Da: La regione 26.1.13 pag 17
Un abbandono, novanta maltrattati
Con il bebè di Besso, dimesso dal Civico, l’ombra di altri ‘orrori’. Intervista al primario di pediatria Pezzoli
di Cristina Ferrari
TI-PRESS Non sempre per loro c’è un abbraccio!
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Il bebè abbandonato a Besso è ora fra le braccia della famiglia affidataria che lo ha accolto nel suo grande gesto d’amore. Eppure per una storia che finisce bene, sebbene con pagine ancora da scrivere e sofferenze ancora da vivere per chi ne è parte, molte si sono aperte e si apriranno nel dolore. Per un neonato abbandonato, che resta un caso, se non unico raro, fra gli ottanta e i novanta bambini sono soccorsi in seguito ai traumi di un maltrattamento. Un dato drammatico soprattutto per il fatto che viene registrato, in media ogni anno, all’Ospedale regionale di Lugano.
Il primario di pediatria del Civico, il dottor Valdo Pezzoli , negli ultimi dieci giorni ha seguito in prima persona con apprensione e grande professionalità la vicenda di questo, per molti, incomprensibile abbandono. Accanto a lui aiuto-medici e infermieri che non hanno lasciato un solo minuto il bebè, confortandolo con cure e carezze. Poi, come anticipato e confermatoci ieri dal Ministero pubblico, le dimissioni e l’approdo in un nuovo nido.
Ma fra le corsie dell’ospedale luganese i letti, purtroppo, non sono quasi mai liberi. Certo ci sono le malattie dalle quali si guarisce, ma vi sono ferite che restano nel cuore, dei dottori che le hanno lenite e dei piccoli malati la cui rimarginazione li accompagnerà per sempre. « Ci occupiamo da tanti anni in Ticino di bambini maltrattati. Il dottor Tonella, il compianto pediatra di Bellinzona – ci fa conoscere la scintilla di una particolare missione Pezzoli – ha curato un importante lavoro pionieristico. Un cammino prezioso tanto che oggi al Civico è attivo un gruppo interdisciplinare contro il maltrattamento dei bambini. Lo considero la nostra mano operativa nei casi di trascuratezza, violenza o abuso sessuale. Per fare solo un esempio, penso al bambino picchiato dai genitori che arriva qui con ematomi od ossa rotte ».
Numeri preoccupanti? « Ci occupiamo di ottanta-novanta casi l’anno! », ci riporta le drammatiche statistiche il primario. « In realtà la casistica di maltrattamento va molto al di là della percossa fisica e fra questi vi è una grossa incidenza di bambini che, per motivi diversi e in situazioni diverse, vengono gravemente trascurati – ci spiega il medico – quindi non è il bambino che riceve i pasti a orari irregolari, ma è il bambino magari denutrito o il bambino che non ha condizioni igieniche o abitative adeguate, che viene deprivato di stimoli, che viene rinchiuso da qualche parte. Abbiamo tutta una serie di orrori che consideriamo casi di trascuratezza ». In inglese si traduce nel vocabolo ‘neglet’, termine universalmente utilizzato in pediatria per designare le condizioni in cui vengono trovati certi bambini, vittime di maltrattamento e tutelati, in Svizzera, dalla Lav, la Legge di aiuto alle vittime. « Ma al di là della giurisprudenza – illustra il più ampio problema il primario – bisogna occuparsi attivamente di questi bambini, è necessario mettere in rete una Polizia che identifichi situazioni a rischio, in collaborazione con l’apparato sanitario, con i servizi sociali, con le commissioni di autorità, ovvero le vecchie tutorie, e con la Magistratura che deve valutare il reato dell’omissione dai doveri genitoriali o di chi dovrebbe occuparsi delle cure del bambino ».
Non c’è, dunque, solo il caso da prima pagina? « Per un bambino che fa cronaca – ribatte Pezzoli – vediamo molti altri casi di bambini che sono trascurati, che stanno male, e sviluppano alla lunga dei problemi di ordine psicologico e sanitari maggiori ».
Quali, dunque, gli strascichi di queste terribili esperienze? « Qualunque trauma nella prima infanzia è un trauma che ha un impatto sul bambino – appunta il medico –. L’impatto è comunque diverso secondo l’età in cui è insorto e il tipo di separazione. Ora, per spiegarmi meglio, stiamo seguendo una ragazza di 15 anni abbandonata a 6 anni sulla strada in America Latina; ritrovata da una pattuglia della Polizia e portata in un orfanotrofio è poi stata adottata da una famiglia ticinese. A dieci anni di distanza soffre di gravissime turbe, mentre il bambino abbandonato all’età di qualche giorno, qualche mese, un anno non ne avrà memoria ».
Così, fortunatamente, il piccolo ritrovato a Besso. Ma ora come sta? « Ci atteniamo strettamente al segreto medico – risponde il primario – e per questo non posso rivelare lo stato in cui il bimbo è stato trovato né la prognosi: c’è, infatti, un’inchiesta penale in corso che mi vincola ancor più strettamente al segreto d’ufficio ».
Una situazione molto delicata e altamente drammatica che non per questo scavalca uno dei diritti fondamentali dei bambini riportati nella Convenzione dell’Onu, « che si dimentica quasi sempre » ricorda invece Pezzoli, ovvero quello della dignità del minore, del suo diritto di conoscere le proprie origini e della privacy. « Mi stupisco perché leggo su alcune testate giornalistiche cose che avremmo detto ma che non abbiamo mai dichiarato – ammette con un certo rammarico il dottor Pezzoli –, vogliamo evitare le speculazioni (quella per esempio di definirlo per sempre come “il bambino abbandonato”), che sono già un grosso
peso ».