TI-PRESS Si aprono i cassetti. Anche quelli del passato
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Formalmente è in vigore da ieri. Praticamente l’era della ‘trasparenza’ statale comincia oggi, primo giorno d’applicazione effettiva di quella che da più parti è stata definita la ‘rivoluzione copernicana’ nella gestione delle informazioni cantonali e comunali. Con il 2012 il Ticino pubblico e parapubblico si è lasciato alle spalle il segreto d’ufficio e da oggi in poi solo ciò che è espressamente segretato per legge o per motivi di ordine superiore non potrà essere consultato. È il caso delle cartelle sanitarie, delle sentenze emesse dalle autorità giudiziarie, delle valutazioni degli studenti, degli atti del personale e dei certificati di previdenza professionale. Questi dati potranno essere semmai accessibili facendo capo a normative particolari. Esclusi dal campo d’applicazione pure BancaStato e gli organi che deliberano a porte chiuse, come commissioni parlamentari e municipi. Gli altri dossier prodotti dall’Amministrazione pubblica in passato e in futuro potranno venir liberamente visionati dai cittadini tramite una semplice richiesta scritta inoltrata a Bellinzona. Nel contempo il Cantone intensificherà l’informazione attiva: ovvero lo Stato pubblicherà online quanti più documenti possibile.
Durante gli scorsi mesi si sono susseguiti i passi per preparare il terreno alla novità: incontri formativi per quadri dirigenti e funzionari, creazione dei responsabili in seno ai vari dipartimenti, messa in esercizio del centro di competenze presso l’Ufficio della legislazione, delle pari opportunità e della trasparenza della Cancelleria dello Stato e allestimento del sito www.ti.ch/trasparenza , dove si trovano tutte le informazioni utili e i formulari necessari alle richieste. Ora tutto è pronto, assicura l’incaricato cantonale della protezione dei dati Michele Albertini , uno dei membri del gruppo che ha plasmato la nuova legge sulla trasparenza. In qualità di mister dati Albertini s’attende di dover fornire più di un parere: « Questo perché è probabile che molte richieste tocchino in qualche modo la sfera privata di altre persone », fa notare. Persone che avranno la possibilità di esprimersi e opporsi alla domanda di accesso agli atti che le riguardano. Nel qual caso lo Stato, se dovesse ritenere giustificata la critica, prima di rendere accessibile il documento potrebbe ordinarne l’anonimizzazione. Oppure potrà rifiutarne la consultazione.
Così facendo non c’è il rischio che le eccezioni alla trasparenza diventino la regola?
«A priori direi di no: per ogni singolo caso bisogna innanzitutto valutare se l’interesse privato è valido e giustificato. È necessario poi tenere conto della volontà di trasparenza espressa dal legislatore. Tuttavia, se non si dovesse riuscire a determinare quale dei due interessi sia prevalente, allora mi sento di dire che debba valere la protezione dei dati, siccome si tratta di diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. La trasparenza non lo è».
Il cambiamento è comunque ‘epocale’. Ci saranno state parecchie domande da parte dei funzionari...
«Sono state di varia natura, legate soprattuto a campo d’applicazione e procedure. In generale riguardavano aspetti pratici».
Niente preoccupazioni o timori?
«Timori e ansia erano presenti sino a un anno fa. I dubbi si sono poi trasformati in curiosità e ora all’interno delle amministrazioni c’è interesse per il nuovo modello. In ogni caso invito i funzionari che, al momento dell’applicazione della trasparenza, avessero ancora dei dubbi a rivolgersi senza esitazione agli organi di consulenza preposti».
Sembra però che non ci si attenda una valanga di richieste...
«È vero: se facciamo fede all’esperienza di altri cantoni e dell’amministrazione federale, che già hanno introdotto la trasparenza, non è prevedibile un’ondata di richieste. All’inizio l’effetto novità potrebbe far lievitare i numeri. Poi, però, man mano che l’accesso agli atti diventerà un aspetto normale della vita quotidiana, le richieste caleranno».
Oggi però si parla di rivoluzione...
«Perché lo è. È però un cambiamento che rispecchia la società moderna: oggi il cittadino chiede di poter accedere alle informazioni pubbliche. E col nuovo quadro legale è ben difficile che vi siano documenti che rimarranno confidenziali per sempre».