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Stalker per egoismo e sordo a ogni regola

 

Da: La regione, 6.9.11 pag 20

Stalker per egoismo e sordo a ogni regola

La Corte aumenta a 3 anni la pena proposta dall’accusa contro il 51enne che ha tormentato ex moglie e figli

G.G.

TI-PRESS Un uomo divenuto incubo per familiari e vicinato

Tre anni di carcere, ossia la massima pena contemplata dal codice penale nei processi davanti alle Corti delle assise criminali senza assessori giurati. È quella inflitta ieri dai giudici (presidente, Mauro Ermani) allo stalker balzato ormai agli onori delle cronache per la singolare quanto sofferta vicenda di ripetuta e impenitente coazione nei confronti dei figli minorenni e della moglie in attesa di ottenere il divorzio avvenuta nel periodo compreso tra il luglio 2008 e la primavera scorsa.

La Corte ha persino aumentato la condanna (30 mesi da espiare) proposta venerdì al

 termine della sua requisitoria dalla pm Marisa Alfier. Mentre la donna, vittima delle numerose minacce, ingiurie e vie di fatto, è stata ritenuta assolutamente credibile e lineare nelle sue testimonianze riferite alle violenze subite da lei e dai figli, i giudici non hanno invece creduto agli argomenti accampati dall’imputato, il quale – ha evidenziato Ermani – ha reso in aula«versioni illogiche, ha raccontato troppe bugie e strumentalizzato fatti per portarli a proprio vantaggio».

«Il teatro deve finire. Basta processi! È ora di assumersi le proprie responsabilità» – ha ammonito l’imputato il presidente della Corte. Quello celebrato venerdì e conclusosi ieri è stato il rifacimento del primo dibattimento pubblico svoltosi alle Correzionali lo scorso 3 settembre e terminato con una pena di due anni sospesi con la condizionale e norme di condotta, segnatamente il divieto assoluto di avvicinarsi a ex moglie e figli entro un raggio di 300 metri. Ebbene, l’imputato aveva ottenuto di farsi processare in virtù di un ricorso vinto in Appello, segnatamente il 51enne s’è visto dare ragione sul fatto che la prima Corte ha emesso il giudizio senza procedere a contraddittori, una lacuna colmata dal nuovo collegio giudicante.

Nel frattempo l’imputato ha reiterato gli stessi episodi: altre ingiurie contro la moglie e figli, persino sottrazione di minori per aver preso i figli in palese contrasto con le norme impostegli dai giudici. Risultato: ieri l’imputato è tornato in carcere con una severa condanna, ancora più pesante di quanto aveva prospettato la pubblica accusa.

Lieve scemata imputabilità

Una condanna severa che include già gli ‘sconti’ derivanti da un’acclarata scemata imputabilità accertata dalla perizia psichiatrica eseguita dal dottor Carlo Calanchini. Una perizia che ha messo in evidenza un palese disturbo della personalità dell’imputato, il quale «si sente perseguitato e, pur capendo le norme imposte dalla società, non riesce a conformarsi ad esse. Con un grave rischio di recidiva, perché si sente vittima dell’accanimento delle autorità».

La Corte ha riconosciuto le pretese avanzate dall’accusatore privato, rappresentato dall’avvocatessa Patrizia Casoni Delcò: 5 mila franchi a favore dell’ex moglie. Mentre per quanto riguarda i figli, il giudice Ermani ha rinviato al foro civile la quantificazione del risarcimento.

Il presidente della Corte ha paventato come l’imputato rischi ora una revoca del permesso di residenza. L’imputato – sono parole del giudice Ermani – «è sordo ad ogni avvertimento delle autorità e possiede una scarsissima capacità di conformarsi alle regole. Un irriducibile che ha agito unicamente per un movente egoistico».

Della vicenda di stalking, un clima d’inferno fatto subire ai familiari costringendoli a cambiare le proprie abitudini per smarcarsi dalle assillanti minacce del 51enne, si tornerà con tutta probabilità a parlare. L’avvocato d’ufficio Stefano Camponovo ieri all’uscita dall’aula penale ha dichiarato che parlerà con il proprio cliente sull’eventualità di un ricorso contro la sentenza. Ma c’è da credere che il 51enne, prima che si chiuda il sipario, voglia far valere l’ultima parola.

Gianfranco Scardamaglia è una figura attiva nel dibattito politico del Canton Ticino e coordinatore del Movimento Papageno, impegnato nei diritti dei genitori separati e dei figli. È Consigliere Comunale a Losone e interviene regolarmente su temi di giustizia e politiche familiari.

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