (2003) dell’Assemblea Parlamentare;
Sottolineando l’importanza della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, che è stata ratificata da tutti gli Stati Membri del Consiglio d’Europa, e i cui principi dovrebbero sempre essere rispettati nell’educazione dei bambini;
Ricordando il Terzo Vertice dei capi di Stato e di Governo (Varsavia, Polonia, maggio 2005) e l’impegno formulato in quella sede a rispettare pienamente gli obblighi della Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, a promuovere i diritti dei bambini e a intraprendere azioni specifiche volte a eliminare tutte le forme di violenza contro i bambini, e ricordando il programma “Costruire un’Europa con e per i bambini”, lanciato ufficialmente a Monaco il 4-5 aprile 2006;
Riferendosi al Comunicato finale e alla dichiarazione politica dei Ministri europei responsabili delle politiche per la famiglia, riunitisi alla 28a Conferenza di Lisbona (Portogallo) il 16-17 maggio 2006, e in particolare:
- riconoscendo che le politiche pubbliche, nel pieno rispetto dell’intimità familiare, devono interessarsi dell’educazione dei figli e che dovrebbero essere quindi adottate misure adeguate di sostegno alla genitorialità e provvedimenti volti a creare le condizioni necessarie per la genitorialità responsabile;
- ricordando l’impegno a promuovere e perseguire nell’ambito del Consiglio d’Europa politiche comuni sulla famiglia e i diritti dei bambini;
Riconoscendo il bambino come persona avente i propri diritti, quali il diritto ad essere protetto, a partecipare, a esprimere le proprie opinioni, ad essere ascoltato e tenuto in considerazione;
Ricordando il ruolo fondamentale delle autorità pubbliche, che devono offrire sostegno alle famiglie in generale e ai genitori in particolare, il che avviene tramite tre tipi di provvedimenti di politica familiare: sussidi pubblici e agevolazioni fiscali, misure volte a conciliare lavoro e vita familiare, infrastrutture per l’assistenza ai bambini e altri servizi;
Considerando che la famiglia è una cellula fondamentale della società e che i genitori hanno un ruolo essenziale nella società e per il suo futuro;
Conscio dei numerosi cambiamenti e delle numerose difficoltà cui oggi devono far fronte le famiglie, che richiedono quindi maggior attenzione e sostegno da parte delle istituzioni, considerando che il loro supporto è fondamentale per i bambini, i genitori e la società in generale;
Riconoscendo che tutti i livelli della società hanno un ruolo da compiere nel sostenere i bambini, i genitori e le famiglie;
Considerando che le autorità pubbliche, unitamente al settore sociale ed economico e alla società civile, possono, intraprendendo azioni a sostegno della genitorialità, contribuire a costruire un futuro migliore e più prospero per la società, oltre che a migliorare la qualità della vita familiare;
Sottolineando la necessità di un approccio intersettoriale e coordinato;
Volendo promuovere la genitorialità responsabile come elemento fondamentale del sostegno alla genitorialità e come mezzo per garantire il rispetto e la tutela dei diritti dei bambini;
Raccomanda ai Governi degli Stati Membri di:
- riconoscere la natura fondamentale della famiglia e del ruolo dei genitori e creare le condizioni necessarie a promuovere la genitorialità responsabile nell’interesse superiore del bambino;
- adottare tutte le misure e i provvedimenti legislativi, amministrativi e finanziari necessari, nel rispetto dei principi sanciti nell’appendice alla presente raccomandazione.
Appendice alla Raccomandazione R (2006)19
1. Definizioni
Ai fini della presente raccomandazione, vengono utilizzate le seguenti definizioni:
Il termine “genitori” si riferisce alle persone aventi autorità o responsabilità genitoriali;
Con il termine “genitorialità” si intendono tutte le funzioni che i genitori devono assolvere per allevare e prendersi cura dei propri figli: essa è imperniata sull’interazione tra genitore e figli e comporta diritti e doveri per lo sviluppo e la maturazione del bambino;
L’espressione “genitorialità responsabile” si riferisce a genitori che tutelano l’interesse superiore del figlio, assumendo un atteggiamento affettuoso, responsabile, non violento, che riconoscono le esigenze del bambino, gli fanno da guida e fissano dei limiti, in modo che il figlio possa sviluppare a pieno il suo potenziale.
2. Principi fondamentali di politiche e provvedimenti per il sostegno alla genitorialità
Le politiche e i provvedimenti per il sostegno alla genitorialità devono seguire i principi seguenti:
i. seguire un approccio fondato sui diritti degli individui, riconoscendo quindi i diritti e i doveri di genitori e figli;
ii. basarsi sulla scelta volontaria degli individui interessati, eccetto nei casi in cui le autorità pubbliche devono intervenire per proteggere il bambino;
iii. riconoscere che i genitori sono i primi responsabili del loro figlio, a condizione che si comportino sempre nel suo interesse;
iv. considerare i genitori e i figli come dei partner, coinvolgendoli adeguatamente nel processo di elaborazione e attuazione di misure che li riguardano;
v. coinvolgere allo stesso modo entrambi i genitori e rispettare la loro complementarità;
vi. garantire pari opportunità a tutti i bambini, indipendentemente dal sesso, dallo status sociale, dalle loro capacità o dalla situazione familiare;
vii. tenere in considerazione l’importanza di garantire un adeguato standard di vita per favorire la genitorialità responsabile;
viii. basarsi su un concetto chiaro di genitorialità responsabile;
ix. rivolgersi ai genitori e a tutti i soggetti coinvolti nella cura, nell’assistenza medica e sociale e nell’istruzione del bambino e che devono quindi rispettare i principi della genitorialità responsabile;
x. riconoscere i vari tipi di modelli educativi e di situazioni familiari adottando un approccio pluralistico;
xi. mostrare fiducia nelle capacità dei genitori, cercando in particolare di stimolarli tramite incentivi;
xii. essere a lungo termine, in modo da garantire stabilità e continuità alle politiche intraprese;
xiii. ridurre al minimo il numero di regole e principi comuni a livello nazionale o federale, promuovendo il raggiungimento di standard comuni a livello locale, e garantire il funzionamento di una rete locale di servizi di sostegno alla genitorialità;
xiv. mettere in atto una collaborazione interministeriale, promuovendo e coordinando le azioni intraprese in questo campo dai vari Ministeri, Dipartimenti ed enti interessati, per realizzare politiche globali e coerenti;
xv. predisporre meccanismi di coordinamento a livello internazionale, tramite la promozione dello scambio di competenze, esperienze e buone pratiche riguardanti l’applicazione di linee guida sulla genitorialità responsabile.
3. Obiettivi
I Governi devono organizzare le proprie politiche e i propri programmi di sostegno alla genitorialità con lo scopo di raggiungere i tre obiettivi seguenti:
i. creazione di condizioni favorevoli alla genitorialità responsabile, dando accesso a tutti coloro che sono coinvolti nella cura e nell’educazione del bambino a molteplici e adeguate risorse (materiali, psicologiche, sociali e culturali) e facendo in modo che i comportamenti sociali e gli stili di vita dominanti tengano in considerazione le esigenze dei bambini, ma anche dei genitori;
ii. rimozione degli ostacoli alla genitorialità responsabile, indipendentemente dalla loro origine. In particolare, le politiche per l’occupazione dovrebbero perseguire l’obiettivo della conciliazione del lavoro con la vita familiare;
iii. promozione della genitorialità responsabile tramite campagne di sensibilizzazione e provvedimenti pratici per farla diventare realtà. Per realizzare politiche efficaci di sostegno alla genitorialità, le autorità pubbliche devono promuovere iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore e l’importanza della genitorialità responsabile. I Governi devono quindi attivarsi per informare la cittadinanza su temi riguardanti l’educazione e la cura dei figli e per incoraggiare la partecipazione a programmi di sostegno alla genitorialità. Le campagne informative dovrebbero presentare varie immagini e tipologie di modelli educativi in modo da non stigmatizzare nessuno.
Lo scopo delle politiche e delle misure a sostegno della genitorialità deve essere lo sviluppo armonioso (in tutte le sue dimensioni) e il giusto trattamento dei bambini, nel dovuto rispetto dei loro diritti fondamentali e della loro dignità. Gli interventi devono mirare prioritariamente ad eliminare tutte le forme di negligenza, abuso e violenza fisica o psicologica a danno di minori (es. umiliare, avvilire o sottoporre il bambino a punizioni corporali).
E’ inoltre essenziale predisporre e sviluppare politiche efficaci volte a determinare un cambiamento nei comportamenti sociali e negli stili di vita, in modo da soddisfare più efficacemente le esigenze di bambini, genitori e famiglie e, in particolare, promuovere ambienti di lavoro e servizi che vadano incontro ai bisogni delle famiglie.
4. Integrare i diritti dei bambini nelle politiche pubbliche
Le politiche pubbliche di sostegno alla genitorialità devono integrare le tematiche infantili, riconoscendo cioè i bisogni e gli interessi di tutti i minori e prestando attenzione alle loro esigenze, che variano in base all’età, alle capacità e al livello di maturità raggiunto. A questo scopo, in qualunque contesto, devono essere rispettati i principi sanciti nella Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo, che devono ispirare anche le attività di tutti gli enti pubblici e privati operanti nel settore del sostegno alla genitorialità. In particolare, devono essere rispettati i seguenti diritti e principi generali:
i. il diritto alla non discriminazione;
ii. l’interesse superiore del bambino deve costituire la preoccupazione principale;
iii. il diritto del bambino alla vita e allo sviluppo;
iv. il diritto del bambino a partecipare, a esprimere le proprie opinioni, a essere ascoltato e tenuto in considerazione, a essere informato e a entrare a far parte di associazioni o altre organizzazioni;
v. il diritto alla protezione e all’assistenza.
A questo proposito, è importante che il bambino cresca in un ambiente familiare propizio e in un’atmosfera favorevole.
5. Considerare le responsabilità, i diritti e i doveri dei genitori
Nell’interesse del bambino, è fondamentale dare rilievo anche ai diritti dei genitori, quali ad esempio il diritto a ricevere un sostegno adeguato dallo Stato nello svolgere le proprie funzioni genitoriali. La piena condivisione delle responsabilità da parte dei due genitori contribuisce favorevolmente allo sviluppo armonioso della personalità del bambino.
E’ importante sottolineare l’importanza del ruolo del padre nella cura e nell’educazione del bambino, tenendo conto in particolare del principio dell’uguaglianza tra i sessi, della conciliazione del lavoro con la vita familiare e dell’impatto di separazioni o divorzi, che spesso portano i padri a vivere lontano dai loro figli.
6. Aspetti principali di politiche e provvedimenti per il sostegno alla genitorialità
Le politiche per la promozione della genitorialità responsabile possono risultare efficaci se si basano sulla consultazione e il dialogo con i genitori e sulla loro volontà di partecipare e di essere coinvolti, in modo da poter così creare una vera partnership con loro. Di seguito vengono elencati alcuni aspetti principali di tali politiche, che si aggiungono agli elementi essenziali elencati ai punti 4 e 5 della presente raccomandazione:
6.1. Sostenere i genitori:
i. accanto alle misure predisposte dalle autorità pubbliche per offrire e migliorare il sostegno ai genitori, devono essere riconosciute e incoraggiate altre forme di supporto provenienti da altri enti (come i Comuni, gli enti previdenziali e le associazioni);
ii. le politiche pubbliche devono promuovere l’offerta di sostegno alla genitorialità su tre livelli:
- supporto informale: stabilire nuovi legami sociali, rafforzare quelli esistenti e incoraggiare i rapporti con la famiglia, gli amici e i vicini;
- supporto semi-formale: sostenere le ONG e le associazioni che lavorano con genitori e bambini e attivare una serie di servizi e di gruppi di auto-aiuto all’interno della comunità;
- supporto formale: facilitare l’accesso ai servizi pubblici.
6.2. Promuovere attività formative sui diritti dei bambini e la genitorialità responsabile
i. svolgere campagne di sensibilizzazione rivolte ai genitori riguardanti la natura del loro ruolo (e come sta cambiando), i diritti dei bambini, le responsabilità e gli obblighi che ne derivano e i loro stessi diritti;
ii. i Governi devono inoltre formulare linee guida generali e programmi specifici per aiutare i genitori ad affrontare le varie situazioni della vita, a risolvere i conflitti e a controllare la rabbia tramite metodi non violenti e tecniche di mediazione;
iii. promuovere programmi di prevenzione riguardanti le varie forme di abuso sui minori e campagne informative per sensibilizzare i genitori riguardo a questo grave problema e alle sue conseguenze sullo sviluppo del bambino;
iv. informare i bambini dei loro diritti e doveri, in modo che capiscano il concetto di genitorialità responsabile e ciò che esso comporta per loro.
6.3. Conciliare il lavoro con la vita familiare
i. le autorità pubbliche, incoraggiando anche i datori di lavoro alla collaborazione, devono creare le condizioni necessarie per conciliare efficacemente il lavoro con la vita familiare tramite disposizioni legali e provvedimenti di vario genere (ad esempio, accordi di lavoro flessibili, variazioni all’orario di lavoro e di lezione, congedi, vari tipi di servizi di assistenza qualificata ai bambini, provvedimenti per l’assistenza a bambini malati o con disabilità, ecc.);
ii. incoraggiare le parti sociali a negoziare e sviluppare politiche ad hoc che si adattino alle esigenze specifiche di ogni impresa e dei suoi dipendenti;
iii. l’identificazione di buone pratiche mostra chiaramente ai datori di lavoro che la realizzazione di politiche globali volte a conciliare il lavoro con la vita familiare portano vantaggi a tutti all’interno dell’impresa.
6.4. Politiche a livello locale Le azioni intraprese a livello locale sono particolarmente importanti per rispondere più specificatamente alle esigenze e alle caratteristiche dei cittadini interessati. E’ necessario coordinare gli interventi a livello nazionale o federale e a livello locale e collaborare e comunicare tra questi livelli, in modo da poter offrire alle famiglie servizi più efficaci e da ottimizzare e sfruttare al meglio le risorse disponibili. Le procedure amministrative devono garantire un livello adeguato di flessibilità nell’organizzazione dei servizi, assicurando allo stesso tempo che vengano rispettati standard comuni di assistenza per tutte le famiglie.
7. Beneficiari di politiche e provvedimenti per il sostegno alla genitorialità
Deve essere prestata particolare attenzione alle famiglie che si trovano in condizioni socioeconomiche difficili o che sono in crisi, in quanto queste richiedono misure di sostegno più specifiche.
E’ inoltre fondamentale integrare le politiche generali con un approccio più mirato, in quanto è naturale che in certe situazioni e in certi periodi della vita i genitori si trovino ad affrontare maggiori difficoltà. Al di là delle differenze esistenti tra i vari Paesi, devono essere tenute in considerazione soprattutto le esigenze delle seguenti categorie:
i. genitori al primo figlio;
ii. genitori adolescenti;
iii. famiglie con esigenze particolari;
iv. famiglie in condizioni socioeconomiche difficili.
Nel caso di genitori separati, le politiche di sostegno devono cercare in particolare di mantenere i legami tra i figli ed entrambi i genitori, a meno che questo non vada contro l’interesse superiore del bambino. E’ inoltre importante garantire accesso a servizi di consulenza professionale e seguire attentamente i casi in cui i genitori provengono da culture o Paesi diversi.
Le autorità pubbliche devono poi promuovere e facilitare la creazione di reti di associazioni di aiuto reciproco tra famiglie, mettere a disposizione luoghi in cui i genitori si possano incontrare per discutere – se necessario, con degli esperti – tematiche riguardanti la genitorialità e predisporre servizi efficaci di sostegno alla genitorialità, quali ad esempio linee telefoniche gratuite e servizi di consulenza.
8. La genitorialità in situazioni di esclusione sociale
E’ necessario predisporre interventi specifici per rispondere alle esigenze di bambini e famiglie che si trovano in una situazione di esclusione sociale o che sono a rischio di emarginazione, poiché in queste circostanze i genitori si trovano ad affrontare difficoltà notevoli. In particolare, devono essere rispettati i principi seguenti:
i. fornire servizi di sostegno efficaci a lungo termine, per aiutare i bambini e le famiglie in una situazione di esclusione sociale a raggiungere gli stessi traguardi degli altri bambini e delle altre famiglie; ciò significa, tra le altre cose, che gli operatori devono rivolgersi ai genitori e contattarli nelle loro case o nei luoghi che frequentano normalmente e tenere in considerazione le eventuali paure che possono avere nei confronti dei servizi sociali, quali ad esempio quella di vedersi sottrarre i propri figli;
ii. stanziare risorse sufficienti per offrire sostegno ai genitori e per permettere loro di acquisire le competenze necessarie ad assolvere le proprie funzioni nei confronti dei figli;
iii. tutelare i diritti sociali (tra cui il diritto a un reddito adeguato, alla salute, all’istruzione, alla casa e al lavoro) e garantire accesso agli stessi servizi di cui fruiscono le altre famiglie;
iv. accertarsi che le famiglie emarginate vengano valutate nel loro contesto sociale (famiglia allargata, comunità e reti di conoscenze) e che, secondo le loro esigenze, fruiscano degli stessi servizi, inclusi quelli offerti a livello locale, rispetto alle altre famiglie;
v. costruire un rapporto di fiducia con le famiglie e dar loro la possibilità di riprendere il controllo della propria vita;
vi. organizzare corsi di formazione comuni per operatori e genitori, con l’obiettivo di incoraggiare la reciproca conoscenza e comprensione e di elaborare un progetto comune nell’interesse del bambino, e mettere gli operatori in condizione di capire cosa provano queste famiglie e quali sono i loro progetti per poter garantire una migliore assistenza;
vii. sostenere a livello individuale e collettivo gli operatori, in modo che sviluppino sempre migliori competenze per lavorare con persone in situazioni molto difficili e per adottare approcci diversi in base ai casi;
viii. prendere misure ad hoc per evitare il rischio di emarginazione per le famiglie immigrate;
ix. evitare qualsiasi provvedimento o prassi amministrativa che possa far sentire genitori e figli diversi dagli altri in virtù di un trattamento differenziato per le famiglie più povere;
x. introdurre misure per prevenire l’abbandono della scuola come mezzo efficace per far fronte alle problematiche familiari.
9. Linee guida qualitative per operatori
Per mettere in pratica i diritti e i principi citati in precedenza, devono essere fissati parametri e standard da rispettare. Gli esperti e gli operatori (inclusi tutti coloro che non sono direttamente coinvolti nel lavoro coi bambini, ma le cui attività possono avere effetti sui loro diritti) devono ricevere linee guida, quali ad esempio le linee guida del Consiglio d’Europa sulla genitorialità responsabile, incentrate in particolare sui punti seguenti:
i. i principi dell’uguaglianza e dell’accessibilità, che devono essere alla base di tutti gli interventi;
ii. formare una partnership con i genitori e renderli autonomi e responsabili, il che comporta la necessità di riconoscere le esperienze dei genitori e la conoscenza che hanno dei propri figli;
iii. applicare il concetto di partnership alla cooperazione e alla coordinazione interdisciplinare tra enti, definendo le aree specifiche di lavoro di ogni dipartimento, condividendo le risorse e lavorando in rete;
iv. concepire la realizzazione di servizi generali in termini di sostegno e assistenza, incoraggiando la capacità di iniziativa delle famiglie, in modo che non facciano troppo affidamento sugli operatori. Pertanto, devono essere promosse le risorse e le capacità delle famiglie, il che significa anche che gli operatori devono evitare qualsiasi tipo di giudizio o di discriminazione nel dare sostegno ai genitori;
v. aiutare i genitori ad accrescere la fiducia in se stessi, a migliorare le proprie competenze e conoscenze
e motivarli a informarsi e a frequentare attività formative;
vi. dare ai bambini la possibilità di comunicare i propri sentimenti e le proprie esigenze, in particolare nel
caso di bambini molto piccoli o con problemi di comunicazione;
vii. importanza di rispettare i principi seguenti nell’offerta di servizi e nella pratica professionale:
- formazione approfondita degli operatori interessati;
- sistemi di valutazione, sia esterni sia interni (auto-valutazione);
- continuità degli interventi;
- provvedimenti basati sulla comprensione del bambino e della famiglia nel loro contesto;
viii. elaborare metodiche per l’identificazione dei fattori di rischio per la genitorialità e diffonderle all’interno dei servizi sociali, tra gli operatori sanitari, tutti coloro che si occupano di bambini e adolescenti, gli insegnanti e gli educatori, che devono essere in grado di riconoscere le famiglie a rischio e di dar loro sostegno. E’ inoltre necessario cercare di coordinare sempre più efficacemente i vari servizi che offrono assistenza e consulenza alle famiglie;
ix. coordinare l’attuazione di provvedimenti per l’allontanamento del bambino dai genitori, laddove si riveli necessario, con interventi rivolti alla famiglia d’origine (in particolare in collaborazione coi genitori), in modo che sia pronta ad accettare questo passo come il modo migliore di tutelare l’interesse superiore del bambino. L’obiettivo di questo tipo di provvedimenti deve essere, se possibile, il ritorno del bambino nel suo ambiente familiare d’origine.
10. L’ambiente scolastico
Deve essere promosso un approccio che integri l’assistenza scolastica e il sostegno alla genitorialità (specialmente nel caso di bambini che non hanno radici forti o un’abitazione stabile, quali ad esempio i bambini Rom, nomadi e i figli di immigrati); è inoltre opportuno integrare le attività dei servizi per l’infanzia e delle strutture scolastiche, oltre che promuovere il dialogo con i genitori, in particolare con quelli che si trovano in condizioni difficili o che hanno esigenze particolari.
11. Consigli rivolti ai genitori e a tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione dei bambini
Devono essere formulate indicazioni riguardanti la genitorialità responsabile da trasmettere a tutti i genitori e a tutti coloro che sono coinvolti quotidianamente nella cura e nell’educazione dei bambini (ad esempio, maestre d’asilo o personale scolastico). Tali indicazioni devono chiarire che il bambino deve essere rispettato come persona, che deve essere promossa la sua partecipazione nella vita familiare e sociale e che i genitori hanno dei diritti oltre che delle responsabilità. Questi suggerimenti devono essere elaborati sulla base di colloqui e consultazioni con tutte le parti interessate, in particolare i genitori, gli operatori dei servizi e i bambini; è inoltre importante che siano predisposti meccanismi di supervisione per controllare che tali indicazioni vengano rispettate e per verificarne l’efficacia.
12. Collaborazione internazionale
Devono essere presi provvedimenti per promuovere la collaborazione internazionale e lo scambio di buone pratiche riguardanti la genitorialità responsabile.
Action aux fins de subsides en l'absence de filiation paternelle
Mis à jour le 23.01.2009 par La Documentation françaiseProcédure
Il faut intenter une action aux fins de subsides devant le tribunal de grande instance du domicile du défenseur (du"possible père").
Il faut prouver l'existence de relations intimes à l'époque de la conception de l'enfant (lettres, témoignages...).
L'action est recevable même si le "possible père" ou la mère était au temps de la conception, marié avec une autre personne, ou s'il existait entre eux un des empêchements à mariage.
Le défenseur peut écarter la demande, introduite par la mère de l'enfant ou celui-ci, en prouvant par tous moyens qu'il ne peut être le père de l'enfant.
L'assistance d'un avocat est obligatoire.
A noter : A la différence de l'action en recherche de paternité qui consiste à établir un lien de filiation entre l'enfant et le "père prétendu", l'action aux fins de subsides est fondée sur une simple possibilité de paternité de celui ou ceux qui ont eu des relations intimes avec la mère pendant la période légale de la conception.
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