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Da: CdT 5.2.13 pag 6

Minori

Maltrattamenti: calano le segnalazioni


Il gruppo per la tutela dei bambini attivo all'Ospedale pe­diatrico di Zurigo ha ricevuto l'anno scorso 444 segnalazioni di maltrattamenti di minori, -9,3% rispetto al 2011. Si tratta del pri­mo calo da quando vengono rac­colti i dati.
La flessione è dovuta in partico­lare al minor numero di abusi sessuali: 145 al posto di 105 (-25%). Il calo era in qualche modo atteso e riflette l'evoluzio­ne già osservata a partire dagli anni '90 negli Stati Uniti, in Ca­nada e in Inghilterra. Sui motivi di questa contrazione si possono solo fare ipotesi: potrebbe essere legata ai programmi di preven­zione e informazione, all'effetto dissuasivo dei procedimenti pe­nali aperti in passato, o all'arrivo di una nuova generazione di ge­nitori «che si distanzia dai mo­
delli di comportamento delle generazioni precedenti».
Le segnalazioni di maltratta­menti fisici sono invece cresciute di 5 casi (+3,9%), per arrivare a 159. In aumento, di 10 casi a te­sta, anche i maltrattamenti psi­chici (76) e quelli di bambini tra­scurati dai genitori (54).
Altri 9 casi han riguardato bam­bini che vivono in famiglie consi­derate «a rischio», ossia in una situazione tesa e dove il pianto ininterrotto di un bebè rischia di far perdere i nervi ai genitori.
Un unico caso ha infine interes­sato la «sindrome di Münchhau­sen per procura», ossia genitori, quasi sempre la madre, che mal­trattano di nascosto un figlio per appagare un desiderio inconscio di mettere in atto un dramma personale e attirare l'attenzione del medico.

Da: La regione 26.1.13 pag 17

Un abbandono, novanta maltrattati

Con il bebè di Besso, dimesso dal Civico, l’ombra di altri ‘orrori’. Intervista al primario di pediatria Pezzoli

di Cristina Ferrari
TI-PRESS Non sempre per loro c’è un abbraccio!

Il bebè abbandonato a Besso è ora fra le braccia della famiglia affidataria che lo ha accolto nel suo grande gesto d’amore. Eppure per una storia che finisce bene, sebbene con pagine ancora da scrivere e sofferenze ancora da vivere per chi ne è parte, molte si sono aperte e si apriranno nel dolore. Per un neonato abbandonato, che resta un caso, se non unico raro, fra gli ottanta e i novanta bambini sono soccorsi in seguito ai traumi di un maltrattamento. Un dato drammatico soprattutto per il fatto che viene registrato, in media ogni anno, all’Ospedale regionale di Lugano.

Il primario di pediatria del Civico, il dottor Valdo Pezzoli , negli ultimi dieci giorni ha seguito in prima persona con apprensione e grande professionalità la vicenda di questo, per molti, incomprensibile abbandono. Accanto a lui aiuto-medici e infermieri che non hanno lasciato un solo minuto il bebè, confortandolo con cure e carezze. Poi, come anticipato e confermatoci ieri dal Ministero pubblico, le dimissioni e l’approdo in un nuovo nido.

Ma fra le corsie dell’ospedale luganese i letti, purtroppo, non sono quasi mai liberi. Certo ci sono le malattie dalle quali si guarisce, ma vi sono ferite che restano nel cuore, dei dottori che le hanno lenite e dei piccoli malati la cui rimarginazione li accompagnerà per sempre. « Ci occupiamo da tanti anni in Ticino di bambini maltrattati. Il dottor Tonella, il compianto pediatra di Bellinzona – ci fa conoscere la scintilla di una particolare missione Pezzoli – ha curato un importante lavoro pionieristico. Un cammino prezioso tanto che oggi al Civico è attivo un gruppo interdisciplinare contro il maltrattamento dei bambini. Lo considero la nostra mano operativa nei casi di trascuratezza, violenza o abuso sessuale. Per fare solo un esempio, penso al bambino picchiato dai genitori che arriva qui con ematomi od ossa rotte ».

Numeri preoccupanti? « Ci occupiamo di ottanta-novanta casi l’anno! », ci riporta le drammatiche statistiche il primario. « In realtà la casistica di maltrattamento va molto al di là della percossa fisica e fra questi vi è una grossa incidenza di bambini che, per motivi diversi e in situazioni diverse, vengono gravemente trascurati – ci spiega il medico – quindi non è il bambino che riceve i pasti a orari irregolari, ma è il bambino magari denutrito o il bambino che non ha condizioni igieniche o abitative adeguate, che viene deprivato di stimoli, che viene rinchiuso da qualche parte. Abbiamo tutta una serie di orrori che consideriamo casi di trascuratezza ». In inglese si traduce nel vocabolo ‘neglet’, termine universalmente utilizzato in pediatria per designare le condizioni in cui vengono trovati certi bambini, vittime di maltrattamento e tutelati, in Svizzera, dalla Lav, la Legge di aiuto alle vittime. « Ma al di là della giurisprudenza – illustra il più ampio problema il primario – bisogna occuparsi attivamente di questi bambini, è necessario mettere in rete una Polizia che identifichi situazioni a rischio, in collaborazione con l’apparato sanitario, con i servizi sociali, con le commissioni di autorità, ovvero le vecchie tutorie, e con la Magistratura che deve valutare il reato dell’omissione dai doveri genitoriali o di chi dovrebbe occuparsi delle cure del bambino ».

Non c’è, dunque, solo il caso da prima pagina? « Per un bambino che fa cronaca – ribatte Pezzoli – vediamo molti altri casi di bambini che sono trascurati, che stanno male, e sviluppano alla lunga dei problemi di ordine psicologico e sanitari maggiori ».

Quali, dunque, gli strascichi di queste terribili esperienze? « Qualunque trauma nella prima infanzia è un trauma che ha un impatto sul bambino – appunta il medico –. L’impatto è comunque diverso secondo l’età in cui è insorto e il tipo di separazione. Ora, per spiegarmi meglio, stiamo seguendo una ragazza di 15 anni abbandonata a 6 anni sulla strada in America Latina; ritrovata da una pattuglia della Polizia e portata in un orfanotrofio è poi stata adottata da una famiglia ticinese. A dieci anni di distanza soffre di gravissime turbe, mentre il bambino abbandonato all’età di qualche giorno, qualche mese, un anno non ne avrà memoria ».

Così, fortunatamente, il piccolo ritrovato a Besso. Ma ora come sta? « Ci atteniamo strettamente al segreto medico – risponde il primario – e per questo non posso rivelare lo stato in cui il bimbo è stato trovato né la prognosi: c’è, infatti, un’inchiesta penale in corso che mi vincola ancor più strettamente al segreto d’ufficio ».

Una situazione molto delicata e altamente drammatica che non per questo scavalca uno dei diritti fondamentali dei bambini riportati nella Convenzione dell’Onu, « che si dimentica quasi sempre » ricorda invece Pezzoli, ovvero quello della dignità del minore, del suo diritto di conoscere le proprie origini e della privacy. « Mi stupisco perché leggo su alcune testate giornalistiche cose che avremmo detto ma che non abbiamo mai dichiarato – ammette con un certo rammarico il dottor Pezzoli –, vogliamo evitare le speculazioni (quella per esempio di definirlo per sempre come “il bambino abbandonato”), che sono già un grosso

peso ».

Da: La regione, 15.9.09 pag 19

Pedofilia, scarcerato il patrigno abusatore
Tre anni con la condizionale al luganese che ebbe ripetuti rapporti completi con la figliastra
G.G.

 

L'avvocato di difesa, Luigi Mattei TI-PRESS

 

Scarcerato. Dopo un anno di detenzione preventiva è stato riposto in libertà il luganese 44enne a processo da giovedì scorso: è stato riconosciuto colpevole di ripetuti atti sessuali su fanciulli per avere avuto una ventina di rapporti sessuali completi con la figliastra mentre aveva dagli 11 ai 13 anni ed è stato condannato a tre anni di detenzione ma due dei quali sospesi con la condizionale.

Pena mite quella pronunciata nella serata di ieri dalla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta dalla giudice Agnese Balestra-Bianchi. L'uomo è stato prosciolto dai reati di violenza carnale e dalla coazione sessuale, ma è stata confermata l'imputazione di ripetuti atti sessuali avvenuti tra il maggio 2006 e l'agosto 2008, quando nei suoi confronti scattarono le manette. La pubblica accusa, sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella, venerdì scorso aveva richiesto sei anni di carcere. Il magistrato ieri ha dichiarato che valuterà nelle prossime ore se ricorrere contro la sentenza.

Tre anni di detenzione è stata la pena pronunciata da giudici e giurati, ma di cui «come prevede oggi il nuovo codice penale» 12 mesi da espiare e 24 mesi posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di cinque anni durante il quale dovrà sottoporsi a un trattamento psicologico ambulatoriale. E siccome l'imputato ha già scontato un anno di carcere oggi sarà riposto in libertà. Ordinato, a carico del 44enne, un risarcimento per torto morale di 15 mila franchi e spese legali a favore della vittima.

Brevi le motivazioni che hanno accompagnato la lettura della sentenza. «La Corte si è chinata in modo approfondito sul caso e ha raggiunto il convincimento che non vi è stata coercizione, né costrizione, né coazione» - ha spiegato la giudice Agnese Balestra-Bianchi. Per questo motivo sono cadute le principali imputazioni di violenza carnale e coazione sessuale, che la pubblica accusa aveva contemplato a fronte di pressioni psicologiche e minacce, ciò che non è invece stato ritenuto. Uno degli elementi presi in considerazione «l'esame delle numerose fotografie raccolte dagli inquirenti che ritraggono l'uomo e la ragazza su un lungo arco temporale, quattro anni, dal 2004 al 2008, e dove non traspare nessun senso di angoscia, né di disagio, bensì l'immagine di un rapporto molto affettuoso» - ha spiegato la presidente della Corte.

Interamente accolte le richieste della difesa. L'avvocato Luigi Mattei nella mattinata di ieri si era battuto perché al 44enne luganese venisse inflitta una pena non superiore ai tre anni, limite entro cui è possibile ottenere la sospensione condizionale, e perché il suo cliente potesse dunque lasciare da subito il carcere, ciò che ha esattamente ottenuto. Il legale aveva sottolineato come fossero inesistenti le pressioni psicologiche da parte del patrigno per ottenere i rapporti sessuali. Una tesi, questa, a sostegno della richiesta di proscioglimento dalle imputazioni più pesanti contenute nell'atto d'accusa, ossia quelle di coazione sessuale e violenza carnale. «Interrogata al proposito, la stessa vittima ha detto per tre volte no a questa eventualità» - aveva messo in evidenza Mattei, il quale aveva aggiunto: «Non ci sono elementi per dire che la ragazza fosse messa nella condizione di non poter opporre resistenza». «L'imputato ha sbagliato ed è l'unico responsabile dell'intera vicenda, ma non ha mai voluto imporre la propria volontà o esercitare minacce sulla figliastra» - aveva spiegato durante l'arringa il legale di difesa.

L'imputato, a cui la giudice Balestra-Bianchi aveva ceduto l'ultima parola dopo l'intervento del proprio patrocinatore e prima di riunirsi in Camera di consiglio, aveva espresso il proprio dispiacere e le scuse alla ragazza e all'intera famiglia. E ieri, dopo aver ascoltato il verdetto, tra le lacrime ha ringraziato la Corte.

Da: CdT 14.05.2009, pag 4

Il tribunale penale di Basilea ha condannato a 9 anni di carcere un uomo di 45 anni che per otto anni ha abusato sessualmente della figliastra, fin da quando aveva 10 anni. L'uomo ha respinto gran parte delle accuse. La ragazza aveva da subito raccontato in casa quanto le succedeva, ma senza trovare comprensione e per anni ha taciuto, fino a quando, adolescente, ha potuto confidarsi con il suo innamorato. Ha quindi denunciato il patrigno, stavolta col sostegno della madre.

Da: CdT 19.4.09 pag 19

Un uomo in età AVS andrà a processo a Lugano a partire da lunedì 27 aprile

Un uomo in età AVS comparirà lunedì alle 9.30 davanti alla Corte delle Criminali valmaggesi, riunite a Lugano e presiedute dal giudice Mauro Ermani, per rispondere di atti sessuali con fanciulli (ripetuti, consumati e tentati) e con persone incapaci di discernimento o inette a resistere (pure ripetuti, consumati e tentati). L'accusa sarà sostenuta dal p.p. Nicola Respini, la difesa sarà affidata all'avv. Olivier Corda. Da martedì 5 maggio due prevenuti colpevoli di appropriazione indebita verranno processati alle Correzionali di Locarno, riunite a Lugano sotto la presidenza del giudice Claudio Zali, per fatti avvenuti a Locarno e nel Principato di Monaco. Accusa: p.p. Arturo Garzoni; difesa: avv. Felice Dafond e avv. Patrizia Gianelli.

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