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Da: www.caffe.ch 16.8.09

Nuova sentenza affida alla madre il bimbo “rapito” dal padre

“Non vedo Alessandro da marzo ora l’Italia deve darmi mio figlio”

Simonetta Caratti

Nella sua casa di Cademario gira tra le mani le foto di suo figlio Alessandro, che il padre, approfittando di un diritto di visita, da tre anni  trattiene a Parma accusandola di maltrattamenti: sono anni che Giovanna Guareschi lotta contro accuse pesanti e si consuma tra battaglie legali, denunce, visite sorvegliate. Ora la svolta: le accuse di maltrattamento sono cadute e una nuova sentenza di fine luglio della tutoria di Agno ordina che il piccolo torni in Svizzera dalla madre. “Non vedo Alessandro da marzo. In Italia mi hanno sospeso i diritti di visita. E non so nemmeno per quale ragione. Ma ora che la Svizzera mi riaffida mio figlio penso solo a quando potrò riabbracciarlo”, dice Giovanna, docente di inglese a Lugano. 

Alessandro oggi ha quasi sei anni, da tre manca da casa, a settembre dovrà andare a scuola. Per la madre ora importa solo riprendere il filo spezzato una sera di tre anni fa, era l’11 giugno 2006, quando il suo compagno le ha sottratto Alessandro (affidato alla madre) innescando una serie di denunce e indagini in Italia che l’hanno allontanata da suo figlio per un lungo periodo obbligandola a visite sorvegliate: “E’ stata dura. Ma ora mi sembra di tornare a vivere. Lo aspetto con affetto”.

Una storia di separazione, di sofferenza, una crisi diplomatica sfiorata tra due Paesi, perché i giudici italiani avevano sposato la tesi del padre, i magistrati svizzeri quelle della madre. Al centro un bimbo conteso tra due genitori e due Paesi. Una storia sempre più frequente tra coppie di nazionalità diverse che quando naufragano si trasformano in un incubo per l’affido dei figli. Così è stato per la nipote dello scrittore Giovannino Guareschi, famoso per la saga di don Camillo e Peppone. Dopo tanta sofferenza c’è un lieto fine.  Infatti quelle ecchimosi sulle gambe di Alessandro non erano, come sosteneva il padre,  frutto di maltrattamenti della madre, ma il risultato di giochi e corse che ogni bimbo di quell’età conosce. Quegli stessi ematomi erano già stati vagliati ed archiviati sia dal procuratore Luca Maghetti sia dall’Ufficio federale di giustizia. Anche la magistratura italiana è arrivato alla stessa conclusione: nessun maltrattamento. Un iter lungo per indagare sempre sulle stesse foto e lo stesso dubbio.

 

 
 

Nuova sentenza affida alla madre il bimbo “rapito” dal padre

“Non vedo Alessandro da marzo
ora l’Italia deve darmi mio figlio”


Simonetta Caratti



16.08.2009 - 01:00

 

Da: La Regione, 19.6.09 pag 23

S.P.

Avrebbe sottratto il figlio di 12 anni al marito dal quale si era separata ed avrebbe portato il ragazzino a Chiasso, per questo il giudice del Tribunale di Lodi ha condannato a un anno di reclusione una donna di 42 anni originaria della città lombarda ma da tempo trasferitasi in Ticino. I fatti al centro dell'inchiesta giudiziaria risalgono a cinque anni fa: tutto ha avuto origine a Cornegliano Laudense, un paese della provincia di Lodi, dove la coppia viveva. La donna si è giustificata sostenendo che fosse «spaventa- ta dal tentato suicidio del marito e dal fatto che pensava potesse essere pericoloso per il bambino». Ma questo non le è bastato per essere assolta. La 42enne, secondo l'accusa, si trasferì a Chiasso all'insaputa del marito che era autorizzato a stare in compagnia del ragazzo durante i fine settimana. L'uomo di fronte alla decisione della donna non esitò a sporgere querela per sottrazione di minore, facendo scattare le ricerche da parte delle autorità. Paradosso: dopo qualche mese dalla denuncia lui è finito in carcere per reati contro il patrimonio, e non avrebbe più incontrato il figlio. Il difensore della donna ha annunciato che presenterà ricorso alla Corte d'Appello di Milano.

Da: CdT 29.5.09 pag 2

La piccola di sette anni sequestrata mercoledì mentre giocava nel cortile della sua scuola a Ede, in Olanda, si trova all'estero col padre. Lo ha riferito una portavoce della polizia locale, che non ha precisato di quale paese si tratti.

Da: La regione, pag 21, 17.10.08

Il rimpatrio dei bambini macedoni
Il CdS: una scelta obbligata, la vicenda si sta risolvendo al meglio

I due bambini macedoni oggetto di un rim­patrio forzato l'anno scorso, oggi vanno rego­larmente a scuola ed i loro genitori, che sem­bra si siano riconciliati, hanno concordato che i diritti di visita possano concretizzarsi non solo presso il centro specializzato che li sta seguendo, ma anche presso l'abitazione del padre. Gli incontri avvengono senza pro­blemi, ed il prossimo è stabilito in novembre. Questa è la buona notizia comunicata dal Consiglio di Stato rispondendo a due interro­gazioni (dei deputati Quadri ed Arigoni) sui fatti dell'anno scorso, quando i bambini ven­nero rimpatriati presso il domicilio del pa­dre in esecuzione della legislazione vigente e degli accordi internazionali. La loro madre li aveva portati via, giungendo in Ticino nel 2006. Dopo la partenza della compagna, il pa­dre chiese l'intervento dell'Ufficio macedone preposto per il rapimento dei minori. Identi­ficato il luogo dove i piccoli si trovavano, è se­guita una causa legale, con diverse sentenze, ultima delle quali quella del Tribunale fede­rale. I figli dovevano tornare dal padre, que­sta la conclusione giudiziaria che si è basata sulla Convenzione dell'Aja.
«L'autorità cantonale, sostenuta da quella federale, ha ritenuto necessario rispettare gli accordi internazionali anche nell'ottica di un quadro giuridico credibile» scrive il Consiglio di Stato nella sua risposta. «Questa credibi­lità è importante siccome non si può neppure dimenticare come anche i genitori svizzeri o re­sidenti in Svizzera fanno capo proprio a que­sta convenzione per ottenere il rientro dei mi­norenni. Che ne sarebbe se la Nazione incari­cata di un rimpatrio in Svizzera non lo concre­tizzasse? Al riguardo risulta interessante far sapere che sono attualmente 74 le nazioni (compresa la Svizzera) che hanno ratificato la Convenzione dell'Aja» . E la Svizzera, annota il CdS, risulta tra i principali beneficiari: «Le richieste trasmesse dalla Svizzera all'estero (67 casi nel 2007) hanno superato quelle prove­nienti dall'estero in Svizzera (28 casi nel 2007)» .
Una scelta obbligata quindi, e dalla rispo­sta governativa traspare il sollievo per gli successivi sviluppi del caso. «Anche la legale della madre ha confermato che la stessa si tro­va in Macedonia, per stare vicino ai figli, che beneficia dei regolari diritti di visita e che la procedura in merito all'affidamento dei figli è ancora pendente» .

 

Da: Corriere del Ticino, 17.04.08, pag 6 

ARRESTATO IL PADRE
Ritrovata in Thailandia bambina rapita a Glarona


È ritornata nel canton Glaro­na, accompagnata dalla madre, la bimba di due anni e mezzo sequestrata un anno fa dal pa­dre e portata in Thailandia. La bimba è dimagrita, ma sta be­ne, ha detto la legale della ma­dre Dorothea Speich. La madre della bambina, avendo appreso che l’ex marito voleva far perde­re le tracce, ha chiesto aiuto al­la polizia thailandese, che gio­vedì scorso ha arrestato l’ex co­niuge ed ha consegnato la figlia alla madre.

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