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Da: La regione 5.10.10 pag 8

Ginevra/2

Dramma familiare a Conches

ATS

Ginevra – Due persone, un uomo di 52 anni e una donna di 42, sono morte nell’ambito di un dramma famigliare accaduto ieri mattina a Conches, nel cantone di Ginevra. A dare l’allarme sono stati i quattro figli della coppia, di cinque, sette, dieci e 14 anni. Intervenuti sul posto, gli agenti hanno rinvenuto i due cadaveri accanto ai quali si trovava un’arma. Stando ai primi accertamenti, l’uomo avrebbe sparato alla donna, prima di suicidarsi. Le due vittime sono di nazionalità svizzera.

Da: La regione 24.9.10 pag 25

Stordita col sonnifero e soffocata

Rese pubbliche le ammissioni di Marco Siciliano, accusato di aver ucciso la moglie Beatrice Sulmoni

D.C.

Prima l’ha stordita, somministrandole del sonnifero. Poi l’ha soffocata, a mani nude, fino all’ultimo respiro. È morta così Beatrice Sulmoni, la 36enne di Castel San Pietro. A ricostruire quegli attimi, terribili, è lo stesso Marco Siciliano, il marito 32enne in carcere dall’aprile scorso con l’accusa, principale, di assassinio.

Lo ha ammesso lui stesso. E ieri quelle ammissioni sono state rese pubbliche in una nota diffusa dal suo legale, l’avvocato Marco Frigerio. A quella confessione Siciliano ci è arrivato, del resto, interrogatorio dopo interrogatorio. Di fronte a lui la procuratrice generale aggiunta Rosa Item. Ora la difesa di Siciliano ha deciso di rompere il silenzio, ma con un solo intento: « Evitare speculazioni e correggere alcune errate informazioni ». Lo fa, si annota ancora, ormai alla chiusura dell’istruttoria: il deposito atti, come ci precisano dalla Procura, è in corso. Le ultime battute, i documenti finali prima di firmare l’atto d’accusa e dare modo così al Tribunale penale di fissare la data del processo. E sarà lì in aula che si potrà, alfine, conoscere la verità a tutto tondo. Ripercorrere quei momenti costati la vita a Beatrice Sulmoni. E per quella vita (anzi due) spezzata – la giovane donna, già mamma, era in attesa di un bimbo – oggi Siciliano « chiede perdono » e si dice « sinceramente pentito e pronto a subire quella giusta pena che la gravità dei fatti impone ».

Quei fatti che, l’aprile scorso, erano irrotti all’improvviso nella Pasqua della comunità di Obino (e non solo). Prima, il 25 marzo, la scomparsa, inspiegabile di Beatrice Sulmoni da Castel San Pietro. Poi il drammatico ritrovamento: il suo corpo viene restituito dalle acque del lago di Como davanti a Laglio. Quelle stesse acque dove il marito, passato subito da teste a indagato, l’aveva gettata, dopo aver occultato il cadavere, sfregiato alla gola da una lama – che sarà ritrovata tempo dopo nella zona del Malcantone –, nel bagagliaio dell’auto.

Cosa sia realmente successo nei momenti immediatamente precedenti alla somministrazione del sonnifero e al soffocamento e quanto tempo sia trascorso fra il primo e il secondo atto, a questo punto sarà il dibattimento a chiarirlo completamente. Di certo, attraverso le stesse parole del 32enne, adesso si sa che non c’è stata alcuna caduta all’origine della morte della donna. Modalità ipotizzata nei giorni successivi il delitto. E da indagare ci saranno pure i motivi che hanno portato alla tragedia. Appare comunque evidente che la vita della coppia, sposata dal 2002, fosse turbata da problemi coniugali. Sulle prime si era pensato infatti a un omicidio passionale: sullo sfondo un’amante (di lui) e la voglia (di lei) di andarsene via da casa. Da spiegare infine ci saranno anche quegli ‘Sms’, i messaggini inviati dallo stesso Siciliano dal cellulare della moglie ai familiari con l’obiettivo di tranquillizzare tutti.

Ad attendere giustizia oggi ci sono in effetti soprattutto i familiari, i cui rappresentanti legali – lo studio Respini, Rossi e Beretta Piccoli – per ora preferiscono mantenere il riserbo. E un richiamo alla tutela della sfera privata, destinatari i media, è arrivato ieri anche da Marco Siciliano che, per bocca del suo difensore, « auspica che i responsabili dell’informazione rispettino il più possibile la privacy di chi è già stato duramente colpito dalla tragica vicenda ».

 

Da: www.tio.ch 22.9.2010

BASILEA
BS: dramma famigliare, tre morti a Riehen

BASILEA - Dramma famigliare questa mattina a Riehen (BS): tre persone sono morte. La polizia ha trovato alle 9:30 in un appartamento i corpi di un uomo di 59 anni, di sua moglie di 49 e della figlia di 13. Lo ha comunicato oggi la procura di Basilea che privilegia la pista dell'omicidio-suicidio.

Il momento esatto del dramma non è ancora noto, ma nell'appartamento è stata sequestrata un'arma, ha indicato all'ATS un portavoce del dipartimento di giustizia e polizia di Basilea Città. Un vicino ha chiamato la polizia trovando strano che la donna non fosse andata al lavoro, ha detto il portavoce. La Procura non ha voluto fornire ulteriori precisazioni al riguardo per motivi di discrezione.

Riehen confina con la cittadina tedesca di Lörrach, dove domenica sera una donna di 41 anni aveva ucciso il figlio di 5 anni, il marito di 44 e un infermiere in un ospedale. La donna era poi stata abbattuta dalla polizia.

ATS

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SVIZZERA
Tragedia di Riehen, "una famiglia del tutto normale"

Ancora molto da chiarire sulla tragedia che ha visto un dirigente uccidere la moglie e la figlia di 13 anni per poi togliersi la vita

Padre, madre e figlia rinvenuti cadaveri in un appartamento

BASILEA - Ancora una tragedia sul Reno. Dando un'occhiata alla cartina, a dividere Riehen da Lörrach è soltanto la frontiera. Il comune di Riehen, appartiene al cantone di Basilea città ed è considerato un po' il quartiere bene di Basilea. Nella cittadina, che conta circa 20mila abitanti, risiede la borghesia agiata della città-cantone.

Ed è proprio in questo contesto sociale che si è consumata la tragedia familiare di questa mattina. Erano le 9,30 di oggi quando la polizia è stata chiamata per un intervento in un'abitazione composta di 6 appartamenti. In uno di questi gli agenti hanno trovato i corpi senza vita di un 59enne di cittadinanza svizzera, della moglie 49enne e della loro figlia 13enne. Il ministero pubblico basilese parla di dramma familiare.

Di quello che è successo nella Unteren Wenkenhofstraße si sa poco nulla. Mancano ancora risposte. Per esempio non si sa ancora quando si è consumata la tragedia. Per ora si sa soltanto che un vicino ha chiamato la polizia perché stamattina non aveva visto uscire di casa la 49enne come ogni giorno e di aver udito, verso le 6,00, un rumore che non era stato in grado di definire e più tardi aveva scoperto che la donna non era andata al lavoro, ha indicato all'ATS un portavoce del dipartimento di giustizia e polizia di Basilea Città.

La Procura tende a ritenere che sia stato il 59enne a uccidere i congiunti per poi suicidarsi.

Per quanto riguarda l'arma sequestrata, non è militare, ha detto il portavoce, aggiungendo che sul motivo e i retroscena del fatto di sangue non vi sono ancora informazioni. Spetterà alle indagini avviate chiarirlo. La raccolta di indizi sul luogo si è conclusa in giornata e i cadaveri sono stati trasportati all'Istituto di medicina legale dell'Università di Basilea.

Il sindaco di Riehen Willi Fischer ha detto all'ATS di essere rimasto scioccato e che le autorità non erano al corrente dell'esistenza di problemi nella famiglia.

Marito e moglie si chiamavano Claudio e Corinne S. Il 59enne era un dirigente occupato nel ramo della logistica. Come si apprende da 20min.ch, la famgilia viveva già da tempo a Riehen. La figlia tredicenne frequentava la locale scuola media.

"Una famiglia del tutto normale". E' descritta così dai vicini ancora increduli di una simile tragedia. A pochi metri di distanza, oltre la frontiera, la cittadina di Lörrach, dove domenica sera, prima di cadere sotto i colpi della polizia, un avvocato 41enne ha ucciso il figlio di cinque anni, il marito e un infermiere.   
 

ats / p.d'a.

Foto d'apertura: Keystone

 

 

 

 

Da: CdT 10.9.10 pag 22

Procura

Omicidio di Obino

Atti d'inchiesta depositati

Marco Siciliano è accusato di avere assassinato la moglie

Sono stati depositati negli ultimi gior­ni gli atti dell'inchiesta sull'omicidio di Beatrice Sulmoni, la casalinga di 36 an­ni di Castel San Pietro il cui cadavere era stato ripescato dal lago di Como lo scor­so 2 aprile. Del delitto è accusato il ma­rito della vittima, il 32.enne fisioterapi­sta Marco Siciliano, in carcere dalla se­ra di Pasqua. L'accusa a suo carico è di assassinio, subordinatamente omicidio intenzionale. Stando agli elementi rac­colti dalla procuratrice generale aggiun­ta Rosa Item, titolare dell'inchiesta, l'uo­mo avrebbe agito da solo. Non vi sareb­be stata partecipazione di terzi nemme­no nell'occultamento del corpo senza vita di Beatrice Sulmoni. Nel corso del processo dovrà essere accertato che co­sa Siciliano fece subito dopo l'omicidio, soprattutto per quanto concerne l'oc­cultamento del cadavere della moglie poi gettato nel Lario.
Se né la difesa, affidata all'avvocato Mar­
co Frigerio, né la parte civile, rappresen­tata dallo studio legale Respini, Rossi, Beretta Piccoli e Jelmini, inoltreranno richieste di complementi istruttori, Si­ciliano verrà rinviato a giudizio davanti a una Corte delle Assise criminali di Men­drisio entro fine ottobre, a un mese cioè dalla chiusura formale dell'inchiesta, fis­sata per il 23 settembre.
Il processo dovrebbe così celebrarsi tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2011, entro 60 giorni dall'intimazione dell'at­to di accusa.
L'uxoricidio si è probabilmente consu­mato nella villetta dove la coppia viveva col primogenito di 7 anni nella frazio­ne di Obino. La tragedia aveva avuto luo­go fra il 25 marzo, quando Beatrice Sul­moni risultava essersi allontanata da ca­sa in seguito a una lite col consorte, e il 2 aprile, quando il corpo della donna era stato ripescato dal Lario all'altezza di La­glio. Il cadavere presentava un profon­
do taglio alla gola che però, secondo l'esa­me esterno della salma eseguito dagli inquirenti italiani quello stesso giorno, sarebbe stato procurato dopo il deces­so. Non è escluso che la lama rinvenuta nel bosco di Curio a fine maggio, forse parte di un seghetto, possa essere mes­sa in relazione con lo squarcio alla gola della vittima. Beatrice, uccisa quando era incinta di quattro mesi, sarebbe mor­ta in seguito a un colpo alla nuca che po­trebbe esserle stato inferto usando un oggetto di forma piatta o che si potreb­be essere procurata cadendo violente­mente durante una lite col coniuge. La coppia era in crisi da tempo e, stando al­le indiscrezioni circolate dopo l'arresto di Siciliano, da qualche mese l'uomo ave­va una relazione con una dottoressa che aveva conosciuto alla clinica di riabili­tazione di Novaggio, dove il trentaduen­ne svolgeva parte della sua attività pro­fessionale. E.GA.- P.C.

 

Da: CdT 31.8.10 pag 3

STATI UNITI
Uccide 5 persone e poi si toglie la vita


Gli avevano proibito di vede­re i suoi figli e ha reagito facen­do una strage. È accaduto in Arizona. Un uomo di 27 anni, verso la mezzanotte di sabato, ha fatto irruzione nella casa della ex, dove era in corso una festicciola. Quindi ha aperto il fuoco, uccidendola a colpi di pi­stola, assieme ad altre 4 perso­ne. Poi ha preso i due figli pic­coli avuti dalla donna ed è scappato in macchina. Dopo una fuga di 400 chilometri si è tolto la vita, nel suo fuoristrada parcheggiato davanti un motel californiano. I bimbi, uno di 4 anni e l'altro di appena 13 me­si, sono stati trovati sani e sal­vi, in una stanza, lì accanto, vi­cino alla macchina del padre.

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