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Da: CdT online 14.3.13

Turchia, un divorzio finito nel sangue

Quattro morti e tre feriti dopo una sparatoria nel parcheggio di un tribunale

ISTANBUL - Un divorzio finito in un bagno di sangue: a Gaziantep, nell'Anatolia sud-orientale, vicino alla frontiera siriana, una causa per separazione nel principale tribunale della città oggi è degenerata in sparatoria, con quattro morti e tre feriti gravi, riferisce Hurriyet online.
Lo scontro armato fra le due famiglie è avvenuto nel parcheggio del tribunale, dove dopo gli insulti sono entrati in azione fucili e pistole. Il governatore di Gaziantep Erdal Ata ha detto a Hurriyet che uno dei responsabili della sparatoria è stato arrestato.

Da: CdT 6.2.13 pag 7

Bienne

Accoltellò la moglie: chiesti dodici anni di carcere


Il pubblico ministero bernese ha chie­sto 12 anni di carcere per un marocchi­no sotto processo a Bienne per aver uc­ciso la moglie con 29 coltellate il 29 aprile 2011 in preda ad un raptus. La sentenza è attesa per giovedì mattina. Il fatto di sangue è particolarmente odioso anche perché avvenne davanti agli occhi della figlia della coppia.
I due coniugi vivevano separati. La mo­glie aveva chiesto il divorzio. L'uccisione della donna è stata il tragico epilogo di una lite che riguardava proprio questa ri­chiesta. La donna - ha dichiarato l'impu­tato in aula - gli aveva detto che con il di­vorzio lui avrebbe perso il diritto di dimo­ra in Svizzera mentre lei aveva qualcuno che l'avrebbe sostenuta finanziariamente con molto denaro.
Il marocchino ne aveva dedotto che la moglie ormai separata intratteneva una relazione amorosa con un altro uomo. Egli ha dunque afferrato un coltello da cucina con una lama lunga 18 centimetri e ha trafitto ripetutamente la moglie. Do­
po averle già inferto un colpo mortale, non si è fermato ma le ha ancora tagliato la gola. Poi ha chiamato la polizia, per consegnarsi alle forze dell'ordine.
I cinque giudici del Tribunale regionale del Giura bernese- Seeland devono deci­dere fra tre opzioni di reato: assassinio, omicidio intenzionale o omicidio passio­nale. Secondo la procuratrice Cindy Mae­der si è trattato di omicidio intenzionale.
A suo avviso non c'è stato assassinio, per­ché l'imputato non ha agito a sangue freddo e senza scrupoli e neppure con premeditazione.
A ben guardare, non si può neppure par­lare di omicidio passionale in questo ca­so, ha sostenuto la procuratrice, perché il marocchino ha sì colpito in stato di «vio­lenta commozione», ma il suo comporta­mento efferato non è tuttavia «scusabile per le circostanze» come prevede il perti­nente articolo del codice penale. Secon­do il pubblico ministero quanto è avve­nuto è ascrivibile al carattere stesso del nordafricano autore dell'omicidio.


Da: CdT 7.2.13 pag 6

GIURA
Uccise la compagna, 11 anni di prigione

Un settantenne che ha ucciso a coltellate la compagna 49.enne nel 2011 a Courroux (JU) è stato con­dannato ieri ad undici anni di re­clusione. Dovrà inoltre versare un risarcimento per torto morale di 75.000 franchi ai tre figli e alla ma­dre della convivente. Dopo l'omici­dio, l'uomo si era inferto diverse coltellate all'addome.

DELITTO DI HORGEN
La madre omicida ricorrerà in appello

Ha deciso di ricorrere in appello la donna di 39 anni condannata una settimana fa alla reclusione a vita (con terapia ambulatoriale) per aver ucciso nel 2007 a Horgen (ZH) i suoi due gemellini di 7 anni e nel 1999 anche la sua primogeni­ta che aveva 7 settimane di vita. La difesa aveva chiesto una terapia in un istituto chiuso, con un riesa­me della situazione ogni cinque anni.

Da: www.tio.ch 11.2.13

STATI UNITI

Ennesima tragedia: spari in un tribunale, tre morti

Le vittime sono due donne e l'uomo che ha aperto il fuoco

NEW YORK -

Non accenna a fermarsi la scia di sangue causata dall'uso selvaggio delle armi da fuoco negli Stati Uniti. In Delaware l'ennesimo tragico episodio: tre persone hanno trovato la morte nel corso di una sparatoria avvenuta questa mattina nel tribunale di Wilmington, nella contea di New Castle. Secondo quanto confermato dal sergente della polizia Paul Shavack, le vittime sono due donne e l'uomo che ha aperto il fuoco. Mentre due agenti della sicurezza sono rimasti feriti in maniera "non letale": a salvarli è stato con tutta probabilità il fatto che indossavano il giubbotto antiproiettile.

Non è invece ancora noto se l'uomo è stato ucciso dagli agenti oppure si sia suicidato. "Il killer ha agito da solo, e non si tratta di un atto di terrorismo", ha precisato Shavack. Secondo quanto riportato da alcuni media locali l'assassino sarebbe David T. Matusiewicz, un ex optometrista di 45 anni già finito in carcere per frode bancaria e per aver rapito i suoi tre figli nel 2007.

Il sindaco di Wilmington, Dennis Williams, ha dichiarato in un'intervista che secondo le informazioni da lui ricevute una delle due persone uccise sarebbe l'ex moglie dell'assassino, ma la polizia ha detto che per il momento non può confermare se vi siano membri della famiglia coinvolti.

Il killer si sarebbe recato in tribunale perché doveva partecipare ad un'udienza per il mantenimento dei figli, e non appena entrato nella sala all'ingresso della corte della contea di New Castle ha iniziato a sparare all'impazzata. Sul luogo della strage sono accorse immediatamente decine di auto della polizia, che hanno bloccato l'intera zona ed evacuato il palazzo di giustizia.

"È successo tutto così in fretta", ha raccontato Jose Beltran, 53 anni, impiegato del tribunale. Ha spiegato che stava entrando nell'edificio per iniziare il suo turno di lavoro, quando ha sentito due colpi di arma da fuoco, e ha visto diverse persone che si gettavano a terra urlando. A quel punto ha iniziato a correre, e mentre si allontanava ha udito almeno altri tre colpi. Tra le persone presenti nel tribunale si è scatenato il panico, tanto che molti impiegati sono stati portati via in stato di shock.

Da: La regione 25.1.13 pag 8

Lo studio/1

Drammi familiari, lo stress è la prima causa

ATS

Lo stress è la principale causa dei drammi familiari in Svizzera, a prescindere dallo stato sociale o dalla nazionalità: è quanto emerge da uno studio condotto da un team di ricercatori dell’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna, guidato dal professor Matthias Egger.

L’indagine, pubblicata nel numero di gennaio della rivista scientifica Plos One , ha esaminato 158 casi di omicidio avvenuti in Svizzera in seno a una famiglia tra il 1991 e il 2008. Essa rileva come drammi di questo genere si verifichino in media tre o quattro volte all’anno, ricalcando lo stesso schema: una persona – generalmente uomo – ne uccide altre (una o più) – generalmente donne – prima di suicidarsi. « Sorprendente è che non sia invece emerso alcun legame con il tipo di professione o l’ambiente sociale », ha detto all’ Ats Matthias Egger: « poco importa se si tratti di un operaio piuttosto che di un professore. E contrariamente a quanto generalmente sostenuto, all’origine di un dramma non vi sono più spesso stranieri rispetto agli svizzeri ».

Il principale fattore di rischio è legato alla situazione della vita quotidiana: problemi relazionali, condizioni di alloggio difficili o mancanza di permesso di soggiorno. Gli uomini divorziati sono più soggetti rispetto a quelli sposati, quelli non osservanti più di quelli cattolici, ha aggiunto Egger. Di nessuna rilevanza è la presenza di figli in un’economia domestica o l’ambiente urbano piuttosto che quello rurale. In oltre l’80% dei casi gli autori delle stragi ricorrono ad armi da fuoco: per gli esperti non vi sono dubbi che si debba limitare drasticamente l’accesso a queste armi. « Sarebbe l’approccio più efficace in termini di prevenzione », sottolinea Egger. « Sono convinto che in questo modo si potrebbero evitare uno o due drammi di questo tipo all’anno ».

Dall’indagine è pure emerso che il numero di drammi familiari in Svizzera è più elevato rispetto al resto dell’Europa, mentre il tasso degli omicidi è più basso. In Svizzera infatti il 60% delle uccisioni avviene all’interno di un nucleo famigliare.

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