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Da: www.caffe.ch 07.11.10

Nel racconto di tre coppie così cambia il risparmio
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Salvadanaio delle famiglie
svuotato in meno in 15 anni
MAURO SPIGNESI

La voglia c'è. E anche il desiderio. Poi, basta un imprevisto e risparmiare diventa impossibile. Anche mettendosi d'impegno e - come dice una ricerca di Comparis - scegliendo bene quando si va in un negozio. Le famiglie, da tempo, fanno sempre più fatica a creare riserve di denaro, specialmente in Ticino dove il salario lordo continua a rimanere sotto i 5.000 franchi (7.600 a livello nazionale). Negli ultimi 15 anni il "salvadanio" dei ticinesi si è ridotto di diecimila franchi: nel 1995 ogni economia familiare aveva da parte oltre 50 mila franchi, l'anno scorso la quota, secondo i dati Ustat, è scesa a 42 mila (nel 2008 erano addirittura 37 mila). Complessivamente nelle banche i depositi accumulati sono attorno ai 15 miliardi di franchi. Soldi liquidi, esclusi gli investimenti. Davvero si riesce a risparmiare sempre meno? Il Caffè ha individuato tre casi concreti: una coppia con figli, un'altra vicino alla pensione e una terza di giovani conviventi senza bambini. Per capire cosa è cambiato negli ultimi cinque anni. Allora, si possono mettere ancora soldi da parte? "Il problema è che una coppia sola può programmare, ma quando poi ti nasce un bambino, come è accaduto a noi, le spese lievitano", racconta Antonella Pellegrini. La sua famiglia è composta da moglie, marito e una figlia. Abitano a Sorengo, lui lavora al 100 per cento, lei da poche settimane al 50. "Devo seguire la bambina e dunque a qualcosa devo rinunciare", spiega: "Per cui se ad esempio riesco a trovare un prodotto a minor prezzo e a restare dentro il budget, poi devo fare i conti con l'aumento della cassa malati, come è accaduto recentemente, e tutto si azzera. Prima era diverso".
Secondo l'Ufficio federale di statistica il salario va via principalmente tra affitti e imposte. Solo l'abitazione, a livello nazionale, porta via ogni mese 1.480 franchi, l'assicurazione malattia, le tasse e altri oneri sottraggono altri 2000 franchi. Cosa si può risparmiare, allora? "Poco davvero. In trent'anni io non sono riuscito a conservare quasi nulla, perché ho reinvestito quanto guadagnavo", racconta Roberto Bottani, imprenditore di 61 anni di Minusio: "In famiglia siamo io e mia moglie. L'attività è legata al turismo, lavoro per 8 mesi e devo risparmiare per gli altri 4 in cui sto fermo, d'affitto ogni mese devo mettere in conto 1.800 franchi e 1.040 di cassa malati. Queste sono le spese fisse".
I ticinesi nell'indagine di Comparis vengono segnalati come attenti consumatori. "Rispetto agli abitanti di altri cantoni prima di un acquisto fanno confronti diversi e scelgono i prodotti meno cari. Chi sta a curiosare tra i prezzi, abbiamo scoperto nel nostro sondaggio, riesce ad abbatterli anche del 70 per cento", spiega a Il Caffè Richard Eisle, direttore di Comparis: "Il risparmio è visto come un concetto positivo per da oltre il 90 per cento delle persone che abbiamo sentito, e serve soprattutto per avere denaro in caso di imprevisti, poco per investimenti. Dai 30 ai 50 anni si è più portati a metter via qualcosa, soprattutto per vacanze, viaggi, auto e casa".
È così? Per Marta Brambilla, insegnante che vive con il suo compagno a Vacallo, "risparmiare è ancora possibile, quello che è cambiato è il modo di farlo. Rispetto a qualche anno fa non taglio le spese con un colpo di forbice, sono più selettiva". Ad esempio? "Invece di tre cellulari ci si accontenta di due, si spende il necssario. Bisogna sapere che ci sono limiti da rispettare, altrimenti a fine mese non resta nulla".

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2010-11-06 22:56:46

 

Da: La regione 16.9.10 pag 9

Zurigo e Ginevra tra le più care

Roma – Oslo, Zurigo e Ginevra sono le città più care del mondo. È quanto indica uno studio di Ubs denominato Prezzi e salari che ha preso in considerazione 73 città sparse per tutto il mondo. La capitale norvegese Oslo si conferma anche quest’anno come la città più cara del mondo, ma solo se non si considerano nel paniere anche gli affitti. Comprendendo anche questa voce è New York a conquistare la vetta della classifica. Dietro Oslo, nella classifica stilata da Ubs si sono piazzate Zurigo e Ginevra.

Chi vuole una busta paga pesante, scrive lo studio, farà bene a trasferirsi a Zurigo (prima in classifica), a Copenaghen o a Ginevra, rispettivamente seconda e terza. La Svizzera, in particolare, risulta essere il Paese più conveniente sia al lordo che al netto delle tasse. Dalla combinazione tra le due classifiche di prezzi e salari, lo studio Ubs ricava forse il dato più interessante e che meglio descrive le condizioni di vita nelle varie città, vale a dire quello sul potere d’acquisto interno. Al primo posto si piazza così Zurigo, seguita da Sydney e Miami. Dato il livello salariale decisamente ridotto, il potere d’acquisto nazionale dei salari di diverse città dei Paesi emergenti si attesta ancora a più dell’80% in meno rispetto a Zurigo. Fanalini di coda sono Manila, Nairobi e Giacarta. Da notare che con i salari che hanno a disposizione, i lavoratori di Oslo riescono a fatica a convivere con il livello dei prezzi locali: nella classifica del potere d'acquisto, infatti, la città norvegese scivola in 26 posizione.

Da: CdT del 24.8.10 pag 25

Il fardello di affitti e imposte
Assorbono una grande quota delle spese delle famiglie svizzere


Nel 2008 le economie domestiche elvetiche hanno speso in media 7.669 franchi al mese - La voce più importante è da imputare all'abitazione, a cui sono destinati 1.480 franchi al mese, ossia il 16 per cento del reddito lordo


 
Nel 2008 le economie dome­stiche svizzere hanno speso in media 7.669 franchi al mese, prin­cipalmente per pagare le impo­ste e l'affitto. È quanto ha affer­mato l'Ufficio federale di statisti­ca (UST), precisando che il red­dito lordo delle famiglie ammon­tava a 9.103 franchi e il risparmio mensile a 1.028 franchi.
Nell'anno preso in esame dal­l'UST, le spese di consumo in me­dia risultavano di 5.310 franchi al mese, pari al 58 per cento del red­dito lordo. La voce in capitolo più importante è da imputare all'abi­
tazione, a cui sono destinati 1.480 franchi al mese (16 per cento del reddito lordo). Seguono le spese per i trasporti (8,2 per cento), per i prodotti alimentari e le bevan­de analcoliche (7,2 per cento), per il tempo libero, lo svago e la cul­tura (6,9 per cento) e per risto­ranti e pernottamenti (5,7 per cento).
Le spese obbligatorie (premi per l'assicurazione malattie di base, imposte e contributi per le assi­curazioni sociali) si situano al se­condo posto e corrispondono mediamente a 2.440 franchi al
mese, ovvero al 27 per cento del reddito lordo. La voce più rilevan­te di questo gruppo è quella del­le imposte, con 1.060 franchi al mese.
Gli altri premi assicurativi e le tas­se, unitamente a donazioni e re­gali, rappresentano il 5,8 per cen­to del reddito lordo (530 franchi al mese in media).
Infine, i trasferimenti monetari ad altre economie domestiche (ossia alimenti, contributi di mantenimento e donazioni) era­no pari mediamente a 195 fran­chi al mese, il che corrisponde al 2,1 per cento del reddito lordo delle famiglie.
Sul fronte delle entrate, in media le economie domestiche poteva­no contare su 6.956 franchi prove­nienti da un'attività dipendente e 906 da una indipendente. A questi vanno aggiunti 783 fran­chi di rendite AVS/AI, 555 fran­chi del secondo pilatro e 319 di altre prestazioni sociali. Il reddi­to lordo è quindi di 9.103 franchi. L'UST prevede inoltre per ogni economia domestica 405 franchi di entrate sporadiche (regali, ven­dite e rimborsi), non compresi nel reddito lordo.

complementi su
www.cdt.ch/k29785

 

Da: www.tio.ch 15.3.10

TICINO
Alta tensione in pretura: minuto per minuto la sofferenza di chi è protagonista di un divorzio, durante un’udienza

BELLINZONA – Le strette di mano e i saluti di rito. Poi ci si siede in aula. Sempre la stessa aula. Da una parte il pretore con la sua segretaria. Dall’altra, su tavoli separati, gli ormai ex coniugi con i rispettivi avvocati. Nel caso specifico l’ex moglie di Daniel, il 48 enne ticinese già intervistato lo scorso dicembre da Ticinonline, è assente. Siamo a un’udienza preliminare presso la pretura di Bellinzona. L’ennesima negli ultimi 13 anni. Daniel, ridotto sul lastrico dal divorzio, lotta per non versare più gli alimenti alla moglie che nel frattempo, a suo dire, avrebbe convissuto con un’altra persona e avrebbe pure avuto l’occasione di lavorare. I due hanno un figlio di 16 anni, che vive con la madre.

Da: www.caffe.ch 24.5.09

Quando l’accordo amichevole diventa il prologo di un infinito braccio di ferro

Mauro Spignesi

"Sono stati anni difficili, piegato sulle carte a capire, a trovare una soluzione tra gli incarti delle leggi. Il mio problema è cominciato dopo la firma di un verbale amichevole. Io e la mia ex compagna, dalla quale ho avuto un figlio che ho immediatamente riconosciuto ma con la quale non ho mai convissuto neppure un giorno, ci siamo messi d'accordo autonomamente. Loro, la tutoria, sono intervenuti dicendo che le cifre non erano congrue. In pratica volevano che si facesse riferimento alle tabelle di Zurigo, perché qui, in Ticino, non ci sono parametri precisi. Ho naturalmente fatto presente che il costo della vita a Zurigo è molto più alto e dunque quel modello è falsato. Non hanno voluto sentire ragioni". 

"Così è cominciato il lungo, infinito, devastante braccio di ferro con la tutoria. D'altronde non potevo cedere: come faccio a pagare tremila franchi al mese? Quanto deve essere il mio salario? Io ho sempre detto d'essere pronto a pagare in proporzione a quanto guadagno e ho offerto tutti i documenti per spiegare quale fosse la mia situazione finanziaria. Ho spiegato prima pacatamente, poi con rabbia che altrimenti finirei sulla strada, che non potrei pagarmi un affitto, il leasing dell'auto, un panino all'ora di pranzo. Comunque, dal momento in cui non si è chiuso il verbale è stato un vortice impossibile, dove ho avuto una infinità di interlocutori: assistenti sociali, curatori, periti. L'ultima curatrice, per esempio, è una ragazza giovane. Il problema è che per fare questo lavoro bisogna essere attrezzati non soltanto professionalmente ma anche psicologicamente. Loro funzionano un po' da arbitri, devono reggere l'onda d'urto delle vicende personali, spesso tragiche, delle persone che vanno (teoricamente) ad assistere. Capisco che hanno tanto lavoro, che sono stressati, ma prendono decisioni che possono cambiare il destino di un padre e di una madre. Devono quindi avere tatto, sapersi rapportare con le persone. Invece noto che partono in quarta e ti fanno subito presente che la legge è dalla loro parte. da quel parte, ho detto io? La legge è dalla parte del cittadino perché va applicata con saggezza, secondo i casi".

"L'unico fatto positivo è che non ho avuto problemi con il bambino. In tutti questi anni sono sempre riuscito a vederlo, anche perché ho mantenuto un atteggiamento preciso e non mi sono mai allontanato da lui, non ho concesso neppure uno spazio, un appiglio per arrivare a un provvedimento". 

"So che invece è accaduto a tanti altri padri. Alcuni li ho incontrati, di altri ho ascoltato la loro storia. Ognuno ne ha passate di tutti i colori. E il fatto incredibile è che i problemi si rincorrono, si assomigliano un po' tutti".

 

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