Affidamento familiare
Lanciata una campagna a sostegno dei minori
In Ticino sono solo un centinaio i nuclei che hanno deciso di accogliere un minore in difficoltà. L’ Associazione ticinese famiglie affidatarie lancia dunque un accorato appello per tentare di invertire questa tendenza
Incrementare la cultura dell’affidamento, reperire nuove famiglie disposte ad accogliere un minore. Sono questi gli obiettivi della campagna di sensibilizzazione, pianificata per il periodo 2007-2010, lanciata ieri a Lugano dall’ Associazione ticinese famiglie affidatarie (ATFA). «Nel nostro Cantone risulta difficile trovare nuove famiglie disposte ad accogliere un minore – ha chiosato Roberto Mazzantini, coordinatore della campagna, nel presentare l’iniziativa. « Affido familiare – ha spiegato Anna Rossi Bernardi, presidente ATFA – significa accogliere un minore per un tempo limitato. Diversamente dall’adozione, l’affidamento ha come obiettivo il reinserimento del minore nel proprio nucleo familiare. Nucleo dal quale è opportuno escluderlo, così da permettere alla famiglia naturale di superare le proprie situazioni di disagio ». « Le cause che portano all’affido – ha illustrato Andrea Milio, consulente ATFA – sono innumerevoli. Le più frequenti riguardano patologie di dipendenza dei genitori, carenze educative, maltrattamenti, abbandoni o decesso dei genitori». In seguito a queste circostanze, la famiglia affidataria, aprendo la propria casa, é chiamata a compiere un importante lavoro educativo, affettivo e sociale. Diventare famiglia affidataria significa donare un aiuto concreto ai bambini e ai ragazzi, dare loro una speranza, permettendo loro di crescere senza abbandonare le proprie radici. «Pochissimi – ha aggiunto Roberto Sandrinelli, del Dipartimento della sanità e della socialità– sono a conoscenza della reale situazione in cui versa l’affido familiare a livello ticinese. Nel nostro Cantone, infatti, su oltre 110 mila famiglie residenti, sono solo un centinaio quelle che hanno deciso di accogliere un minore in difficoltà. Dopo l’entrata in vigore della nuova legge per le famiglie (1. gennaio 2006)che incentiva l’affido come misura di protezione per minori con difficoltà familiari, l’ ATFA sente l’esigenza di ampliare il numero di persone, sia coppie conviventi, sposate, ma anche persone singole, disposte ad aprire per un periodo di tempo limitato le porte della propria casa». Sonia Trippi, consulente ATFA, ha infine illustrato diversi tipi di affidamento che agiscono a differenti livelli. «L’affidamento SOS – ha spiegato Trippi – offre una risposta immediata alle richieste di minori con situazioni di assoluta emergenza e precarietà ». La famiglia SOS limita il suo impegno ad un tempo massimo di tre mesi ed opera sotto la costante egida dei consulenti « L’affido family – ha proseguito – é l’affido classico. Coinvolge la fascia di età compresa tra 0 e 18 anni e può avere una durata a medio-lungo termine. Questa tipologia di affido é di solito scelta da famiglie che desiderano svolgere il ruolo del «genitore» e che possono inserire il minore in un tessuto familiare già consolidato». La campagna pubblicitaria studiata per il raggiungimento degli obiettivi consiste nell’investimento in vari mezzi per un periodo di quattro anni. Per quanto riguarda il 2007 e il 2008 la campagna si articolererà tra spot televisivi trasmessi su TSI1 e Tele Ticino e un documentario con testimonianze di famiglie affidatarie. Inoltre, nei prossimi giorni , verrà attivato il nuovo sito internet dell’associazione (www.atfa.info). Vi.
(Corriere del Ticino, 02.10.2007)
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Affido, ‘un percorso di crescita'
Partita la campagna di Atfa e Dss per cercare nuovi genitori affidatari. Rivolta a famiglie, coppie e single
Le famiglie affidatarie sono una « merce preziosissima e molto rara
» . Attualmente in Ticino 120 minori sono affidati a nuclei familiari
che se da una parte hanno cura della loro educazione, dall'altra badano
che il bambino mantenga la propria relazione con i genitori naturali.
In media ogni anno per 15 minorenni che vivono situazioni difficili
all'interno del loro nucleo familiare, l'affido potrebbe essere una
soluzione ideale. Eppure spesso tale opzione non è attuabile poiché di
fatto non vi sono abbastanza famiglie affidatarie. Ed è per questo, per
sensibilizzare e motivare nuove persone ad ospitare i minori in
difficoltà, che è nata la campagna presentata ieri in conferenza
stampa ‘Il piacere di accogliere e crescere insieme', promossa
dall'Associazione ticinese famiglie affidatarie ( Atfa) e dal
Dipartimento della sanità e della socialità (Dss).
« Si
tratta di bambini allontanati di solito da situazioni socio- familiari
complesse. Tuttavia l'affido non interrompe i rapporti tra questi e le
loro famiglie naturali » , ha spiegato Anna Rossi Bernardi,
presidente di Atfa, un'associazione nata nel 1981 che si occupa di
reperire, formare, sostenere e sensibilizzare famiglie che intendono
accogliere minorenni che necessitano assistenza, affetto ed
educazione. Nel 2006, in occasione dell'entrata in vigore della nuova
Legge cantonale per le famiglie e per la protezione dei minorenni, il
Dss ha dato mandato all'Atfa di promuovere e incrementare la cultura
dell'affido.
Secondo la presidente di Atfa « l'affido è un
servizio di pubblica utilità che serve alla società: durante questo
periodo la famiglia affidataria assicura le cure e l'educazione
necessarie al minore, garantendogli una crescita serena ». Non si
tratta però di adozione, ha tenuto a sottolineare Rossi Bernardi:
l'obiettivo ultimo dell'affido è proprio il reinserimento del minore
nella sua famiglia di origine, sino al momento in cui questa supera le
difficoltà che hanno portato all'allontanamento del bambino.
Perché una campagna? Roberto Sandrinelli, attivo alla Divisione dell'azione sociale e delle famiglie del Dss, ha spiegato che « dopo
l'entrata in vigore della nuova Legge per le famiglie (1° gennaio
2006) che incentiva l'accoglimento come misura di protezione per i
minori con difficoltà familiari, l'Atfa sente più che mai viva
l'esigenza di ampliare il numero di persone - sia coppie conviventi,
sia sposate ma anche persone singole - disposte ad aprire per un
periodo di tempo limitato le porte della propria casa ». Chi attua
questa scelta, ha evidenziato Sandrinelli, riceve un sostegno
finanziario dal Cantone. L'esperienza in media si protrae per sei o
più anni, perciò nella maggior parte dei casi le famiglie affidatarie
non la ripetono una seconda volta. Fattore che, ha sottolineato
Sandrinelli, rende ancora più necessario aumentare il numero di
famiglie idonee e disposte all'affidamento. La psicologa e consulente
sociale di Atfa Sonia Trippi ha illustrato due diverse
tipologie di affido: ‘familiy' e ‘sos'. La prima ha una durata a
mediolungo termine e concerne coppie o famiglie che desiderano
svolgere il ruolo del genitore inserendo nel loro tessuto familiare
bambini tra 0 e 18 anni. Oltre a coinvolgere anche la famiglia di
origine, l'affido ‘family' viene gestito e monitorato da assistenti
sociali dell'Ufficio delle famiglie e dei minorenni ( Ufam). L'affido
‘ sos' invece dura al massimo tre mesi e, pure sorvegliato dagli
assistenti di Ufam e dai consulenti di Atfa, è pensato per offrire « una
risposta immediata a situazioni di assoluta emergenza e precarietà.
Coloro che vi aderiscono devono possedere buone capacità per
affrontare situazioni complesse ».
Quali sono i motivi che conducono alla decisione dell'affido? Secondo il consulente di Atfa Andrea Milio
« crisi
familiare, incapacità genitoriale e pericoli psico-fisici sono tra le
cause che portano il minorenne ad essere allontanato dal proprio
nucleo familiare » . Stando a Sandrinelli, un terzo dei 120 minori
che oggi in Ticino sono stati affidati alle cure di altri, è stato
allontanato dalla propria famiglia poiché la madre soffre di
patologie di dipendenza da alcool, droghe o farmaci. Altre cause sono
costituite da carenze educative, maltrattamenti, abbandono, morte di
uno o entrambe i genitori, ménage in cui madri sole lavorano.
La campagna di sensibilizzazione, finanziata dal Dss e dalla stessa
Atfa durerà quattro anni ed è volta a far comprendere - attraverso spot
pubblicitari radio e tv, un documentario e manifesti - che
l'esperienza dell'affido è un percorso educativo, affettivo e sociale
ma anche di crescita personale. Per dirla con Anna Rossi Bernardi: « Un gesto d'amore, ricco di umanità e in grado di gratificare entrambi i soggetti coinvolti nell'operazione ». Per chi volesse saperne di più è possibile consultare il nuovo sito dell'associazione www.atfa.info. C.J.
(La Regione, 02.10.2007)
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