Sarà presieduto dal giudice Mauro Ermani il dibatti- mento sul grave episodio di violenza avvenuto nel feb- braio 2007 in una ditta artigianale del Luganese
Il
26 ottobre davanti alla corte delle assise criminali di Lugano
(presidente giudice Mauro Ermani) comparirà un falegname di 48 anni,
abitante nel Luganese, chiamato a rispondere di tentato assassinio,
lesioni semplici, minaccia (ripetuta), vie di fatto (reiterate) e
coazione (ripetuta) nei confronti della moglie. L’imputato si
presenterà al dibattimento a piede libero, dopo aver trascorso svariati
mesi di detenzione preventiva nel carcere giudiziario della Farera. Il
processo durerà qualche giorno. I fatti più gravi contestati all’uomo
dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli, sono avvenuti il 28
febbraio del 2007 nel laboratorio gestito dall’imputato nella periferia
cittadina. Secondo la procuratrice (subentrata all’allora pg aggiunto
Marco Villa, oggi giudice del Tribunale penale cantonale) il giorno del
grave episodio l’uomo sorprese all’entrata della falegnameria la
moglie, trascinandola all’interno bloccando la porta saracinesca. Dopo
averla percossa, la gettò con forza all’interno della macchina
tritalegna costringendola a restare nella botola (alta poco più di due
metri) ed avviando, infine, il rullo tritatore.
Il
falegname chiuse per qualche tempo il coperchio del macchinario,
soprapponendovi anche dei pesi dopo aver colpito più volte con un
listone in legno sulla testa e sulle gambe la consorte, minacciandola
ripetutamente di morte con frasi pesanti. La donna riuscì a limitare i
danni cercando di mantenersi in equilibrio puntando le ginocchia contro
la botola ed evitando così di finire sopra il rullo tritalegno.
Passarono diversi minuti prima che il marito le consentisse di
riguadagnare la libertà. Secondo l’accusa, durante questi attimi di
pericolo e di paura, l’imputato continuò a colpire la moglie sulle mani
con le quali la malcapitata si teneva aggrappata ai bordi della botola.
La
donna, dopo aver scampato il pericolo, in stato di choc ebbe bisogno di
cure mediche: quindi si recò in polizia a denunciare l’accaduto. Un
paio di giorni dopo l’accaduto, l’uomo venne arrestato, finendo al
carcere giudiziario sino al 15 giugno successivo. All’artigiano è stato
contestato anche il reato di coazione: si tratta di due episodi
avvenuti nell’ottobre successivo, sempre nel Luganese, e per i quali il
falegname è tornato per circa una settimana al carcere giudiziario: in
questo caso, aveva seguito la moglie in auto, limitando la sua libertà
di spostamento. Poi si era fatto notare davanti ad un esercizio
pubblico in cui si trovava la moglie, costringendola a restare
all’interno dello stesso perché intimorita. La Corte delle assise
criminali dovrà ripercorrere diversi ulteriori episodi di violenza
contenuti nell’atto di accusa – 5 pagine – oltre a quello principale:
compito di giudici togati e cittadini giurati sarà ugualmente quello di
stabilire il perché del comportamento reiterato dell’uomo, che è
patrocinato dall’avvocato Elio Brunetti. L’atto d’accusa contiene pure
una serie di frasi pesanti che il falegname, in più circostanze, ha
rivolto, già a partire dal 2006 alla moglie. Frasi minacciose che
parlavano di morte. Gli episodi di violenza sono diversi e verranno
ricostruiti nel corso dell’istruttoria dibattimentale. La moglie, dal
canto suo, si è costituita parte civile nel procedimento penale
patrocinata dall’avvocato Luca Gandolfi. Agli atti infine vi è una
perizia tecnica sulle pericolosità del tritalegna.