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Da: Il caffé della domenica, 17.02.2008

Il carovita e i salari

Siamo tutti più ricchi,
ma ci sentiamo più poveri


Alberto Cotti


Salgono i salari, ma cresce il costo della vita e le fatture diventano più salate. “In termini assoluti siamo diventati più ricchi - commenta l’economista Ignazio Bonoli -, ma è indubbio che rispetto a dieci anni fa, le esigenze dei cittadini sono cresciute. La loro sensazione è piuttosto quella di essere più poveri”. Insomma, povertà o ricchezza è anche una questione di… percezione.


Di fatto statistiche alla mano, negli ultimi dieci anni il salario lordo mensile in Svizzera è passato da 5’020.- a 5’623.- franchi. Una cifra che va relativizzata alla luce dell’elevato costo della vita. Dal salario, infatti, devono essere dedotte le spese sociali - Avs, invalidità, disoccupazione… -, che corrispondono a circa il 10 per cento dello stipendio. Ci sono poi le imposte: per una persona sola e senza figli si aggirano mediamente attorno ai 900 franchi. A cui si aggiungono le spese per l’abitazione (almeno un migliaio di franchi), l’assicurazione malattia obbligatoria (circa 250.-), i trasporti (150.-), il canone radio-televisivo ed il collegamento telefonico. Insomma, franco più franco meno, il 60 per cento del salario è destinato a coprire le spese fisse. “Parallelamente sono mutate le esigenze - evidenzia l’economista luganese -. L’espansione della telefonia mobile, per esempio,  ha cambiato radicalmente il modo di comunicare, ma si riflette sui consumi. Soprattutto su quelli famigliari, quando genitori e figli dispongono di un apparecchio”. Senza però dimenticare che negli ultimi dieci anni, il costo di molte cose è sensibilmente cresciuto. 


Da un’indagine del Caffé emerge per esempio, che il prezzo base di un’auto di classe media (una Golf), è lievitato da 33 e 36 mila franchi. Quello di una settimana di vacanza in un albergo tre stelle a Cervia (località romagnola privilegiata dalle famiglie ticinesi) con la mezza pensione, da 750 ad 840 franchi. Una pizza margherita, da 13 a 15 franchi; aumento analogo per il biglietto d’entrata al cinematografo. Mentre chi ha cambiato la propria lavatrice dieci anni fa ha speso cento franchi in meno rispetto agli attuali 1’900.-.


Detto in altre parole, anche se la busta paga nell’ultimo decennio è diventata più cospicua, è altrettanto vero che diverse fatture sono diventate più salate. “Tutto questo - ammette Ignazio Bonoli -, erode i salari, amplificando la sensazione di essere più poveri”. D’altra parte il costo della vita è aumentato per davvero. “Probabilmente di più rispetto a quando dice l’indice nazionale dei prezzi al consumo - ammette Bonoli -, perché il paniere non riflette perfettamente le abitudini dei consumatori”. Così come non sono poche le persone che pur disponendo di un salario, non riescono a sbarcare il lunario. Anzi, secondo l’Ufficio federale di statistica, nel 2006 380 mila persone fra i 20 e i 59 anni vivevano in Svizzera sotto quella che è considerata la soglia della povertà: 2’200 franchi per le persone sole; 3’800 franchi per le famiglie monoparentali con due figli sotto i 16 anni e 4’650 franchi per coppie con due figli, una volta dedotti i contributi sociali e le imposte. Senza però dimenticare che non mancano le differenze salariali tra uomo e donna e neppure quelle regionali. Statisticamente infatti, a Zurigo i salari sono superiori dell’8,4 per cento rispetto alla media nazionale; mentre in Ticino sono inferiori del 13,7 per cento.

Da: La Regione, 19.02.2008, pagina 8

<>La sentenza
Se l’ex moglie guadagna niente alimenti ‘a vita’


Losanna – Un uomo divorziato è esonerato da ogni obbligo di versare gli alimenti all’ex moglie se la donna ha un introito sufficiente a mantenere il livello di vita che aveva durante il matrimonio. Lo ha indicato il Tribunale federale in una senten­za di principio.
I giudici hanno dato ragione a un uomo che gua­dagna 5400 franchi mensili e la cui moglie è rima­sta a fare la casalinga, occupandosi dei figli, fino al momento della separazione, quando ha ripreso a lavorare. La donna guadagna 3700 franchi al mese, una somma sufficiente – secondo il Tribunale fe­derale – per permetterle di avere un livello di vita comparabile a quello durante il matrimonio. L’ex moglie quindi non può pretendere una pensione a completamento del suo reddito: il dovere di assi­stenza dei coniugi, ricordano i giudici di Mon Re­pos, decade dopo il divorzio.
La giustizia argoviese era giunta ad altra con­clusione, condannando l’uomo a versare all’ex mo­glie alimenti per 900 franchi mensili fino a quando quest’ultima non avesse ottenuto la pensione Avs.

 Da: La Regione, 13.02.2008, pagina 5

 

La crescita non ha ridotto il tasso di povertà
Diminuiti leggermente invece dal 2000 i cosiddetti working poor


Neuchâtel – In Svizzera 380 mila per­sone fra i 20 e i 59 anni vivevano sotto la soglia della povertà nel 2006. Il tasso, pari al 9%, è praticamente rimasto in­variato rispetto al 2000. La percentuale di working poor – persone povere mal­grado abbiano un lavoro regolare – era del 4,5%. Stando ai dati resi noti ieri al­l’Ufficio federale di statistica (Ust).
La soglia statistica di povertà è di 2200 franchi per le persone sole, 3800 franchi per le famiglie monoparentali con 2 figli d’età inferiore ai 16 anni e 4650 franchi per coppie con due figli, una volta dedotti i contributi sociali e le imposte. È calcolata tenendo conto dell’affitto, dei premi malattia, delle
spese correnti per alimentazione, abbi­gliamento, costi della salute, ecc., più 100 franchi per componente della fami­glia di almeno 16 anni, precisa l’Ust. Nella classe di età 20-59 anni, una persona su undici vive con un reddito inferiore a queste cifre. Il tasso di po­vertà si era nettamente ridotto fra il 2000 e il 2002 grazie alla buona situazio­ne congiunturale, ma è tornato a salire dal 2003 al 2006. Quest’evoluzione è strettamente correlata alla disoccupa­zione che in quei tre anni è salita dall’1,7 al 3,9%. La percentuale di per­sone povere infatti segue la curva dei senza lavoro, anche se con un certo ri­tardo, precisa l’Ust. Il tasso di disoccupazione influisce invece meno sulla percentuale di working poor, ossia delle persone occu­pate conviventi in un’economia dome­stica che lavorano almeno 36 ore la set­timana. Nel 2006, la loro quota era del 4,5%, contro il 5% nel 2000. Questo lieve calo – afferma l’Ust – è dovuto almeno in parte all’evoluzione dei premi del­l’assicurazione malattia che nel 2005 erano cresciuti meno del solito.
I working poor rappresentano il 35% del totale dei poveri di 20-59 anni. Le ca­tegorie più colpite da questo fenomeno sono le famiglie monoparentali, le fa­miglie numerose, i genitori giovani in generale, i lavoratori non qualificati o
stranieri e gli indipendenti. Il settore alberghiero e della ristorazione e il la­voro per i privati sono i settori con più working poor. Fra coloro che hanno concluso solo la scolarità obbligatoria il tasso di working poor (11,4%) è due volte e mezza più elevato della media. In media, il reddito della popolazione indigente è del 21% inferiore alla soglia di povertà. Ciò significa che una perso­na povera che vive da sola dispone di un reddito di 460 franchi inferiore alla soglia di povertà; per una coppia con 2 figli la ‘differenza’ è di 980 franchi. Un quinto dei poveri ha un reddito poco in­feriore alla soglia di povertà, ma in molti casi il ‘gap’ è superiore. ATS




KEYSTONE
Un cittadino su dieci è povero
 

 

Alimenti, il recupero ai privati
Quasi pronto un bando indirizzato a società specializzate


Nel Preventivo 2008 il Governo ha mantenuto la misura che sospende l’anticipo da parte del Cantone dopo 5 an­ni. Il DSS si appresta, nel frattempo, a pubblicare un con­corso per potenziare i servizi di incasso degli arretrati


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