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 Da: Corriere del Ticino, 3.3.08, pagina 14

 

Adozione, una scelta che può anche causare grandi sofferenze
Per la prima volta un gruppo di genitori adottivi ha or­ganizzato una mattinata di studio – Dal dibattito è emersa l’impressione che molte famiglie si trovino in se­ria difficoltà ma non abbiano la forza di chiedere aiuto



L’adozione è abbastanza diffu­sa ma diversi aspetti di questa profonda esperienza non sono ancora considerati con la dovu­ta attenzione.
Troppo spesso si pensa che l’adozione sia per un bambino che non può crescere con i geni­tori naturali la soluzione miglio­re e, soprattutto, quella risoluti­va: risolutiva per la madre natu­rale che affida il proprio figlio a chi può prendersene cura; per il bambino che trova l’affetto di una famiglia; per la coppia adot­tiva che realizza il proprio desi­derio di diventare genitori. La re­altà è però più complessa e, a volte, molto dolorosa.
È su questa realtà che un gruppo, per ora informale di genitori adot­tivi (tel. 091 752 32 79/lu-ve 9-11 e or­ganizzato sabato scorso al Can­vetto luganese un incontro sul te­ma: Un bambino entra in una nuova famiglia, gioie e dolori…. E se la nuova famiglia va in crisi?
Quale aiuto?. L’adozione non è so­lo la nascita di una nuova fami­glia, ma anche un evento che ha origine da una frattura, da una perdita. Della sofferenza da cui prende avvio ogni storia adottiva se ne parla ancora poco, convin­ti che un ambiente familiare ac­cogliente, l’amore e il tempo po­tranno risolvere tutto. Ma per molti bambini, il dolore dell’ab­bandono è troppo forte e porta a reazioni altrettanto forti contro se stessi o contro gli altri; un dolore così radicato da impedirne talvol­ta anche la crescita.
Claudia Artoni Schlesinger,
esperta in psicoanalisi infantile e responsabile del Servizio ado­zioni e affidi del Centro Bene­detta d’ Intino di Milano, ha vo­luto mettere in evidenza le ca­ratteristiche del percorso adot­tivo, gli ostacoli che i ragazzi e le loro famiglie devono affrontare e la difficoltà dei genitori nel tro­vare interlocutori disposti a ri­conoscere la peculiarità della lo­ro esperienza e di quella dei lo­ro figli. La dottoressa
Fiamma Buranelli, psicoterapeuta, ha il­lustrato casi concreti di aiuto a ragazzi e famiglie in difficoltà. Per entrambe le relatrici, il pun­to cruciale resta il riconoscimen­to della specificità dell’esperien­za adottiva: solo così sarà possi­bile intervenire, anche preventi­vamente, per evitare sofferenze e dolorose situazioni. Nella di­scussione che ne è seguita è emerso l’intenso legame che si instaura tra genitori e figli nel­l’adozione, ma anche il bisogno di comprensione e di appoggio delle famiglie (non a caso in sa­la si sono manifestate ben tre esperienze di gruppi di genitori che si riuniscono per condivide­re l’esperienza di accoglienza e aiutarsi). Anche dai responsabi­li di settori dello Stato (Ufficio del tutore e Ufficio cantonale del­le famiglie e dei minorenni), è stato manifestato un interesse al tema, tanto da ringraziare il gruppo di genitori di aver sapu­to e voluto «uscire allo scoper­to » e auspicare che il dialogo av­viato possa continuare.
I gruppi di famiglie presenti han­no manifestato il desiderio di in­contrarsi per mettere in comune le loro esperienze. È stata gene­rale l’impressione che molte fa­miglie si trovino in seria difficol­tà ma che non abbiamo la forza o le risorse per chiedere aiuto, chiudendosi nella disperazione.

Articolo pubblicato da Sara Matasci il 29 Febbraio 2008 www.Tio.ch

I miei bambini mi hanno cambiato la vita

 

Quando i geniton non ce la fanno piu a crescere i propri figli e a garantire loro un benessere. a causa degli ostacoli che la vita ha posto loro di fronte, interviene l'affido familiare. Una realtà che esiste anche in Ticino. dove ogni anno si registrano circa una quindicina di nuovi affidi, per un totale di circa 120 affidamenti attualmente in corso nel nostro Cantone. Questo significa che anche alle nostre latitudini vi sono diverse famiglie, di origine ticinese e anche straniere, che si trovano in difficolta. Ma per fortuna vi sono anche persone pronte ad accogliere un minore a casa propria. Come ad esempio Angeles.

LUGANO - La storia di Angeles potrebbe sembrare, in apparenza, simile a quella di molte altre donne, ma scopriremo ben presto che cosi non e. Angeles ha 54 anni e vive a Lugano con i suoi 3 figli: Martha (16 anni), Kevin (13) e Carolina (10). Da quasi 8 anni e separata, ma il suo essere determinata, solare e positiva, oltre che molto disponibile, Le hanno dato La forza di andare avanti. Ma non solo. L'hanno portata, nel 2000, a fare una scelta di vita molto importante e, da un certo punto di vista, anche molto coraggiosa: prendere in affidamento due ragazzi minorenni.
"La mia e stata una scelta da una parte emotiva e dall'altra economica", inizia a raccontarci Angeles. "Nel 2000 mi stavo separando, ma non volevo rinunciare a fare La mamma (mia figlia era ancora piccola, aveva 8 anni) e cosi, anche per guadagnare qualcosa, ho deciso di fare La mamma-diurna". Mestiere adatto alia donna, data La sua pazienza con i bambini e il piacere che ha neLLo stare con Loro. Tanto che un giorno una sua conoscente Le ha dato il suggerimento che Le avrebbe cambiato I'esistenza: "Perche non provi a fare La mamma affidataria?". Angeles non aveva mai pensato a questa possibility: "Sapevo di non potermi permettere di crescere altri ragazzi", ci dice. "Ma poi mi e stato spiegato che chiunque abbia La volonta e La possibility di prendere a carico un minorenne riceve dal Cantone una retta, vale a dire un sostegno economico per coprire Le spese di mantenimento del minore". Angeles ha quindi cominciato a valutare seriamente questa proposta: "Mi piaceva I'idea, soprattutto perche avevo una sola figlia, ma ne avrei voluti altri". E cosi, dopo averci pensato ed essersi informata bene, la donna ha voluto provare a fare La mamma affidataria a tempo pieno.
La storia di Kevin e Carolina
Angeles ha preso in affidamento Kevin quando il ragazzino aveva appena 6 anni e, all'incirca mezzo anno dopo, e arrivata a stare con Loro anche Carolina, La sorellina piu piccola di Kevin (che allora aveva solo 3 anni). La famiglia di Angeles si è cosi allargata in breve tempo e la sua casa riempita di grida e di sorrisi, sorrisi che non mancano nemmeno sul volto delta donna, soprattutto quando parla di questa sua esperienza. "lo sono davvero molto contenta, perche questa esperienza mi ha aiutata a crescere come persona. I miei figli, inoltre, mi hanno portata a rimettermi in gioco e a guardare alle cose in maniera differente". Chiediamo a Angeles se vi sono stati anche momenti difficili in questi sette anni di affidamento e lei, molto tranquillamente, ci risponde: "Certo. lo credo che in una famiglia affidataria vi siano gli stessi momenti difficili che vi possono essere in una qualsiasi 'normale' famiglia con figli".
Kevin e Carolina non sono stati 'abbandonati' dai loro genitori naturali. I due ragazzi hanno sempre avuto e hanno tuttora contatti regolari con la famiglia, che fortunatamente abita a Lugano come loro. Angeles ci spiega che delle volte i due ragazzi trascorrono addirittura qualche giorno a casa con la loro mamma, quando per quest'ultima e possibile: "Purtroppo a causa dei problemi della madre non è per loro fattibile stare insieme 24 ore su 24, ma appena possono si sentono e si vedono, perchè entrambe le parti lo vogliono e tengono a mantenere vivi i rapporti". Ma Kevin e Carolina sono, per certi versi, fortunati. Non in tutti i casi di affidamento e infatti possibile per i figli vedere e sentire regolarmente i propri genitori naturali: "Ad esempio quando i genitori sono malati o per qualche motivo inaffidabili", ci spiega Angeles. "In questi casi, infatti, le visite sono controllate".


La durata di un affido familiare
Esistono due tipologie differenti di affido familiare: quello a lungo termine, definito 'Family', e quello SOS. Nel primo caso si prevede la presenza del minore nella 'nuova'
famiglia per un periodo di tempo indeterminato, vale a dire fino a che non si ristabiliscono delle condizioni accettabili nella sua famiglia d'origine. "Avendo a che fare anche con patologie psichiatriche, piuttosto che con tossicodipendenze o altri tipi di dipendenze - ci spiega Andrea Milio, consulente sociale dell'Associazione Ticinese Famiglie Affidatarie- molte volte non e facile valutare il periodo necessario per risolvere queste situazioni, ma si tratta comunque di anni". L'affido 'SOS' ha invece una durata massima di tre mesi e solitamente viene applicato quando vi è la necessita di allontanare immediatamente il minore dalla propria famiglia. Un esempio? "Quando una mamma deve andare d'urgenza in ospedale", ci chiarisce il consulente sociale. "E non sapendo a chi Lasciare il figlio in quel breve periodo (trattandosi molto spesso di donne sole) interviene l'affido SOS".
Nel caso di Angeles si tratta di un affidamento 'Family', affidamento voluto dalla madre naturale che, per un motivo o per I'altro, non si e piu sentita in grado di crescere i suoi figli. Un affidamento di cui una volta all'anno gli assistenti sociali vogliono parlare con le due famiglie coinvolte, per discutere se rinnovarlo e come procedere. E ormai sono piu di sette anni che Kevin e Carolina vivono con Angeles, per il volere di tutte le parti, "e perchè - aggiunge la donna - per il momento non e possibile permettere loro di fare rientro a casa propria". Ma forse, prima che i due ragazzi raggiungano la maggiore età, la madre naturale potra tornare ad accoglierli.


II difficile momento del distacco
II momento forse piu delicato di un affidamento e la sua fine, cosa che Angeles, durante la sua esperienza di affido familiare, ha dovuto vivere: "Per due anni e stato da noi un ragazzino, Samir", ci racconta. "E arrivato che avewa 3 anni ed e partito che ne aveva 5. E quindi, fortunatamente, siamo riusciti in 'poco' tempo a farlo rientrare nella sua famiglia naturale". Un momento certamente difficile per la donna e per i bambini, ma che e stato affrontato da tutti con la consapevolezza che era la cosa giusta per Samir e per i suoi genitori naturali. "E stato difficile - ci conferma Angeles - ma abbiamo avuto il tempo di elaborare questo 'lutto', se cosi posso chiamarlo. Samir, nel periodo che e stato con noi, mi chiedeva sempre 'Come sarà quando non saro piu qui con voi? Mi penserete o vi dimenticherete di me?'". Angeles sapeva benissimo che non si sarebbe mai dimenticata del sorriso e degli occhi di quel bambino, perchè per lei era come se fosse suo figlio. "Nel mio cuore sono tutti miei figli, sia Kevin che Carolina e Samir, oltre che naturalmente Martha. Se un giorno dovessero tornare tutti dalle loro famiglie naturali io non potrò che essere felice, ma loro sanno che comunque questa è e sara per sempre anche casa loro e io saro sempre qui se avranno bisogno di me".

 

Affidamento familiare

Lanciata una campagna a sostegno dei minori
In Ticino sono solo un centinaio i nuclei che hanno deci­so di accogliere un minore in difficoltà. L’ Associazione ticinese famiglie affidatarie lancia dunque un accorato appello per tentare di invertire questa tendenza
 


Incrementare la cultura dell’af­fidamento, reperire nuove fami­glie disposte ad accogliere un mi­nore. Sono questi gli obiettivi del­la campagna di sensibilizzazio­ne, pianificata per il periodo 2007-2010, lanciata ieri a Lugano dall’ Associazione ticinese fami­glie affidatarie (ATFA). «Nel no­stro Cantone risulta difficile trova­re nuove famiglie disposte ad ac­cogliere un minore – ha chiosato Roberto Mazzantini, coordina­tore della campagna, nel presen­tare l’iniziativa. « Affido familiare – ha spiegato Anna Rossi Ber­nardi, presi­dente ATFA – significa acco­gliere un mino­re per un tem­po limitato. Diversamente dall’adozione, l’affidamento ha come obiet­tivo il reinseri­mento del mi­nore nel pro­prio nucleo fa­miliare. Nucleo dal quale è op­portuno esclu­derlo, così da permettere al­la famiglia na­turale di supe­rare le proprie situazioni di di­sagio ». « Le cause che portano all’affido – ha illustrato Andrea Milio, con­sulente ATFA – sono innumere­voli. Le più frequenti riguardano patologie di dipendenza dei ge­nitori, carenze educative, mal­trattamenti, abbandoni o deces­so dei genitori». In seguito a que­ste circostanze, la famiglia affida­taria, aprendo la propria casa, é chiamata a compiere un impor­tante lavoro educativo, affettivo e sociale. Diventare famiglia affi­dataria significa donare un aiuto concreto ai bambini e ai ragazzi, dare loro una speranza, permet­tendo loro di crescere senza ab­bandonare le proprie radici. «Po­chissimi – ha aggiunto Roberto Sandrinelli, del Dipartimento della sanità e della socialità– so­no a conoscenza della reale situa­zione in cui versa l’affido familia­re a livello ticinese. Nel nostro Cantone, infatti, su oltre 110 mi­la famiglie residenti, sono solo un centinaio quelle che hanno deciso di accogliere un minore in difficoltà. Dopo l’entrata in vigore della nuova legge per le famiglie (1. gennaio 2006)che in­centiva l’affido come misura di protezione per minori con diffi­coltà familiari, l’ ATFA sente l’esi­genza di ampliare il numero di persone, sia coppie conviventi, sposate, ma anche persone sin­gole, disposte ad aprire per un pe­riodo di tempo limitato le porte della propria casa». Sonia Trip­pi, consulente ATFA, ha infine illustrato diver­si tipi di affida­mento che agi­scono a diffe­renti livelli. «L’affidamento SOS – ha spie­gato Trippi – offre una rispo­sta immediata alle richieste di minori con si­tuazioni di as­soluta emer­genza e preca­rietà ». La fami­glia SOS limita il suo impegno ad un tempo massimo di tre mesi ed opera sotto la costan­te egida dei consulenti « L’affido family – ha proseguito – é l’affido classico. Coinvolge la fascia di età compresa tra 0 e 18 anni e può avere una durata a medio-lungo termine. Questa tipologia di affi­do é di solito scelta da famiglie che desiderano svolgere il ruolo del «genitore» e che possono in­serire il minore in un tessuto fa­miliare già consolidato». La cam­pagna pubblicitaria studiata per il raggiungimento degli obiettivi consiste nell’investimento in va­ri mezzi per un periodo di quattro anni. Per quanto riguarda il 2007 e il 2008 la campagna si articole­rerà tra spot televisivi trasmessi su TSI1 e Tele Ticino e un docu­mentario con testimonianze di famiglie affidatarie. Inoltre, nei prossimi giorni , verrà attivato il nuovo sito internet dell’associa­zione (www.atfa.info). Vi.

(Corriere del Ticino, 02.10.2007)

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